La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Ultima

Manchester


Ho il massimo rispetto per chi crede in Dio, ed a volte perfino in un certo senso li “invidio” perché nella fede trovano sempre una risposta per tutto; io non ci riesco.
Non posso credere che, se esiste un Dio, possa essere tanto crudele da permettere certe atrocità.

Guardo il sorriso di quella bimba e mi rattristo, perché non ritengo giusto che quella felicità sia svanita per sempre.
Non posso farmi una ragione per quelle giovani vite spezzate in una maniera tanto atroce mentre tanti delinquenti ed assassini finiscono tranquillamente la propria esistenza.
No, non ce la faccio proprio.

 

Ancora una volta.

Alzarsi una mattina ed ascoltare la notizia dell’ennesimo attentato in cui sono morti prevalentemente giovani, alcuni addirittura bambini, che si erano recati ad un concerto: una serata allegra tramutatasi in tragedia.
Fino a quando saremo disposti ad accettare una simile situazione?
Il mio timore è che si scateni quanto prima una caccia all’uomo, senza che venga fatta una distinzione tra “buoni” e “cattivi”: sono immigrati, regolari o clandestini, e tanto basta.
La cecità di chi ci governa mi preoccupa, il terzomondialismo d’accatto che li impregna (mix tra religione e marxismo) è pericoloso, chiesa e stato che predicano accoglienza indiscriminata sono entrambi colpevoli; difficile dire in quali proporzioni li spinga l’ottusità da una parte e l’avidità dall’altra.
Urge fermare quanto prima l’invasione, effettuare quanto prima i respingimenti, bloccare quanto prima gli elementi pericolosi.
A QUANDO UNA CONTROMARCIA CONTRO L’IMMIGRAZIONE I REGOLARE? ALLORA I FANTOMATICI 100.000 DI MILANO VEDRANNO QUAL È LA VERA REALTÀ DEL PAESE.

*****

Adesso i soliti ci diranno le solite cose: l’Islam è religione di pace e con gli attentati non c’entra; non c’entrano neppure i “migranti” perché spesso sono cittadini europei a tutti gli effetti (di seconda o terza generazione, quindi ancora peggio); magari sono depressi o persone con problemi familiari o esistenziali, poverini, bisogna comprenderli, magari sono incazzati perché vivono nei ghetti.
E per queste incazzatura i poverini si radicalizzano, specie se vanno in galera (chissà perché erano stati incarcerati) anche perché non li vogliamo integrare (o, meglio, non vogliamo integrarci NOI a loro).
Le colpe, secondo i terzomondisti, vanno suddivise equamente tra le Crociate, il colonialismo, l’islamofobia, tra chi costruisce armi ma anche TIR.
Aggiungiamo tra i capi espiatori Israele, il Mossad, l’America, Trump, la CIA.
Poi ci saranno le solite fiaccolate, canzoni, palloncini colorati, gessetti…le solite frasi con l’invito al dialogo, che non dobbiamo cedere al ricatto terroristico e bisogna continuare a condurre la solita vita e che non dobbiamo manifestare l’odio per non fare il gioco dei populisti islamofobi.
Intanto ho ascoltato le parole della regina Elisabetta e del premier Teresa May. Non ho sentito fino ad ora parole da parte del sindaco islamico di Londra.

IO VORREI SOLO VEDERE LE FACCE DI QUELLI CHE DOMENICA HANNO MARCIATO A MILANO, SINDACO IN PRIMIS.


Inviato dal Veloce promemoria

Milano “marcia” 2


Anche oggi su vari diari leggo che i milanesi hanno votato Sala, quindi che stiano zitti e buoni.

Eh no.

I milanesi che hanno votato l’attuale sindaco (ed ancora mi domando come diavolo abbiano fatto), sono poco più del 50% di quanti si sono recati al ballottaggio.
Il restante 49% (cui aggiungere la rimanenza che si è astenuta), è quella che ha subíto l’imposizione di questa marcia, quella parte sana della popolazione che lavora e produce (e tra questi anche molti immigrati storici e regolari).
La marcia, trasmessa anche su varie televisioni estere, non rappresenta altro che un bel biglietto d’invito per quanti verranno ancora “accolti ” nel nostro paese, alla faccia dei nostri disoccupati e bisognosi, in pratica è stato uno spot a favore dell’invasione.

Quegli slogan che venivano scanditi, significano di fatto che l’identità italiana (vale anche per gli altri stati europei) praticamente non esiste.

