La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Ultima

Sogni

da85e-amare2bla2bvita-nifth

I sogni sono fatti di tanta fatica.
Forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie,
perdiamo di vista la ragione
per cui abbiamo cominciato a sognare
e alla fine scopriamo
che il sogno non ci appartiene più.
Se ascoltiamo la saggezza del cuore
il tempo infallibile ci farà incontrare il
nostro destino.
Ricorda:
“Quando stai per rinunciare,
quando senti che la vita è stata
troppo dura con te,
ricordati chi sei.
Ricorda il tuo sogno”.

Sergio Bambarén, dal libro “Il delfino”

sognare-ad-occhi-aperti1

pioggia – Pessoa

Non tutto è giorni di sole,
e la pioggia, quando manca da molto, la si invoca.
Per questo prendo la felicità e l’infelicità naturalmente,
come chi non trova strano che esistano montagne e pianure,
che esistano rocce ed erba …

Fernando Pessoa

 

 

 

Marilena

foto_fiori_bouquet_7088

Io sono una persona che si affeziona.

Che siano amicizie reali o virtuali, per me non fa differenza.

Ci sono alcuni contatti di Facebook e di altri network che ho conosciuto personalmente dei quali sono diventata amica e che ho avuto modo di apprezzare, specie della zona di Milano. Con alcuni addirittura ho rapporti da anni e ci si sente abbastanza regolarmente.

Poi ci sono quelle persone con le quali ogni tanto scambio qualche veloce whattsapp, qualche telefonata, qualche comunicazionesul messenger, qualche mail, ma la maggior parte li conosco solo per i loro scritti: blog vari (di qualsiasi argomento trattino) o post su Facebook, persone che stimo molto e che mi piacerebbe molto frequentare.

Tra queste c’era Marilena.

L’apprezzavo anche se non la seguivo con continuità, in quanto scriveva su un’altra piattaforma (blogger). Poi per un certo periodo non l’ho più vista: aveva scritto di avere dei problemi, ma non immaginavo quali. Si sa che molti blogger a volte si stancano e lasciano il proprio sito inattivo per un tempo più o meno lungo, quando addirittura non lo abbandonano del tutto, e questo mi dispiace molto.

Qualche giorno fa, dopo moltissimo tempo, sono rientrata in Blogger e subito l’ho cercata, ma con enorme dispiacere ho letto un post del figlio che rievocava in maniera dolce e commovente la sua mamma, scomparsa, aggiungendo anche un breve filmato con loro due. È stato bello vedere Marilena sorridente…Ha smorzato un poco il dispiacere di sapere che non l’avrei più letta, un dispiacere come quando ho saputo,anni fa, che anche Carlo se n’era andato…

E fino a quando ci si ricorda delle persone, è come se queste non ci avessero mai abbandonato.

Sunset Boulevard


È una delle prime regie di Billy Wilder, quando si dedicava ancora al genere drammatico e noir.
Girato nel 1950, è una pietra miliare della storia del cinema.

All’inizio, l’inquadratura dall’alto (che tecnicamente si chiama plongée) ci mostra la strada quasi fosse un lungo nastro sul quale vengono iscritti i titoli di testa, e delinea già l’impronta della vicenda, che si preannuncia altamente drammatica. Poi inizia la narrazione, con un lunghissimo flashback, da parte del protagonista. Lo si vede galleggiare, riverso a testa in giù, nell’acqua di una piscina mentre racconta come si è giunti all’epilogo della storia.

Sei mesi prima Joe Gillis, il protagonista impersonato da William Holden, fuggendo dai creditori che volevano sequestrargli l’auto, si trova casualmente in Sunset Boulevard nella villa di Norma Desmond, una diva ormai dimenticata del cinema muto. Scambiato per l’impresario delle pompe funebri incaricato di seppellire la scimmietta dell’attrice, Gillis si palesa per quello che è: uno sceneggiatore, anche se di poco successo. La Desmond, che vive praticamente reclusa nella villa con la sola compagnia di Max, un autista-cameriere-factotum, sogna il ritorno alla celebrità, e lo incarica quindi di valutare un copione da lei scritto, ed a questo scopo lo ospita nella sua villa. Il rapporto tra i due però si complica, in quanto l’anziana diva si invaghisce di Gillis. Rifiutata da lui, una sera lo colpisce, costringendolo a riparare presso un amico. Là conosce Betty, già incontrata negli studios di una casa cinematografica.

