La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Ultima

Terremoto

Se sento ancora qualcuno criticare Berlusconi e Bertolaso per come hanno gestito il terremoto a L’Aquila mi incazzo.

Vedere  quei poveretti dopo mesi ancora sotto le tende e per di più sommersi dalla neve e senza corrente, massacrati inoltre  da una burocrazia stupida ed inumano grida vendetta. In tanti mesi sino stati solo capaci di consegnare, ad estrazione come in una riffa,  solo venti casette ed un centinaio di container.Errani dovrebbe avere solo il coraggio di dimettersi. 👿

…e io pago!

Gli italiani sono stufi di pagare.
Questa volta non parlo del solito esborso per recupero ed assistenza ai clandestini, cui si sta aggiungendo anche il costo del rimpatrio per quanti non hanno diritto a restare, ma di una semplice legge di mercato.

L’Unità è già stata salvata due volte, ma ora è nuovamente sull’orlo del fallimento.
Perché dobbiamo sborsare altri soldi per salvarla? Premesso che sono contrarissima al finanziamento pubblico dell’editoria, un giornale che pur finanziato non vende significa che non viene apprezzato dal lettore/cliente, quindi perché perseverare nel foraggiarlo?

Lo stesso dicasi per Alitalia, tenuta in piedi per cosa? In nome dell’italianità del servizio? Non ha alcun senso. Per sottrarre soldi mediante tassazioni inique ad aziende ben gestite che producono utili dirottandoli su baracconi decotti che ingrassano solo i loro manager?

Questo è il sistema migliore per far fallire al più presto l’Italia.

Teoremi

Come enuncia Poletti: c’è più lavoro se aumentano i disoccupati.

Global warming: se la temperatura cala (Asiago ha registrato stanotte oltre 31 sotto lo zero) il riscaldamento è maggiore.

Ah, anche le tasse sono diminuite, però paghiamo di più.
Qualcosa non mi torna 


Inviato dal Veloce promemoria

Slot machine

Martedì mattina è il giorno in cui mio marito gioca le schedine del lotto valevoli per tutta la settimana, un’abitudine presa da suo padre, quando ancora l’estrazione avveniva nella giornata del sabato. Ora lo stato ha bisogno di spennarci un po’ di più, quindi le estrazioni sono diventate prima due, quindi tre. Comunque, ha azzeccato vari ambi e qualche volta perfino dei terni, ma nel totale mi sa che in ogni caso ci perde, però è una tradizione alla quale non intende rinunciare, anche perché le somme destinate allo scopo sono esigue.
Sia a Bolzano che a Milano per questa “incombenza” ci rechiamo dal tabacchino e qui mi sale l’indignazione mista a tristezza. In ciascun negozio infatti ormai troneggiano quelle infernali slot -machine, in posizione un pochino defilata, in un retrobottega appositamente attrezzato oppure nascoste anche solo da un paravento per celarle alla vista dei ragazzini.
Però chi sono gli avventori più assidui?
I pensionati.
Li vedi in piedi o seduti sugli sgabelli, secondo lo spazio messo a loro disposizione, con gli occhi fissi sulle ruote che girano, premendo i tasti o abbassando leve in maniera compulsiva e molti di loro dilapidano letteralmente la pensione in questo gioco stupido in cui non serve alcuna abilità ma c’entra solamente la fortuna che, come in un qualsiasi gioco d’azzardo, è sempre a favore del banco.
Non credo che i pensionati si accaniscano a giocare alle macchinette solo per vizio: in qualche modo c’entra anche la speranza di poter afferrare l’occasione per rimpinguare un poco le scarse entrate, ma non si accorgono invece che stanno perdendo su tutta la linea. Pochi sono infatti quelli che si pongono un limite alle giocate. Molti invece continuano, arrivando al limite della patologia, indebitandosi anche pesantemente e cadendo a volte nelle grinfie degli usurai.
Non sono quindi solo i giovani ad essere attirati, e quindi difesi, dall’azzardo, ma tutti i soggetti cosiddetti “deboli”, tra i quali vanno annoverati appunto gli anziani. E questi ultimi, più bassa è la loro rendita, più sperperano soldi.
Il danno poi è ancora maggiore in quanto stanno proliferando ovunque anche le sale gioco e quelle di scommesse, pubblicizzate continuamente in TV con immagini accattivanti, per non parlare dei vari siti internet (questi sí frequentati maggiormente dai ragazzi).
E lo stato cosa fa per difenderci?
Assolutamente nulla, perché non intende certo rinunciare ad una cospicua fetta di guadagni.