NO AI MURI, ossia ai confini, ossia quel filtro che disciplina gli ingressi in un determinato paese;

NON CI SONO ILLEGALI, in pratica un’accoglienza indiscriminata di quanti si presentino;

NON CI SONO STRANIERI, ossia la patria dovrebbe quindi essere il mondo intero, però chissà perché la maggior parte sceglie il nostro paese.

Se esiste una nazione di nome Italia è perché ci sono dei confini che la delimitano, e la Costituzione stessa enuncia che questi devono essere difesi. L’articolo 52 inizia infatti con le parole

“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”.

Invece sembra che quanti hanno marciato a Milano (extracomunitari esclusi), disattendano questa norma, che è quanto di più logico possa esistere, in quanto non è naturale sacrificare il proprio benessere (talvolta persino l’esistenza) e quello dei nostri discendenti a favore degli ultimi arrivati.

Quel terzomondismo sostenuto sia dalla Chiesa che da una certa sinistra ci porteranno ad un suicidio collettivo, depauperando tutte le nostre sostanze.

Aspetto solo che anche altre parti politiche organizzino una marcia CONTRO questa invasione: vedremo allora i veri numeri della protesta.

(NB: Conoscendo bene la Piazza del Cannone, dubito che ci siano potute entrare centomila persone).

…’me piöv

Giuseppe Faraone Pittore Macchiaiolo Impressionista

…’me piöv! ‘me fresca la citâ nel piöv!
quèl verd del camion, l’umbrèla che camina,
la lüs sghemba di tram ch’j slisa al vent,
e mì che sogni el nient – va e vègn la mina
süj strâd chì, de Milan, tra ‘l curr di gent
e j urelogg ch’în ferma stamatina –
e la mia vûs la cerca el firmament…
‘me piöv süj mè penser, e sü quj ciar
che mett paüra dai macchin ‘me indurment…
…ah bèl guttà che stagna e desfa i sò mister,
nüm chì càntum amô sensa savèl
de quèl che al quiss del vìv slengua i penser.

Franco Loi

OGGI…

Se permettete, oggi mi riposo 🙂

Sei scudetti CONSECUTIVI è cosa che non era mai capitata.

Notte di maggio

Era una notte del mese
di maggio, azzurra e serena.
Sull’azzurro cipresso
il plenilunio brillava,
illuminando la fonte
dove l’acqua zampillava
or si’ or no singhiozzando.
Solo la fonte udiva.
Poi d’occulto usignolo
si senti’ il motivo.
Ruppe raffica di vento
la curva dello zampillo.
E una dolce melodia
vagò’ per tutto il giardino:
un musicante tra i mirti
il suo violino suonava.

Milano marcia

Foto LaPresse – Claudio Furlan
20/05/2017 Milano ( IT )
Cronaca
Marcia per i diritti dei migranti Nessuna persona è illegale

Benvenuti alla marcia di Milano, quella per “accoglienza a tutti indiscriminatamente”, quella in cui marciano le persone che devono vivere nelle case con porte blindate e finestre protette da inferriate. La marcia di quelli “no muri, ma ponti”.

Le abitazioni non sono protetta forse da muri? I cancelli non delimitano forse un territorio? Apriamo quindi porte e cancelli e lasciamo entrare tutti. E i ponti, almeno qui in Italia, prima o poi crollano.

Quanti di quelli che hanno partecipato alla marcia sono “cittadini normali”, ossia quelli che vivono senza scorta, senza auto blu, e non in case iperprotette da sistemi di sicurezza?

Molti di quelli che oggi hanno marciato fanno parte di quella élite che non ha voluto i “migranti” a Capalbio (ed infatti quella località è libera da clandestini!).

Ci sono i soliti noti: davanti a tutti Sala, che probabilmente non sa nemmeno come sia fatta una periferia milanese ed a seguire tutti gli altri: in primis le cooperative rosse che difendono con unghie e denti i loro profitti, la CGIL che mette il becco ormai dappertutto (partito mimetizzato da sindacato) e di lavoro non si occupa quasi più, politicanti vari, radical-chic dimoranti in attico con vista Duomo, personaggi dello spettacolo che vivono grazie ai fondi statali, preti operai, ed infine loro, i migranti con annesso gommone, e non è dato di sapere quanti di loro sotto sotto simpatizzino per ISIS e compagnia bella. Migranti che sfuggono dalle guerre, bei ragazzoni aitanti che probabilmente hanno lasciato a combattere al fronte mogli e mamme!

È recente la notizia che tra chi finanzia certe ONG, oltre all’immancabile Soros che ha le mani in pasta in ogni operazione che profuma di denaro, c’è pure la Svizzera! Chi promuove queste manifestazioni ha in mente solamente la dissoluzione del sentimento identitario europeo e si serve degli extracomunitari come cavallo di Troia al solo scopo di raggiungere lo scopo prefisso.

