Il sogno è l'infinita ombra del vero (G.Pascoli)

Ultima

Giudizi universale

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Si è squarciata la nube: ecco nel cielo

l’arcobaleno brilla,

s’avviluppa la terra

in un fanale di pioggia e di luce.

Fui desto. Ma chi offusca

i magici cristalli del mio sogno?

Mi palpitava il cuore

attonito e smarrito.

Il limoneto in fiore

del giardino, i cipressi

il verde prato, il sole, l’acqua, l’iride…

l’acqua nei tuoi capelli!

E tutto si perde nel ricordo

come una bolla di sapone al vento.

(Antonio Machado)

 

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza 
complicare il pane 
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate 
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo 
taglia bene l’aquilone, togli la ragione e lasciami sognare, lasciami 
sognare in pace 
Liberi com’eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi 
per tirare la maniglia della porta e andare fuori come Mastroianni 
anni fa, 
come la voce guida la pubblicità 
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già 
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza 
calpestare il cuore 
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole 
Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini 
per scivolare meglio sopra l’odio 
Torre di controllo, aiuto, sto finendo l’aria dentro al serbatoio 
Potrei ma non voglio fidarmi di te 
io non ti conosco e in fondo non c’è 
in quello che dici qualcosa che pensi 
sei solo la copia di mille riassunti 
Leggera leggera si bagna la fiamma 
rimane la cera e non ci sei più… 
Vuoti di memoria, non c’è posto per tenere insieme tutte le 
puntate di una storia 
piccolissimo particolare, ti ho perduto senza cattiveria 
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo 
taglia bene l’aquilone 
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace 
Libero com’ero stato ieri ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi 
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori 
come Mastroianni anni fa, sono una nuvola, fra poco pioverà 
e non c’è niente che mi sposta o vento che mi sposterà 

Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più, non ci sei più, non ci sei…

 

Zia Anna

Oggi, dopo tanti anni che è mancata, ho pensato a zia Anna, anzi Marianna, come era stata battezzata.

Mi è ritornata alla mente mentre facevo colazione con i soliti biscotti Oro Saiwa, questa volta spalmati di marmellata. Solitamente non mangio cibi dolci, non li cerco (eccetto la cioccolata fondente), però mi sono fatta tentare da una confettura di amarene, ed allora mi sono ricordata di quella che preparava in casa la zia: una marmellata un po’ acidula, con le drupe ancora intere, solo snocciolate, cotte in un pentolino di alluminio con pochissimo zucchero e subito invasate nei contenitori di vetro chiusi con la carta oleata e qualche giro di spago: la data di confezionamento scritta con calligrafia elegante sopra un’etichetta e i barattoli prendevano la via di Bolzano, in scatole di cartone ripiene di paglia.

Già, perché nonna e zia vivevano in quel di Caserta, piuttosto lontano quindi da Bolzano.

La zia preparava altre cose buone: il nocino, gli struffoli, la pastiera (mai mangiata una buona come la sua), il casatiello, la marmellata di arance con tante scorzette, la caponata, le sarde in tortiera con pane spruzzato di aceto e con aglio ed origano (guai a metterci il prezzemolo, come dicono tante ricette), pietanze che aveva insegnato a cucinare anche a mia madre, trentina, cresciuta a tortèi di patate, smacafàm, strangolapreti, polenta.

Tutte queste cose mi riportano all’infanzia, alle merende estive sul terrazzo di casa della nonna adornato di oleandri e gerani piantati nelle grosse latte che avevano contenuto i pomodori pelati :merende a base di filoncini di pane con pomodori schiacciati irrorati di olio buono e origano, oppure freschissime foglie di basilico, oppure farciti con  con i peperoni arrostiti o, senza che mamma vedesse, peperoni fritti, la mia passione.

Altro che le merendine pubblicizzate in televisione; un gusto per le verdure che ancora adesso mi accompagna.

Zia era zitella e lei stessa scherzava sopra questa sua condizione. Era la sorella minore di mio padre, anche se fisicamente assai differente da lui. Mio padre infatti era bruno, sia di carnagione che di capelli, come mio nonno; la zia invece aveva preso tutto da sua madre.

