La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Personale

La riunione

Quest’anno salterò la riunione con le compagne e compagni di scuola (questi ultimi erano solo 4 su un totale di 27 alunni), riunione che si tiene ogni decennio dal conseguimento del diploma.

Da domenica scorsa infatti siamo nuovamente qui a Milano, però, sono sincera, queste riunioni stanno diventando meste e monotone.

Un po’ perché essendoci persi di vista da tanto tempo, esauriti i convenevoli e le prime notizie (ormai basta parlare di figli, si passa direttamente ai nipoti), si inizia anche a parlare degli assenti: già, perché mancando per ragioni legate all’età vari professori, adesso purtroppo inizia anche la conta di chi non c’è più tra gli alunni.

Inevitabilmente cala la tristezza…

Differente invece l’incontro con le compagne di scuola delle elementari.

Innanzitutto, eravamo tutte dello stesso quartiere e ci si frequentava anche fuori dalla scuola, durante le ore di gioco e le vacanze estive. Spesso poi ci si riuniva a casa di qualcuna per fare assieme i compiti. Ancora oggi incontro spesso qualche compagna per la strada e ci si ferma a bere un caffè ed a fare qualche chiacchiera. Qualcuna si è trasferita in altra parte della città, però spesso ritorna a trovare genitori o altri parenti che ancora sono rimasti in questo rione.

Con le compagne delle medie e delle superiori invece non c’è mai stato questo stretto contatto, tranne che con un paio di loro, praticamente quelle rare con le quali condividevo il tragitto tra casa e scuola, mentre altre abitavano in altre parti della città, se non addirittura nei paesi limitrofi.

Senza dubbio, durante il pranzo che si terrà tra qualche giorno mi farò viva per cellulare per un saluto a tutte/i. Però il mio impegno finirà là.

Per la riunione del prossimo decennio chissà…intanto speriamo di esserci ancora 😀 .

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Serie televisive

Quando anni addietro trasmettevano le serie alla televisione non le guardavo mai. Infatti se per un qualsiasi motivo si perdeva un episodio, spesso non si riusciva più a seguire l’intreccio degli avvenimenti, quindi si restava con la curiosità di sapere come si fosse svolta la vicenda.

Parlo naturalmente di quelle serie a puntate, non certo quelle serie con i medesimi personaggi, ma con episodi a sé stanti, che si concludevano volta per volta.

Adesso però in commercio si trovano i cofanetti contenenti le intere serie, quindi mi sono fatta tentare da qualche fiction degli anni passati.

Tra i primi cofanetti che ho acquistato ci sono vari sceneggiati italiani, molti ancora in bianco e nero, però qualche tempo fa mi sono fatta tentare da Twin Peaks, anche perché mi piace molto David Linch, pur nella sua eccentricità.

A suo tempo di quello sceneggiato in ufficio ne parlavano tutti, alla radio continuavano a trasmettere la sigla, davvero bella, come le altre musiche, e mi era rimasta la curiosità di sapere di quale storia si trattasse, quindi ho acquistato il cofanetto più che volentieri.

La prima puntata (il “pilot”) era scivolata via tranquillamente…bella fotografia, la storia si prospettava come un giallo da seguire con attenzione, l’ambientazione era bella ed anche i personaggi sembravano azzeccati.

Poi sono iniziate le perplessità, quando sono cominciate le situazioni “esoteriche”, però le ho accettate, conoscendo Linch, che ad un certo punto della storia stravolge tutto, come ad esempio ha fatto in Mullholland Drive, dove realtà e sogno sono strettamente intrecciate.

L’unica cosa che mi ha lasciato perplessa però è la fine della serie (parlo sempre di quella originale, l’altra che si svolge 25 anni dopo non ho proprio intenzione di acquistarla).

Dicevo che sono rimasta perplessa, non tanto per la fine, con il famigerato Bob che si impossessa dell’agente Cooper, quanto per le situazioni che sono rimaste irrisolte, sospese… Che fine avrà fatto quel povero disgraziato di Leo, lasciato solo soletto in una capanna in mezzo al bosco, con una corda tra i denti? E James Hurley, che se ne è andato ancora tempo addietro con la sua moto, pur promettendo di ritornare? Hank Jennings è sempre in carcere? Ed ora che Nadine Hurley ha riacquistato la memoria, come finirà la storia tra suo marito Ed Hurley e Norma Jennings, che sembravano essersi avviati verso una vita in comune? Inoltre, come si evolverà la storia di Dana, dopo che ha saputo di essere figlia di Benjamin Horne, e quindi sorellastra di Audrey?