Inviato dal Veloce promemoria

Social

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Sono iscritta a qualche social: twitter, instagram, google+ e naturalmente facebook, ma nessuno di questi mi entusiasma.

Instagram lo tengo perché ogni tanto vi posto le foto della mia città, di Milano, dei luoghi e dei locali che ho frequentato.

Twitter più che altro per seguire qualche sito che mi interessa (non molti, per la verità), non mi garba più di tanto e sto pensando di disiscrivermi.

Google + è un’imitazione malriuscita di Facebook, almeno secondo la mia opinione.

Frequento maggiormente facebook…e là scatta il divertimento.

Già, perché è un vero covo di vipere, specialmente tra le donne.

Amiche che fino a poco tempo fa si frequentavano anche di persona e che ora si detestano cordialmente tanto da chiamarsi reciprocamente “befana” e “ciabatta” e che si sono bannate vicendevolmente, salvo poi essere perfettamente a conoscenza di quanto una scrive dell’altra, il che significa pure che hanno dei doppi (o tripli) profili.

Tutto perché in quel grande pollaio che è diventato quel social non c’è posto per due galline faraone che vogliono prevalere l’una sull’altra, a colpi di “like” e del numero di follower.

Essendo “amica” di ambedue, mi diverto a leggere le vicende che le vedono protagoniste su fronti contrapposti. Fa specie, perché sono ambedue donne intelligenti e pure belle, che postano anche cose interessanti ma che, pur definendosi liberali (una addirittura libertaria), non accettano eventuali idee discordanti e tanto meno il contraddittorio.

Tra gli uomini, non è che sia diverso, e quando si discute di politica o di calcio le offese sono all’ordine del giorno…

Quanto è meglio il blog…

Più rilassante 🙂

Scrivo quello che voglio, ciascuno è libero di commentare quanto vuole, non si è costretti ad essere reciprocamente “amici”, non c’è neppure quella censura bigotta di Facebook, che tempo addietro aveva addirittura cancellato l’immagine di Kim Phuc (la bimba che correva nuda in quanto aveva la pelle bruciata dal napalm) ritenendola pedopornografica.

Poi da quando anche sullo smartphone ho scaricato wordpress e posso postare direttamente da là, senza essere vincolata al PC, tutto è più agevole (connessione permettendo).

Qui è veramente “casa mia”.

Scrivo quello che mi passa per la mente, metto poesie, immagini, musiche e frasi che mi hanno particolarmente colpito, a volte anche fatti di cronaca che mi hanno fatto incazzare, senza che per questo voglia convincere qualcuno a condividere le mie convinzioni.

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Su facebook c’è gente che si scanna per un like in più e si adonta se non glielo metti…qui ciascuno è libero di agire come crede.

Ti piace e me lo segnali? Sono contenta, grazie.

Non ti piace? Beh, non si può essere d’accordo con tutti :-).

Ti è piaciuto il post e ti sei dimenticato di mettere il “mi piace”? Lo metterai la prossima volta.

Non è certo il caso di farsi venire il mal d fegato per questo. Ci sono cose assai più importanti.

Tutto sta nel prendere i social con la dovuta leggerezza, cautela e moderazione, ignorare le voci cattive e, se un sito proprio non piace, basta passare oltre.

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Revival

E di colpo mi ritrovo a vivere nei favolosi  ’70, a bordo di un maggiolone. 

Risentire nell’abitacolo l’odore della benzina e dell’olio, ascoltando il rombo del motore… che emozione 🙂 ❤

I viaggi

Ma forse mancano i viaggi più straordinari. Sono quelli che non ho mai fatto, quelli che non potrò mai fare. Restano non scritti, o chiusi in un loro segreto alfabeto, sotto le palpebre, la sera.

Poi arriva il sonno, e si salpa.

Antonio Tabucchi

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Barboni

Milano, ieri.
Freddo.
Un’aria tagliente che ho avvertito principalmente sul viso, anche se era affondato letteralmente nella sciarpa. Pure le mani ben inserite nelle tasche del giaccone imbottito erano gelide.

Camminavo in fretta, così mi sembrava di percepire meno la morsa del gelo.

