La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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A spasso per Milano

Milano in primavera è bellissima, specie in questo periodo in cui le giornate sono calde e luminose.

Eccoci quindi passeggiare per i posti da noi preferiti, come Corso di porta Ticinese e piazza XXIV maggio, dove ci accolgono piante fiorite e balconi pieni di verde.

La vecchia quercia ultracentenaria invece fatica a mettere le nuove foglie. Ogni anno si aggiungono nuovi sostegni di ferro per sostenere i rami che si protendono verso la strada e rischiano di schiantarsi sopra i veicoli che passano. Ad oggi ne ho contati sette… Non sono belli, ma aiutano la pianta a non crollare.

La quercia ha una storia particolare: innanzitutto è una quercia rossa che proviene dall’America, dove è nata nel 1895. Fu poi portata a Milano e trapiantata in questo luogo nel 1924 dall’ingegnere Giunio Capè, per ricordare tutti gli alpini deceduti durante la Grande Guerra e per festeggiare il ritorno del figlio Giuseppe, che invece era sopravvissuto. L’ingegnere inoltre destinò un lascito al Comune di Milano da usare esclusivamente per la cura del maestoso albero. Ora gli anni si fanno sentire, e la pianta presenta una larga frattura lungo il tronco, e per questo motivo i rami vengono sostenuti dai pali di metallo. Inoltre ogni semestre viene controllata affinché non venga aggredita da un particolare fungo che corrode l’interno del tronco.

La piazza è tutta un reticolo di cavi elettrici per le linee tranviarie che la attraversano, e pure lei ha una storia curiosa.

Nata inizialmente come Piazza del Mercato, cambiò nome in Piazza Marengo in onore della vittoria napoleonica, e d assunse quindi la denominazione attuale. Tutti i milanesi però la chiamano Porta Ticinese, ma per i più anziani è ancora Porta Cicca.


Porta Cicca?

Da dove proviene questo strano nome? Alcuni dicono per via delle osterie che la fiancheggiavano (ciucco vuol dire ubriaco); un’altra versione porta alla presenza di prostitute (chica in spagnolo vuol dire ragazza, ma anche piccola); l’ennesima versione invece parte da “non vale una cicca”, ossia un bel nulla, in quanto quella era una zona abitata da misera gente.

Dalla piazza poi si parte lungo la Darsena, dove molti si crogiolano ai primi tepidi raggi primaverili, distesi sulle panchine o seduti direttamente sui parapetti di pietra.

 


Sempre a spasso per Milano

Ormai sono tornata a casa, ma ho riordinato qualche fotografia.

Milano è bella perché è varia.

Ed allora, ecco corso di porta Ticinese, con le Colonne di san Lorenzo e dei coloratissimi graffiti, veramente artistici.

20150502_134934smart_colonne di san Lorenzo

20150502_135433smart_colonne di san Lorenzo Graffiti

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20150502_135232smart_colonne di San Lorenzo graffiti

20150502_134253smart_corso di Porta Ticinese

Ed alcuni edifici, o dettagli di essi, che mi hanno particolarmente colpito. Il primo è un fregio sul frontone della piscina Cozzi, in viale Tunisia. Poi ci sono 

 

 

20150429_115550smart_cozzi

 

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11 giugno

La zona che più caratterizza Milano credo che sia Porta Ticinese. Mi ero sempre chiesta perché la chiamassero anche Porta Cicca, finché da qualche parte ho finalmente letto, risolvendo l’arcano, che deriva dallo spagnolo “Puerta Chica”, ossia Porta piccola, e dire che una persona “ è milanès de porta Cicca” equivale a dire che è davvero milanese autoctono, da generazioni.

Ma sull’origine del termine Cicca ci sono anche altre divertenti versioni: una la fa derivare dal termine “ciucco”, ossia ubriaco, in quanto nella zona vi erano varie osterie (trani), e l’altra da una vecchia canzone il cui testo ad un certo punto diceva “E’ mezzanotte in punto/gh’è scur, gh’è scur/ gh’è quell che cerca i moeucc” (E’ mezzanotte in punto, è scuro, c’è quello che cerca i mozziconi – le cicche -), ma sono solo versioni fantasiose.

Il Ticinese è il quartiere dei Navigli,- il Pavese ed il Grande – che qui si incontrano. Tempo addietro erano ancora percorsi da chiatte e barconi, che trasportavano varie mercanzie per lo più materiali per l’edilizia, legname e carbone, ma anche derrate alimentari. E proprio per trasportare i blocchi di marmo rosa di Candoglia necessari alla costruzione del Duomo che venne costruito il Naviglio Grande, quei blocchi con incisa la scritta “ad U.F.”, ossia ad usum fabricae, consentendo l’esenzione da dazi e balzelli, dalla quale deriva la nostra espressione “ad ufo”.

