La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Ultima

Il giudizio

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Ho provato a spiegarlo.

Nulla, ho cozzato contro un muro di pietra.

Ho detto che, secondo il mio parere, non consideravo colpevole quella mamma che ha denunciato il figlio, e del resto molte altre madri lo hanno fatto e sono state elogiate: a lei è andata male, purtroppo, anche per la labilità di carattere del ragazzo.

Una sola voce in mio favore, quella di un’amica che è stata così onesta da riconoscere che lei si era astenuta dal commentare in quanto non si sentiva in grado di giudicare non conoscendo appieno come si erano svolte le cose e provava solo pietà per quanto era successo.

Le hanno dato dell’ignava, citando perfino Dante che metteva gli ignavi nel Limbo, indegni perfino di essere giudicati.

Poi qualche timida voce si è fatta sentire…uno che, cristianamente, citava il Vangelo (non giudicare e non sarete giudicati), un altro che invitava invece a CAPIRE.

È che il giudizio si è trasformato , anche se inconsapevolmente, in una condanna (IO non l’avrei fatto, IO non l’avrei denunciato, IO avrei fatto così e cosà…).

Pochi hanno espresso la volontà di comprendere perché quella madre si sia comportata in quel modo e quali siano le vie che l’abbiano condotta a “tradire” la fiducia del figlio denunciandolo, inoltre non siamo nemmeno a conoscenza se lei, prima, abbia tentato altre strade.

Sono quasi tutti partiti lancia in resta non a giudicare, ma a CONDANNARE, in quanto i fatti si sono conclusi tragicamente, senza considerare che in altre circostanze magari sarebbe andata in maniera diversa.

Ecco, quell’IO…IO…IO… mi ha dato fastidio, molto fastidio.

Dicevano bene i Nativi Americani: “Prima di giudicare qualcuno, cammina per due lune nelle sue scarpe”.

E, a proposito, nessuno che abbia citato il padre: pur separato, anche su di lui incombeva la responsabilità dell’educazione del figlio.

L’ombra della scissione

scinder-listPrendiamo dell’acqua, ci aggiungiamo dell’olio, li frulliamo per bene per farli amalgamare ed otteniamo un’emulsione che SEMBRA stabile: prima o poi però i due elementi si separeranno.

È quello che sta succedendo con il PD, che tempo addietro ha fuso l’anima veterocomunista, rappresentata da D’Alema, Bersani e soci con quella appartenente all’ala sinistra dell’ex Democrazia Cristiana.

La repentina ascesa di Matteo Renzi, che ha subito palesato l’intenzione di svecchiare la nomenklatura rottamando i parlamentari più longevi, ha sparigliato le carte. Già all’epoca del patto del Nazareno, con Berlusconi, molti “sinistri duri e puri” avevano storto il naso, ma sotto sotto la loro più grande paura è stata quella di essere sostituiti ed hanno quindi seguito il novo leader.

Mi ero sempre chiesta cosa ci facessero nel PD persone come Rosi Bindi (ancora nei ranghi del partito) o la cattolicissima Paola Binetti, che è rimasta nel PD fino al 2010 trasmigrando poi in varie formazioni (UDC- Scelta civica- Nuovo Centro Destra , approdando infine al Gruppo Misto (lei, non chiamandosi Scilipoti non ha fatto notizia).

Per non parlare di altri, come Enrico Letta, Franco Marini, Silvia Costa, Romano Prodi, Dario Franceschini. Giuseppe Fioroni, Rosa Russo Iervolino, Maria Pia Garavaglia, Oscar Luigi Scalfaro, tanto per citare alcuni nomi tra i più noti, che in comune avevano, oltre alla provenienza dalla DC, solo l’astio contro Berlusconi.

Le due “anime” hanno visioni antitetiche su moltissimi argomenti, però alla resa dei conti votano concordemente pur di tenersi stretta la poltrona, quindi al momento, non so se si arriverà ad una scissione: troppi interessi in ballo, anche se alcuni hanno manifestato l’intenzione di separarsi ed aderire al nuovo movimento creato da Giuliano Pisapia.

