La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

poesia

Il modo tuo d’amare

Il modo tuo d’amare
è lasciare che io t’ami.
Il sì con cui ti abbandoni
è il silenzio. I tuoi baci
sono offrirmi le labbra
perché io le baci.
Mai parole e abbracci
mi diranno che esistevi
e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi,
mappe, telefoni, presagi;
tu, no.
E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze
quella solitudine immensa
d’amarti solo io.

(Pedro Salinas, da La voce a te dovuta)

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Nessuna parola

Poiché non mi veniva nessuna parola
(la parola era “addio”, ma non riuscivo a dirla)
ti ho dato il mio silenzio
ed ho ascoltato il tuo,

e non è stato un vuoto, ma condivisa pienezza
e ancora gioia, mentre accettavamo,
come la terra, un nostro tempo di neve,
bianco grembo d’attesa delle future estati.

Margherita Guidacci

“Inno alla gioia”


Senza titolo

Ti ho amata sempre nel silenzio
contando sull’ingombro
di quell’amore
                           e di quel silenzio
ed anche quando poi ci siamo scritti
la profilassi guidava la mia mano
perché ogni senso
fosse soltanto negli spazi bianchi
e nondimeno mi sentivo osceno
come se la piú ermetica allusione
grondasse la bava del questuante

Mai in ogni caso dubitai
che tu sapessi
finché scoprimmo insieme
di esser vissuti trent’anni nell’errore
tu ignorando
                         io presumendo
e allora in un punto è stato chiaro
che solo al muto
il battito del cuore
è rimbombante

Michele Mari

da “Cento poesie d’amore a Ladyhawke”, 


Auguri

Vi auguro sogni a non finire,
la voglia furiosa di realizzarne qualcuno.
Vi auguro di amare ciò che si deve amare
e di dimenticare ciò che si deve dimenticare.
Vi auguro passioni,
vi auguro silenzi,
vi auguro il canto degli uccelli al risveglio
e risate di bambini.
Vi auguro di resistere all’affondamento,
all’indifferenza,
alle virtù negative della nostra epoca.
Vi auguro soprattutto di essere voi stessi.

Jacques Brel, 


Non chiedere

Non chiedere dov’è la tua bambina

non chiederti chi le dice buonanotte ogni notte

ma prendi il suo sorriso più bello

e assottiglialo fino a ridurlo ad un filo

e con quel filo

strozza le tue domande

 

Michele Mari


La terza neve

Guardavamo dalle finestre,
là dove i tigli si stagliavano neri nella profondità del cortile.
Sospirammo ancora,
la neve non veniva,
ed era tempo, ormai, era tempo …
E la neve venne,
venne verso sera.
Essa giù dall’alto dei cieli
volava a seconda del vento
e nel volo oscillava.
A falde sottili come lamine fragili,
era confusa di sé stessa.
La prendevamo delicatamente nelle mani e stupivamo:
dunque, era quella la neve ?
Ma la neve ci rassicurava:
verrà, io lo so, verrà la neve vera.
Non vi turbate mi scioglierò,
non inquietatevi subito …
Dopo sette giorni venne la neve nuova.
Non venne precipitò.
Cadeva cosi fitta, da non potere tenere aperti gli occhi.
A tutta forza vorticava in cerchio, mugliando.
Con pervicace ostinazione voleva inseguire il trionfo perché tutti dicessero concordi:
si, è lei, la neve vera.
Che non dura un sol giorno, o due.
Ma disperò di sé, non resistette e si diede per vinta.
E se non si scioglieva tra le mani,
si scioglieva sotto i piedi …
E noi inquieti, ansiosi,
sempre più spesso scrutavamo l’orizzonte:
quando quella vera verrà ?
Perché era tempo, era tempo …
E un mattino,
appena alzati, pieni di sonno,
ignari ancora,
d’improvviso aperta la porta,
meravigliati, la calpestammo.
Posava, alta e pulita in tutta la sua tenera semplicità.
Era fittissimamente di sé sicura.
Giacque in terra, sui tetti,
e stupì tutti con la sua bianchezza.
Era davvero tanta,
ed era davvero bella.
Cadeva e cadeva,
nel baccano dell’alba,
fra il rombo delle macchine e lo sbuffare dei cavalli
e sotto i piedi non si scioglieva,
anzi diventava più compatta.
Giaceva fresca e scintillante e ognuno ne era abbagliato.
Ed era lei, la neve.
La vera.
L’aspettavamo.
Era venuta.

Evgenij Aleksandrovic Evtushenko


Il delfino

In quale oceano in quale notte

la sto perdendo

chiesi al delfino

Disse il delfino:

nell’acqua nera

dove quello che unisce separa

dove il silenzio è boato

dove sei perso anche tu

Michele Mari


Anima mia

Anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
e come s’affonda nell’acqua
immergiti nel sonno
nuda e vestita di bianco
il più bello dei sogni
ti accoglierà

anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
abbandonati come nell’arco delle mie braccia
nel tuo sonno non dimenticarmi
chiudi gli occhi pian piano
i tuoi occhi marroni
dove brucia una fiamma verde
anima mia.

Nazim Hikmet

dalla prigione di Bursa, 1948

La vita

La vita – è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;
essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;
distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;
stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.
Un’occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;
e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l’erba;
e seguire con gli occhi una scintilla di vento;
e persistere nel non sapere
qualcosa d’importante.

Wislawa Szimborska

 


Lei avanza in bellezza, come la notte

Lei avanza in bellezza, come la notte

di climi tersi e di cieli stellati,

tutti i pregi della luce e della tenebra

s’incontrano nel suo aspetto e nei suoi occhi:

così addolciti a quella luce tenera

che il cielo nega allo sfarzo del giorno.

Un’ombra ancora, un raggio in meno,

forse avrebbero mutato la grazia senza nome

che ondeggia a ogni treccia corvina,

o dolcemente le illumina il volto,

dove pensieri limpidi e soavi svelano

quanto pura e preziosa la loro dimora.

Su quella guancia, e su quella fronte,

così dolci e calme ma eloquenti,

i sorrisi che vincono, i colori accesi,

parlano solo di giorni nel bene,

di un’anima in pace con tutto,

di un cuore innocente al suo amare.

Lord George Byron