Non ho mai saputo perché non si fosse mai sposata: da giovane era davvero una bellezza: carnagione chiara, occhi verdazzurri, una massa di capelli castano chiaro racchiusi un una folta treccia, un bellissimo sorriso con denti che si erano conservati bianchissimi e sani fino in tarda età. Ricordo che dopo i 40 anni aveva avuto una proposta di matrimonio da parte di un vedovo, un capitano di marina, ma lei non aveva accettato in quanto avrebbe dovuto trasferirsi in Puglia e non voleva lasciare sola sua madre, ormai anziana, che non voleva abbandonare la casa.

L’unica cosa della quale si rammaricava, era che noi si frequentasse poco o niente la chiesa: lei era molto religiosa, al limite del bigottismo. In casa, dappertutto santini vari, un santo per ogni occasione, con la sua bella preghiera dietro, rosari, una “Deposizione” in cera sotto la campana di vetro sopra il comò, ovunque altre immagini sacre incorniciate.

Con l’avanzare dell’età e la morte di nonna si era concessa qualche piccolo lusso che le permetteva la pensioncina minima della quale godeva. Una stufetta, al posto del braciere che solitamente usava, ed infine in casa era arrivata l’acqua, che prima doveva andare a prendere alla fontana con il secchio: un’acqua freschissima che arrivava direttamente dall’acquedotto Carolino di Ponti della Valle, opera di Vanvitelli, che approvvigionava sia la Reggia di Caserta che gli opifici di san Leucio.

http://www.casertamusica.com/rubriche/speciale/Ponti_della_Valle_Maddaloni_e_Acquedotto_Carolino/Ponti_della_Valle_Maddaloni_Acquedotto_Carolino.asp

Ogni tanto si concedeva qualche piccolo viaggio solitamente pellegrinaggi, ma quando poteva veniva anche a Bolzano, specie in estate, e qui, approfittando delle mie assenze da casa mentre lavoravo, “viziava” i miei figli, tentandoli con biscottini e caramelle.

Con l’avanzare dell’età le visite però si erano diradate fino a cessare del tutto: lei stessa piano piano era sfiorita, trascorrendo le sue giornate tra le visite in chiesa e interminabili rosari in casa, ma sempre senza lamentarsi, fiduciosa in un mondo migliore che l’aspettava lassù…e spero per lei che il suo desiderio si sia avverato.

 

Le anime belle

Andando spesso a Milano, vedevo volta per volta come la città si stava degradando per via di una immigrazione incontrollata. Ne parlavo con amici e colleghi, ricevendo in cambio risatine di scherno e frasi beffarde in quanto mi si rispondeva che quanto dicevo era solo frutto di esagerazione. Adesso basta fare un giro per la città di Bolzano (non parliamo poi dei pressi della stazione), per toccare con mano il degrado che è arrivato anche qui: tutto un pullulare di ragazzoni che,quando non stazionano a crocchi sulle panchine, ridendo, scherzando e telefonando, girovagano per le strade elemosinando con il berretto in mano, aggiungendosi a quei pochi itineranti già presenti da tempo che vendevano cianfrusaglie. Per non parlare della sporcizia che ormai deturpa la città.
Le “anime belle”, che vivono perennemente nelle favole, dove tutto è perfetto, quelle che prima gridavano al razzista, che dicevano che siamo tutti fratelli e che dobbiamo accogliere tutti, adesso sono i primi a lamentarsi per quanto accade e a deplorare quella parte dell’Europa che non vuole accollarsi la sua percentuale di clandestini. Beh, io non mi sento affatto un’anima bella e considero quello che vedo.
Adesso ci ritroviamo a dover mantenere una grande massa di giovanottoni alti e prestanti che bighellonano tutto il giorno, mantenuti a vita dai nostri soldi, praticamente “pensionati” a vita, perché chissà se e quando troveranno un lavoro e se, quando e quanti l’Europa sarà disposta ad accoglierne, senza contare che quanto prima, per via dei ricongiungimenti familiari, verranno raggiunti da padri e madri che percepiranno l’assegno sociale (sempre a spese nostre…per quelli i soldi si trovano sempre).

Poi ci si lamenta che mancano le risorse per rilanciare il lavoro, per fare accedere l’imprenditoria ai finanziamenti, per corrispondere gli adeguamenti programmati ai pensionati, per effettuare lavori pubblici urgenti.

L’Italia è alla frutta.