Volendo rientrare in possesso dei propri effetti personali rimasti nella villa. Gillis telefona a Max e da questi viene a sapere che Norma ha tentato di uccidersi. Turbato, ritorna alla villa e promette alla donna di non lasciarla, almeno per il momento. Inizia così a condurre una doppia vita: di giorno alla villa, rivedendo il copione della Desmond, alla sera invece in compagnia di Betty, scrivendo la sceneggiatura di un film. Betty ad un certo momento gli chiede di sposarla: Gillis non risponde. Però la Desmond, scoperta la natura delle uscite serali di Gillis, invita la giovane a recarsi alla villa. Là, viene a conoscenza della vita agiata che lo scrittore conduce per merito dell’anziana donna, costringendo la ragazza a fuggire per la delusione. Gillis si decide allora a fare i bagagli per lasciare definitivamente Norma Desmond, ma questa lo scopre, lo insegue e gli spara, facendolo cadere esanime nella piscina.

Qui termina il lunghissimo flashback, e si giunge al termine della vicenda: arrivata la polizia, Norma appare completamente avulsa dalla realtà. Max, che si scopre essere stato anche il suo primo marito ed anche regista, le fa credere che siano arrivati gli operatori del cinegiornale per testimoniare il suo rientro nel mondo del cinema. Norma, convinta che a filmarla ci sia Cecil B.De Mille,scende maestosamente lo scalone, si rivolge alla macchina da presa con la battuta : “Eccomi, De Mille. Sono pronta per il mio primo piano”.

Il film non è solo la storia di un delitto, ma anche la testimonianza di un cinema che non esiste più: il cinema muto ed in bianconero, (soppiantato dal sonoro e dal technicolor, tanto aborriti dalla protagonista); è anche la storia della follia di una donna, non solo per la passione per il giovane sceneggiatore, ma anche per quell’attaccamento al passato, quando guarda e riguarda le vecchie pellicole da lei interpretate, ed infine è la storia della devozione di un uomo che resta accanto all’anziana diva, assecondandone ogni volere fino alla tragica fine, pur di concederle qualche attimo di felicità.

È uno dei miei film preferiti, anche per via del cast di attori: William Holden (che era stata una scelta di ripiego, in quanto altri avevano rifiutato la parte o erano sotto contratto con altre case, Gloria Swanson, anche lei scelta dopo che altre del calibro di Greta Garbo,Pola Negri e Mary Pickford avevano rifiutato,ed Erich von Stroheim.

Immaginario

tramonto_basilicata_policoro_flickrPHBasilicata_Turisitica_MGbig

Mi indoro di tramonti supposti, ma il supposto è vivo nell’immaginazione.
Mi rallegro di brezze immaginarie, ma l’immaginario vive quando si immagina.
Ho anima per varie ipotesi, ma tali ipotesi hanno anima propria, e pertanto mi danno quella che hanno.

Fernando Pessoa

 

Veent de segunda risma,

svolza la föja ferma…

veent a cavàll de l’unda

ogni pees lassa che’l funda…

 sbroja tüta la matassa,

quajcoss ciàpa quajcoss làssa…

tira tira drizz el fiil

e pö làssa che’l se rillàssa…

 ventu, veent cunt’el pàss balòss

quell che vöri mea tirum via de dòss

slàrga el fiaa e bùfa in giir i stell,

lassa el to’ disegn in sö la mia pell…

 tirum via la smàgia

della mia pagüüra

e scancela el pass

de quaand che gira l’ura…

 porta via i suspiir

e dàmm indree i suriis

basa la muntagna

cunt i cavej griis….

 néta la mia fàcia

néta la mia umbrìa

fàmm una carèzza

prèma de nà via….

