La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Personale

Ritorno a casa.


Mi sembra di essere Pasquale Ametrano, il personaggio interpretato da Carlo Verdone: al confine italo-sloveno avrei voluto scendere dall’auto e baciare il sacro suolo: non il nostro, ma il loro.
Davvero credo che noi italiani dovremmo abbassare un po’ la cresta e prendere ad esempio chi è meglio di noi. Ci riempiamo la bocca delle glorie passate – immense, non c’è che dire – e minimizziamo le magagne attuali, immense pure loro, e non facciamo nulla per eliminarle.
Lubiana ha fatto del turismo un business mentre noi non valorizziamo abbastanza le nostre bellezze naturali ed artistiche, e solo da poco puniamo chi le deturpa.
A Lubiana mi è sembrato di tornare indietro di una quindicina d’anni: una città pulita, ordinata, dove, girando, si avverte il senso della sicurezza. Come avevo già scritto, in giro non si vede nessun mendicante, nessun extracomunitario che rompe le scatole mentre si passeggia, piagnucolando di avere fame (?).
E paradossalmente il senso di sicurezza lo si avverte proprio per la mancanza di forze dell’ordine. Da noi è pieno sia di pattuglie che di elementi indesiderati: ovvio che senza questi ultimi non siano necessari nemmeno i primi.
Quello che mi ha colpito poi è il gran numero di bambini e di mamme che passeggiavano con loro, spettacolo sempre meno usuale da noi.
Una città salottiera, molti locali all’aperto, tantissimo verde, una vastissima zona pedonale, si avverte dappertutto un senso di gioia di vivere, sia tra i turisti che tra i residenti.
Grande educazione, grande civiltà.
E noi, che SECOLI addietro della civiltà siamo stati il faro, ora arranchiamo penosamente e fatichiamo a tenere il passo.


Lubiana, terzo giorno

Dubbio: castello o battello?
Vista la bella giornata optiamo per il battello. Un piccolo tour di 45 minuti, per la maggior parte fuori dal centro città.
Il fiume ad un certo momento non è più canalizzato e le sponde sono ricche di vegetazione. Anche qui ogni tanto, tra il verde, si scorgono localini deliziosi. Ci sono anche varie scuole di canottaggio ed alcuni ragazzini che ne frequentano una si divertono a seguirci.
I ponti, visti dal basso, hanno tutto un altro aspetto.

In centro città c’è una festa, non so per quale motivo. Lungo le vie principali sono stati allestiti vari banchetti che vendono le mercanzie più disparate, per lo più gastronomia e bigiotteria. Inoltre ci sono vari artisti di strada, come i suonatori di xilofono ed un gruppo di donne, tutte di una certa età, che si esibiscono con tamburi, bacchette e bandierine, muovendosi ritmicamente: spettacolo molto apprezzato da una compagnia di giapponesi che ridevano ed applaudivano con molta energia, divertendosi come bambini.

Questa città mi affascina sempre di più.



Inviato dal Veloce promemoria


Lubiana, secondo giorno.

Lo scorso anno, sempre di maggio, eravamo a Zagabria, ed ho scritto che mi era piaciuta tantissimo. Lubiana però ha un fascino particolare. Sarà perché lungo il fiume si susseguono moltissimi locali – ristoranti, brasseries, bar, pasticcerie, birrerie, lounge bar – uno dietro l’altro, frequentatissimi ad ogni ora;
sarà perché anche qui non si vede l’ombra di un mendicante o un venditore di merce taroccata; sarà per l’estrema pulizia che regna ovunque; sarà per la cortesia della gente che, pur con la difficoltà della lingua, cerca di aiutare il turista in ogni modo.
La riprova di grande civiltà sta nel fatto che in giro non si vede nessun poliziotto, contrariamente a quel che succede qui da noi, dove gli extracomunitari girano impunemente pur con grande presenza di pattuglie delle forze dell’ordine.
Poi, statue e fontane in abbondanza…incluso il drago, in quanto san Giorgio è anche il patrono della città. E il castello, con la sua torre bianca, domina tutta la città.
Naturalmente, ecco altre foto.