Troppe risposte inevase. Probabilmente molte cose verranno “spiegate” (?) nel sequel di 25 anni dopo che però, come ho già scritto, non ho intenzione di acquistare per evitare che alle domande irrisolte se ne aggiungano delle altre.

 


Libri

…Non esistono due libri uguali perché non sono mai esistiti due lettori uguali. E che ogni libro letto è, come ogni essere umano, un libro singolare, una storia unica ed un mondo a parte. “

Il vantaggio dei libri…era che potevi appropriarti delle vite, delle storie e delle riflessioni che racchiudevano, e quando finivi di leggerli, non eri mai la stessa persona di quando li avevi cominciati. Alcune di quelle pagine erano state scritte da persone molto intelligenti; e se le sapevi leggere con umiltà,pazienza ne desiderio di imparare, non ti deludevano mai. Persino quello che non capivi ti restava lì, in un angolino della testa; pronto ad assumere un senso nel futuro, trasformandosi in una scoperta bella o utile.”

Arturo Pérez-Reverte

La regina del Sud

Sarà per questo che preferisco leggere un libro ed immaginarmi i personaggi secondo la mia fantasia. Quando trasportano un libro in un film, sono più le volte che resto delusa da quelle in cui il film mi soddisfa pienamente, anche perché spesso, per esigenze di sceneggiature, la trama viene tagliata se non addirittura stravolta. Quindi,tranne poche eccezioni, preferisco sempre il libro.

La gente comunque si divide in varie categorie: quelle che prima leggono il libro e si rifiutano categoricamente di vedere il film, quelle che guardano solo il film disinteressandoci completamente del libro, quelli che invece abbinano la lettura alla visione del film (prima o dopo, non ha importanza), per sentenziare, solitamente, che il libro è meglio del film, mentre raramente dicono il contrario.

Però, se come diceva Alfred Hitchock il film non è un pezzo di vita ma una fetta di torta che va gustata sul grande schermo, il libro cosa rappresenta? Per me, un pranzo completo, dall’antipasto (rappresentato dalla copertina) al dolce, ossia il risvolto in terza pagina.


Ambientalisti

C’è una categoria di persone che considero potenzialmente pericolosa, quella degli ambientalisti. Li ritengo pericolosi per la stupidità che spesso dimostrano.
Certo, l’ambiente va rispettato e salvaguardato, però ci vuole moderazione. Costoro invece partono lancia in resta contro ogni iniziativa mirante a modernizzare le cose, pongono mille paletti, mille intralci, forti della loro arroganza e presunzione. E talvolta anche ignoranza.
Il risultato? Tantissime iniziative, anche vòlte alla sicurezza, vengono bloccate da un’assurda burocrazia che deve rispettare ogni minimo cavillo studiato da questi esseri, con il risultato che opere importanti non vengono effettuate perché le norme da rispettare sono troppe e gli interventi necessari per adempiere a tutte le regole diventano troppo dispendiosi ed i tempi si dilatano notevolmente. Senza contare che l’aumento della burocrazia oltre all’aumento dei costi causa pure un aumento della corruzione.

Non parliamo poi di quando dissertano sul clima.

Tutti a parlare dell’antropizzazione, ma nessuno considera che il clima sono millenni che registra variazioni indipendentemente dalla presenza o meno dell’uomo.

Non parlatemi quindi di cambiamento climatico e, conseguentemente, di migranti climatici, non parlatemi di “condizioni avverse”.

Israele era un deserto e lo hanno trasformato in un giardino; in Olanda, grazie alle dighe e ad opere umane intelligenti, hanno recuperato al mare vastissime aree (ricordo ancora il mio stupore quando una sera, uscendo dall’albergo di Warder dove dimoravamo (Tolhuus), situato in un polder, salendo su un terrapieno a lato del parcheggio, scoprii che oltre c’era il mare, e che l’albergo era abbondantemente al di sotto!); in Giappone e California costruiscono grattacieli antisismici, capaci di reggere scosse oltre l’ottavo grado Richter.

Io credo nella “volontà” di fare, non di aspettare supinamente che gli eventi accadano e di essere sopraffatti da loro, e di utilizzare tutto quanto il progresso e la scienza ci hanno messo a disposizione

Ed ora parlo degli ambientalisti nostrani, anzi, quelli che mi stanno più vicini, quelli del mio territorio.

