La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Personale

Hallo, Johnny

Un altro pezzo di gioventù se n’è andato, con la morte di Johnny Hallyday.

E per gioventù intendo anche la scuola.

Già, perché mi avevano assegnato, tramite sorteggio, all’unica sezione dove si studiava francese.

La professoressa era un’insegnante molto giovane che iniziò a parlare fin dal primo giorno in quella lingua a noi sconosciuta e per farci appassionare veniva in classe con il giradischi e le incisioni sia di Johnny Hallyday che di Sylvie Vartan, che ai quei tempi erano sposati, e ci faceva tradurre i testi delle canzoni. Non solo, ma al posto dei libri di testo, che usavamo certamente ma non con continuità, ci faceva comperare Paris Match, e là in classe leggevamo, traducevamo e commentavamo i vari articoli, e quando incontrava una regola grammaticale o un gallicismo particolare, ce lo faceva notare e ci forniva la relativa spiegazione, che restava così impressa nelle nostre menti.

Ovvio questo sistema ci rendeva tutte contente (la classe era praticamente tutta femminile, tranne un paio di maschi capitati là per caso), ed eravamo invidiate da quanti seguivano invece i corsi d’inglese con il metodo tradizionale. Inutile dire che l’insegnante era letteralmente adorata, e veniva ricompensata con gli ottimi risultati che conseguivamo.

Ed oggi la morte di Johnny Hallyday mi ha riportato alla mente quel periodo.

 

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Identità di vedute

Oh, finalmente qualcuno che la pensa come me e che esprime, anche se con qualche volgarità, quello che ho scritto io il 3 novembre scorso 🙂 .


Mercatino

Aria di Natale, primi turisti in attesa del pienone in occasione del ponte dell’Immacolata


sciopero!

Domani, come ogni altro successivo martedì, inizio la mia piccola guerra personale contro Facebook, astenendomi da questo network per un’intera giornata alla settimana, in quanto non condivido certi atteggiamenti censori.
Mi si obietterà che sono “in casa d’altri” e che quindi ci sono determinate regole da rispettare.
Giusto, sono la prima a dire che le regole devono esserci e che vanno rispettate, però queste debbono essere chiare ed uguali per tutti e non soggette alla discrezionalità di alcuni ottusi censori.
Capita che le stesse opinioni espresse da qualcuno vengano cancellate se non addirittura punite col ban per un periodo più o meno lungo, espresse invece da altri passino letteralmente inosservate. Lo stesso dicasi per certe immagini.

Ecco, questa cosa mi ha veramente stufato, questo atteggiamento “due pesi e due misure” non mi sta bene.
La mia è una piccola lotta… Ma forse una goccia può ingrandirsi piano piano.
Io, per mio conto, inizierò ad astenermi ogni martedì. Poi si vedrà.

Intanto mi sembra che almeno cinque o sei persone condivideranno questa mia protesta 🙂

#ungiornosenzafacebook #controlacensura

 

 

 


è tornato!

Giornata, anzi pomeriggio, campale.

Dopo un sacco di tempo sono finalmente rientrata in possesso del mio portatile, quello che opera su Window 10; degli altri due in mio possesso, uno ormai (il famoso “vecchio scassone”) non lo uso più, in quanto monta un vecchissimo XP, mentre l’altro, con Window 7, è quello che ho utilizzato in questo periodo ed è pure quello che porto con me a Milano.

Ho fatto raddoppiare sia la memoria che la RAM, quindi quando caricherò foto e documenti dovrebbe essere notevolmente più veloce, solo che cambiando il disco rigido ho dovuto reinstallare tutte le applicazioni che avevo, dalla posta a WordPress, da Facebook a Twitter,  Pinterest e Vkontakte…una rogna per recuperare gli account e le password 😀 , però ce l’ho fatta. Inoltre ho dovuto scaricare altri programmi come Apache, Acrobat, VLC. Ah, anche collegare il WI-FI, con una password che non finisce più, e scaricare Mozilla, anche se Chrome è quello che uso più spesso…tutte cosette che richiedono un po’ di tempo.

Manca ancora qualcosa, come gli altri account di posta, però credo che con domani riuscirò a fare tutto e spero anche di fare a tempo di mettere in rete i due PC per trasbordare i documenti che mi servono e che non ho sul cloud.

Ah, e chi si ricorda più anche come avevo sistemato le mie cartelle sul W10?

Devo ricominciare tutto da capo!


Al cinema

A Bolzano al cinema non vado mai, anche perché ho una consistente videoteca.

Tanto per dire, l’ultimo film che mi ricordo di aver visto è “Bianca e Bernie” quando i miei figli erano ancora bambini, ed in una sala, il Boccaccio, che ormai non c’è più in quanto l’edificio è stato demolito.

A Milano però succede di andare a vedere qualche prima visione, come ieri sera.

Davano la nuova versione di “IT” di Stephen King che non apprezzo particolarmente tranne in qualche pellicola, perché i suoi finali sono sempre troppo esasperati. Però eravamo in compagnia, tutti ne erano entusiasti, quindi dopo cena ci siamo avviati alla multisala dove lo proiettavano. I posti erano già stati prenotati tramite internet, ultima fila, poltrone comode e mi accingevo a gustarmi lo spettacolo.

