La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Feuernacht

 

Questa notte cade il cinquantenario della “Feuernacht”, la notte dei fuochi.

I sudtirolesi,dal 1796, festeggiano il Sacro Cuore di Gesù (che viene considerato il protettore del Tirolo) nel terzo venerdì dopo la Pentecoste, con processioni e fuochi accesi sulle montagne.

Nel 1961, il terzo venerdì dopo la Pentecoste cadde nel giorno 11 giugno, ma i fuochi furono di tutt’altra natura dai falò solitamente accesi.

In questa data iniziò infatti la fase del terrorismo altoatesino, in quanto nella notte a Bolzano, in pieno centro città, si verificò un’esplosione, mentre altre 46 avvennero in tutta la provincia. Fu così distrutta una statua d’alluminio a Ponte Gardena, raffigurante Mussolini a cavallo (la testa dell’animale è ora conservata in un museo di Innsbruck), vennero danneggiati altri monumenti ed abbattuti ben 37 tralicci dell’alta tensione, per poter destabilizzare quello che i sudtirolesi consideravano il simbolo dell’italianizzazione della zona, ossia le fabbriche impiantate durante il ventennio, con conseguente immigrazione di manodopera da varie parti d’Italia.

Le Acciaierie di Bolzano, il Magnesio, l’Alumetal ed altre infrastrutture minori restarono prive per breve tempo dell’energia necessaria a far funzionare gli impianti. Un ordigno di 50 chilogrammi di dinamite fu trovato, fortunatamente inesploso, presso una diga di Selva dei Molini, un altro nei pressi di un cavalcavia. Gli attentatori, una novatina circa, appartenenti al BAS (Befreiungausschuss Suedtirol – Comitato di liberazione del Sudtirolo), furono individuati e condannati a varie pene detentive. Tra i più noti,

 

Luis Amplatz

 

 

George Klotz  

 

(la cui figlia Eva oggi è consigliera provinciale)

 

 

e Sepp Kerschbaumer.

 

 

Questo fu solamente l’inizio, quando il terrorismo si limitò a danni a cose e strutture. Purtroppo, negli anni seguenti, il tiro si alzò, cominciando a colpire caserme e appartenenti ad Esercito e Forze dell’ordine, causando, tra attentati e rappresaglie, numerosi morti.

 L’attentato più tristemente noto è quello del 25 giugno 1967 a Cima Vallona, in provincia di Belluno, una trappola preparata ad arte proprio per uccidere.

I dinamitardi infatti causarono appositamente una prima deflagrazione, per poter attirare prima una pattuglia di Alpini che incapparono in una prima esplosione, che causò il decesso di un militare.

Per indagare, fu inviata successivamente una squadra composta dal capitano dei Carabinieri Francesco Gentile da un sottotenente e da due sergenti degli incursori del Col Moschin, ma purtroppo anche loro, costretti a seguire un unico sentiero che portava ai luoghi delle due precedenti esplosioni, restarono vittime di un ulteriore attentato, 3 morirono ed uno rimase gravemente ferito.

Su una tavoletta di legno fu ritrovata incisa la frase “Non dovrete più avere il confine al Brennero. Prima vi dovrete scavare la fossa nella nostra terra.”

Domani gli Schuetzen si ritroveranno per “festeggiare” questa ricorrenza a Castel Firmiano, altro luogo caro ai tirolesi che qui si riunirono nel 1957 per la manifestazione

nota come “Los von Rom” (via da Roma), con Silvius Magnago che arringava la folla,

per riaffermare la loro appartenenza al Tirolo e non all’Italia.