La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per dicembre, 2018

Fine anno

Niente retorica, nessun buon proponimento per l’anno prossimo, tanto so già che nella maggior parte dei casi queste promesse non vengono rispettate.
Solo moltissimi auguri a chi passa di qui.
Loredana

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Mancanza

Al Tempio c’è una poesia intitolata “La mancanza”, incisa nella pietra.

Ci sono tre parole, ma il poeta le ha cancellate.

Non si può leggere la mancanza: solo avvertirla.

(Arthur Golden – Memorie di una Geisha)


Una canzone

La canzone è una penna e un foglio

così fragili fra queste dita

è quello che non è, è l’erba voglio

ma può esser complessa come la vita.

(Francesco Guccini)

++


Santo Stefano

Oggi solo un’immagine.

Una volta attendevo con ansia i Natale, adesso, forse a causa dell’età, non vedo l’ora che sia passato.

Mi sento come il povero Santa Claus. E da oggi inizia il conto alla rovescia per il Natale 2019.

😀


Vigilia di Natale

Il pranzo per il giorno seguente è già pronto, quindi mio marito ed io facciamo le ultime compere, poche cose in realtà: clementine, noci, qualche torrone senza il quale Natale non è Natale, pagando il tutto con il bancomat, avendo pochissimo contante.

Decidiamo di mangiare in un fast food, cibo vegetariano per tenerci leggeri: una focaccina con stracciatella di burrata e salsa di pomodoro ed una porzione di patate fritte in due, oltre al caffè. Dietro di noi si siedono un papà con il figlioletto di 5 o 6 anni, africani, che ordinano pollo, sempre accompagnato da patate fritte: il bimbo è bellissimo, grandi occhi neri che spiccano sulla carnagione scura, e mi strappa un sorriso. Gli chiedo se il pollo è buono e gli occhi gli si illuminano ancora di più, mentre mi fa cenno di sì, sempre continuando a mangiare. Il papà, uno dei tanti venditori ambulanti di chincaglieria, mi sorride e mi offre due braccialettini artigianali portafortuna, uno per me ed uno per mio marito, augurandomi buon Natale: naturalmente ringrazio e gli offro l’ultimo contante che ho nel portafoglio, una banconota da 20 euro, ricambiando gli auguri.

In tasca ormai non ho più nulla, non avendo ancora prelevato al bancomat, solo qualche centesimo in rame, poche monetine insignificanti.

Poco dopo,ormai giunti quasi a casa, una ragazza, anche lei venditrice ambulante sempre di colore, ci chiede qualcosa, quello che possiamo, ma ormai sia io che mio marito non abbiamo più nulla e darle quelle poche monetine sembrerebbe una presa in giro. Ci siamo allontanati con un senso di rimorso per non aver potuto aiutare qualcuno che ne aveva davvero bisogno.

Ho ancora nel cuore quei due sguardi: quello felice e ridente del bimbo e quello disilluso della ragazza…


La stella di Natale

Era inverno.
Soffiava il vento dalla steppa
E aveva freddo il Bambino nella grotta
Sul pendio della collina.

Lo scaldava l’alito del bue.
Gli animali domestici
stavano nell’antro,
Sulla mangiatoia aleggiava un tiepido vapore.

Scossisi dalle pelli la paglia del giaciglio
E i grani di miglio,
I pastori assonnati
Guardavano alla lontananza di mezzanotte.

Lontano c’era un campo innevato e un cimitero,
Staccionate, pietre tombali,
Stanghe di carri nella neve,
E il cielo sul cimitero pieno di stelle.

Ma vicino, ignota fino allora,
Più timida di un lumino
Alla finestrina di un capanno
Baluginava la stella sulla via di Betlemme.

Ardeva come un pagliaio, in disparte
Da cielo e da Dio,
Come il riverbero di un incendio,
Come masseria in fiamme e fuoco in un granaio.

Si alzava come un covone ardente
Di paglia e di fieno
In mezzo all’universo intero,
Allarmato da questa nuova stella.

