La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

antologia

Persone


Ci sono giorni nei quali ogni persona che incontro e, ancor di più, le persone abituali della mia convivenza obbligata e quotidiana, assumono aspetti di simboli e, isolati o fra loro connessi, formano un alfabeto profetico od occulto che descrive in ombre la mia vita.
L’ufficio diventa per me una pagina con parole fatte di gente; la strada è un libro; le parole scambiate con i conoscenti o gli sconosciuti che incontro sono espressioni per le quali viene meno il dizionario ma non completamente la comprensione.
Parlano, si esprimono; eppure non parlano di se stesse e non esprimono se stesse; sono parole, ho detto, e non indicano, lasciano solo intendere.
Ma, nella mia visione crepuscolare, distinguo solo vagamente quanto queste vetrate, che si rivelano sulla superficie delle cose, lasciano trasparire dalla loro interiorità che custodiscono e rivelano.
Intendo senza arrivare alla coscienza, come un cieco al quale si parli di colori.

A volte, passando per la strada, colgo brani di conversazioni intime, e si tratta quasi sempre di conversazioni sull’altra donna, sull’altro uomo, sul ragazzo di uno o sull’amante dell’altro …

Per il solo fatto di sentire queste ombre di discorso umano, che poi in fondo è tutto ciò di cui si occupa la maggioranza delle vite coscienti, porto dentro di me un tedio disgustato, l’angoscia di un esilio tra ragni e l’immediata consapevolezza della mia umiliazione fra gente reale; la condanna, nei confronti del proprietario e del luogo, di essere simile agli altri inquilini dell’agglomerato; di stare a spiare con disgusto, fra le sbarre del retrobottega, l’immondizia altrui che si ammucchia sotto la pioggia in quel cortile interno che è la mia vita.

 

Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine


La disperazione di Penelope


Non è che non lo riconobbe alla luce del focolare;
non erano
gli stracci da mendicante, il travestimento – no;
segni evidenti:
la cicatrice sul ginocchio, il vigore, l’astuzia nello
sguardo. Spaventata,
la schiena appoggiata alla parete, cercava una scusa,
un rinvio, ancora un po’ di tempo, per non rispondere,
per non tradirsi. Per lui, dunque, aveva speso vent’anni,
vent’anni di attesa e di sogni, per questo miserabile
lordo di sangue e dalla barba bianca? Si accasciò muta
su una sedia,
guardò lentamente i pretendenti uccisi al suolo, come
se guardasse
morti i suoi stessi desideri. E “Benvenuto” disse,
sentendo estranea, lontana la propria voce. Nell’angolo
il suo telaio
proiettava ombre di sbarre sul soffitto; e tutti gli uccelli
che aveva tessuto
con fili vermigli tra il fogliame verde, a un tratto,
in quella notte del ritorno, diventarono grigi e neri
e volarono bassi sul cielo piatto della sua ultima rassegnazione.

Ghiannis Ritsos

Una Penelope molto diversa da quella che la mitologia ci rimanda, che si aspetta di ritrovare Ulisse tale e quale a quando la lasciò, ma dopo venti anni di attesa se lo ritrova davanti enormemente cambiato, però accetta quello che il destino le ha riservato.


Elena

Ah, sì, quante battaglie, eroismi, ambizioni, superbie
senza senso,
sacrifici e sconfitte e sconfitte, e altre battaglie, per cose
che erano state già decise da altri in nostra assenza. E
gli uomini, innocenti,
a infilarsi le forcine negli occhi a sbattere la testa
contro il muro altissimo, ben sapendo che il muro non
cede
né men si fende, per consentirgli di vedere almeno da
una fessura
un po’ di azzurro non offuscato dalla loro ombra e dal
tempo. Eppure – chissà –
là dove qualcuno resiste senza speranza, è forse là che
inizia
la storia umana, come la chiamiamo, e la bellezza
dell’uomo
tra ferri arrugginiti e ossi di tori e di cavalli,
tra antichissimi tripodi su cui arde ancora un po’
d’alloro
e il fumo sale nel tramonto sfilacciandosi come un vello
d’oro.
 

Ghiannis Ritsos


Periferia

Lampi di brace nella sera:
e stridono
due sigarette spente in una pozza.

Fra lame d’acqua buia
non ha echi
il tuo ridere rosso:
apre misteri
di primitiva umanità.

Fra poco
urlerà la sirena della fabbrica:
curvi profili in corsa
schiuderanno
laceri varchi nella nebbia.

Oscure
masse di travi: e il peso
del silenzio tra case non finite
grava con noi
sulla fanghiglia,
ai piedi
dell’ultimo fanale.

19 gennaio 1936

(Antonia Pozzi – Poesia che mi guardi)

 


Incontro di due mani

Foto animata

Incontro di due mani
in cerca di stelle,
nella notte!
Con che pressione immensa
si sentono le purezze immortali!
Dolci, quelle che dimenticano
la loro ricerca senza sosta,
e incontrano, un istante,
nel loro circolo chiuso,
quel che cercavano da sole.
Rassegnazione d’amore,
tanto infinita come l’impossibile!

J.R.Jimenez


Futuro e Passato

Tutti hanno, come me, un cuore solitario e triste.
Li conosco bene: alcuni sono commessi, altri sono impiegati di concetto, altri sono commercianti di piccoli negozi …
Ma tutti, poveretti, sono poeti, e portano davanti ai miei occhi, come io porto davanti ai loro, la stessa miseria della nostra comune incongruenza.
Hanno tutti, come me, il futuro nel passato.

Fernando Pessoa – Il Libro dell’Inquietudine

 


Verità

La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l’amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai
la tua vigliaccheria.

(Alda Merini)


Haiku – La roccia dell’aquila

Dietro il vetro dell’urna
i rettili
stranamente fermi.

Una donna stende il bucato
nel silenzio.
La morte è immobile.

Nelle profondità della terra
scivola la mia anima
silenziosa come una cometa.

Tomas Tranströmer


poesia 247 – marzo 2010


Questa pagina è una nuvola tra i cui margini sfrangiati appare
a tratti un promontorio di monti che si nasconde fin quando
a venir fuori dall’azzurro sgombro di nubi sono i solchi
del mare e poi, tutt’intera, l’isola che dà il nome a se stessa,
i suoi bordi color ocra, le vallate che affondano nell’ombra
e lo zigzag della strada che cuce insieme i villaggi dei pescatori,
il bianco dei marosi che si gonfiano in silenzio lungo la costa,
là dove una fila di gabbiani in formazione è sfrecciata dentro il porto
che si spalanca davanti a una città senza suono, le cui strade,
come succede con il foglio stampato che non riuscivi a leggere,
avvicinandosi diventano più grandi, un rimorchiatore, due navi
da crociera, golette e ataviche canoe, mentre lentamente una nuvola
passa sopra la pagina che ridiventa bianca e il libro si conclude
.

Derek Walcott


Portami il girasole


Portami il girasole ch’io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l’ansietà del suo volto giallino.

Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.

Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.

Eugenio Montale