La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

antologia

Non posso essere sola

Non posso essere sola,
mi viene a visitare
una schiera di ospiti,
non sono registrati,
non usano la chiave,
non han né vesti, né nomi,
né climi, né almanacchi,
ma dimore comuni,
proprio come gli gnomi,
messaggeri interiori
ne annunciano l’arrivo,
invece la partenza
non è annunciata, infatti
non sono mai partiti.

Emily Dickinson

 

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Se tu dovessi…

Se tu dovessi venire in autunno
mi leverei di torno l’estate
con un gesto stizzito ed un sorrisetto,
come fa la massaia con la mosca.
Se entro un anno potessi rivederti,
avvolgerei in gomitoli i mesi,
per poi metterli in cassetti separati –
per paura che i numeri si mescolino.
Se mancassero ancora alcuni secoli,
li conterei ad uno ad uno sulla mano –
sottraendo, finché non mi cadessero
le dita nella terra della Tasmania.
Se fossi certa che, finita questa vita,
io e te vivremo ancora –
come una buccia la butterei lontano –
e accetterei l’eternità all’istante.
Ma ora, incerta della dimensione
di questa che sta in mezzo,
la soffro come l’ape-spiritello
che non preannuncia quando pungerà.
Emily Dickinson

 

 


L’irreparabile

Possiamo soffocare l’estenuante Rimorso

che pulsa e s’agita e poi si contorce

e si nutre di noi, come il verme del morto,

come il bruco del cuore della quercia?

Possiamo soffocare l’estenuante Rimorso?

 

In quale filtro o vino, o in quale tisana

affogheremo l’antico nemico,

distruttivo e vorace come una cortigiana,

e paziente come una formica?

In quale filtro o vino, o in quale tisana?

 

Dillo, se sai, dillo, tu, strega seducente,

al mio spirito che l’angoscia serra,

e somiglia a chi gli altri feriti addosso sente

e uno zoccolo di cavallo atterra,

dillo, se sai, dillo, tu, strega avvenente,

 

al morente che il lupo fiuta già, a distanza,

e che dall’alto il corvo ormai già spia,

dillo al fante in brandelli, se può avere speranza

che una croce o una tomba gli si dia;

o morente che il lupo fiuta già, a distanza!

 

Ma come illuminare un cielo cupo e nero?

Come poter dissipare le tenebre

più dense della pece,senza mattino e sera,

senza neppure stelle o lampi funebri?

Ma come illuminare un cielo cupo e nero?

 

La Speranza che brilla ai vetri del Rifugio

è spenta ormai, non ha soffio di vita.

Senza raggio di luna dove trovan rifugio

i martiri di così aspra salita?

il Diavolo il lume ha spento ai vetri del Rifugio.

 

Adorabile strega,conosci tu i dannati,

conosci l’irredimibile errore?

Conosci tu il Rimorso,dai dardi avvelenati

che hanno come bersaglio il nostro cuore?

Adorabile strega, conosci tu i dannati?

 

Rode l’Irreparabile col dente maledetto

la nostra anima, triste monumento,

e spesso attacca, come le termiti, di netto

l’edificio fin dalle fondamenta.

Rode l’Irreparabile col dente maledetto.

 

Ho visto a volte in fondo a un teatrino banale,

che vibrava per l’orchestra sonora,

una fata di colpo in un cielo infernale

accendere una strepitosa aurora.

Ho visto a volte in fondo a un teatrino banale,

 

un Essere intessuto di luce e oro e velo

atterrar Satana lo strapossente.

Ma il mio cuore-mai l’estasi può sciogliere il suo gelo-

è quel teatro dove sempre s’attende,

e sempre invano, l’Essere che ha le ali di velo.

 

Charles Baudelaire


L’acquaiola

 

Ogni matina scengo a Margellina,
me guardo ‘o mare, ‘e vvarche e na figliola
ca stà dint’a nu chiosco: è n’acquaiola.
Se chiamma Teresina,
si e no tene vint’anne,
capille curte nire nire e riccie,
na dentatura janca comm’ ‘a neve,
ncuollo tene ‘a salute ‘e na nutriccia
e na guardata d’uocchie
ca songo ddoje saette,
sò fulmine, sò lampe, songo tuone!
E i’ giuro e ce scummetto
ca si resuscitasse Pappagone,
muresse cu n’ ‘nfarto
guardanno sta guagliona.
Essa ha capito ca i’ sò nu cliente
ca ‘e ll’acqua nun me ne ‘mporta proprio niente
e me l’ha ditto cu bella maniera:
“Signò, cagnate strada… cu mme sta poco ‘a fà
se chiamma Geretiello… è piscatore.
Fatica dint’ ‘a paranza ‘e don Aniello”.
Ma i’ niente, tuosto corro ogni matína,
me vevo ll’acqua…
e me ‘mbriaco comme fosse vino.

