La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Personale

L’ultima neve di primavera?

Beh, forse le manifestazioni dei giovani servono davvero a raffreddare il clima. 🙂

Stamattina, montagne intorno alla città spruzzate di neve, mentre alberi e cespugli lungo le strade erano fioriti.

Inizio di primavera o ultimi giorni d’inverno?

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Paneveggio

Ieri abbiamo saltato un giretto in auto che avevamo programmato, in quanto era martedì grasso, così lo abbiamo spostato ad oggi.

Dove si va? Era da tanto che non ci recavamo a Paneveggio, passo Rolle, le pale di San Martino e zone limitrofe… Del resto, non ho mai nascosto di essere un “animale” di montagna, specie se si tratta delle Dolomiti.

Il parco di Paneveggio è chiamato anche “la foresta dei violini”: è ricca di abeti rossi, che costituiscono il 90% degli alberi presenti, mentre il restante 10% si divide tra abeti bianchi, larici e pini cembri, a seconda dell’altezza.

Per la qualità del legname, dicono che lo stesso Stradivari, quattrocento anni fa, vi si recasse a scegliere gli alberi migliori per la fabbricazione dei suoi violini, in quanto l’abete rosso, grazie alla sua elasticità, è particolarmente adatto a questo scopo, trasmettendo meglio il suono ed è quindi adattissimo per la costruzione della cassa armonica di tali strumenti.

 

Però abbiamo avuto una brutta sorpresa: ricordiamo le fortissime raffiche di vento che hanno imperversato tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre dello scorso anno? Ecco come era ridotta allora la foresta.(foto da internet)

Ovviamente molti alberi sono stati rimossi, ed al loro posto si vedono moltissime cataste ordinate di tronchi, ma molte zone presentano ancora alberi sradicati con tutte le loro zolle, mentre nel folto del bosco, non raggiungibile dai mezzi, altri abeti abbattuti si appoggiano su quelli sani: uno strazio vedere quella che era una bellissima zona verde ridotta in questo modo.

Questa sotto invece è una foto che ho scattato ad Imèr, nella valle del Primiero, verso il lago Schenèr, sempre in Trentino: anche qui, sulla sponda opposta, si notano ancora i tronchi divelti. Viene da piangere pensando che per ricostituire questo magnifico patrimonio boschivo ci vorrà oltre un secolo.


L’amica

Abitavamo nello stesso cortile, e per anni abbiamo giocato assieme e siamo andate assieme anche a scuola. La classe no, non era la stessa, perché lei era più giovane di me di un anno, ma la strada era sempre quella. Poi il diploma, il lavoro…e passavamo insieme anche i sabati pomeriggio e le domeniche: il cinema, il dancing, i ragazzi.

Avevamo un’altra cosa in comune: la stessa visione politica, forse lei era un pochino più “barricadera” di me, avendo sposato un “compagno”.

I rispettivi matrimoni ci avevano divise: io ero rimasta nello stesso quartiere (dal mio balcone vedevo e vedo tuttora le finestre della casa dove ho abitato da ragazza), mentre lei si era trasferita in un’altra zona, pur tornando talvolta a trovare la mamma.

Io dopo tanto tempo avevo cambiato opinione: la sinistra non mi convinceva più, vedevo troppe storture, troppe incongruenze, che aumentavano di anno in anno; non che il periodo berlusconiano mi sia piaciuto, però l’avevo comunque preferito ai precedenti governi Prodi e D’Alema. Non parliamo poi di quelli che si erano succeduti.

Ieri ci siamo incontrate al market, si avvicina e, sottovoce, mi dice “Meno male che c’è la Lega”. Conoscendola, sono rimasta stupita non poco…

Poi ho capito: quando certe situazioni ti toccano personalmente, si resta scottati e si vedono le cose sotto un’altra angolazione.


A mio padre

Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l’ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni in libertà s’accenda
di speranze di poveri di cielo,
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.
Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un’ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
“Com’è bella la notte e com’è buona
ad amarci così con l’aria in piena
fin dentro al sonno”. Tu vedevi il mondo
nel novilunio sporgere a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l’alba.

Alfonso Gatto

(al mio babbo, che dopo tanti anni mi manca ancora)


La città che cambia

Manco da Milano da nemmeno 2 mesi, e già ci sono molti cambiamenti in viale Monza.
L’ultima trattoria milanese ha ceduto il posto all’ennesimo ristorante cinese. Sempre cinese un altro grande emporio (Supermercato? Grande magazzino? Devo ancora verificare). Poco distante, forse un 20 metri, c’è invece un PAM, e quello potrebbe tornarmi utile per la spesa. Di fronte ha aperto un ristorante coreano, mentre la Gelateria Etnica è stata sostituita da un ristorante, credo filippino.
Come rimpiango il vecchio viale Monza con le sue bottegucce dove ci si fermava a chiacchierare con il proprietario.
Per ora tengono duro le farmacie, una cartoleria, un negozio di giocattoli, anche se l’insegna è ormai a pezzi e pochi altri esercizi, ma l’ondata extracomunitaria avanza sempre di più: bar, ristoranti, ortofrutta, sartorie, parrucchieri, fast food, accessori per computer e cellulari… Tutto in mano a loro.
Anche una grande concessionaria di auto sta chiudendo ed ha già tolto l’insegna: vedremo chi verrà al suo posto.
Leggo che la zona in cui risiedo ha il pomposo nome di No.Lo. e che sarebbe anche ben valutata.
No.Lo. è l’acronimo di “Nord di Loreto” , e precisamente quella zona compresa tra Turro e Rovereto, (due fermate della M1, “la rossa”).
Beh, io sto a Rovereto, ma non mi sembra proprio che ci siano stati grandi miglioramenti: qualcosa è stato fatto in piazza Morbegno e da qualche altra parte, ma nulla di più.
E la zona sembra peggiorare di giorno in giorno.