AMEN.

http://www.secoloditalia.it/2015/05/hotel-stellato-non-basta-limmigrato-si-lamenta-litalia-ci-dei-soldi-video/

Il mare


Lo scafo consunto e verdiccio
della vecchia feluca
riposa sul lido…
sembra la vela mozzata
che sogni ancora nel sole e nel mare.
Il mare ribolle e canta…
Il mare è un sogno sonoro
sotto il sole d’aprile.
Il mare ribolle e ride
con le onde turchine e spume di latte e argento,
il mare ribolle e ride
sotto il cielo turchino.
Il mare lattescente,
il mare rutilante,
che risa azzurre ride sulle sue cetre d’argento…
Ribolle e ride il mare!…
L’aria pare che dorma incantata
nella fulgida nebbia del sole bianchiccio.
Palpita il gabbiano nell’aria assopita , e al tardo
sonnolento volare, si spicca e si perde nella foschia del sole.
 

(Antonio Machado)

 

La mer

Qu’on voit danser le long des golfes clairs
A des reflets d’argent
La mer
Des reflets changeants
Sous la pluie

Il mare
che si vede danzare
lungo i golfi chiari
Dai riflessi d’argento
Il mare
Dai riflessi cangianti
Sotto la pioggia

La mer
Au ciel d’été confond
Ses blancs moutons
Avec les anges si purs
La mer bergère d’azur
Infinie

Il mare
Nel cielo estivo confonde
I suoi bianchi cavalloni
Con gli angeli così puri
Il mare pastore d’azzurro
Infinito

Voyez
Près des étangs
Ces grands roseaux mouillés
Voyez
Ces oiseaux blancs
Et ces maisons rouillées

Guardate
Vicino agli stagni
I grandi canneti umidi

Guardate
Gli uccelli bianchi
E le case color ruggine

La mer
Les a bercés
Le long des golfes clairs
Et d’une chanson d’amour
La mer
A bercé mon coeur pour la vie

Il mare

li ha cullati

lungo i golfi chiari

e con una canzone d’amore

il mare

ha cullato la mia vita.

 

Pensioni

inps_pensioni

Premetto…non sono una pensionata baby, anzi, non sono neppure una pensionata, e con questi chiari di luna chissà quando riuscirò a vedere quanto ho maturato con oltre 30 anni di contributi in quanto ho lasciato anzitempo il lavoro per scelta personale. Fortunatamente dallo scorso novembre percepisco una rendita che mi sono costituita con dei versamenti volontari presso un’assicurazione: rendita non altissima, però aggiunta alla pensione di mio marito (rimasta senza adeguamento per 3 anni e rivalutata a gennaio del favoloso importo di ben 8 euro!) e ad investimenti oculati, possiamo dire di cavarcela benino mantenendo il tenore di vita cui eravamo abituati.

Però c’è un fatto: su vari giornali e sul web molti hanno paragonato i vitalizi percepiti dai parlamentari (sproporzionati alle somme da loro versati) alla rendita di chi a suo tempo è andato in pensione anticipatamente o con la pensione calcolata con il cosiddetto sistema “retributivo” e non “contributivo”.

Il paragone non può reggere, in quanto la differenza sostanziale risiede nel fatto che i pensionati, baby o meno che siano, hanno usufruito di una legge (pure se iniqua) allora in vigore, votata da altri, per lo più per ottenere consensi elettorali. Se detta legge non fosse stata approvata, moltissime persone avrebbero lavorato molto più a lungo.

I parlamentari invece si sono attribuiti AUTONOMAMENTE i vitalizi che percepiscono, a solo ed esclusivo beneficio delle loro tasche. Non solo, ma c’è gente che incassa mensilmente una cifra sostanziosa per essere rimasto in Parlamento per una sola giornata.

Quindi lo Stato, che a suo tempo aveva assunto un impegno, stipulato un patto con i pensionati, dovrebbe essere tenuto a rispettarlo: può cambiare le regole per gli anni a venire, ma non per il passato. Come si suole dire con una locuzione latina “pacta sunt servanda”.

Adesso Renzi parla di dare a tutti i pensionati sotto i 3000 euro (lordi, per giunta) un importo una tantum di 500 euro.

Ho fatto caso che quando si tratta di prendere i soldini dalle nostre tasche, entra in campo la retroattività, non contano i diritti acquisiti e tutte queste belle cose, ma quando si toccano i privilegi delle caste (parlamentari e magistrati innanzitutto), quelli diventano diritti inalienabili.

