La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Speccho in frantumi

Mi sentivo vuoto.
Non potevo scrivere,
né pensare né sentire.
Se mi avessero chiesto chi ero,
la mia risposta sarebbe stata:
– Sono uno specchio in frantumi -.

Alejandro Jodorowsky

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Scrocconi

oznor

A me la Germania piace, come mi piacciono i tedeschi, tanto che sono tornata recentemente da un soggiorno di una settimana a Francoforte ed Offenbach.

Però certe dichiarazioni il “giornalaio” teutonico Jan Fleischhauer dello “Spiegel” poteva benissimo risparmiarsele.

L’Italia non è un Paese povero. Il nord del Paese appartiene alle regioni più prospere del mondo. Un’occhiata alla distribuzione dei patrimoni mostra che gli italiani sono perfino più ricchi dei tedeschi. Secondo la London School of Economics la famiglia media italiana possiede 275.205 euro, cioè 80.035 euro in più rispetto alla corrispondente famiglia tedesca. Di fatto l’Italia potrebbe pareggiare i suoi debiti con le sue sole forze, se il governo si decidesse a far partecipare sul serio i suoi cittadini al risanamento dello Stato. Sarebbe già un grande passo avanti, se gli italiani riuscissero finalmente a convincersi a rinunciare alla loro incuria morale rispetto alle tasse.”

Noi, scrive Fleischhauer, non siamo una nazione povera, ma a forza di tutte le cazzate che l’Unione Europea ci impone, finiremo per diventarlo. E il tizio rincara la dose scrivendo che i MENDICANTI quando si dà loro qualcosa almeno ringraziano. Mendicante sarà lei, “caro” Jan Fleischhauer, magari non povero di soldi, ma di intelletto.

Ovvio che nel mirino ci sia il paventato accordo tra Lega e M5S, con particolare riferimento all’eventuale nomina di Paolo Savona al dicastero dell’Economia, e Mario Draghi che, a detta del “giornalaio”, avrebbe fornito “l’arma che l’Italia punta contro i suoi vicini”, nonché ad una frase del contratto di governo (poi SPARITA), con la quale si chiedeva il taglio del debito per 250 mld di euro. L’unica cosa certa è che se questo governo potrà finalmente vedere la luce, molte disposizioni europee dovranno essere rinegoziate, e sarebbe anche ora, iniziando dalle politiche sull’immigrazione e dal rispetto del vincolo 3% tra debito e PIL, vincolo che noi rispettiamo daL 2007, ma che ad esempio la Francia ha ha osservato solo una volta nell’arco di u n decennio.

Noi saremmo scrocconi aggressivi.

Già, quelli che, OBBLIGATI dalla UE, Germania in testa, devono farsi carico del recupero e dell’assistenza dei clandestini; quelli che pagano molto più di quanto ricevano dall’UE, quelli che ogni volta che si parla di protezione dei prodotti del made in Italy vedono quasi sempre ricusate le proprie richieste.

Noi saremmo il Paese del “dolce far niente”… già, con la disoccupazione crescente (checché ne dicano) lo diventeremmo ben presto…ho solo qualche obiezione sulla parola “dolce”.

Bene, crucco testa di krauto che non sei altro…pensa che la Deutsche Bank ha le casse piene di derivati tossici (non italiani) tanto che a breve dovrà licenziare almeno 10mila dipendenti: la banca ha ben 48 miliardi di debito pari a 14 volte il PIL tedesco, tanto che il valore delle azioni bancarie è diminuito considerevolmente in questi anni e non distribuisce utili da un sacco di tempo.

Questo non ti spaventa, crucco? Allora pensa ai krauti di casa tua, che ai cavoli di casa nostra ci pensiamo noi.

Sempre a tal proposito, riporto quanto scriveva nel 1998  Paul Krugman, premio Nobel (quindi non un cretino qualsiasi). “L’Unione monetaria (l’euro doveva ancora nascere) non è stata progettata per far tutti contenti. È stata progettata per far contenta la Germania; per garantire una severa disciplina antinflazionistica da sempre desiderata da Berlino, e che sempre vorrà in futuro.” , nonché delle considerazioni espresse da altri premi Nobel nel 2013.

https://scenarieconomici.it/4-premi-nobel-paul-krugman-milton-friedman-joseph-stigliz-amartya-sen-leuro-e-una-patacca/

Quindi, se la Germania è l’unico paese ad aver beneficiato dell’introduzione dell’euro, chi sarebbe lo scroccone?

Comunque una parola da Mattarella contro questo attacco me la sarei aspettata, evidentemente a lui preme di più bloccare Savona.


Aiutare qualcuno

Aiutare qualcuno, amico mio, vuol dire prendere qualcuno per incapace; se questo qualcuno non è incapace, significa farlo tale, supporlo tale; e cioè, nel primo caso, tirannia, nel secondo disprezzo. In un caso si distrugge la libertà altrui; nell’altro si parte, perlomeno inconsciamente, dal principio che gli altri sono spregevoli e indegni o incapaci di libertà.

