La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

antologia

Luna

E tu, luna! Vidi anche te. Sempre amica mi fosti, o luna. Certe volte ti vidi fra brandelli di nubi in movimento. Certe volte ti scopersi all’improvviso, falce sottilissima nei fuochi del tramonto; quasi trasparente. Da ragazzo ti guardavo a lungo, appoggiato al davanzale, e tu mi parlavi, mi parlavi in un linguaggio che io non intendevo. Ma adesso non mi parli più. È successo qualcosa fra noi. O assai di rado mi dici qualche parola nel tuo linguaggio che io nemmeno ora intendo. Ma subito mi stanco di guardarti.
Luna casalinga. Certe volte sei proprio domestica e semplice. Il mondo sembra una casa e tu stai al posto tuo.
Certe volte cammini in un cielo che sembra coperto di lucidi aghi di pini.
Fraternizzi coi ruderi, conosci il segreto dei castelli incantati.
Quando non c’è nessuno scendi silenziosa nei cortili imbiancati delle moschee deserte.
Luna caliginosa. Anche te dovevo vedere, in un cielo color lavagna.
Per il fatto di essere nato.
Ho potuto così sapere che c’è la stella Sirio.
Se no, pensate, non ne avrei saputo niente.
Certe volte, luna, te la fai con un cielo ingombro dei rottami di nuvole bianche, sul mare tutto bianco di spume e in disordine.
Eri la luna.
Io avevo sempre creduto che tu fossi la luna.
Un bel giorno sento dire: non è la luna è un atomo; è un elemento d’un atomo, di cui il sole è l’elettrone. Nell’universo, è zero; è un punto infinitamente piccolo.
Possibile?
Oh, luna, ti avevo messo nel mio cielo, in un posto d’onore.
Non ti vidi più. Il pensiero ti aveva nascosta, eri scomparsa. Distrutta.
Ma ora capisco: la luna è la luna.
Che vuole il pensiero fra me e te?
(Achille Campanile)

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La luna e Nuova York

Ci incontravamo tutti i giorni
nello stesso posto.
Spartivamo versi, sigarette,
e a volte un romanzo d’avventure.
Buttavamo pietruzze
dal ponte, dove mangiavano
gli operai della fabbrica di vetro.
Le dicevo che la terra è rotonda,
mia zia strega e la luna un pezzo di rame.
Che un giorno sarei andato a Nuova York,
la città che abbonda di cose strambe,
dove i gatti vagabondi
dormono sotto le automobili,
dove c’è un milione di mendichi,
un milione di luci,
un milione di diamanti.
Nuova York, dove le formiche
ci mettono secoli a scalare l’Empire State
e i neri passeggiano per Harlem
vestiti con colori chiassosi
che stillano lucido d’estate.
Sarei andato per ristoranti
fino a trovare un cartellino:
“Cercasi ragazzo per lavare i piatti.
Non si richiede titolo universitario”.
A volte avrei mangiato un sandwich,
avrei raccolto mele in California,
avrei pensato a lei quando saliva in ascensore
e le avrei comperato un vestito simile al neon…

Mi stava per baciare quando
suonò la sirena della fabbrica.

(Mario Rivero)


Sereno

 
Dopo tanta

nebbia

a una

a una

si svelano

le stelle

Respiro

il fresco

che mi lascia

il colore del cielo

Mi riconosco

immagine passeggera

Presa in un giro

Immortale.

(Giuseppe Ungaretti)  


L’ombra dell’albero

E’ arrivato l’autunno, coprimi il cuore con qualcosa,
con l’ombra di un albero oppure meglio con l’ombra tua. 
Ho paura a volte di non rivederti mai più,
che mi cresceranno ali sottili fino alle nuvole,
che ti nasconderai dentro un occhio straniero,
e lui si chiuderà con la foglia di assenzio.
E allora mi avvicino alle pietre e taccio,
prendo le parole e le annego nel mare
fischio alla luna, la faccio spuntare e la trasformo
in un grande amore”. 

Nichita Stanescu 


Partire

Desidero partire: 


non verso le Indie impossibili

 
o verso le grandi isole a Sud di tutto,

 
ma verso un luogo qualsiasi,

 
villaggio o eremo,

 
che possegga la virtù di non essere questo luogo

.
Non voglio più vedere questi volti,

 
queste abitudini e questi giorni.

Fernando Pessoa


Gatto alla finestra

Un gatto, in casa, solitario, sale
sulla finestra perché dalla strada
lo vedano.

Il sole batte nel vetro
e riscalda il gatto che, immobile
sembra un oggetto.

Sta lì perché
lo invidino indifferente
a chi lo chiama.

Per non so quale privilegio,
i gatti conoscono l’eternità.

                                Nuno Júdice


Ottobre

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Un tempo, era d’estate,

era a quel fuoco, a quegli ardori,

che si destava la mia fantasia.

Inclino adesso all’autunno

dal colore che inebria,

amo la stanca stagione

che ha già vendemmiato.

Niente più mi somiglia,

nulla più mi consola,

di quest’aria che odora

di mosto e di vino,

di questo vecchio sole ottobrino

che splende sulla vigne saccheggiate.

Sole d’autunno inatteso,

che splendi come in un di là,

con tenera perdizione

e vagabonda felicità,

tu ci trovi fiaccati,

vòlti al peggio e la morte nell’anima.

Ecco perché ci piaci,

vago sole superstite

che non sai dirci addio,

tornando ogni mattina

come un nuovo miracolo,

tanto più bello quanto più t’inoltri

e sei lì per spirare.

E di queste incredibili giornate

vai componendo la tua stagione

ch’è tutta una dolcissima agonia.
(Vincenzo Cardarelli)


Sogni

Quando si varca l’arco di ingresso al tempio dei sogni, lì, proprio lì, c’è il mare …

Luis Sepulveda


I gatti randagi

Una canzone che è anche una poesia

I gatti più belli sono i gatti randagi:
girano i quartieri di povera gente.
Amici sinceri di chi non ha niente,
di chi tutto il giorno non fa che sognare;
di notte sui tetti, miagolando alla luna
una carezza gli porta fortuna:
più felice via se ne andrà,
più felice via se ne andrà.

I gatti più belli sono i gatti randagi:
questo il bambino già l’ha capito,
uno sguardo, un sorriso, una carezza, un invito
e amici così si sarà.
Amici sinceri, perché non si è niente,
perché tutto il giorno non si fa che giocare.
Questa carezza gli porta fortuna:
più felice via se ne andrà.

I gatti più belli sono i gatti randagi:
non hanno doveri, non hanno padroni.
Rubando a tutte quelle persone
che sanno odiare ma non sanno amare;
di notte sui tetti miagolando alla luna
una carezza gli porta fortuna:
più felice via se ne andrà,
più felice via se ne andrà.

Siamo un po’ tutti dei gatti randagi:
ce ne andiamo con i sogni in spalla.
Siamo un po’ tutti dei buoni da niente,
siamo un po’ tutti dei tira a campare.
Noi siamo quelli che vogliono andare,
un solo credo: la voglia di amare.
Un solo sogno la libertà,
un solo sogno la libertà.

(Augusto Daolio)

 


Autunno

 
Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.
Vincenzo Cardarelli
(Immagine dal web)