Monaco di Baviera – 2

monaco_850838Mi domando perché i mass – media e le varie nazioni  abbiano tanta paura di pronunciare le parole “attentati terroristici di matrice islamica”.
Ricordo il 2004,quando ci fu una serie di  sanguinosi attentati a Madrid, dove quattro esplosioni quasi contemporanee sui treni, affollati di pendolari, uccisero 192 persone, ferendo migliaia. E Aznar, che per questo fatto perse pure le elezioni,  si ostinò contro ogni evidenza a cercare gli ideatori della strage negli ambienti dell’ETA. Così pure negli attentati seguenti avvenuti in altre parti d’Europa: si cercavano capri espiatori quando li avevano sotto gli occhi.
Adesso  i mass media ricadono nello stesso errore, o sono indottrinati a farlo, contro ogni evidenza.
Un ragazzo iraniano “integrato” ma vittima di bullismo, in cura per disturbi psichici (come l’attentatore di Nizza? ), che non passa l’esame finale a scuola  riesce a procurarsi una Glock Cal. 9 con 300 (trecento!) proiettili per “vendicarsi” di queste presunte angherie? Non mi sembra credibile che abbia fatto tutto da solo, non mi sembra credibile che sia riuscito a procurarsi una simile arma con un così consistente numero di proiettili, come non sembra credibile il filmato su You tube che inquadra l’entrata del Mc Donald’s proprio un istante prima della sparatoria.
Che rilevanza può avere l’entrata di un fast food? Non è  un monumento o un luogo di particolare interesse. Eppure qualcuno era là al momento giusto, e quando il “depresso” inizia a sparare, stringe l’inquadratura su di lui. Consideriamo poi che il filmato è stato postato su Youtube quasi in tempo reale.

E non mi sembra credibile l’ipotesi della coincidenza con la strage di Utoya del quale ricorreva in quel giorno il quinto anniversario. Breivick compì quel massacro in quanto era contro l’immigrazione incontrollata, a differenza degli studenti di fede politica laburista che tenevano il seminario sull’isola. Quindi anche l’ipotesi che sia un attentato di matrice “nazifascista” cade completamente, ed è certamente un mezzo per arginare l’ascesa di AFD (Alternative fuer Deutschand) in Germania e di altri movimenti di tipo lepenista nel resto d’Europa.
Piuttosto è interessante il fatto che il ragazzo abbia agito di venerdì, giorno sacro ai musulmani, che il luogo sia adiacente all’Olympiastadium dove vennero massacrati nel 1972 gli atleti israeliani e che, secondo una testimone, pure lei musulmana, abbia gridato “Allah akbar” mentre sparava….
Già quando si verificarono gli stupri di Capodanno a Colonia impiegarono giorni prima di pronunciare la parola “islamico”, dicono per non alimentare episodi di xenofobia. Ma adesso, anche se gli stupri sono gravi, si tratta di assassinii e la verità non deve essere nascosta alla gente.

Ora si fa strada “solo” che non era affiliato all’ISIS.

ISIS o meno, le motivazioni erano religiose, di odio verso gli altri,e tanto mi sembra sufficiente.

Però quello che si propinano non è informazione,  ma distorsione della realtà.

Comunque non ci facciamo trovare impreparati: abbiamo le bandiere della pace, fiori, gessetti colorati, fiaccole, il tutto con il sottofondo di “Imagine”.

Monaco di Baviera

Avevo appena postato il precedente articolo, ed ecco che l’Ansa mi segnala una sparatoria a Monaco di Baviera, in un centro commerciale nei pressi dell’Olympia Park. So solo che ci sono ancora morti, non si conosce ancora quanti. Sento dal sito tedesco che segue la diretta, il  suono delle sirene delle ambulanze e delle auto della polizia…

Spero che non vogliano farci ancora credere che sia un episodio isolato, di uno magari “depresso” come ci avevano detto di Nizza…

 

Quando finirà questa carneficina? quando ci decideremo a eseguire controlli efficaci su chi ci entra in casa?

I mostri

Non so più cosa pensare.
Non credevo che certi mostri potessero arrivare a tanto,  decapitando un ragazzino dodicenne con una gamba ingessata dopo averlo preso a bastonate.
E le immagini sono davvero strazianti. Si vede il piccolo, terreo in viso, con la paura negli occhi e poi un “eroico (?) ” combattente in piedi su un pick-up che ne mostra la testa mozzata. (ed evito apposta di mettere le fotografie, troppo cruente).
Non mi piace questo mondo, aborro questa pseudo – religione che è  solo una scusante per dare sfogo agli istinti peggiori di questi esseri che non posso chiamare persone ma solo mostri.
Non mi si venga a dire di pregare, perdonare, porgere l’altra guancia come ci esorta a fare l’uomo biancovestito.