La sovrastava un bagliore sempre più acceso
E qualcosa significava,
E i tre scrutatori di stelle
Accorrevano al richiamo di fuochi mai visti.

Li seguivano i doni sui cammelli.
E gli asinelli bardati, uno più piccolo
Dell’altro, scendevano la montagna a piccoli passi.

E, come strana visione di tempi futuri,
si alzò in lontananza tutto ciò che avvenne poi.
Tutti i pensieri dei secoli, tutti i sogni, tutti i mondi,
Tutto l’avvenire di gallerie e musei,
Tutte le burle delle fate, tutte le opere dei maghi,
Tutti gli alberi di Natale del mondo, tutti i sogni dei bambini.

Tutto il tremolio delle candele accese, tutti i festoni,
Tutto lo sfarzo del luccichio colorato…
… Sempre più cattivo e furioso soffiava il vento dalla steppa…

Parte dello stagno era nascosta dalle cime degli ontani,
Ma l’altra si vedeva benissimo anche da qui.
Attraverso i nidi dei corvi e gli apici degli alberi.
I pastori riuscivano a distinguere bene
Come sull’argine andavano gli asini e i cammelli.
“Andiamo con tutti, inchiniamoci al miracolo”
Dissero allacciandosi le pelli.

Avevano caldo per la camminata nella neve.
Orme di piedi scalzi portavano alla capanna
Sulla radura chiara come fogli di mica.
A quelle orme, come a fiamma di moccolo,
Ringhiavano i cani sotto la luce della stella.

La notte di gelo pareva di fiaba,
E qualcuno dai monti nevosi di tormenta
Continuava a unirsi non visto a loro.
I cani si trascinavano guardandosi in giro inquieti,
E si stringevano al pastore e attendevano sventure.

Proprio per quella strada, proprio per quel luogo
passò qualche angelo nel folto della folla.
L’incorporeità li rendeva invisibili,
Ma il passo lasciava l’impronta del piede.

La gente in frotta s’affollava alla rupe.
Albeggiava. Si profilavano i tronchi dei cedri.
“E voi chi siete?” chiese Maria.
“Siamo stirpe di pastori e inviati dal cielo.
Siamo venuti a dar lode a entrambi voialtri.”
“Non si può tutti insieme. Aspettate all’ingresso.”

Grigia come cenere la foschia del mattino,
Battevano i piedi mulattieri e pecorai,
Chi era a piedi litigava con chi era a cavallo,
Presso il tronco cavo dell’abbeveratoio,
Mugghiavano i cammelli, scalpicciavano gli asini.

Albeggiava. L’alba spazzava dalla volta celeste
le ultime stelle, come granelli di cenere.
E di tutta l’innumerevole folla solo i Magi
Maria fece entrare nella fenditura della roccia.

Lui dormiva, tutto raggiante, nella mangiatoia di quercia,
come raggio di luna nelle profondità di un albero cavo.
Invece che pellicce di pecora
aveva labbra di asino e nari di bue.

Rimasero nell’ombra, in quel buio di stalla,
Sussurravano, trovando a stento le parole.
D’un tratto qualcuno nell’oscurità con la mano scostò
dalla mangiatoia un Mago verso sinistra,
E quello si voltò: dalla soglia alla Vergine
come un ospite guardava la Stella di Natale.

Boris Pasternak


Adeste fideles

Questa, per me, è la più bella melodia natalizia. E su queste note, lascio a tutti i migliori auguri per queste feste. ❤


Burlang

Stasira,
cun st’aria ch’ la sa ad néva,
l’è sira da burlang.
Sgàget Maria!
Préma che végna scur
va’ int l’ort, a tor ‘na punta d’asmarin.
A la cola, a la làgna p’r e camin
agh péns mè. Te guèrda ad préparèr
sul ‘na buna pistèda
ad lèrd, cun du bèli pulàz d’aj
e grata ènch e furmaj.

La cola la m’è angnuda propia bén,
senza gnènch un maloch:
propia cume a la vliva.Int e camin,
ad quérza sàca i zoch
i fèn ‘na bèla fiama , un bel brasèr
e al cot, suvra i cavdun, as tàchen a scaldèr.