Fernando Pessoa,

Il banchiere anarchico


La voce del padrone

Una settimana in Germania, girando tra Offenbach e Francoforte.

Pensavo, al ritorno, di trovare un governo bell’e fatto, invece mi toccherà aspettare, se va bene, fino a lunedì prossimo. Logico che mi tenessi comunque informata, tramite internet, delle vicende italiane e di tutto il resto, però non mi aspettavo tanti tira e molla.

L’unica cosa che mi ha fatto imbufalire è stato “il Giornale”.

Ovvio che tenga bordone a Berlusconi, ma una caduta di stile così grossolana non me la sarei proprio aspettata, con delle bassezze inimmaginabili per screditare Salvini a vantaggio del “padrone”.

Innanzitutto il titolo di ieri.

Primo flop del governo, l’imprenditore sfrattato”. Forse l’estensore dell’articolo non si è reso conto che al governo c’è ancora Gentiloni e che Salvini e Di Maio non è che potessero fare molto, in ogni caso. Naturalmente nell’articolo si spiega un pochino meglio come è andata la faccenda, ma il titolo resta comunque fuorviante.

Poi la prima pagina di oggi .

Premier nessuno. Al via il governo da Scherzi a parte”.

E giù con la macchina del fango, quella che lo stesso Berlusconi denunciava nei confronti di Repubblica, Il Fato quotidiano ed altre testate, ma che non si fa scrupolo di utilizzare contro chi non sostiene la sua leadership.

E con questo ho deciso di non comperare più tale quotidiano. Montanelli si rivolterebbe nella tomba.

Personalmente non sono contenta dell’accoppiata Salvini-Di Maio, con idee diametralmente opposte, e ritengo il M5S troppo statalista ed assistenzialista e reputo responsabile di questa situazione il presidente Mattarella: se avesse affidato l’incarico a Salvini quale rappresentante del partito di maggioranza nell’ambito della coalizione che ha vinto le elezioni, il problema della paura per i “populismi” non si sarebbe presentato, in quanto alcune derive leghiste sarebbero state mitigate da Forza Italia e Fratelli d’Italia. Però, guarda caso, tutto il fango che il Giornale sta gettando su Salvini è iniziato dal momento in cui Berlusconi è stato riabilitato, ridiventando candidabile proponendosi addiritura quale premier. La riabilitazione è giunta in un momento assai strano, fatto apposta per dividere il CDX nel momento in cui anche il PD sta passando una crisi non da poco. E sembra anche assai strano che i poteri forti europei che tanto hanno fatto per affossare a suo tempo il leader di FI, ora lo cerchino e lo appoggino, in quanto filoeuropeista ed amico di Frau Merkel, pur di non avere al governo italiano elementi come Salvini.

Però Berlusconi ormai politicamente conta poco: il suo partito è in caduta libera, e Renzi, sul quale contava neppure troppo velatamente, è in fase discendente pure lui. In Germania la Merkel non è più tanto ben vista, ed ha faticato per formare un governo (molto più di quello che stiamo faticando noi). Berlusconi e Renzi sono i rappresentanti di un potere morente e in disgregazione e sferrano gli ultimi colpi di coda di una corrente che ha concluso il suo ciclo politico che sta per essere cancellata dal panorama parlamentare.

Quasi mi aspetto che Mattarella rifiuti il nominativo proposto congiuntamente dalla Lega e dal M5S, magari affidando l’incarico al solo Di Maio, ritenuto, non so a quale titolo, più affidabile di Salvini, che quest’ultimo rifiuti e che si vada a nuove elezioni.


Ormai sei mia

Ormai sei mia. Riposa col tuo sonno nel mio sonno.
Amore, dolore, affanni, ora devono dormire.
Gira la notte sulle sue ruote invisibili
presso me sei pura come l’ambra addormentata.
Nessuna più, amore, dormirà con i miei sogni.
Andrai, andremo insieme per le acque del tempo.
Nessuna viaggerà per l’ombra con me,
solo tu, sempre viva, sempre sole, sempre luna.
Ormai le tue mani aprirono i pugni delicati
e lasciarono cadere dolci segni senza rotta,
i tuoi occhi si chiusero come due ali grige,
mentr’io seguo l’acqua che porti e che mi porta:
la notte, il mondo, il vento dipanano il loro destino,
e senza te ormai non sono che il tuo sogno solo.

Pablo Neruda


L’amore dei vecchi

In una gloria di sole occidentale

vaneggi, mente stanca:

inseguito prodigio non s’adempie

nell’aldiquà del fiore che s’imbianca

ma tu, distanza, torna a ricolmarti

tu a farti terra in questa ferma fuga

mare di nuda promessa

ai nostri balbettanti passi tardi

e tu, voce, rimani

persuàdici – un poco, un poco ancora

nostro non più domani,

   usignolo dell’aurora.

 

Giovanni Giudici


Cinquant’anni son passati…

Una ricorrenza importante, quella del ’68 che, nel bene e nel male, ha segnato tutti gli anni seguenti.

