La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Ultima

Ormai sei mia

Ormai sei mia. Riposa col tuo sonno nel mio sonno.
Amore, dolore, affanni, ora devono dormire.
Gira la notte sulle sue ruote invisibili
presso me sei pura come l’ambra addormentata.
Nessuna più, amore, dormirà con i miei sogni.
Andrai, andremo insieme per le acque del tempo.
Nessuna viaggerà per l’ombra con me,
solo tu, sempre viva, sempre sole, sempre luna.
Ormai le tue mani aprirono i pugni delicati
e lasciarono cadere dolci segni senza rotta,
i tuoi occhi si chiusero come due ali grige,
mentr’io seguo l’acqua che porti e che mi porta:
la notte, il mondo, il vento dipanano il loro destino,
e senza te ormai non sono che il tuo sogno solo.

Pablo Neruda

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L’amore dei vecchi

In una gloria di sole occidentale

vaneggi, mente stanca:

inseguito prodigio non s’adempie

nell’aldiquà del fiore che s’imbianca

ma tu, distanza, torna a ricolmarti

tu a farti terra in questa ferma fuga

mare di nuda promessa

ai nostri balbettanti passi tardi

e tu, voce, rimani

persuàdici – un poco, un poco ancora

nostro non più domani,

   usignolo dell’aurora.

 

Giovanni Giudici

Cigola la carrucola del pozzo

Cigola la carrucola del pozzo
l’acqua sale alla luce e vi si fonde.
Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
nel puro cerchio un’immagine ride.
Accosto il volto a evanescenti labbri:
si deforma il passato, si fa vecchio,
appartiene ad un altro…
Ah che già stride
la ruota, ti ridona all’atro fondo,
visione, una distanza ci divide.

Eugenio Montale

da “La donna giusta”

La maggior parte delle persone non sa amare né lasciarsi amare, perché è vigliacca o superba, perché teme il fallimento.

Si vergogna a concedersi a un’altra persona, e ancor più ad aprirsi davanti a lei, poiché teme di svelare il proprio segreto…

Il triste segreto di ogni essere umano: un gran bisogno di tenerezza, senza la quale non si può resistere 

La donna giusta, 

Sándor Márai

I ricordi

I ricordi, un inutile infinito,
ma soli e uniti contro il mare, intatto
in mezzo a rantoli infiniti..
Il mare,
voce d’una grandezza libera,
ma innocenza nemica nei ricordi,
rapido a cancellare le orme dolci
d’un pensiero fedele…
Il mare, le sue blandizie accidiose
quanto feroci e quanto, quanto attese,
e alla loro agonia,
presente sempre, rinnovata sempre,
nel vigile pensiero l’agonia…
I ricordi,
il riversarsi vano
di sabbia che si muove
senza pesare sulla sabbia,
echi brevi protratti,
senza voce echi degli addii
a minuti che parvero felici…

Giuseppe Ungaretti

Cinquant’anni son passati…

Una ricorrenza importante, quella del ’68 che, nel bene e nel male, ha segnato tutti gli anni seguenti.

Fantasia al potere….Vietato vietare… Gli slogan assurdi di allora, senza costrutto. Il punto di riferimento erano le teorie di Herbert Marcuse, contro l’autoritarismo e con il rifiuto della tecnologia e della repressione, ma più che altro dai giovani di allora fu recepita la sua teoria di “liberazione dell’eros”.

Qualcosa di buono il ’68 ha lasciato: una rivoluzione “pacifica”, dove abbondavano i colori, la musica, lo stravolgimento di un certo modo di comportarsi, molto “ingessato”, e soprattutto maggior libertà.

Ma quest’ultima, se da un lato è positiva, dall’altro ha stravolto tutto. Maggior libertà per cosa? Se la libertà non è accompagnata dalla responsabilità – personale e verso gli altri – è solamente il primo passo verso l’anarchia.

Ed infatti in anarchia si è trasformata: senza la guida degli adulti, che fino allora li avevano accompagnati e guidati nei loro percorsi, i giovani si sono sbandati: spinelli, LSD, droghe mano a mano sempre più pesanti, una esagerata promiscuità sessuale, la contestazione di tutto ciò che era visto come convenzionale e “borghese”. Il rifiuto di qualsiasi autorità, con il risultato di snobbare lo studio pretendendo comunque di essere promossi.

In poche parole, il caos.

Il “maggio francese” stravolse il motto “Liberté, fraternité, egalité”.

Libertà divenne appunto anarchia, fraternità in un senso di solidarietà più illusorio che altro, l’uguaglianza tese verso il basso, anziché cercare di elevare chi in basso già c’era.

Solo che anche i giovani di allora invecchiano, e con l’età la maggior parte di loro si è trasformata nei borghesi tanto aborriti, occupando posti nelle banche, negli enti pubblici, in politica, ma in loro è rimasta l’arroganza del “so tutto io” che imperava allora.

Ed anche i meno fortunati che non hanno avuto accesso a carriere importanti, cosa hanno lasciato in dote ai loro figli? Madri e padri spesso gareggiano in giovanilismo con i propri figli, sia nel comportamento che a livello estetico. I genitori non sono più tali, ma “amici”, mancano di autorità e non sono più di esempio. I figli ovviamente ne approfittano, non osservando più orari e rifiutando eventuali consigli e/o rimproveri. E forse ciò è anche la conseguenza di tanti atti di violenza che si osservano al giorno d’oggi nelle scuole, dove i docenti non vengono più rispettati.

