La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Ricorrenza

Voglio sganciarmi dalla solita retorica per il 4 novembre. Non la ritengo una festa per la Vittoria, per me significa solo la fine di un conflitto che ha causato tanti morti al fronte, tante distruzioni, tanto dolore anche tra chi non ha combattuto, ma ha perso un marito, un figlio, un fratello ed ha avuto la casa distrutta.
Seicentocinquantamila morti, oltre un milione di mutilati, una intera generazione di giovani in età lavorativa decimata… che bel risultato. Un disastro economico che in sé fece germinare nazismo e fascismo.
Un conflitto che non ha sanato le divergenze, anzi le ha inasprite, ridisegnando i confini europei in maniera assurda e dissennata, e la mia provincia ne è la prova concreta, con l’astio tra la popolazione autoctona tirolese e quella forzatamente importata per italianizzare la zona durato decenni.
Lo so, tantissimi criticheranno quanto ho scritto ma il Sudtirolo, dove non fu sparato un sol colpo, venne però assegnato all’Italia solo in virtù di presunti confini naturali disegnati dalle Alpi.
Per Trento era diverso, la zona era italofona, anche se non tutti gli abitanti anelavano a congiungersi all’Italia.
Per quanti si indignano per la fine di Cesare Battisti, c’è da considerare un punto di vista pienamente valido in TEMPO DI GUERRA: Battisti a tutti gli effetti era cittadino austriaco (pure mio nonno, trentino, funzionario delle Ferrovie Austroungariche, lo era) quindi PER GLI AUSTRIACI era ovviamente un disertore ed un traditore, anche perché era deputato presso il Parlamento viennese. E la fine atroce di Battisti fu anche quella di tanti irredentisti che credevano in un’Italia unita.
Pietà per gli irredentisti morti per una causa che ritenevano giusta, pietà per chi ha combattuto una guerra che giusta non era (anche per i vari motivi economici che ne stanno dietro, perché le guerre convengono sempre a qualcuno), pietà per chi, accusato di codardia, veniva comunque spinto a combattere con le buone o le cattive o, peggio, fucilato alla schiena.
Io cambierei nome a questa ricorrenza: Giornata del Ricordo delle vittime di guerra, perché alla conclusione di una guerra, alla conta dei morti, nessuno risulta vincitore, e tutti sono sconfitti.
Mi sta bene invece ricordare le Forze Armate, che anche in questi giorni stanno dando prova di abnegazione assieme alle altre organizzazioni civili, ed a tutti loro va il mio ringraziamento.

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