Chi tiene banco intanto però è sempre lui, Matteo, che si dice capace di trionfare al congresso e sminuisce gli avversari.

È arrivato all’assemblea con un look diverso dal solito: niente giacchette striminzite e pantaloni sopra la caviglia, ma maglioncino stile Marchionne, che gli dà un’aria informale e soprattutto giovane, e se per caso indossa la giacca, non mette la cravatta.

Prodigo di battutine e facezie, questa volta non molto ben accolte, si comporta da vero democristiano nell’accezione peggiore del termine, ma non ha la stoffa dei suoi grandi predecessori.

Ma ambiguo è apparso anche Emiliano, scissionista, poi mediatore, infine ancora scissionista.

Mi scindo o non mi scindo? questo è il dilemma

Intanto aspettiamo.

Con tutti i problemi che ha il nostro paese, sentir blaterare per scoprire chi vincerà la tenzone è francamente fastidioso.

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Foglie morte

Chi eravamo ?
Eravamo due o due forme di uno ?
Non lo sapevamo né ce lo chiedevamo: un sole vago doveva esserci, dato che nella foresta non era notte.
Una vaga fine doveva esserci, dato che camminavamo.
Un mondo qualsiasi doveva esserci, dato che c’era la foresta.
Noi, comunque, eravamo estranei a ciò che fosse o potesse essere, eterni camminatori all’unisono su foglie morte, ascoltatori anonimi e impossibili di foglie cadenti.
Niente di più.

Fernando Pessoa

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La madre esemplare

Gira sul web la lettera che un uomo, già tossico in gioventù, ha inviato al “Fatto quotidiano”, spiegando quanto sua madre gli sia stata vicino in quel  triste e brutto  periodo, recandosi (udite udite!) in farmacia per acquistare siringhe pulite affinché non si infettasse, accompagnandolo in auto a comprare le dosi, pagandole perfino. 

Drug syringe and cooked heroin on spoon

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La lettera (*) è molto bella, con parole davvero “sentite” e commoventi e naturalmente gli elogi per questa mamma, messa in contrapposizione  a quella di Lavagna, si sprecano.
Madre esemplare, definita addirittura “sublime” (sic!)…
Eh no, cari signori, qui si rasenta l’ipocrisia.
La signora in questione è stata solo fortunata.

Se per caso il figlio fosse morto per overdose,  sareste tutti ad esecrare quella donna snaturata che, con le sue stesse mani, riforniva  il figlio dei mezzi per drogarsi. 
Poi quanti criticavano la madre di Lavagna perché il figlio si faceva le canne in quanto non poteva essere considerata una vera madre perché  adottiva e che quindi il ragazzo non trovava corrispondenza in famiglia, mi spieghino perché un figlio biologico con una madre tanto amorevole e comprensiva si faceva di eroina.
Ho notato inoltre
che tra quanti disprezzano la mamma di Lavagna si trovano molte persone favorevoli all’adozione di minori da parte di omosessuali. 
Decidetevi,   ma usando la coerenza.
Da parte mia,  continuo a rifiutare l’ipocrisia.

(*)