E siamo solo all’inizio…

 

La visita

Abbiam tirato a sorte coi fiammiferi, chi ci doveva andare.
E’ toccato a me. Mi alzai dal tavolino,
Si avvicinava l’ora di visita in ospedale.


Non ha risposto nulla al mio saluto.
L’ho preso per la mano – l’ha ritratta
Come un cane affamato, che non vuole mollare l’osso.


Sembrava, che quasi si vergognasse di morire.
Non so, cosa si dice a uno come lui.
Ci alternavamo sguardi come un fotomontaggio.


Non mi ha chiesto di restare, né di andarmene.
Non ha chiesto di nessuno del nostro tavolino.
Né di te, Beppe, né di te, Titti, né di te, Lello.


Mi è venuto mal di testa. Chi a chi muore?
Lodavo la medicina e tre violette nel bicchiere.
Raccontavo del sole e mi spegnevo.


Che bello, che ci sono le scale, per correre giù.
Che bello, che c’è il portone, che si apre.
Che bello, che mi aspettate qui al tavolino.


L’odore dell’ospedale mi fa proprio svenire.

 

Wislawa  Szymborska, 1967
da “Sto pociech” (Cento consolazioni)

(traduzione di Alessandra Czeczott)

Il passato

È una curiosa creatura il passato
Ed a guardarlo in viso
Si può approdare all’estasi
O alla disperazione.

Se qualcuno l’incontra disarmato,
Presto, gli grido, fuggi!
Quelle sue munizioni arrugginite
Possono ancora uccidere!

 

Emily Dickinson –

il “golpe”

Certuni criticano Matteo Salvini asserendo che il vero “padrone” sarebbe Silvio Berlusconi, il che non corrisponde al vero.
Pensino piuttosto a Di Maio, sempre in contatto con Beppe Grillo e Davide Casaleggio (a che titolo, poi?), per seguirne i “consigli” o, meglio, i diktat.
Casaleggio infatti è PROPRIETARIO, tramite la sua agenzia di comunicazione ereditata dal padre Gianroberto,  del M5S  con cui i parlamentari eletti hanno dovuto firmare un contratto (non si sa di quale valenza giuridica).
Sempre tramite la suddetta agenzia, proprietaria anche della piattaforma Rousseau, Casaleggio controlla anche l’eventuale “contratto di governo” con la Lega, che verrà sottoposto all’approvazione o meno degli iscritti al M5S. Piattaforma soggetta a varie falle di sicurezza e ad hakeraggi, senza alcun controllo sulla regolarità delle votazioni e sulla veridicità dei risultati.
Tutto questo in dispregio dell’unica istituzione delegata a concedere la fiducia al governo, ossia il Parlamento. 
Non è immaginabile che un governo possa essere soggetto ad approvazione tramite un sondaggio sul web, tanto più che non tutti possono accedere alla suddetta piattaforma: la democrazia non si attua tramite dei click, ma nelle forme appositamente stabilite dalla costituzione. Hanno un bel coraggio a chiamarla “democrazia diretta”, quando invece si tratta della sottrazione di finalità pubbliche da parte di un’agenzia  privata.
E se i pentastellati vogliono escludere dall’eleggibilità i possessori di mass media (con chiaro riferimento a Berlusconi), a maggior ragione la stessa misura dovrebbe essere applicata a chi possiede agenzie di comunicazione, in quanto capaci di manipolare sensibilmente l’opinione pubblica.

Dio ce ne scampi se ad attuare una cosa simile fosse stato il Centrodestra: Rai 3, la 7, Sky, i vari giornalisti capitanati da Travaglio e Gomez, vari magistrati, i partiti di sinistra sarebbero insorti congiuntamente contro il “golpe fascista”, definendolo degno della dittatura di Pinochet,

Però lo fanno loro, i pentastellati, quindi tranquilli: tutto va bene.

La cipolla

Ben altro è la cipolla.
Non ha interiorità.
E’ di per sé cipolla anche in sezione
E fino al grado massimo della cipollità
Cipollinea di fuori,
cipollosa di dentro,
potrebbe in sé scrutare senza turbamento.
Dentro di noi selvatico ed estraneo
coperto a malapena dal velo della pelle,
si contiene un inferno
di anatomia in tormento,
nella cipolla invece c’è cipolla soltanto,
non viscere contorte.
Essa è più volte nuda
E uguale a sé fin nel profondo.
Non è contraddittoria la cipolla,
creatura riuscita la cipolla.
E’ semplice, alla prima sta dentro la seconda,
nella grande la piccola,
e poi la successiva,
cioè la terza e quarta.
Centripeta fuga.
Eco composta in coro.
La cipolla, ora capisco:
il più leggiadro ventre del mondo.
Da solo si adorna
Di aureole a sua gloria.
In noi – grassi, nervi, vene,
muchi e secrezioni.
E ci viene interdetta
L’idiota perfezione.

 

Wislawa Szymborska
Grandi Numeri

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