Fantasia al potere….Vietato vietare… Gli slogan assurdi di allora, senza costrutto. Il punto di riferimento erano le teorie di Herbert Marcuse, contro l’autoritarismo e con il rifiuto della tecnologia e della repressione, ma più che altro dai giovani di allora fu recepita la sua teoria di “liberazione dell’eros”.

Qualcosa di buono il ’68 ha lasciato: una rivoluzione “pacifica”, dove abbondavano i colori, la musica, lo stravolgimento di un certo modo di comportarsi, molto “ingessato”, e soprattutto maggior libertà.

Ma quest’ultima, se da un lato è positiva, dall’altro ha stravolto tutto. Maggior libertà per cosa? Se la libertà non è accompagnata dalla responsabilità – personale e verso gli altri – è solamente il primo passo verso l’anarchia.

Ed infatti in anarchia si è trasformata: senza la guida degli adulti, che fino allora li avevano accompagnati e guidati nei loro percorsi, i giovani si sono sbandati: spinelli, LSD, droghe mano a mano sempre più pesanti, una esagerata promiscuità sessuale, la contestazione di tutto ciò che era visto come convenzionale e “borghese”. Il rifiuto di qualsiasi autorità, con il risultato di snobbare lo studio pretendendo comunque di essere promossi.

In poche parole, il caos.

Il “maggio francese” stravolse il motto “Liberté, fraternité, egalité”.

Libertà divenne appunto anarchia, fraternità in un senso di solidarietà più illusorio che altro, l’uguaglianza tese verso il basso, anziché cercare di elevare chi in basso già c’era.

Solo che anche i giovani di allora invecchiano, e con l’età la maggior parte di loro si è trasformata nei borghesi tanto aborriti, occupando posti nelle banche, negli enti pubblici, in politica, ma in loro è rimasta l’arroganza del “so tutto io” che imperava allora.

Ed anche i meno fortunati che non hanno avuto accesso a carriere importanti, cosa hanno lasciato in dote ai loro figli? Madri e padri spesso gareggiano in giovanilismo con i propri figli, sia nel comportamento che a livello estetico. I genitori non sono più tali, ma “amici”, mancano di autorità e non sono più di esempio. I figli ovviamente ne approfittano, non osservando più orari e rifiutando eventuali consigli e/o rimproveri. E forse ciò è anche la conseguenza di tanti atti di violenza che si osservano al giorno d’oggi nelle scuole, dove i docenti non vengono più rispettati.

E siamo solo all’inizio…

 


La visita

Abbiam tirato a sorte coi fiammiferi, chi ci doveva andare.
E’ toccato a me. Mi alzai dal tavolino,
Si avvicinava l’ora di visita in ospedale.


Non ha risposto nulla al mio saluto.
L’ho preso per la mano – l’ha ritratta
Come un cane affamato, che non vuole mollare l’osso.


Sembrava, che quasi si vergognasse di morire.
Non so, cosa si dice a uno come lui.
Ci alternavamo sguardi come un fotomontaggio.


Non mi ha chiesto di restare, né di andarmene.
Non ha chiesto di nessuno del nostro tavolino.
Né di te, Beppe, né di te, Titti, né di te, Lello.


Mi è venuto mal di testa. Chi a chi muore?
Lodavo la medicina e tre violette nel bicchiere.
Raccontavo del sole e mi spegnevo.


Che bello, che ci sono le scale, per correre giù.
Che bello, che c’è il portone, che si apre.
Che bello, che mi aspettate qui al tavolino.


L’odore dell’ospedale mi fa proprio svenire.

 

Wislawa  Szymborska, 1967
da “Sto pociech” (Cento consolazioni)

(traduzione di Alessandra Czeczott)


Il passato

È una curiosa creatura il passato
Ed a guardarlo in viso
Si può approdare all’estasi
O alla disperazione.

Se qualcuno l’incontra disarmato,
Presto, gli grido, fuggi!
Quelle sue munizioni arrugginite
Possono ancora uccidere!

 

Emily Dickinson –


La cipolla

Ben altro è la cipolla.
Non ha interiorità.
E’ di per sé cipolla anche in sezione
E fino al grado massimo della cipollità
Cipollinea di fuori,
cipollosa di dentro,
potrebbe in sé scrutare senza turbamento.
Dentro di noi selvatico ed estraneo
coperto a malapena dal velo della pelle,
si contiene un inferno
di anatomia in tormento,
nella cipolla invece c’è cipolla soltanto,
non viscere contorte.
Essa è più volte nuda
E uguale a sé fin nel profondo.
Non è contraddittoria la cipolla,
creatura riuscita la cipolla.
E’ semplice, alla prima sta dentro la seconda,
nella grande la piccola,
e poi la successiva,
cioè la terza e quarta.
Centripeta fuga.
Eco composta in coro.
La cipolla, ora capisco:
il più leggiadro ventre del mondo.
Da solo si adorna
Di aureole a sua gloria.
In noi – grassi, nervi, vene,
muchi e secrezioni.
E ci viene interdetta
L’idiota perfezione.

 

Wislawa Szymborska
Grandi Numeri