Ci ho messo tempo, tanto tempo a decidere se scrivere o meno queste poche righe sui fatti di Lavagna. Se ho deciso di farlo è un po’ perché sento che mi riguardano da vicino, da troppo vicino, un po’ perché mi provocano un dolore insopportabile e, scrivendone, mi illudo che diminuisca.
Ma dirò poche cose, le mie posizioni antiproibizioniste non sono un mistero per nessuno.
Vede, signora, non voglio farle la morale e nemmeno giudicarla. In un certo senso, scrivere queste righe mi dà pena e imbarazzo.
Che fosse stato o meno partorito dal suo ventre, la morte di un figlio è il dolore più immenso che possa capitarci. Merita il rispetto di chiunque, anche di chi, come me, trova quanto lei ha fatto incomprensibile, per certi versi orrendo e assolutamente innaturale.
Voglio solo raccontarle una breve storia: la mia.
Tra i 20 e i 28 anni io sono stato un ‘junkie’, ho provato, con sostanze ben più pericolose e devastati della cannabis, a distruggere la mia vita. Oggi so perché e non mette conto parlarne qua.
Ma per quasi 6 anni, dal momento in cui se ne è accorta, ogni giorno mia madre mi è stata vicina, mi permetteva di farlo in casa, mi comprava siringhe pulite che i farmacisti a me non avrebbero dato, mi accompagnava, senza mai dar segno di vergogna, al Sert per prendere le dosi di Metadone.
Soffriva, soffriva immensamente, soffriva senza posa, senza respiro, ma è stata là ogni giorno, sempre con la mano tesa verso di me, armata di pazienza. Ha aspettato. Oh quanto ha aspettato: che io tornassi vivo la sera, che capissi quanto grande era il suo dolore, che trovassi la voglia e il tempo per dimostrarle il mio amore, che capissi che stavo uccidendomi.
Lei aspettava e io fuggivo. Ma, quando tornavo, era là. Se stavo troppo male per trovarmi da solo una dose, si metteva in macchina con me, mi accompagnava, stava attenta a che guidassi senza imprudenze, subiva di incontrare con me quelli che sulla mia vita lucravano, li odiava, ovviamente, ma aspettava con me che arrivassero, li pagava, mi riaccompagnava a casa. Incredibile vero? Ma continuava ad aspettare e a parlarmi, a farmi sentire che non ero solo, che un filo, un esile filo tra me e la realtà era rimasto e che se mi fossi attaccato a quel filo, avrei potuto risalire la china, essere di nuovo libero, riacquistare il diritto e la voglia di realizzare i miei sogni, che erano anche i suoi. E infine ha vinto lei.
Io oggi ho 60 anni, sono vivo, non ho l’Aids, ho tutti i miei denti in bocca, scrivo poesie e le metto in musica, insegno a splendidi ragazzi, ho una famiglia normale e un bellissimo figlio e non ho mai più sentito il desiderio di tornare indietro. Mai.
Quando ho pubblicato il mio primo romanzo, l’ho dedicato a lei, perché mi aveva partorito due volte.
Mia madre non ha mai nemmeno pensato di denunciarmi, sapeva bene che a uccidermi non era quella sostanza, ma il dolore, la solitudine, lo sperdimento. E contro il dolore non c’è Guardia di Finanza che tenga. Non si può vietare il dolore. Con il dolore e il disagio, soprattutto con quello dei propri figli, bisogna farci i conti, mi creda.
Non è la droga che uccide i nostri figli, gentile signora, è questo nostro modo di vivere, di convivere, questa nostra incapacità di parlarci, toccarci, stare insieme, condividere, anche e soprattutto in famiglia.
Non è certo colpa sua, se noi anziani abbiamo così poco da dire e da insegnare ai giovani: vivono in un mondo totalmente diverso dal nostro, almeno quanto quello dei nostri nonni era sostanzialmente simile al nostro, quando avevamo la loro età.

Escher – 6

La sesta ed ultima sezione infine è dedicata alla diffusione delle sue opere utilizzate in varie maniere.

Tralasciando quanto Escher ha fatto per i propri committenti, tipo vari ex-libris, biglietti d’auguri, copertine di CD, è stato interessante vedere quanto l’artista abbia influenzato vari aspetti della nostra vita quotidiana, quali il cinema, i fumetti e la pubblicità.

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Giorno e notte” sulla facciata del Museo Escher a l’Aja

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ex-libris

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Immagine per la copertina del libro Larix di Henriette Roland Holst

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copertina del CD dei Pink Floyd

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Castello di Hogwards dal film Harry Potter

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Immagine dal film Labyrinth

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Dai fumetti Disney Paperino e Topolino

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Fumetti dei Simpson

Pubblicità Illy caffè

Pubblicità Audi

Le immagini sono tratte da internet

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Lo stupore è il sale della terra.”

Genitori e figli

Essere genitori è difficile.

Non ci si nasce, ma si diventa ASSIEME ai nostri figli, commettendo a volte anche degli errori.

genitori-e-figliNon me la sento di tirare la croce addosso a quella povera mamma di Lavagna, che deve già confrontarsi con il rimorso di essere stata la causa della morte del figlio per aver chiamato lei stessa la Guardia di Finanza.