Qui però è iniziata la tragedia.

A fianco a me, proprio attaccata alla mia poltrona, una coppia di maleducati e cafoni. Pochi minuti dopo l’inizio hanno tirato fuori un sacchetto di popcorn formato condominiale lei, altro sacchetto di patatine formato famiglia allargata lui ed hanno cominciato a sgranocchiare allegramente per tutta la durata del primo tempo. Non era tanto lo sgranocchiare che dava fastidio, anche se mi sembrava di essere seduta accanto ad una famiglia di criceti, quanto lo stropiccìo della carta stagnola.

Ho sopportato per un quarto d’ora circa poi, esasperata, ho chiesto alla combriccola (eravamo in cinque in totale) se potevano scalare di un posto. Fortunatamente i posti in quella fila erano vuoti, quindi l’operazione è potuta andare in porto. Il rumore c’era comunque, ma almeno era meno fastidioso.

L’operazione rosicchiamento è terminata giusto alla fine del primo tempo, quindi credevo di potermi gustare in pace almeno il secondo tempo.

Errore!

Lei ha iniziato a tirar fuori il cellulare, scrivendo compulsivamente su non so quale social, naturalmente con i suoni tastiera, bassi ma comunque udibili, e con una luminosità da discoteca. Ero perfino tentata di accendere il mio cellulare in modalità torcia e puntargliela in faccia, però sono una persona PURTROPPO educata, e non l’ho fatto.

Mi domando che razza di tare mentali abbiano coloro che vanno al cinema per mettersi a chattare durante la proiezione: posso capire se uno ha problemi di reperibilità, ma non era certo il caso della tizia che inviava faccine e smiles a tutto spiano! Per mio conto, al cinema dovrebbero assicurarsi che i cellulari vengano spenti, tranne appunto i casi di reperibilità (medici e simili).

Benedetta sia la mia videoteca, il mio divano, le mie comodità, quando posso eventualmente interrompere la visione per mangiarmi un gelato o sospendere in casi di attacco di sonnolenza e senza roditori importuni a fianco!


Qualche giorno al lago

Qualche giorno al lago…

Per evitare lo stress del viaggio andata-ritorno in giornata, che ci lasciava solo qualche ora per restare in compagnia della nostra amica, abbiamo deciso di pernottare due notti in un B&B poco distante da casa sua.

Bello partire da Milano con calma, ammirando i colori cangianti della campagna ai lati della strada, che sfumavano nella foschia grigia, da dove emergono in lontananza campanili snelli.

Ci aspettavamo la pioggia, invece le giornate sono state solo nuvolose, ma senza precipitazioni. Ho finalmente potuto indossare le maglie pesanti e la giacchina imbottita che mi ero portata appresso e che non avevo mai potuto mettere in quanto a Milano le giornate si sono rivelate piuttosto calde, non sembrava nemmeno autunno.

Abbiamo trascorso questo periodo in tranquillità, senza fretta, godendoci la pace del luogo, attorniati da gatti e gattini vari che zampettavano dappertutto, chiacchierando e raccontandoci mille cose con una tazzona di tisana e biscottini vari in attesa che tornasse la sera per poterci ritirare nella nostra stanza.

Prima di dormire, uno sguardo dal balcone con vista lago: le casette con le finestre illuminate, le strade strette ed i lampioni accesi che brillano nel crepuscolo con gli aloni giallo-zafferano che perforano la nebbiolina…

Tranquillità, pace, serenità…ogni tanto se ne avverte il bisogno.


La riunione

Quest’anno salterò la riunione con le compagne e compagni di scuola (questi ultimi erano solo 4 su un totale di 27 alunni), riunione che si tiene ogni decennio dal conseguimento del diploma.

Da domenica scorsa infatti siamo nuovamente qui a Milano, però, sono sincera, queste riunioni stanno diventando meste e monotone.

Un po’ perché essendoci persi di vista da tanto tempo, esauriti i convenevoli e le prime notizie (ormai basta parlare di figli, si passa direttamente ai nipoti), si inizia anche a parlare degli assenti: già, perché mancando per ragioni legate all’età vari professori, adesso purtroppo inizia anche la conta di chi non c’è più tra gli alunni.

Inevitabilmente cala la tristezza…

Differente invece l’incontro con le compagne di scuola delle elementari.

Innanzitutto, eravamo tutte dello stesso quartiere e ci si frequentava anche fuori dalla scuola, durante le ore di gioco e le vacanze estive. Spesso poi ci si riuniva a casa di qualcuna per fare assieme i compiti. Ancora oggi incontro spesso qualche compagna per la strada e ci si ferma a bere un caffè ed a fare qualche chiacchiera. Qualcuna si è trasferita in altra parte della città, però spesso ritorna a trovare genitori o altri parenti che ancora sono rimasti in questo rione.

Con le compagne delle medie e delle superiori invece non c’è mai stato questo stretto contatto, tranne che con un paio di loro, praticamente quelle rare con le quali condividevo il tragitto tra casa e scuola, mentre altre abitavano in altre parti della città, se non addirittura nei paesi limitrofi.