Per anni abbiamo dovuto contare moltissimi morti perché non ci si decideva a costruire una superstrada tra Bolzano e Merano, poi in fase di progettazione i soliti ambientalisti si erano opposti perché la volevano a sole due corsie, fortunatamente il governatore di allora, che non finiremo mai di ringraziare, si impuntò e la strada venne costruita a due corsie per ogni senso di marcia: solo allora i paesini lungo la provinciale, stretti nella morsa del traffico specialmente nel periodo della vendemmia e della raccolta delle mele quando i trattori intasavano la strada e si formavano lunghissime colonne, iniziarono a respirare, ed ora la strada è diventata una via panoramica simile alla Romantische Strasse germanica. Gli ambientalisti bolzanini poi sono i meno intelligenti di tutti: con la città che conta più piste ciclabili in tutt’Italia, ogni tanto promuovono la manifestazione “Bolzano in bici”, con conseguente chiusura di TUTTE le vie cittadine, dalle 9 alle 17. Semplicemente demenziale.

Forse sono imbufalita anche perché la cosa mi tocca direttamente: il giorno 24 prossimo, in cui si svolgerà la “festa”, noi saremo di ritorno dalla Germania. Ovviamente, dovendo lasciare l’albergo entro le ore 11, mettiamoci anche 4 ore di viaggio con molta calma, alle 15 dovremmo essere a Bolzano… Per due ore che faremo? In città non si potrà entrare, quindi resteremo in auto con tutti i bagagli ad aspettare come due cretini. Una situazione già vissuta tempo fa al rientro da Milano.

Ah, naturalmente a quell’ora rientreranno in blocco quanti erano usciti prima dell’orario stabilito, e sai che bell’inquinamento, alla faccia dell’aria pulita!

 


Supermarket

Dovrebbe essere un momento abbastanza tranquillo non essendo ora non di punta, circa le 13, quando molti sono già seduti a tavola per il pranzo, però c’è una fila interminabile all’unica cassa aperta, l’altra è chiusa e le quattro automatiche sono inagibili per aggiornamento di sistema o qualcosa del genere.
Solitamente ho molta pazienza con le mamme che hanno bambini piccoli al seguito, o con le persone anziane che hanno difficoltà di movimento ed armeggiano parecchio tempo alla ricerca del portafoglio e nel contare le monetine; è normale che si attardino, quindi aspetto sempre comprendendo la loro situazione.
Quando però c’è una balda signora/signorina sui trent’anni circa, senza menomazioni fisiche, che invece di imbustare celermente la spesa se ne sta al cellulare a chiacchierare del più e del meno con un’amica e tarda pure a pagare, allora mi viene istintivo sacramentare a voce non propriamente bassa contro l’imbecillità e l’ineducazione di certe persone.
Per ricompensa, uno sguardo di complicità e riconoscenza da parte della cassiera e di quanti attendono pazientemente il proprio turno.


La fisarmonica

Sabato, giorno di mercato.

Folla di persone che brulicano come insetti in un formicaio, spostandosi da un settore all’altro, esaminando abiti ed accessori oppure prodotti ortofrutticoli e specialità regionali.

Resto sempre sorpresa da come la gente si muova in maniera frenetica e si incroci senza mai scontrarsi negli stretti corridoi tra una bancarella e l’altra.

Ad un tratto, tra il brusio della folla, il suono di una fisarmonica.

Un uomo sulla quarantina, camicia a quadri, bermuda, piedi nudi infilati in un paio di sandali, gli occhi di quel celeste chiaro tipico delle popolazioni di etnia slava, la schiena appoggiata al muro nei pressi di un passaggio ed il berrettino per terra nel quale navigano pochi spiccioli, suona un motivo sconosciuto ma appassionante.

Di colpo, ritorno indietro nel tempo, quando ero bambina, ed i suonatori ambulanti passavano di cortile in cortile strimpellando motivetti popolari sui loro strumenti – fisarmoniche appunto, ma anche armoniche o violini – mentre le massaie si affacciavano ai balconi gettando loro alcune monetine che venivano raccolte da un ragazzetto che accompagnava gli adulti. Spesso c’era anche il classico omino con la gabbietta dalla quale un pappagallino porgeva il “pianeta della fortuna” con l’oroscopo ed i numeri da giocare al lotto, oppure un fogliettino con il testo delle canzonette allora in voga.

Qualche bambina seguendo la musica accennava a qualche passo di danza, tutti i piccoli interrompevano i loro svaghi – i giochi poveri di quel tempo, la corda, la palla, le biglie – per ascoltare i suonatori e scortarli nel loro girovagare tra i vari cortili.

Allora la fisarmonica era uno strumento che non mi piaceva, forse proprio a causa delle canzoncine popolari che suonavano, ed ho imparato a conoscerlo ed apprezzarlo molto tempo dopo, quando ho ascoltato i brani di Astor Piazzolla e di Richard Galliano, solo per citare i più noti, che eseguivano brani di tutt’altra levatura.

 


Stufa

Comincio ad essere stufa di facebook.

Stufa della sua censura. Mi si obietterà che, essendo un sito gestito da un privato, può controllare ciò che si può o no  pubblicare. 