L’accusano in quanto è una “madre adottiva”, come se l’aver allevato un figlio per sedici anni non conti nulla.

L’accusano perché, secondo loro, l’uso di marjuana non doveva considerarsi droga.

L’accusano di aver cercato un riscontro mediatico per aver parlato in chiesa della morte del ragazzo davanti alle telecamere, mentre era solo un monito per altri coetanei del figlio a non cedere alle tentazioni della droga e ad avere maggior comunicatività con i propri genitori.

Una madre non si rivolge alle forze dell’ordine per danneggiare scientemente il figlio, ma per salvarlo dalla rovina: pensava certamente che con l’intervento delle forze dell’Ordine, si sarebbe spaventato e non avrebbe più fatto uso di marjuana.

Anche il padre si è autoaccusato di non aver saputo comprendere il ragazzo, interiormente fragile per essere arrivato ad un gesto così estremo.

Noi genitori sbagliamo, sia per troppo permissivismo che per troppa severità. Qualche volta, magari solo per fortuna, ci va bene, ed escono dei bravi ragazzi; altre volte, anche per fattori esterni alla famiglia, invece va male, e non esiste il manuale per diventare genitori perfetti.

Alzi la mano chi non ha mai commesso errori nell’allevare i figli, ma sia sincero nell’ammetterlo.

I genitori perfetti non esistono (e neppure i figli perfetti se è per questo).

La mia Africa


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No, non parlo del libro di Karen Blixen o del film tratto da questo ed interpretato da Meryl Streep, ma di Milano.
Milano? 
Già,  perché a qualcuno, grazie allo sponsor Starbucks, quello del caffè all’americana, che tra l’altro a me piace e che all’estero, ma solo all’estero, frequento spesso  (begli ambienti, gradevoli e con wi-fi libero), ha avuto la brillante idea di piantare in piazza Duomo delle palme e dei banani. 
Tipica flora lombarda  🙂 .   Peccato che il Duomo in stile gotico stoni un pochettino, ma lo si potrebbe sempre sostituire  con una moschea ed il relativo minareto.
Sul web impazzano gli scherni ed i lazzi, come quelli di sostituire i tram con i cammelli (errore! In Africa ci sono i dromedari! ).
Per mio conto, le palme proprio non le vedo per niente in piazza Duomo, (a dire il vero più che Africa fanno tanto Los Angeles) ed offuscano il fascino di questa classica piazza.

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Amore e grammatica

Edmondo De Amicis pubblicò tanto tempo fa un libro intitolato “Amore e ginnastica”.

Oggi dovremmo invece scrivere un testo intitolato “Amore e grammatica”.

Real Time ci propone infatti di firmare una petizione perché la parola “Amore” sia considerata di genere neutro (!?!), che in italiano non esiste e pertanto venga scritto un’amore con l’apostrofo, in nome ed in difesa di non so quale identità sessuale, senza valutare la sua attinenza con la grammatica!

Del resto, cosa ci si può aspettare ancora in un paese in cui gli studenti universitari compiono pacchiani errori di ortografia (per non parlare della sintassi…) e dove, tra le cariche istituzionali, annoveriamo una presidentA della Camera ed una sindacA di Roma? (per non parlare del “petaloso” approvato dall’Accademia della Crusca).

i giorni del vino e delle rose

Vitae summa brevis spem nos vetat incohare longam

(La brevità della vita ci impedisce di nutrire una

lunga speranza)

Il pianto e il riso, non a lungo durano.

L’amore, la passione e l’odio:

credo non in noi si trovino

dopo che varcato sia il passo

I giorni del vino e delle rose, non a lungo durano.

Da un sogno sfocato

emerge a tratti il nostro sentiero

Poi riaffonda in un sogno

Non sono lunghi, i giorni del vino e delle rose:
da un vago sogno
il nostro cammino emerge per un tratto, poi si chiude
in un sogno.


Ernest Cristopher Dowson

(Cliccando sulle immagini, parte l’animazione)

Giusto Pio

Un altro che va ad aggiungersi all’orchestra celeste…

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