E prém burlangh l’è prunt.E sa ad furmént
masnà in cl’ùtem mulin
che ancora e mov cun l’aqua la so roda;
e l’è tot un prufom e cundimént.
E mènter ch’ a dastand la cola suvr’r al cot,
e a cos, a cos, a mang
(e a ogni burlang un bicirot
’d vin cume i nostèr vec i èn insgnà)
artu’rn indréé int te témp,
int la me vècia cà,
e a sént me pèder dir:
“Stasira
cun st’aria ch’ la sa ad néva
l’è sira da burlang…”

E la dvantèva ‘na sirèda ad fèsta.

(autore sconosciuto)

Stasera,
con quest’aria che sa di neve,
è sera da borlenghi.
Svelta Maria!
Prima che venga scuro
va nell’orto a prendere una punta di rosmarino.
Alla colla e alla legna per il camino
ci penso io.Tu guarda di preparare
solo una bella pestata
di lardo, con due bei spicchi d’aglio,
e gratta anche il formaggio.

La colla m’è venuta proprio bene,
senza neanche un grumo: proprio come la volevo. Nel camino,
di quercia secca i ciocchi
fanno una bella fiamma, un bel braciere;
e le cotte, sopra gli alari, cominciano a scaldarsi.

Il primo borlengo è pronto. Sa di frumento
macinato in quell’ultimo mulino
che, ancora muove con l’acqua la sua ruota:
ed è tutto un profumo il condimento.
E, mentre stendo la colla sopra le cotte,
e cuocio, e cuocio, e mangio
(e a ogni borlengo un bicchierotto
di vino come i nostri vecchi ci hanno insegnato)
torno indietro nel tempo,
nella mia vecchia casa
e sento mio padre dire:
“Stasera,
con quest’aria che sa di neve
è sera da borlenghi”

E diventava una serata di festa.

Versi trovati in internet. Dei borlenghi mi aveva parlato un’amica modenese, ed a suo tempo proprio a Modena li avevo mangiati. Come ho sempre scritto, i dialetti mi affascinano, ritenendoli più ricchi della lingua comune, come mi affascina la cucina “povera”,  e qui di seguito, metto il link della preparazione di questo piatto e della sua storia.

 https://www.ilgiornaledelcibo.it/borlengo-modenese-storia/


La luna perdona

Acida, mutila, sopra i grandi campi,
forse la decima volta cosí , come un maldestro
viandante spogliato, passa la Luna.

Sul suo volto, lo stanco sorriso dei vecchi ribaldi
e sotto di lei, il campo si alza
con una pena che si perde nei sospiri.

Pianura coperta di ferite, sterile e magra;
d’una luce sommessa, ironica, la Luna
bagna e ribagna il suo corpo sfatto.

Nella gelida luce è disteso un grande morto.
Ma sul suo orlo lontano, timida viandante,
al suo uomo si abbandona una ragazza.

Come se la Morte non fosse mai passata,
la Vita, questo torso spezzato,
alza il suo capo con gioia viperina.

E la Luna, poiché fu inviata in terra
per guardare i baci, ecco, raggia fidente e lieta
e manda il suo perdono per cento colpe mortali.

Endre Ady




Parere personale

Non mi è piaciuta la maniera in cui è stata strumentalizzata la morte di Antonio Megalizzi, al di là della condivisione o meno delle sue idee.

C’è chi ne ha parlato come fosse un eroe, appoggiando sì le sue tesi sull’Europa, però distorcendole, appoggiando comunque in pieno una immigrazione indiscriminata che comporta comunque “qualche” rischio.

Altri invece, e questi sono i peggiori, hanno dimostrato una totale indifferenza per la sua morte, perché vittima della stessa Europa che il giovane sosteneva, come a dire che “se l’era cercata”: agghiacciante!

Io piango solo un giornalista con degli ideali (che pure non condividevo) ucciso nel pieno della sua giovinezza, un uomo che aveva ancora tutta una vita davanti.

Il suo sogno magari si sarebbe avverato, oppure avrebbe avuto il tempo di ricredersi…chissà.