Giusto, però a volte la censura è a senso unico. Mi è capitato di segnalare delle richieste di amicizia chiaramente a sfondo pornografico (bastava cliccare sui link che allegavano) o dei siti antisemiti, e mi è stato risposto che non violavano le regole di comportamento del network.

Pure il sito antisemita! E dire che Zuckerberg è ebreo!

Stufa di non poter usare la parola “clandestino” per indicare  chi arriva  in casa nostra senza documenti  e senza averne titolo, e dover  invece usare l’orrendo termine “migrante”.

Stufa di dover utilizzare le parole “rom,  Sinti,  camminante”  al posto di  zingaro, che fino a poco tempo fa faceva parte del nostro  lessico usuale. 

Perfino stufa di non poter usare l’italianissimo termine negro, che si reperisce in ogni vocabolario e deriva dal latino. 

Gli americani lo considerano offensivo?  Lo sostituiscano pure con Black, che poi molti Black ormai non sono più  nemmeno tanto neri ma di un color cioccolata o caffelatte appena macchiato, tipo l’Obama. Usare il termine “di colore” è stupido…pure il bianco è un colore…o no?

Stufa di leggere e ascoltare mass media asserviti che offendono la nostra lingua utilizzando improbabili termini vòlti al femminile pur di compiacere “qualcuna” che occupa un alto scranno.

Non ci arrivano che non è la parola ad essere offensiva, ma il contesto nel quale la si usa.

Posso dire con ammirazione :”Mio figlio ha un ottimo professore negro di matematica”, come posso anche dire “levati dai coglioni nero di merda”.  Qual è il contesto maggiormente offensivo?  Quello “politicamente corretto” con la parola nero, oppure l’altro? 

Duro farlo capire a certe zucche vuote.

(Zucca si può dire o devo scrivere cucurbitacea?)


Fotografie

Ci sono fotografie che hanno la bellezza di certi quadri classici, sia nella plasticità delle forme, che nella costruzione dell’immagine. Sono due fotografie di avvenimenti recenti, una di queste diventata anche famosa sui media, la carezza di un poliziotto, la visiera alzata, ad una donna etiope che deve sgombrare dal palazzo di piazza Indipendenza.

L’altra, altrettanto efficace dal punto di vista visivo e che è relativa al salvataggio del piccolo Pasquale ad Ischia, richiama addirittura delle immagini di Caravaggio, sarà per lo sfondo scuro o per la luce che illumina frontalmente i soggetti.

Pur non essendo fotografie artistiche nel vero senso della parola, ma scatti relativi ad avvenimenti nello stile del reportage, trasmettono comunque delle emozioni.

Per questo ho voluto riportarle qui.

Un poliziotto in tenuta antisommossa e una donna eritrea di nome Genet in piazza Indipendenza a Roma, durante lo sgombero di ieri (ANSA/ANGELO CARCONI)

 


Tempo di pulizie

Sto cercando di fare un po’ di pulizia sui miei tre pc, uno alla volta s’intende, e sui tre hard disk esterni… Immagini scaricate che al momento mi erano piaciute, testi salvati ormai non più attuali. Una marea di spazzatura che non serve a nulla accumulate nell’arco di una quindicina di anni, molte cose doppie se non addirittura triple. Un lavoro bestiale.

Intanto inizierò dalle fotografie, che dovrò provvedere anche a classificare, poi seguirà il resto.

Boh, almeno ci provo 🙂


Finalmente…

 

Caldo.
Afa.
Sudore.
Aria immobile.


Poi, lontano, il borbottio di un tuono.
Si alza il vento, che ammassa rapidamente le nuvole.
Il cielo si offusca, gli uccelli zittiscono improvvisamente, mentre i tuoni si fanno sempre più vicini.
Ed ecco i primi goccioloni, che formano piccoli crateri nel terreno polveroso o schioccano sui cubetti di porfido o sull’asfalto ancora rovente nonostante sia ancora mattina, evaporando subito dopo.

 

Una breve interruzione, che mi fa pensare “Tanto rumore per nulla”, ed inviare silenziose maledizioni ai servizi meteorologici che da giorni prevedono pioggia.

 

Ci sediamo all’interno del solito ristorantino dove pranziamo alla domenica e, finalmente, inizia a piovere a dirotto.

Finiamo di mangiare e piove ancora… Tornando a casa, nonostante l’acqua continui a cadere, anche se non più così scrosciante, non mi riparo neppure sotto l’ombrello. Mi rinfresco e mi rigenero…

 

Bellissima, questa pioggia, così anelata…ed ancora adesso, dopo 5 ore, continua.

Finalmente un po’ di fresco: speriamo che resista.