Totò (Antonio de Curtis) 

(da Pensieri e Parole)

 

 

 


E’ rimasta laggiù

E’ rimasta laggiù, calda, la vita,
l’aria colore dei miei occhi, il tempo
che bruciavano in fondo ad ogni vento
mani vive, cercandomi…

Rimasta è la carezza che non trovo
più se non tra due sonni, l’infinita
mia sapienza in frantumi. E tu parola
che tramutavi il sangue in lacrime.

Nemmeno porto un viso
con me, già trapassato in altro viso
come spera nel vino e consumato
negli accesi silenzi…

Torno sola…
tra due sonni laggiù, vedo l’ulivo
roseo sugli orci colmi d’acqua e luna
del lungo inverno. Torno a te che geli

nella mia lieve tunica di fuoco.

Cristina Campo

 


Notte

So poco della notte,
ma la notte sembra sapere di me,
e in più, mi cura come se mi amasse,
mi copre la coscienza con le sue stelle.
Forse la notte è la vita e il sole la morte.
Forse la notte è niente,
e le congetture sopra di lei niente,
e gli esseri che la vivono niente.

Alejandra Pizarnik


Pioggia

La pioggia ha un vago segreto di tenerezza
una sonnolenza rassegnata e amabile,
una musica umile si sveglia con lei
e fa vibrare l’anima addormentata del paesaggio.
È un bacio azzurro che riceve la Terra,
il mito primitivo che si rinnova.
Il freddo contatto di cielo e terra vecchi
con una pace da lunghe sere.
È l’aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori
e ci unge con lo spirito santo dei mari.
Quella che sparge la vita sui seminati
e nell’anima tristezza di ciò che non sappiamo.
La nostalgia terribile di una vita perduta,
il fatale sentimento di esser nati tardi,
o l’illusione inquieta di un domani impossibile
con l’inquietudine vicina del color della carne.
L’amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,
il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
ma il nostro ottimismo si muta in tristezza
nel contemplare le gocce morte sui vetri.
E son le gocce: occhi d’infinito che guardano
il bianco infinito che le generò.
Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco
e vi lascia divine ferite di diamante.
Sono poeti dell’acqua che hanno visto e meditano
ciò che la folla dei fiumi ignora.
O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,
pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,
pioggia buona e pacifica, vera pioggia,
quando amorosa e triste cadi sopra le cose!
O pioggia francescana che porti in ogni goccia
anime di fonti chiare e di umili sorgenti!
Quando scendi sui campi lentamente
le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.
Il canto primitivo che dici al silenzio
e la storia sonora che racconti ai rami
il mio cuore deserto li commenta
in un nero e profondo pentagramma senza chiave.

La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,
tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
ho all’orizzonte una stella accesa
e il cuore mi impedisce di contemplarla.
O pioggia silenziosa che gli alberi amano
e sei al piano dolcezza emozionante:
da’ all’anima le stesse nebbie e risonanze
che lasci nell’anima addormentata del paesaggio!

Federico Garcìa Lorca

 


Pensiero

Avere due lunghe ali
d’ombra
e piegarle su questo tuo male;
essere ombra, pace
serale
intorno al tuo spento
sorriso.

maggio 1934

Antonia Pozzi, 


COSÌ COM’ERA TUTTA SOLA NEL CHIARORE LUNARE

Così com’era tutta sola

nel chiarore lunare,

ritta tra la roccia e il cielo,

che sembrava quasi non toccare la terra,

i riccioli neri e gli indumenti sciolti agitati dal vento,

appariva come uno spirito gigantesco dei tempi più antichi

si preparasse ad ascendere nella poderosa nuvola

che sola pendeva da questo povero cielo

così quando mi giacque accanto

la città del sonno la circondò

e fanciulli meravigliati premettero contro le alte finestre

della stanza dove eravamo stati

così quando mi giacque accanto

una voce, ricordo di una antica abitudine:

                “Di che cosa parlano?

                di pianeti e di tortore?

                del boscaiolo e dell’ape?”

ma eravamo troppo orgogliosi per rispondere, troppo

stanchi per curarci di disegni  “di tende e libri e spade e uccelli”

così il cerchio si chiude su se stesso

e tutti gli angeli vagabondi ci spingono dentro

finché io riesco a raggiungerla in quella morbida città

dove le campane

spaccano le mele sulle loro lingue

e spingono il sonno in basso come l’ombra d’un pesce.

 

Kenneth Patchen


La notte

La notte non è mai completa

C’è sempre perché lo dico

Perché l’affermo io

In fondo al dolore una finestra aperta

Una finestra illuminata

C’è sempre un sogno che veglia

Desiderio da appagare fame da soddisfare

Un cuore generoso

Una mano stesa una mano aperta

Dagli occhi attenti

Una vita da dividersi

PAUL ÉLUARD