Per i pensionati (solo alcuni, per giunta) invece solo le briciole: i soldi che Renzi dice di voler generosamente elargire erano già soldi loro, e tanto per cambiare lo stato se li riprenderà con tasse e balzelli vari. Ma si sa, i pensionati non possono protestare, non possono scioperare, possono solo tacere e sopportare. E la diseguaglianza tra la gente normale e le caste va ampliandosi sempre di più.

Agli imbecilli

 

Quando i ramati tramonti
di tutti i nostri orizzonti
iridiamo di smeraldo,
è lecito aspettarci
che chi sta seduto al caldo
eviti di seccarci.
Ci si raffina molto
ma assai magro è il raccolto
a viver di poesia;
Per noi operai della canzone,
da nessuna stazione
passa il treno che ci porta via.
E’ troppo caro il biglietto
per prendere il diretto,
più ancora la nave che plana
sul bel mare turchese;
andare a quel paese
costa un mucchio di grana.
Voi dunque, al caldo seduti,
placidi e ben pasciuti…
non fate troppa festa
al Poeta: La fame gli pesa…
Potrebbe un giorno, a sorpresa,
Piantarvi due pallottole in testa.


Charles Cros

Pabrezan 1.10.1842

Parigi 9.8.1888

imbecillità

pioggia

Piove.
La pioggia in questa stagione, a meno che non duri giornate intere, mi piace.
Mi accomodo in salotto, accoccolata sulla poltrona, un libro tra le mani (anzi il Kobo, dove sono ancora alle prese con “Le memorie di Adriano”, ma leggerlo direttamente in francese è abbastanza faticoso), accanto alla porta finestra, quella prospiciente il terrazzino. Ne apro solo un’anta, annuso l’odore aromatico delle foglie bagnate e quello muschiato e leggermente marcescente della terra nei vasi, intrisa d’acqua.
Ascolto il picchiettare delle gocce sul gelsomino, prossimo alla fioritura, un suono ipnotico che indurrebbe a dormire se non fosse per il chiacchiericcio insistente di passeri e merli.

Le mie rose, fino ad ieri diritte e rigogliose, adesso sono piegate verso il basso, appesantite perché impregnate dalla pioggia. Domani devo ricordarmi di raddrizzare i rami con dei sostegni.

Un po’ leggo, un po’ penso.

Certo, con questo tempo c’è un filino di malinconia, ma non tristezza, una sensazione sottile, difficile da definire: la pioggia lava via alcuni pensieri, altri ne riporta a galla. Una tazza doppia di caffè bollente, un libro, un po’ di musica… Cosa cercare di meglio?

 


B.B.King

 

 

Addio al Blues Boy, il ragazzo del blues, oggi anche ‘Lucille’, la sua celebre chitarra scampata miracolosamente ad un incendio, lo piange silenziosamente. B.B. King, il re del blues, è morto nella notte nella sua casa di Las Vegas. Aveva 89 anni. Malato di diabete, anche di recente era stato ricoverato in  ospedale a Los Angeles.  “Grazie a tutti per i vostri auguri e per le vostre preghiere” era stato il messaggio postato il primo maggio sul suo sito dallo staff. “Sono in cura nella mia casa a Las Vegas”, aveva fatto sapere. Considerato uno dei migliori chitarristi elettrici, Riley B. King nella sua lunghissima carriera ha inciso 50 album in studio e solo tra il 1951 e il 1985 è entrato 74 volte nella classifica americana sia dei brani sia degli album più venduti. Alcuni suoi brani, come The thrill is gone, Three o’clock blues e Rock me baby, sono diventati successi mondiali e hanno contribuito a rendere ancora più popolare il blues. Il suo stile, il celebre ‘staccato’, ha influenzato generazioni di chitarristi a cominciare da Eric Clapton, ma anche gli U2 lo avevano voluto accanto per l’incisione della loro When love comes to town. Nonostante le sue condizioni di salute, King ha continuato la sua intensa attività concertistica fino agli ultimi anni: in un’intervista che realizzammo con lui nel 2010, aveva all’epoca 85 anni, sottolineava con orgoglio di tenere “ancora più di 150 concerti all’anno”. Ma King diceva anche che quel suo frenetico girovagare era stata la ragione della fine del suo secondo matrimonio: dunque la musica non va d’accordo con il matrimonio? Gli chiedemmo e lui, ironico, “la musica non va d’accordo con il mio matrimonio: mia moglie mi ha chiesto mille volte di smetterla con questi continui viaggi, ma io non sono ancora pronto per fermarmi”. Poi, alla domanda su che cosa avrebbe fatto se non si fosse dedicato alla musica, ci rispose: “Probabilmente avrei fatto il contadino, perché è facendo questo che sono diventato adulto”.