Senza dubbio, durante il pranzo che si terrà tra qualche giorno mi farò viva per cellulare per un saluto a tutte/i. Però il mio impegno finirà là.

Per la riunione del prossimo decennio chissà…intanto speriamo di esserci ancora 😀 .


Serie televisive

Quando anni addietro trasmettevano le serie alla televisione non le guardavo mai. Infatti se per un qualsiasi motivo si perdeva un episodio, spesso non si riusciva più a seguire l’intreccio degli avvenimenti, quindi si restava con la curiosità di sapere come si fosse svolta la vicenda.

Parlo naturalmente di quelle serie a puntate, non certo quelle serie con i medesimi personaggi, ma con episodi a sé stanti, che si concludevano volta per volta.

Adesso però in commercio si trovano i cofanetti contenenti le intere serie, quindi mi sono fatta tentare da qualche fiction degli anni passati.

Tra i primi cofanetti che ho acquistato ci sono vari sceneggiati italiani, molti ancora in bianco e nero, però qualche tempo fa mi sono fatta tentare da Twin Peaks, anche perché mi piace molto David Linch, pur nella sua eccentricità.

A suo tempo di quello sceneggiato in ufficio ne parlavano tutti, alla radio continuavano a trasmettere la sigla, davvero bella, come le altre musiche, e mi era rimasta la curiosità di sapere di quale storia si trattasse, quindi ho acquistato il cofanetto più che volentieri.

La prima puntata (il “pilot”) era scivolata via tranquillamente…bella fotografia, la storia si prospettava come un giallo da seguire con attenzione, l’ambientazione era bella ed anche i personaggi sembravano azzeccati.

Poi sono iniziate le perplessità, quando sono cominciate le situazioni “esoteriche”, però le ho accettate, conoscendo Linch, che ad un certo punto della storia stravolge tutto, come ad esempio ha fatto in Mullholland Drive, dove realtà e sogno sono strettamente intrecciate.

L’unica cosa che mi ha lasciato perplessa però è la fine della serie (parlo sempre di quella originale, l’altra che si svolge 25 anni dopo non ho proprio intenzione di acquistarla).

Dicevo che sono rimasta perplessa, non tanto per la fine, con il famigerato Bob che si impossessa dell’agente Cooper, quanto per le situazioni che sono rimaste irrisolte, sospese… Che fine avrà fatto quel povero disgraziato di Leo, lasciato solo soletto in una capanna in mezzo al bosco, con una corda tra i denti? E James Hurley, che se ne è andato ancora tempo addietro con la sua moto, pur promettendo di ritornare? Hank Jennings è sempre in carcere? Ed ora che Nadine Hurley ha riacquistato la memoria, come finirà la storia tra suo marito Ed Hurley e Norma Jennings, che sembravano essersi avviati verso una vita in comune? Inoltre, come si evolverà la storia di Dana, dopo che ha saputo di essere figlia di Benjamin Horne, e quindi sorellastra di Audrey?

Troppe risposte inevase. Probabilmente molte cose verranno “spiegate” (?) nel sequel di 25 anni dopo che però, come ho già scritto, non ho intenzione di acquistare per evitare che alle domande irrisolte se ne aggiungano delle altre.

 


Libri

…Non esistono due libri uguali perché non sono mai esistiti due lettori uguali. E che ogni libro letto è, come ogni essere umano, un libro singolare, una storia unica ed un mondo a parte. “

Il vantaggio dei libri…era che potevi appropriarti delle vite, delle storie e delle riflessioni che racchiudevano, e quando finivi di leggerli, non eri mai la stessa persona di quando li avevi cominciati. Alcune di quelle pagine erano state scritte da persone molto intelligenti; e se le sapevi leggere con umiltà,pazienza ne desiderio di imparare, non ti deludevano mai. Persino quello che non capivi ti restava lì, in un angolino della testa; pronto ad assumere un senso nel futuro, trasformandosi in una scoperta bella o utile.”

Arturo Pérez-Reverte

La regina del Sud

Sarà per questo che preferisco leggere un libro ed immaginarmi i personaggi secondo la mia fantasia. Quando trasportano un libro in un film, sono più le volte che resto delusa da quelle in cui il film mi soddisfa pienamente, anche perché spesso, per esigenze di sceneggiature, la trama viene tagliata se non addirittura stravolta. Quindi,tranne poche eccezioni, preferisco sempre il libro.

La gente comunque si divide in varie categorie: quelle che prima leggono il libro e si rifiutano categoricamente di vedere il film, quelle che guardano solo il film disinteressandoci completamente del libro, quelli che invece abbinano la lettura alla visione del film (prima o dopo, non ha importanza), per sentenziare, solitamente, che il libro è meglio del film, mentre raramente dicono il contrario.

Però, se come diceva Alfred Hitchock il film non è un pezzo di vita ma una fetta di torta che va gustata sul grande schermo, il libro cosa rappresenta? Per me, un pranzo completo, dall’antipasto (rappresentato dalla copertina) al dolce, ossia il risvolto in terza pagina.