Domani si parte.

dav

Valigia pronta…

Naturalmente si ritorna a Milano.

L’unica cosa è scegliere quali libri portare dietro: ho voglia di rileggere qualche vecchio libro, uno tra i miei preferiti che non sfoglio da tempo…ne porterò tre, ma quale scegliere tra questi? L’unico certo per ora è “La recita di Bolzano”.

Quali però lasciare a casa?


Epifania…tutte le feste porta via.

E così anche queste feste sono terminate.

Basta con le abbuffate di pandoro e panettone, basta sgranocchiare torrone, basta caffè corretto con l’anice – una tradizione tramandatami da mio padre – basta con i film di Natale.

Nell’ordine, abbiamo visto, per l’ennesima volta, Miracolo nella 34^ strada (l’originale del 1947), La vita è meravigliosa, Bianco Natale, National Lampoon’s Christmas Vacation, Bufera in Paradiso, Natale in affitto, Polar Express, L’appartamento (questo è dedicato alla fine dell’anno per via della scena finale) SOS fantasmi, Canto di Natale di Topolino, La più bella storia di Dickens, Fuga dal Natale, Babbo bastardo e, questa sera, c’è in programma La banda dei babbi Natale.

Poi ritorneremo a guardare i “soliti” film (abbiamo una sfilza di horror per smaltire il miele 🙂 )


Fine anno

Niente retorica, nessun buon proponimento per l’anno prossimo, tanto so già che nella maggior parte dei casi queste promesse non vengono rispettate.
Solo moltissimi auguri a chi passa di qui.
Loredana


Vigilia di Natale

Il pranzo per il giorno seguente è già pronto, quindi mio marito ed io facciamo le ultime compere, poche cose in realtà: clementine, noci, qualche torrone senza il quale Natale non è Natale, pagando il tutto con il bancomat, avendo pochissimo contante.

Decidiamo di mangiare in un fast food, cibo vegetariano per tenerci leggeri: una focaccina con stracciatella di burrata e salsa di pomodoro ed una porzione di patate fritte in due, oltre al caffè. Dietro di noi si siedono un papà con il figlioletto di 5 o 6 anni, africani, che ordinano pollo, sempre accompagnato da patate fritte: il bimbo è bellissimo, grandi occhi neri che spiccano sulla carnagione scura, e mi strappa un sorriso. Gli chiedo se il pollo è buono e gli occhi gli si illuminano ancora di più, mentre mi fa cenno di sì, sempre continuando a mangiare. Il papà, uno dei tanti venditori ambulanti di chincaglieria, mi sorride e mi offre due braccialettini artigianali portafortuna, uno per me ed uno per mio marito, augurandomi buon Natale: naturalmente ringrazio e gli offro l’ultimo contante che ho nel portafoglio, una banconota da 20 euro, ricambiando gli auguri.

In tasca ormai non ho più nulla, non avendo ancora prelevato al bancomat, solo qualche centesimo in rame, poche monetine insignificanti.

Poco dopo,ormai giunti quasi a casa, una ragazza, anche lei venditrice ambulante sempre di colore, ci chiede qualcosa, quello che possiamo, ma ormai sia io che mio marito non abbiamo più nulla e darle quelle poche monetine sembrerebbe una presa in giro. Ci siamo allontanati con un senso di rimorso per non aver potuto aiutare qualcuno che ne aveva davvero bisogno.

Ho ancora nel cuore quei due sguardi: quello felice e ridente del bimbo e quello disilluso della ragazza…


Black list

Questa è casa mia, aperta a tutti, però gradirei un minimo di educazione.

Libero ciascuno di dissentire, non pretendo certo di avere il monopolio della verità, tanto che una delle mie categorie non a caso si chiama “Così la penso io”: gli altri ovviamente, avranno il loro punto di vista differente dal mio.
In tanti anni di blog solo un paio di volte ho cancellato dei commenti: uno per le troppe volgarità, inclusa una bestemmia, e l’altro per offese pesanti agli ebrei, per cui io, pur essendo agnostica ma avendo varie amicizie sia reali che virtuali di tale religione, mi sono sentita in obbligo di depennare tali esternazioni. In seguito a questi incresciosi avvenimenti, avevo impostato l’approvazione preventiva dei commenti da parte mia prima della pubblicazione … Una piccola rogna, una piccola perdita di tempo, ma necessaria, anche se poi ho sempre approvato tutto, anche se negativo nei miei confronti.
Mai però avevo bloccato qualcuno però, come diceva Totò, ogni limite ha una pazienza 😀  , perciò quando mi sono sentita dare della razzista, quella persona (la prima, e mi auguro pure l’ultima) è finita in Black list.
Certo, sono intollerante verso CERTI extracomunitari, lo ammetto, perché alcuni atteggiamenti pretenziosi di chi viene accolto in Italia non li concepisco, però razzista non sono di certo. Ho già scritto tempo addietro cosa intendo per razzismo, che non è solo una questione di colore della pelle, basta cercare indietro ed il post c’è ancora.
Quindi saluto cordialmente la gentile signora che mi ha apostrofata in questo modo e a non rivederla più.