B. B. King era nato a Itta Bena, nella regione del Delta del Mississippi, il 16 settembre del 1925 in una famiglia di contadini. Lui stesso aveva lavorato da ragazzo nei campi di cotone prima di scoprire la sua passione per la musica, dapprima in un coro gospel e poi avvicinandosi al country e alla chitarra blues grazie ai consigli di un cugino, il chitarrista country blues Bukka White, che King incontrò a Memphis dove si trasferì nel 1946 (e Beale Street, la strada dei club di blues di Memphis, è ancora uno dei principali luoghi del culto di B.B. King). Nel giro di un paio d’anni, le radio della città capirono il suo potenziale e cominciarono a trasmettere le sue prime esibizioni live. Il suo debutto discografico avvenne nel 1949, e molti dei primi brani gli vennero prodotti da Sam Phillips, ancora lontano dal fondare la mitica etichetta Sun Records. Tra i maggiori successi degli anni Cinquanta, quando King diventò una formidabile macchina da hit, si ricordano
You know I love you (1952), Woke up this morning e Please love me (1953), When my heart beats like a hammer, Whole lotta’ love e You upset me baby (1954), tutti brani immancabili nei suoi primi concerti. 

Fu proprio in occasione dei suoi primi show che King battezzò la sua Gibson “Lucille”: come raccontò lui stesso, mentre stava tenendo un concerto in una città dell’Arkansas chiamata Twist, due spettatori cominciarono a litigare a causa di una donna che entrambi stavano corteggiando, e così facendo finirono su una lampada a kerosene che rompendosi incendiò il locale. King fuggì come gli altri dalle fiamme ma quando si accorse di aver lasciato la chitarra all’interno rientrò per prenderla e rischiando la vita. A incendio domato seppe che quella donna si chiamava Lucille e così scelse il nome. La Gibson da allora ha una linea di chitarre “Lucille” approvata dal leggendario bluesman.

La longevità artistica di B.B. King discende anche dalla sua curiosità e dalla sua capacità di sperimentare misurandosi con i nuovi linguaggi, cosa che si evidenziò specialmente quando negli anni Settanta il blues elettrico di cui era uno dei principali esponenti si sviluppò nel rhythm’n’blues sorretto da grande ritmica e sontuose sezioni fiati. King nel 1973 non ebbe timore di avventurarsi a Filadelfia per misurarsi con il “Philly sound” e per registrare due formidabili successi come To know you is to love you e I like to live the love. Di lì a qualche anno, anche grazie a questa capacità di tenersi sull’onda delle novità musicali, si sarebbe unito ai Crusaders per approdare al funky di Never make your move too soon e When it all comes down.

Membro storico della Rock’n’roll Hall of Fame, in carriera King ha vinto 15 Grammy Award, l’ultimo nel 2009, per il miglior disco blues. La considerazione che il mondo della musica aveva per lui è testimoniata anche solo dallo sterminato elenco di artisti che hanno voluto suonarci insieme o lo hanno voluto come ospite nei loro dischi, a cominciare da Eric Clapton con il quale BB King registrò l’album Riding with the King;  e che ha salutato il re del blues con un video di un minuto su Facebook definendolo “un mio caro amico” e un “faro del blues”. Invitando poi tutti ad ascoltare il suo album B.B. King Live At The Regal del 1964, “quello che ha messo in moto la mia voglia di diventare un chitarrista”. Poi dice ancora: “Vi voglio soltanto comunicare la mia tristezza e dire grazie al mio caro amico B.B. King”. Ma sono molti altri ad aver avuto il privilegio di suonare con King, da David Gilmour a Elton John, da Luciano Pavarotti a Jeff Beck, da Van Morrison a Phil Collins. Fino a Zucchero che ha voluto dare il suo addio a B.B.King postando sulla sua pagina Facebook le parole di “Hey man”, su cui avevano duettato. Il messaggio è accompagnato da una foto dei due musicisti insieme sul palco. “Lots of love. RIP BB King”, dice il post firmato Zucchero. E poi c’è il presidente Barack Obama, che sul palco alla Casa Bianca tre anni fa aveva accennato alcuni passaggi di Sweet Home Chicago accompagnato da B.B. King. “Il re se n’è andato ma noi sentiremo per sempre quel brivido” ha detto il presidente degli Stati Uniti riferendosi a una delle canzoni più note di King, The thrill is gone. “E se il blues ha perduto il suo re, stasera in paradiso ci sarà una fantastica blues session”. Sempre a proposito della tendenza a realizzare duetti, con la sua proverbiale carica ironica King in quell’intervista ci aveva detto: “Quando ho iniziato a suonare e fare dischi lo facevo da solo, perché ora per fare concerti o incidere un disco dovrei preoccuparmi ogni volta di trovare qualcuno con cui suonare?”. 