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Ogni tanto, sulla strada, i giacigli di qualche clochard.
Una volta li si chiamava “barboni”, senza tanti giri di parole, ma clochard è più “romantico”: cambia il termine, ma la sostanza è la stessa.
Si vedevano in giro, con i cappotti laceri, berrettoni informi sul capo con i punti di lana un poco smagliati, un sacchetto di plastica dal quale affiorava un pack di vino, un po’ di pane, una cartata di mortadella, raramente chiedevano l’elemosina, l’occhio puntato a terra per ghermire in fretta una cicca ancora abbastanza lunga per essere fumata. Tempo addietro all’ora di pranzo si mettevano ordinatamente in fila alla mensa di san Francesco presso Piazza Concordia o al Pane quotidiano in viale Monza.

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Ora lo fanno sempre meno spesso, perché il loro posto è stato preso dai nuovi “poveri”, ragazzoni di colore con tanto di giacche a vento, gilet in piuma, jeans, scarpe da tennis e l’immancabile smartphone, radunati in gruppi chiassosi, tanto i barboni erano riservati, quasi a voler passare inosservati.

E ogni tanto li vedi in un cantone , avvolti in coperte o vecchie trapunte, sopra un pavimento di cartoni che li isolano dal marciapiede, a volte con un cagnetto a far loro compagnia, col quale dividono quel poco che hanno. Oppure, se il tempo lo permette, in piccoli gruppetti al parco, su una panchina, passando di mano in mano il cartone di vino dozzinale.
Qualcuno però è ancora vestito decentemente: fa parte di quanti hanno perduto il lavoro e cercano di mantenere la loro dignità, un minimo di decoro. Sono quelli che pur dormendo per strada frequentano comunque le docce presso le istituzioni caritatevoli, sempre sperando di trovare un’occupazione qualsiasi che permetta loro di rialzarsi dalla situazione nella quale sono precipitati.
Qui a Milano i posti letto per la notte non mancano, ma il vero barbone rifiuta di usarli preferendo la propria indipendenza. Poi ci sono altri che non vogliono (o possono) utilizzarli perché non gradiscono essere registrati ed identificati.
Ricordo ancora una notte di novembre a Torino : sotto i portici una serie di scatoloni con una piccola apertura per far circolare l’aria; tante piccole “abitazioni” per questi derelitti che di giorno, non so in quale modo, le facevano sparire.

barboni-del-centro-foto-versienti1-2Oggi in via San Pietro all’Orto non c’era il solito giaciglio disordinato: tutto era stato ricoperto con un plaid ed accatastato in perfetto ordine, come il famoso “cubo” che facevano i militari nelle camerata. Il “proprietario” però non si vedeva, forse era in giro per cercare di rimediare qualcosa.

Molti passano le notti a Linate, all’aeroporto: caldo in inverno, fresco d’estate: non sarebbe consentito, ma se gli “ospiti” si comportano bene e non litigano, i sorveglianti lasciano correre, però al minimo sgarro, buttano fuori tutti.

Le giornate invernali invece le passano nelle biblioteche: sono luoghi caldi e tranquilli, c’è il wi-fi e si può ricaricare il telefonino. Inoltre ci sono i servizi igienici molto puliti. Poi si può leggere, si possono visionare filmati, ci sono i quotidiani da sfogliare per tenersi aggiornati e per leggere gli annunci economici: qualcosa magari può sempre saltare fuori.

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Sul tram, un bravo violinista passa con disinvoltura dalla “Ciaccona” di Bach a “O mia bèla Madonina”, passando per la “Cumparsita” ed un valzer musette eseguito a pizzicato. Gli chiedo se è ungherese, dato che gli tzigani sono maestri nel suonare questo strumento. Mi risponde, in un italiano abbastanza buono, che è polacco, che ha studiato per dieci anni al conservatorio e sembra essere più contento del fatto che gli abbia rivolto la parola che delle monete che gli ho offerto.

A volte, per queste persone, un cenno di attenzione vale più del denaro. Spesso vorrebbero rendersi invisibili, ma è sufficiente una frase, un cenno, un sorriso e subito si crea una certa empatia.

Il viaggio

screenshot_2017-01-11-18-32-35La vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente.

È un viaggio dello spirito attraverso la materia, e poiché è lo spirito che viaggia, è in esso che noi viviamo. Ci sono perciò anime che hanno vissuto più intensamente, più largamente, più tumultuosamente di altre che hanno vissuto la vita esterna.

Conta il risultato.

Ciò che abbiamo sentito è ciò che abbiamo vissuto. Si ritorna stanchi sa un sogno come da un lavoro reale. Non si è mai vissuto tanto come quando si è pensato molto.

Fernando Pessoa

crescere


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“Tanta fretta di crescere, e poi?…E poi capisci che essere bambini e’ la cosa più bella del mondo”.
(James Matthew Barrie  ” Le avventure di Peter Pan ” )

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