Inviato dal Veloce promemoria


Lubiana , primo giorno

All’hotel la camera era disponibile dalle ore15, perciò ce la siamo presa comoda: siamo partiti verso le10 viaggiando a velocità moderata, tutta autostrada da Bolzano a Lubiana, senza percorrere il tragitto alternativo che, passando dall’Austria, è ben più corto, ma è anche meno veloce perché si snoda su strade statali che spesso non consentono sorpassi.
L’hotel è in periferia, ma in pochi minuti con il taxi, davvero a buon mercato, si raggiunge il centro. Dopo esserci sistemati in camera,  abbiamo avuto un paio d’ore per visitare la città: la prima impressione è stata ottima.
In centro, lungo il fiume, ci sono moltissimi locali dove cenare o anche soltanto bere una birra, c’è una grande quantità di persone, forse anche perché è domenica. Si ha perciò l’impressione di una città piena di vita, oltre che bella anche dal punto di vista architettonico. Abbiamo trovato un bel localino dove cenare, poi abbiamo richiamato il “nostro” tassista e siamo rientrati.

A Lubiana… un pensierino per Libera, chenon vedo più da tempo 😢😢.

Ecco qualche foto


Dilemma

 

Domenica si parte per qualche giorno a Lubiana. L’incognita è il tempo: sarà soleggiato? Ci sarà pioggia? Le temperature come saranno?

Così, per pochi giorni, mi toccherà portare una valigia sia con abiti leggeri che qualcosa di pesante.

Certo è che un maggio simile proprio non me lo aspettavo.

Il bello è che proprio in questo periodo i confini saranno maggiormente sorvegliati per la temporanea sospensione del trattato di Schengen.

Frontiere aperte per quanto riguarda l’accoglienza dei “profughi” senza documenti, chiuse invece per la salvaguardia dei politici partecipanti al G7 a Taormina e del summit che si terrà successivamente a Bari, già normalmente superprotetti da scorte armate,.

La gente comune invece, in quanto a protezione, si arrangi.


Profumi perduti


Dalla finestra della mia camera da letto e dal balcone vedo il cortile della casa dove sono nata e dove ho abitato fino a quando mi sono sposata. Case dell’edilizia popolare dell’epoca mussoliniana, costruite verso la fine della guerra o terminate nell’immediato dopoguerra, piuttosto anonime come conformazione.

Un cortile a forma di U, tre caseggiati di altezza digradante appoggiati l’uno all’altro, sei scale, una sessantina di appartamenti di varie grandezze. Da decenni il cortile, un rettangolo grande poco meno di un campo di calcio, è diventato un parcheggio per le auto degli inquilini.

Quando ero bambina non era asfaltato, ma c’era un fondo ghiaioso sul quale mi sono sbucciata più volte le ginocchia giocando o girando con la bicicletta di mia madre.

Il verde però non mancava: innanzitutto i vigneti che si trovavano appena attraversata la strada o dove adesso sorge il mio condominio, ma il preferito era il cortile appena dietro al mio. Era un cortile, pur delle case popolari, molto più bello: innanzitutto per i tre enormi tigli che si protendevano sulla stradina di accesso ai cortili, alberi che ancora oggi in maggio impregnano la zona con il loro aroma, poi qualche platano e degli arbusti di lillà, belli e profumatissimi.

Così, approfittando che in questi giorni in piazza Walther a Bolzano c’è la festa dei fiori (ed è una bellezza vedere i banchi pieni di petunie, fucsie ma soprattutto gerani di varie specie e colori) ho voluto comperare qualche tralcio di lillà da mettere in vaso.

Il profumo però non è più lo stesso: forse è il fatto che certe piante (l’ho notato anche con il biancospino) vengono ibridate per migliorarne l’aspetto ma perdono il profumo che le caratterizza.

Ma forse è solo questione dell’età, e quella purtroppo non si cambia.