 

(da R.it )

 

La collina

spoon river

Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
l’abulico, l’atletico, il buffone, l’ubriacone, il rissoso?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Uno trapassò in una febbre,
uno fu arso in miniera,
uno fu ucciso in rissa,
uno morì in prigione,
uno cadde da un ponte lavorando per i suoi cari –
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dove sono Ella, Kate, Mag, Edith e Lizzie,
la tenera, la semplice, la vociona, l’orgogliosa, la felice?
Tutte, tutte, dormono sulla collina.

Una morì di un parto illecito,
una di amore contrastato,
una sotto le mani di un bruto in un bordello,
una di orgoglio spezzato, mentre anelava al suo ideale,
una inseguendo la vita, lontano, in Londra e Parigi,
ma fu riportata nel piccolo spazio con Ella, con Kate, con Mag –
tutte, tutte dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dove sono zio Isaac e la zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
e il maggiore Walker che aveva conosciuto
uomini venerabili della Rivoluzione?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Li riportarono, figlioli morti, dalla guerra,
e figlie infrante dalla vita,
e i loro bimbi orfani, piangenti –
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dov’è quel vecchio suonatore Jones
che giocò con la vita per tutti i novant’anni,
fronteggiando il nevischio a petto nudo,
bevendo, facendo chiasso, non pensando né a moglie né a parenti,
né al denaro, né all’amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia delle fritture di tanti anni fa,
delle corse di tanti anni fa nel Boschetto di Clary,
di ciò che Abe Lincoln
disse una volta a Springfield.

(Edgar Lee Master – Antologia diSpoon River)

I soliti idioti

Ho avvisato alcuni miei simpatici contatti “sinistri” (per i quali i leghisti non hanno senso dell’umorismo ed addirittura sarebbero senza cervello), che pure il premier inglese Cameron, rieletto recentemente a grande maggioranza, è su alcune posizioni già enunciate dal “razzista” Salvini.  Cameron ha espressamente dichiarato che sul territorio inglese non vuole assolutamente nessun “migrante”,  e sulle stesse posizioni sono pure l’Irlanda,  la Danimarca, la Repubblica Ceca e la Slovacchia, nonostante l’accordo raggiunto a Bruxelles dall’Alto rappresentante per la sicurezza (?) Mogherini (titolo altisonante per una carica che non vale una cippa ).

 

http://www.piovegovernoladro.info/2015/05/14/la-marina-inglese-preleva-600-clandestini-in-acque-libiche-e-li-porta-in-italia/


O gli inglesi e gli altri sono diventati tutti leghisti (razzisti, stupidi e senza cervello) o i coglioni come al solito siamo noi italiani, perché anche gli stati che accoglieranno alcune quote di migranti richiederanno determinate condizioni, mentre qui si accettano tutti indiscriminatamente.
Anche perché quando si è  trattato di defenestrare  Gheddafi non si è  pensato a lungo: lo si è  fatto e basta. Ora che si parla di affondare i barconi (naturalmente vuoti) si chiedono permessi e si indicono riunioni ONU, UE, Nato e chi ne ha più ne metta.
Per quanto concerne invece il senso dell’umorismo,  è bastato ricordare loro la vicenda di D’Alema…

I soliti idioti (noi o loro?)

 

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