La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

antologia

Alba

Amore mio, nei vapori d’un bar
all’alba, amore mio che inverno
lungo e che brivido attenderti! Qua
dove il marmo nel sangue è gelo, e sa
di rinfresco anche l’occhio, ora nell’ermo
rumore oltre la brina io quale tram
odo, che apre e richiude in eterno
le deserte sue porte?… Amore, io ho fermo
il polso: e se il bicchiere entro il fragore
sottile ha un tremitìo tra i denti, è forse
di tali ruote un’eco. Ma tu, amore,
non dirmi, ora che in vece tua già il sole
sgorga, non dirmi che da quelle porte
qui, col tuo passo, già attendo la morte.

Giorgio Caproni

(da Il passaggio d’Enea, 1956)

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O foresta silenziosa

O foresta silenziosa, io ti entro
con un cuore pieno di miseria

per tutte le voci degli alberi

e le felci che si aggrappano alle mie ginocchia.

Nella tua ombra più oscura lasciami sedere
quando i gufi grigi svolazzano su di te;

allora chiederò a te un vantaggio

perché io non posso né svenire, né morire, né delirare.

Guardando attraverso le tenebre come una

la cui vita e speranze sono anche fatte,

congelate come una cosa di pietra,

mi siedo nella tua ombra – ma non da sola.

Può Dio riportare quel giorno quando noi due stavamo

sotto quegli alberi aggrappati in quella foresta oscura?

Elizabeth Eleanor Siddal


Ophelie

 

I

Sull’onda calma e nera dove dormono le stelle

La bianca Ofelia ondeggia come un grande giglio,

Ondeggia molto piano, stesa nei lunghi veli…

– Si sentono dai boschi lontani grida di caccia.

Sono più di mille anni che la triste Ofelia

Passa, bianco fantasma, sul lungo fiume nero;

Sono più di mille anni che la sua dolce follia

Mormora una romanza alla brezza della sera.

Il vento le bacia il seno e distende a corolla

I suoi grandi veli, teneramente cullati dalle acque;

I salici fruscianti piangono sulla sua spalla,

Sulla sua grande fronte sognante s’inclinano i fuscelli.

Le ninfee sfiorate le sospirano attorno;

A volte lei risveglia, in un ontano che dorme,

Un nido da cui sfugge un piccolo fremer d’ali:

– Un canto misterioso scende dagli astri d’oro

II

O pallida Ofelia! bella come la neve!

Tu moristi bambina, rapita da un fiume!

I venti piombati dai grandi monti di Norvegia

Ti avevano parlato dell’aspra libertà;

E un soffio, torcendoti la gran capigliatura,

Al tuo animo sognante portava strani fruscii;

Il tuo cuore ascoltava il canto della Natura

Nei gemiti dell’albero e nei sospiri della notte;

L’urlo dei mari folli, immenso rantolo,

Frantumava il tuo seno fanciullo, troppo dolce e umano;

E un mattino d’aprile, un bel cavaliere pallido,

Un povero pazzo, si sedette muto ai tuoi ginocchi.

Cielo! Amore! Libertà! Quale sogno, o povera Folle!

Ti scioglievi per lui come la neve al fuoco:

Le tue grandi visioni ti strozzavan le parole

E il terribile Infinito sconvolse il tuo sguardo azzurro!

III

– E il Poeta dice che ai raggi delle stelle

Vieni a cercare, la notte, i fiori che cogliesti,

E che ha visto sull’acqua, stesa nei suoi lunghi veli,

La bianca Ofelia come un gran giglio ondeggiare.


Pioggia d’autunno

Vorrei, pioggia d’autunno, essere foglia
che s’imbeve di te sin nelle fibre
che l’uniscono al ramo, e il ramo al tronco,
e il tronco al suolo; e tu dentro le vene
passi, e ti spandi, e si gran sete plachi.
So che annunci l’inverno: che fra breve
quella foglia cadrà, fatta colore
della ruggine, e al fango andrà commista,
ma le radici nutrirà del tronco
per rispuntar dai rami a primavera.

Vorrei, pioggia d’autunno, esser foglia,
abbandonarmi al tuo scrosciare, certa
che non morrò, che non morrò, che solo
muterò volto sin che avrà la terra
le sue stagioni, e un albero avrà fronde.

ADA NEGRI


Mostri

Nella mia testa

c’è sempre stata una stanza vuota per te

quante volte ci ho portato dei fiori

quante volte l’ho difesa dai mostri

 

Adesso ci abito io

e i mostri sono entrati con me.

 

Michele Mari, Cento poesie d’amore a Ladyhawke


La notte

Ma la notte ventosa, la limpida notte

che il ricordo sfiorava soltanto, è remota,

è un ricordo. Perdura una calma stupita

fatta anch’essa di foglie e di nulla. Non resta,

di quel tempo di là dei ricordi, che un vago

ricordare.

         Talvolta ritorna nel giorno

nell’immobile luce del giorno d’estate,

quel remoto stupore.

                      Per la vuota finestra

il bambino guardava la notte sui colli

freschi e neri, e stupiva di trovarli ammassati:

vaga e limpida immobilità. Fra le foglie

che stormivano al buio, apparivano i colli

dove tutte le cose del giorno, le coste

e le piante e le vigne, eran nitide e morte

e la vita era un’altra, di vento, di cielo,

e di foglie e di nulla.

                     Talvolta ritorna

nell’immobile calma del giorno il ricordo

di quel vivere assorto, nella luce stupita.

Cesare Pavese, 16 aprile 1938


Senza titolo

Non tutto è giorni di sole,
e la pioggia, quando manca da molto, la si invoca.
Per questo prendo la felicità e l’infelicità naturalmente,
come chi non trova strano che esistano montagne e pianure,
che esistano rocce ed erba.
Fernando Pessoa


I nostri incontri

I nostri incontri eran sessioni

di sguardi sorridenti

che si staccavan solo

per controllare l’ora

e tanto era fra noi lo struggimento

che spesso ci siamo presi il lusso

di non baciarci

 

Michele Mari

Cento poesie d’amore a Ladyhawke


Passato

I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire che
che m’appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapito!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l’amore
brucia la vita e fa volare il tempo.
Vincenzo Cardarelli

L’incidente è chiuso

E’ già l’una passata.
A quest’ora tu starai a letto.
Come un fiume d’argento
traversa la notte
la Via lattea.
Io non ho fretta
e non ti voglio svegliare
con speciali messaggi.
Come si dice,
l’incidente è chiuso.
Il battello dell’amore
s’è infranto contro la vita circostante.
Tu ed io
siamo pari.
Non vale la pena di citare
le offese
e i dolori
e i torti reciproci.
Guarda come’è pacifico il mondo.
La notte
ha imposto al cielo
un tributo stellato.
E’ in ore come questa
che si sorge
e si parla ai secoli,
alla storia,
alla creazione.

Vladimir Majakovckij