La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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color di rosa

Mi diranno che vado controcorrente, ma io sono contraria alle quote rosa, in ogni campo. E poi mi sapete spiegare da dov’è uscita la percentuale del 30%? Se proprio ci deve essere un’uguaglianza, che sia fifty-fifty, altrimenti, come nel mondo islamico, la donna ha meno valenza dell’uomo, addirittura meno della metà. E bisognerebbe stabilire inoltre altre quote…tante per i biondi e tante per i mori, per chi ha occhi azzurri e per chi li ha neri, per chi è cattolico e per chi professa altre religioni, per chi è alto e per chi è basso e così via. Si verrebbero a creare tanti piccoli ghetti.

Sono del parere che le donne, se vogliono affermarsi, possono farlo benissimo da sole. Il fatto è appunto: lo VOGLIONO?

Noi donne solitamente siamo meno ambiziose, più legate ai valori familiari, meno competitive perfino, ma per scelta. Se però una vuole emergere, ce la fa. Il problema invece è un altro. Mettere in condizioni di competere chi veramente vuole affermarsi nel mondo del lavoro, dotando le famiglie di servizi, come asili nido e scuole dell’infanzia (possibilmente aziendali), scuole dell’obbligo a tempo pieno, orari flessibili, permessi retribuiti e no per seguire non solo i figli ma anche i parenti anziani, le cui cure di solito ricadono solamente sul genere femminile.

Una volta si poteva contare sull’assistenza da parte dei nonni, ora, alzatasi sia l’età pensionabile che quella in cui si decide di metter su famiglia e di avere dei figli, neppure su quell’aiuto.

Date dei servizi efficienti ed allora vedrete che le donne che davvero vogliono “farcela” non avranno bisogno di quote rosa…