La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

poesia

MORTE PER CAPITALISMO ALLO STADIO TERMINALE

Morte per capitalismo allo stadio terminale
(dedicata a Moritz Erhardt *)
Monica Maria Seksich, Torino

Mi sono venduto la vita a 21 anni
perché volevo quella facile morto nella doccia
una morte ad alta prestazione
21 ore al giorno per 3 giorni
schiavo ben pagato
di un pensiero stupido
e il solito girotondo
di caffè, coca e paura.

La morte mi ha portato via di qua
prima che io diventassi
carnefice di altri
forse per un secondo ho capito
che sarei vissuto sempre così
per soldi
che non avrebbero significato più niente
per un Maligno che ci paga bene
e ride della nostra ottusità

110 ore di lavoro per settimana
prostituta del tabulato
toy boy della Bank of America
la mia anima è fuggita via da me
morta di capitalismo allo stadio terminale.

Monica Seksich

 

* https://www.corriere.it/esteri/13_agosto_20/gb-stagista-21enne-muore-dopo-72-ore-lavoro_5e40a5cc-099c-11e3-90e1-47a539d609c3.shtml

 

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Senza titolo

Potrei anche dire che l’amore è come l’alcool.

Lo provi una volta, ti fa girare la testa, ne vuoi ancora e ancora.

Ti fa sentire male, tanto male che dirai di non voler provare mai più.

Ma poi, al prossimo bicchiere ci ricascherai.

E non dirai di no. –

Charles Bukowski.


Inverno

Il giorno schietto
d’inverno inasprisce le carraie,
aguzza il taglio della pietra, sopra i poggi pelati
brucia i pochi fili d’erba.
Chi affastella legna, chi sciorina
panni s’affretta; sgretola la crosta
con le scarpe chiodate, con gli zoccoli,
spranga l’uscio di casa.
È un tempo che fa bruschi i conciliaboli,
ruvide le parole ed i commiati.
…Antenne
e nervature d’alberi, di rovi
graffiano i venti del tramonto…

    Mario Luzi

    (Immagine Albert Sisley)

 


da “Fatti vivo”

Hai detto:
il migliore degli uomini
è il samurai,
il migliore degli alberi
il ciliegio.
E ora sto sul crinale,
indecisa,
a chi assomigliare,
quale dei due splendori:
sobri vegliare e vegliare,
ebbri gettarsi 
in una nuova fioritura,
incendiare”.


Chandra Livia Candiani


Pianura

Lago.
Il lago.


Le sponde sprofondate.


La gru sotto la nube. Bianca,


rischiara
millenni
di popoli pastori. Con il vento

son salito sul monte


e qui vivrò. Fui cacciatore


ma solo l’erba


mi avrà.

Insegnami a parlare, erba,


insegnami a esser morto e sentire


a lungo, e a parlare, pietra,


insegnami a sostare, acqua,


non domandare di me, e del vento.

Johannes Bobrowski


Compra, consuma sempre

Compra, compra più che puoi


consuma, consuma. Chiavatene


di qualsiasi rapporto.


Schiaccia tutto e tutti


compra sempre, porta tutto a casa


più che puoi.


Riempiti, riempiti con avidità.


Non guardare in faccia 


nessuno.
Circondati di alte mura


che non ti raggiunga l’erba


o voce umana


affonda, affonda nella merda


più che puoi.


Sta bene in guardia


compra, porta a casa


consuma sempre.


Guarda in giro, sta attento


che non ti derubino


schiaccia
qualsiasi fiore


qualsiasi pianta.


Compra compra sempre


porta a casa


più che puoi


consuma consuma


affonda, affonda nella merda


merda merda merda.

Ottiero Ottieri


Senza titolo

E solo una volta ho sognato

la strada lavata dalle piogge

e i solchi all’ora del tramonto

miseramente nella polvere

e l’onda profonda della segale

e il silenzio sui campi…

Solo una volta. Quanto allora balenò

mi è uscito di mente.

E ce n’erano di cose, eccome:

da far impazzire i miei compagni di viaggio.

Loro nelle soffitte, negli scantinati,

nei boschi tedeschi, nelle sale del Louvre

sono pieni di sterile nostalgia.

A me non è accaduto.

Nina Berberova


Rimani

Rimani! Riposati accanto a me.

Non te ne andare.

Io ti veglierò. Io ti proteggerò.

Ti pentirai di tutto fuorché d’essere venuto a me, liberamente, fieramente.

Ti amo. Non ho nessun pensiero che non sia tuo;

non ho nel sangue nessun desiderio che non sia per te.

Lo sai. Non vedo nella mia vita altro compagno, non vedo altra gioia

Rimani.

Riposati. Non temere di nulla.

Dormi stanotte sul mio cuore…

Gabriele d’Annunzio


Notturno invernale

Così lieve è il tuo passo, fanciullo,
che quasi non t’odo,
dietro me, sul sentiero.
E così pura è l’ora, così puro
il lume delle grandi stelle
nel cielo viola
che l’anima schiarisce
dentro la notte
come i tetri pini che albeggiano
nel biancore della neve.
Un alto sonno tiene la foresta
ed i monti
e tutta la terra.
Come una grazia cade
dal cielo il silenzio.
Ed io ti sento l’anima battere,
dietro il silenzio,
come un filo vivo di acque
dietro un velo di ghiaccio –
e il cuore mi trema,
come trema il viandante
quando il vento gli porta
attraverso la notte
l’eco d’un altro passo
che segue il suo cammino.
Fanciullo, fanciullo,
sopra il mio cammino,
che va per una landa senza ombre,
sono i tuoi puri occhi
due miracolose corolle
sbocciate a lavarmi lo sguardo.
Fanciullo, noi siamo
in quest’ora divina
due rondini che s’incrociano
nell’infinito cielo,
prima di mettersi in rotta
per plaghe remote.
E domani saremo
soli
col nostro cuore
verso il nostro destino.
Ma ancora, nel profondo, tremerà
il palpito lontano delle ali sorelle
e si convertirà
in nuova ansia di volo.

Antonia Pozzi

gennaio 1931


Quando il pensiero

Quando il pensiero di te mi accompagna
nel buio, dove a volte dagli orrori
mi rifugio del giorno, per dolcezza
immobile mi tiene come statua.
Poi mi levo, riprendo la mia vita.
Tutto è lontano da me, giovanezza,
gloria; altra cura dagli altri mi strana.
Ma quel pensiero di te che vivi,
mi consola di tutto. Oh tenerezza
immensa, quasi disumana!

Umberto Saba