Continuano a ripeterci che gli extracomunitari sono una risorsa e che ci pagheranno le pensioni: con cosa, visto che non lavorano? E quanto ci costano invece? Se il PIL rientra nei parametri stabiliti dall’Europa, è solo perché questo risultato viene raggiunto con i tagli alla sanità, all’istruzione, alle varie infrastrutture, quindi su di me, cittadino normale, gravano questi maggiori costi oltre a quelli del mantenimento di queste persone.

Il mio timore è che si giunga ad una guerra civile: gli italiani si sentono traditi vedendo che ai loro legittimi interessi vengono anteposti quelli dei migranti che non producono nulla, solo costi. Lo Stato si comporta come quei genitori che destinano le proprie risorse non ai propri figli, ma a dei perfetti estranei, solo che in questo caso i genitori finirebbero in carcere.

E mi cascano le braccia quando sento il presidente del Senato Grasso dire che l’integrazione e l’accoglienza rendono più sicura la città…

(NB: non ho voluto appositamente commentare l’aggressione in Stazione Centrale da parte di un italiano (?) avvenuta l’altro giorno, sempre che si possa definire italiano uno nato sì in Puglia e di madre italiana, ma di padre tunisino tanto che il nome è Ismail Tommaso Ben Yousef Hosni, che scrive in arabo inneggiando all’ISIS e che è ritornato in Italia da soli due anni dopo aver vissuto sempre in Tunisia).

Romanticismo :-)

Ernesto Ragazzoni
I dolori del giovane Werther
 

Il giovane Werther amava Carlotta 
e già della cosa fu grande sussurro.
 
Sapete in che modo si prese la cotta?
 
La vide una volta spartir pane e burro.

Ma aveva marito Carlotta, ed in fondo
un uomo era Werther dabbene e corretto;
e mai non avrebbe (per quanto c’è al mondo),
voluto a Carlotta mancar di rispetto.

Così, maledisse la porca sua stella;
strillò che bersaglio di guai era, e centro;
e un giorno si fece saltar le cervella,
con tutte le storie che c’erano dentro.

Lo vide Carlotta che caldo era ancora,
si terse una stilla dal bell’occhio azzurro;
e poi, vòlta a casa (da brava signora),
riprese a spalmare sul pane il suo burro.

Ritorno a casa.


Mi sembra di essere Pasquale Ametrano, il personaggio interpretato da Carlo Verdone: al confine italo-sloveno avrei voluto scendere dall’auto e baciare il sacro suolo: non il nostro, ma il loro.
Davvero credo che noi italiani dovremmo abbassare un po’ la cresta e prendere ad esempio chi è meglio di noi. Ci riempiamo la bocca delle glorie passate – immense, non c’è che dire – e minimizziamo le magagne attuali, immense pure loro, e non facciamo nulla per eliminarle.
Lubiana ha fatto del turismo un business mentre noi non valorizziamo abbastanza le nostre bellezze naturali ed artistiche, e solo da poco puniamo chi le deturpa.
A Lubiana mi è sembrato di tornare indietro di una quindicina d’anni: una città pulita, ordinata, dove, girando, si avverte il senso della sicurezza. Come avevo già scritto, in giro non si vede nessun mendicante, nessun extracomunitario che rompe le scatole mentre si passeggia, piagnucolando di avere fame (?).
E paradossalmente il senso di sicurezza lo si avverte proprio per la mancanza di forze dell’ordine. Da noi è pieno sia di pattuglie che di elementi indesiderati: ovvio che senza questi ultimi non siano necessari nemmeno i primi.
Quello che mi ha colpito poi è il gran numero di bambini e di mamme che passeggiavano con loro, spettacolo sempre meno usuale da noi.
Una città salottiera, molti locali all’aperto, tantissimo verde, una vastissima zona pedonale, si avverte dappertutto un senso di gioia di vivere, sia tra i turisti che tra i residenti.
Grande educazione, grande civiltà.
E noi, che SECOLI addietro della civiltà siamo stati il faro, ora arranchiamo penosamente e fatichiamo a tenere il passo.

Due donne

Lui ha due donne:
una che dorme nel suo letto
e una che dorme nel letto dei suoi sogni.

Lui ha due donne che lo amano:
una che invecchia al suo fianco
e una che gli offrì la giovinezza
per poi occultarsi.

Lui ha due donne:
una nel cuore della sua casa
e una nella casa del suo cuore.

Maram al-Masri

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: