La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Preavvertire

Preavvertire

Quante cose che prima non capivi

ora svelano il loro vero significato

Ma è un nuovo pericolo questa maturazione,

può anche farti riposare contemplando le cose fatte.

Riuscirai mai a vedere le cose

nell’istante del loro concepimento

e a preavvertire anche solo con grida inarticolate,

come il cane che prima del terremoto

avverte il segreto scricchiolio della terra e ulula…

(Titos Patrikios, La resistenza dei fatti, Crocetti editore) 


Segnali stradali

Nasciamo e moriamo con un bacio,
l’intero corso della vita è segnato da baci
di affetto e tradimento, d’amore e disperazione,
da semplici incontri con persone.


Nasciamo e moriamo con un pezzo di carta,
anagrafi alle due estremità della vita, e in mezzo
documenti amministrativi,
dossier delle più varie polizie,
attestati di promozione e mandati di cattura.


Nasciamo e moriamo nudi.


Titos Patrikios


Un’altra estate

Pensa se non avessi fatto in tempo
anche quest’estate
a vedere di nuovo la luce sfolgorante
ad avvertire il tocco del sole sul mio corpo
a respirare gli odori freschi o guasti
a gustare sapori pepati e dolceamari
a sentire le cicale fino al profondo della notte
a comprendere i miei cari che amo
a non spazientirmi con chi mi sostiene
a pensare anche a chi ho voluto dimenticare
a trovare amici che vengono da lontano
a lasciar entrare anche altre vite nella mia
a nuotare nel mare caldo
a osservare corpi freschi nudi
a rievocare amori, a sognarne di nuovi
a percepire il cambiamento delle cose.
Così, visto che sono arrivato a quest’estate,
dico: spero di arrivare al prossimo Natale
a qualche prossimo Capodanno –
poi più avanti vedremo.

Titos Patrikios

(Immagine Andrea Serio)


I simulacri e le cose

Non ci aspettavamo che accadesse di nuovo

eppure è di nuovo nero come la pece il cielo,

partorisce mostri di oscurità la notte,

spauracchi del sonno e della veglia

ostruiscono il passaggio, minacciano, chiedono riscatti.

Non temere Lestrigoni e Ciclopi…

non temere, diceva il poeta,

ma io temo i loro odierni simulacri

e soprattutto quelli che li muovono.

 

Temo quanti si arruolano per salvarci

da un inferno che aspetta solo noi,

quanti predicano una vita corretta e salutare

con l’alimentazione forzata del pentimento,

quanti ci liberano dall’ansia della morte

con prestiti a vita di anima e corpo,

quanti ci rinvigoriscono con stimolanti antropovori

con elisir di giovinezza geneticamente modificata.

 

Come una goccia di vetriolo brucia l’occhio

così una fialetta di malvagità

può avvelenare innumerevoli vite,

“inesauribili le forze del male nell’uomo”

predicano da mille parti gli oratori,

solo che i detentori della verità assoluta

scoprono sempre negli altri il male.

“Ma la poesia cosa fa, che cosa fanno i poeti”

gridano quelli che cercano il consenso

su ciò che hanno pensato e deciso,

e vogliono che ancora oggi i poeti

siano giullari, profeti o cortigiani.

 

Ma i poeti, nonostante la loro boria

o il loro sottomettersi ai potenti,

il narcisismo o l’adorazione di molti,

nonostante il loro stile ellittico o verboso,

a un certo punto scelgono, denunciano, sperano,

chiedono, come nell’istante cruciale

chiese l’altro poeta: più luce.

E la poesia non riadatta al presente

la stessa opera rappresentata da anni,

non salmeggia istruzioni sull’uso del bene,

non risuscita i cani morti della metafisica.

Passando in rassegna le cose già accadute

la poesia cerca risposte

a domande non ancora fatte.

Titos Patrikios

Da La resistenza dei fatti (Crocetti, 2007)

Traduzione di Nicola Crocetti

 


Gli anni passeranno

Gli anni poi passeranno
masse di monti e pietra si frapporranno
tutto sarà dimenticato
come si dimentica il cibo quotidiano
che ci tiene in piedi.
Tutto, tranne quell’istante
in cui sul metrò affollato

ti aggrappasti al mio braccio.

Titos Patrikios