Nuvole

Giornata di vento.
Mi soffermo a guardare le nuvole, che viaggiano veloci nel cielo.
Alcune bianchissime, altre color piombo, a volte con riflessi argento o dorati.
Anche le forme, diversissime: a cumulo o sfrangiate, libere nell’aria o appoggiate su cocuzzoli come bianchi cappelli di neve.
Osservo il loro girovagare, sembrano leggerissime…poi mi chiedo “ma quanto pesano”?
Sembrano così lievi, invece trasportano tonnellate di acqua che prima o poi riverseranno sulla terra in forma di pioggia.

Perché allora non cadono?

Si fa fatica a capire che, così pesanti, restino sospese nell’aria senza cadere… dire che sono formate da goccioline di pioggia di misura infinitesimale che si addensano attorno ai “nuclei di condensazione” – piccolissime particelle presenti nell’atmosfera – è togliere loro la poesia… Lo stesso se si considera la colorazione che assumono: solitamente sono chiare le nuvole che stanno più in alto in quanto spesso contengono microscopici cristalli di ghiaccio che riflettono al massimo la luce; solo quando le goccioline si aggregano formando gocce più grandi e pesanti, il loro colore diventa grigio ed il pericolo di pioggia diventa più sicuro.

Allora preferisco tralasciare quello che dice la scienza, godermi le nuvole per quello che sono, sognare sui posti che sorvolano, immaginare che siano davvero grossi cumuli di bambagia o veli leggeri.

Al diavolo la scienza…evviva l’immaginazione.

Di schiena andando via di scena
Senza dire una parola
Come quando il tempo passa
E non aspetta più per noi
Non aspetta più per noi

Mi dici che quel sogno più non ha
Da dormire su un cuscino arreso
Alla mia infedeltà
E più mi dici e parli e a me non va
Io voglio stare ancora appesa al filo
Tagliare il cielo a metà

E non mi importa più di resistere
E di quello che mi dai
Io non so che farmene
Sono solo nuvole tra noi
E si dileguano
Di schiena andando via di scena
Senza dire una parola
Come quando il tempo passa
E non aspetta più per noi

Non c’è pioggia tra noi
Le tue parole
Sono solo nuvole tra noi
E si dileguano
Di schiena andando via di scena
Senza dire una parola
Come quando il tempo passa
E non aspetta più per noi
Che non vediamo altro
Che le nostre spalle al muro

Sai quello che penso adesso
Sono sazia già
Sospesa a metà
Io resto e dormo qua
E tutto in tasca va


Buona Pasqua

 

 

A tutti un augurio di Pasqua un po’ speciale, con una filastrocca che ci facevano cantare alle elementari.

Tanta serenità da

Loredana


L’ultimo pranzo

Ultimo giorno a Milano.
È sabato, quindi la scelta è pressoché obbligata: si va a pranzo alla pizzeria Leone in via Ravizza, una zona che ci piace molto.
Già, perché il sabato e la domenica da Leone sono giorni “di coccole”: ci accolgono con due dita di vino bianco per aperitivo (unico appunto è che lo servono in un bicchiere di plastica) accompagnato da zeppoline salate. Oggi però niente pizza (quelle fritte sono favolose), quindi abbiamo optato per una bufala con friarelli, scarola, carciofini e olive di Gaeta. Le verdure mi hanno riportato indietro nel tempo: il gusto amarognolo dei friarelli proprio come li cucinava nonna, per non parlare della scarola con i pinoli freschi… una delizia. E poi una “vera” mozzarella di bufala come non la mangiavo da anni, con il suo latticello… In aggiunta al pane, ci hanno portato trancetti di focaccette fritte calde e fragranti.
Per finire, sempre offerti dalla casa, altre zeppoline, dolci questa volta, accompagnate dal limoncello della casa, una caraffetta abbondante 🙂.
Un ottimo caffè (se non è buono…come diceva la pubblicità), il conto (ragionevole), ed è arrivato momento di andare.


Primavera

… quei fiori che hanno voglia di spuntare, nonostante tutto.