A queste azioni si può reagire solo con la forza perché il fanatismo non accetta il dialogo. Solo mostrandoci più forti e determinati di “loro” possiamo sperare – se non è ormai troppo tardi – di arginare la loro violenza. Non voglio che il nostro futuro prossimo venturo assomigli al passato, quando le armate ottomane di Maometto II nel 1453 cannoneggiarono le mura teodosiane a Costantinopoli,

Dardanelles_Gun_Turkish_Bronze_15cmentre i suoi abitanti chiusi nella cattedrale di Santa Sofia pregavano e intanto il patriarca li consolava, dicendo loro che a fine giornata li aspettava il regno dei Cieli. Infatti furono tutti massacrati, inclusi i neonati,con le stesse modalità che usano ancora oggi.

Siege_of_a_city,_medieval_miniature

È arrivato il momento di prendere posizione, ormai non si tratta di intolleranza, razzismo o altro, ma solo di odio, ed usare una simile parola per me è davvero inusuale, anzi, deve essere senza dubbio la prima volta che la uso.

Non mi vengano neppure a parlare di Islam moderato, perché nessun islamico cosiddetto moderato, che dicono siano in maggioranza, è sceso a dimostrare contro i propri “fratelli assassini”.

Non mi si venga a parlare di nostri presunti torti dovuti alle Crociate, perché le razzie saracene, specie nelle nostre regioni meridionali ma anche in Liguria e Sardegna, si sono verificate molto prima che nascesse Maometto, e con la sua venuta sono aumentate: le Crociate furono solo un mezzo per difendere i pellegrini che si recavano in Terrasanta dalle rapine e dalle uccisioni che si verificavano non appena arrivati sui suoli mediorientali.

¥

¥

Solo che i nostri beneamati parlamentari e governanti da quell’orecchio non ci sentono, intenti solo (almeno una parte) ad ascoltare il fruscio delle banconote dovute all’immigrazione selvaggia.

Silenzio

self-solitude-II-900x1800-1024x512-999x499

Se per dirlo bastano tre righe, bisogna limitarsi a quelle tre righe.
Se per dirlo bastano tre parole, bisogna limitarsi a quelle tre parole.
Se per dirlo basta una strizzata d’occhio, bisogna limitarsi a quella strizzata d’occhio.
Se per dirlo basta una ruga, bisogna limitarsi a quella ruga.
Se per dirlo basta il silenzio, bisogna limitarsi a quel silenzio.
Non aggiungere.
Togli.

David Thomas, Non ho ancora finito di guardare il mondo

Cattedrale

Quando la notte definitiva cadrà su di noi

ci ritireremo nella nostra casa modesta,

certi di aver fatto il nostro dovere

per il nostro popolo,

e di aver raccolto senza paura

la sfida della storia.

kofi6b56cc3e-2538-11e3-_455711c

21 settembre 2013, attacco dei miliziani somali jihadisti in un centro commerciale di Nairobi.

Tra le 63 vittime, un grande poeta africano, Kofi Awoonor, nato in Ghana il 13 marzo 1935 a Wheta.

Laureatosi nella sua patria, si trasferì dapprima a Londra e poi a New York, dove completò i suoi studi. Tornò in Ghana nel 1975, dove insegnò all’Università di Cape Coast finché venne imprigionato senza processo perché sospettato di essere coinvolto in un colpo di stato, Liberato cinque anni dopo, divenne ambasciatore in Brasile ed a Cuba, quindi alle Nazioni Unite.

Le sue prime liriche sono ispirate alla tradizione orale dei paesi africani ed in particolar modo ai canti funebri che le donne improvvisavano durante le esequie in onore dei defunti. Nelle poesie successive invece cerca una mediazione tra il passato e le tradizioni del suo paese e la modernizzazione che avanza.

FB_IMG_1466197992584

Su questo spiazzale sporco

un tempo sorgeva un albero 

che diffondeva incenso sul granturco appena nato:

i suoi rami si estendevano attraverso un paradiso

rischiarato dagli ultimi fuochi di una tribù.

Poi mandarono geometri e costruttori

a tagliare l’albero

e piantare al suo posto

un’insensata gigantesca cattedrale di sventura.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 400 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: