La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Disordini

Disordini.

Analizzando, di chi è la colpa?

Andiamo per ordine.

Innanzitutto della politica di accoglienza indiscriminata.

Ospitiamo tutti senza distinzioni: arrivano qui in tanti, belli, pasciuti e prepotenti, vengono da paesi in cui non c’è nessunissima guerra e diamo loro casa, vitto, vestiario, argent de poche, e non sono affatto poveri profughi.

Poi ci sono quelli dell’altro giorno a Roma, in maggioranza sicuramente profughi, in quanto originari di Eritrea, Etipopia, Somalia. Paesi davvero in guerra, paesi davvero in cui si soffre la fame.

Certo, alloggiavano abusivamente in un caseggiato da 4 anni, lo sgombero era stato programmato, anche perché si erano verificate gravi carenze igieniche, offrendo agli occupanti un’altra soluzione alternativa (alcune famiglie alloggiate in villette in quel di Rieti, ed altri con posti letto in due zone di Roma), alcuni hanno accettato, la maggioranza invece no, anche perché ci si sono messi di mezzo i soliti centri sociali del “Movimento di Lotta per la casa”.

Già, perché la proprietà privata in Italia non è garantita a nessuno. Se ti occupano la casa abusivamente, devi aspettare anni, se non addirittura decenni perché venga liberata. Nel frattempo però devi continuare a pagarci su tasse e bollette: ai loro soldi Stato e Comune non rinunciano di certo.

Dicono che la maggior parte di quelli che hanno rifiutato il trasferimento fossero clandestini che alloggiavano assieme ai profughi, e che facessero il bello ed il cattivo tempo nei giardinetti antistanti l’edificio: riferisco solo cose lette da chi asserisce di abitare in zona, quindi non le prendo per oro colato.

Resta il fatto che una buona parte delle persone ha preferito restare nell’edificio in centro di Roma., senza dubbio assai più comodo della periferia o addirittura delle zone provinciali.

Per sgomberarli cosa dovevano fare le forze dell’ordine? Offrire cappuccino e cornetti? The e biscottini? Se non te ne vai con le buone, ci vogliono altri sistemi.

Magari dovevano anche restare fermi mentre i “dimostranti” gettavano loro addosso bottiglie e bombole del gas. Qualche cervello bacato ha avuto anche il cattivo gusto di esternare che le bombole erano vuote, come se facesse differenza! Tale e quale l’estintore di tal Carlo Giuliani, era vuoto pure quello, ma provate a riceverlo in piena faccia!

Hanno criticato l’uso degli idranti…forse era meglio sparare? Gli idranti poi si sono resi necessari per evitare che avvenissero esplosioni per via delle bombole e delle bottiglie che poitevano contenere materiale incendiario. Hanno fermato 13 dimostranti, però hanno indagato anche il maresciallo che ha detto una frase, forse infelice, ma alla quale non sono seguiti i fatti. Però, come ha scritto un colonnello dei CC “Se avessero dovuto inquisirmi tutte le volte che prima di un’irruzione in un covo di malviventi ho detto <<Andiamo e spacchiamogli il culo>> mi avrebbero congedato mille volte.

In certe situazioni censurare qualcuno per una frase “colorita” è davvero assurdo.

Quindi la responsabilità primaria ricade sempre e comunque sul governo.

Inutile accogliere persone che ne hanno diritto se poi non puoi ospitarle decentemente ed offrire loro condizioni adeguate di vita. Non parlo poi di lavoro, perché manca perfino ai nostri connazionali.

A certe situazioni bisogna pensarci per tempo, prima che degenerino negli scontri.


Emergenza.

I barconi continuano ad arrivare.

Complici le belle giornate ed il mare favorevole, sempre più natanti, spesso fatiscenti, vengono soccorsi dalla nostra Marina.

E questo mi fa incazzare.

Non tanto perché ormai li andiamo a prelevare quasi a casa loro: infatti, appena varcate le loro acque territoriali viene lanciato un avviso di soccorso ed i nostri mezzi naturalmente accorrono.

Mi fa incazzare il fatto  che nessuno sa se i “naufraghi”(?) siano veramente profughi o rifugiati politici. Molti provengono da paesi assolutamente NON in guerra, come Tunisia,Marocco ed Algeria: sono giovanottoni in forze che, se davvero ci fosse un conflitto, avrebbero il DOVERE di combattere per il proprio paese.

Li vedevo bighellonare senza nessun controllo per Milano, dove la zona via Tadino e dintorni era un punto di ritrovo di somali ed eritrei, molti con le tute azzurre della nazionale italiana.

Il nostro caro ministro dell’interno blatera che non baratta la vita dei “rifugiati” (sic!) con un pugno di voti. Che lo dica ai parenti delle vittime delle violenze di alcuni di loro.

Noi ci si aspetterebbe poi un minimo di riconoscenza per averli salvati.

Invece no: arrivano ed iniziano a pretendere.

I centri di accoglienza sono già in piena emergenza, e siamo solamente ad aprile, ed è ovvio che l’Italia non è in grado, a questi ritmi, di ospitare tutta questa gente e di gestire il problema, scremando tra rifugiati effettivi e clandestini. Questi ultimi DEVONO essere rimpatriati, ma una volta sul nostro territorio l’identificazione è difficile, se non addirittura impossibile. Quindi si lasciano penare queste persone per mesi nei Centri di Accoglienza, oppure , come più spesso accade,  si lasciano liberi. Così chi vuole lavorare, va in altri paesi dell’UE, gli altri rimangono qui e si “arrangiano” o con lavoretti in nero o con altri mezzi meno leciti.

I nostri politici sostengono posizioni fortemente contrapposte: da una parte il buonismo ad oltranza, dall’altra i “cattivi” che paventano sopraffazioni e contagi di malattie, ma tutto a scopo propagandistico in quanto si avvicinano le elezioni.

La soluzione di un’unica operazione europea non è fattibile: l’UE si scarica la coscienza fornendoci dei fondi e poi si disinteressa totalmente del problema, non solo, ma ci bacchetta (anche trasmettendo le immagini delle telecamere interne per far vedere quanto siamo disorganizzati)  per come sono gestiti i centri di accoglienza, senza considerare la mole di lavoro che questa conduzione comporta.

Allora perché non creare una zona extraterritoriale dove ospitare (ed identificare) tutta questa massa di gente, ad amministrazione comunitaria dove tutti concorrano a queste operazioni e dove i rimpatri dei clandestini non siano di competenza esclusiva della nostra nazione, ma di tutta la comunità europea?