La parte più bella dei Navigli è il vicolo Lavandai, con le pietre piatte (brellin) sulle quali le lavandaie si inginocchiavano per lavare i panni. Dei Navigli, ed è la zona dove visse ed abito, fino alla morte, la poetessa Alda Merini. Di lei e della Darsena ho già parlato in altro periodo.

C’è poi la piazza XXIV maggio, con il suo arco imponente, opera di Luigi Cagnola, com’era allora nello stile, che sul fronte reca la scritta “Paci populorum sopitae”, (alla pace liberatrice dei popoli),

ma il momento in cui venne incisa, 1801, anno della pace di Marengo, contrasta con l’anno riportato sul fronte opposto, MDCCCXV, ossia l’anno relativo al congresso di Vienna, quando Milano passò dalla dominazione francese a quella austriaca. Poco distante c’è invece l’omonima porta medioevale, in mattoni con inserti di marmo bianco, e dove si trovava anche  il casello del dazio. Già distrutta da Federico Barbarossa nel 1162, fu ricostruita da Azzone Visconti.

Subito dietro alla porta, le sedici colonne marmoree di San Lorenzo, dell’epoca romana, la stessa della primitiva porta distrutta dal Barbarossa, che fronteggiano l’omonima Basilica.

E sui navigli oggi pioviggina… le case ai lati del canale (Alzaia Naviglio Grande),  sfumano in lontananza in una foschia grigia, perdendo i colori e rassomigliano ad una vecchia cartolina in bianconero… Ed il cielo grigio si riflette sull’asfalto e sul pavé bagnati.  


6 e 7 dicembre 2010

 

Piove… Non piove… Non si capisce bene, perché se guardo le pozzanghere non c’è traccia di gocce, ma dopo qualche minuto che si passeggia, la faccia è tutta bagnata da questa acquerugiola uggiosa che si insinua, trasportata dal vento, anche sotto l’ombrello e si intravede, fine e sottile, solo attraverso la luce dei fari. È come vivere immersi in una nuvola, che ti avvolge completamente, mentre l’umidità ti penetra fin dentro le ossa. Questa è Milano in inverno. A parte che tra qui e Bolzano sono settimane che mi sono scordata di cosa sia il sole. Sembra di interpretare un vecchissimo film con Paul Newman, “Quintet”, dove la Terra era perennemente avvolta da una nebbia grigiastra, incombente ed allucinante, tanto da spingere molti ad inventare un gioco simile alla roluette russa per trovare una giustificazione al suicidio indotto da quella cupa atmosfera. Per fortuna qui ci sono le luci natalizie… Però..c’è un però… Le luci, si sa, costano, ma vedere le porte ( Venezia, Romana e Ticinese) ed, ancora peggio, corso Venezia, il Broletto e piazza Cordusio illuminate dalle luci rosate sponsorizzate dalla “Gazzetta dello Sport” o l’altissimo abete di Piazza Duomo (oltre 40 metri) completamente avvolto dagli stands verde-acqua di Tiffany, simili a pacchi regalo infiocchettati, fa un po’ tristezza…

Oggi poi è sant’Ambrogio, ed i milanesi che non sono partiti per il lungo ponte dell’Immacolata si riverseranno tutti in centro. Pure noi, che volevamo sottrarci a questa abitudine, siamo stati coinvolti, ed ahimé, ci aggregheremo a quella massa vociante e scomposta…

Come immaginavamo, abbiamo dovuto desistere dall’entrare nei negozi, in quanto tutti i meneghini che non si erano allontanati per il ponte si sono ritrovati in centro per lo shopping, formando code incredibili. Ci siamo quindi limitati a passeggiare sotto la pioggia, con una sosta al sant’Ambroeus per un caffè e per ammirare i capolavori di pasticceria esposti in vetrina (panettoni decorati in varie forme artistiche con cioccolato, zucchero e marzapane). Sotto il porticato di Corso Matteotti ad un certo momento sono transitati alcuni ragazzi (7 o 8 al massimo), con tamburo e vessilli della CGIL che si preparavano alle immancabili contestazioni per l’apertura della Scala. Il tempo per fare casino lo trovano sempre, ma quello per studiare?

Via Montenapoleone e via Dante invece sono uno spettacolo per le decorazioni: la prima con grosse palle dorate e rami verdi, l’altra con lampioni di stoffa simile a seta che cambiano continuamente colore ogni pochi secondi.

Cena a Monza e ritorno quasi immediato per vedere il secondo tempo dell’Inter che perdeva contro il Werder Brema…unica nota positiva di una giornata stressante.

E domani si ripete al Christmas Village… Brrrr