Risott cont el safràn
Oggi un piccolo “divertissement”, ossia la ricetta del risotto con lo zafferano, scritta in versi rigorosamente milanesi. La ricetta originale prevede anche il midollo, così da accompagnarlo al meglio con l’ossobuco, come è spiegato nel piccolo video in fondo. Spero che sia gradito ad una carissima amica che seguo sempre con piacere 🙂 . E se dovesse servire una traduzione, son a disposizione.
L’immagine è tratta da internet
«Gina, Gina, stavolta chi el risott
voeui cural mi. Prepara bella netta
la padella, che sem in sett o vott.
El broeud te ghe l’ee bon ? Sì ? De manzetta ?
Famel on poo saggià. Bon, bon, va là,
sent che odorin ? El fa resuscità.
El ris l’è del vialon rivaa su jer ?
L’è mondaa ? Torna a dagh ona passada.
Sù, sù, mett in padela el to butter
e on tochell de scigola ben tridada.
Mett a foeugh, fà tostà movend sul fond
cont el cazzuu a fal de color biond.
Dent el ris. Ruga. Bagnel cont el vin
bianch, magher (mezz biccer). Dent el zaffran.
Ruga. Fagh sugà el vin. Sent che odorin !
Sugaa ? Giò el broeud da man a man.
Boffa sott che’l dev buj a la più bella
de sentil a sparà in de la padella.
Bagnel del tutt e rangiel giust de saa.
Lassel coeus. Brava. Gratta giò el granon.
Oi, oi sott, sotta foeugh chel s’è incantaa.
Gina che risottin, che odor de bon !
Ten rugaa veh ! Adasi e dappertutt.
Varda, l’è quasi all’onda, on cinq minutt.
Giò che l’è pront. L’è moll ? Fa nient, el ven.
Dent el grana abbondant e on bell tocchell
de butter peu mantecchel ben, ben, ben,
menand sù svelt che’l ven e bon e bell.
Quest chi sì l’è on risott che var la spesa,
on risott propi faa a la milanesa !
Cott al punt, mantecaa a la perfezion,
bell, mostos, el te fà resuscità
anca on mort ch’è crepaa d’indigestion.
Tirel giò e mett on tavola che in là
con tant d’oeucc e sospiren guardand chi.
Servel, che vegni subit anca mi».
Giuseppe Fontana, 1938
8 e 9 giugno
8 giugno
Portare l’ombrello oppure no? Il cielo è nuvoloso ma non troppo e nel dubbio, dovendo stare fuori casa per parecchie ore, optiamo per portare gli ombrelli. Per fortuna, perché è una di quelle giornate in cui i goccioloni si alternano a periodi di stasi, costringendoci ad aprire e chiudere varie volte i parapioggia. All’inizio è perfino divertente, in quanto la pioggia cade mentre il sole splende…effetto strano. Poi però comincia a seccare un pochino. Siamo riusciti ad andare dall’”Anema e cozze” che avevano saltato ieri, per gustare i famosi paccheri.
Successivamente una capatina in via Paolo Sarpi.
Pomeriggio di jazz, nella strada.
Riparati dalla pioggia sotto gazebo verdi, si esibiscono vari trii e quartetti prevalentemente di ragazzi giovani, con sassofoni e contrabbassi…sembra una piccola New Orleans.
Ci sediamo in un bar, ed ascoltiamo musica per un’oretta circa. Da quando la via è diventata completamente pedonale, è un piacere passarci.
In seguito altra passeggiata lunghissima, fino ad arrivare ai Giardini pubblici. Un salutino ad Indro Montanelli, con la sua immancabile e fedele “Lettera 22”,
che splende dorato tra il verde dei tigli che iniziano a fiorire, rilasciando nell’aria il loro caratteristico profumo, fino ad uscire sui bastioni.
9 giugno
Un giro da piazza Oberdan lungo viale Piave, Premuda e Montenero ed i successivi, fino ad arrivare da Willy in via Bergamo per il classico risottino (uno dei più buoni, a mio parere).
Poi a porta Genova, oltrepassando il ponte di ferro della ferrovia,
arrivando infine, sempre camminando, in via Valparaiso dove, all’angolo con la via Montevideo, una targa mi incuriosisce. “Qui nel periodo dal 1906 al 1942 aveva sede la famosa Officina Castagna, detta “La fabbrica dei sogni” ( motto creato da Gabriele D’Annunzio), dove lavoravano oltre 600 dei migliori artigiani di Milano”. Il tutto mi spinge a documentarmi.
L’officina, sorta nel 1849, elaborava all’inizio carrozze a cavalli, e divenne fornitrice di molte famiglie nobili dell’epoca. A lei si deve anche la costruzione di una carrozza leggera (spider) filettata di rosso, ordinata da Alessandro Manzoni. Verso la fine del secolo iniziò la collaborazone con Ottolini e Ricordi, che importavano in Italia i quadricicli Benz, tanto che perfino la regina Margherita gli commissionò un’automobile per disputare una delle prime competizioni automobilistiche ed il conte Ricotti una vettura simile nella forma ad un dirigibile,
che è conservata presso il Museo Storico dell’Alfa di Arese. Seguono infine le collaborazioni con la Lancia, l’Alfa Romeo la Daimler Benz ,a soprattutto l’Isotta Fraschini,
le cui Prince of Wales e Commodore vennero esposte nel 1915 a New York, lanciando la ditta anche negli Stati Uniti.Ma la carrozzeria non si occupò solo di automobili perché collaborò anche alla costruzione di vetture ferroviarie di lusso, tra le quali il celeberrimo Orient Express. Ma col passare del tempo, specialmente con la chiusura dell’Isotta Fraschini, la ditta iniziò a declinare, rimanendo come clienti solamente l’Alfa Romeo e la Bianchi, fino a cessare l’attività nel 1954. Ora si occupa solamente di elaborare concept car e della costruzione di fuoriserie per conto di Maserati, Ferrari, Alfa Romeo, ma anche Mini Minor e Fiat. A lei si deve infatti la costruzione della famosa Fiat 500 di Gheddafi, modello fuoriserie elettrico, color verde ed oro (i colori della Libia), pesante oltre una tonnellata, con gli interni color panna, motore che eroga 34 kW costruito appositamente dall’Ansaldo di Genova, che le fa raggiungere la velocità di 160 km/h per un’autonomia di 260 km circa, il tutto per un costo di circa 100mila euro!
Beh, anche questa piccola storia è terminata… e l’ora di tornare a casa si avvicina anche perché, pur essendoci tempo abbastanza bello, c’è un’afa tremenda…
Cosa ne pensate?