La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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O partigiano

 

Nota:

Questa doveva essere la risposta a LauraLuna al mio precedente scritto sul 25 aprile, ma essendo piuttosto lunga ho ritenuto meglio tramutarla in un post.

 

Se esiste una persona che avrebbe dovuto aborrire il fascio, quella avrebbe dovuto essere il mio nonno materno.
Trentino di nascita, classe 1874, era un alto funzionario delle Ferrovie austroungariche (una delle sorelle di mia madre infatti era nata Vienna). Socialista “storico “, all’avvento del fascismo si rifiutò di prestare giuramento e perse così il posto. Solo in virtù di essere vedovo (per 2 volte aveva perso la moglie) con 3 bambine ancora piccole a carico (mia madre era nata da poco e sua madre morì di parto) ottenne un impiego quale bidello in una scuola.
Però peggiore fu il suo astio verso i partigiani quando il suo più caro amico (residente in Veneto) fu pestato selvaggiamente da costoro – tanto da procurargli un’invalidità permanente – solo perché fascista (la vera amicizia trascende dalle ideologie politiche o religiose o altro ). Non collaborazionista o altro: fascista e basta, un qualsiasi impiegato pubblico, niente di più.
Non voglio ricordare qui tutti gli eccidi commessi anche dai partigiani; i nomi di Armida Speranzon, Giuseppina Ghersi (tredicenne stuprata ed uccisa per un tema in classe!), la famiglia Ugazio, il quattordicenne seminarista Rolando Rivi (“domani un prete di meno” il commento degli aguzzini), i 200 marò della San Marco, i sette fratelli Govoni e i morti di Argelato, i 12 carabinieri del presidio alla centrale elettrica di Bretto, l’ assassinio di Giovanni Gentile ed innumerevoli altri casi purtroppo non isolati, dato l’alto numero delle vittime. Il brutto è che molte uccisioni continuarono anche dopo la fine della guerra, specie nel “triangolo della morte” e che molti assassini, come il “Giacca”, responsabile di Malga Porzûs, furono perfino decorati. Ecco, questo mi fa schifo. Tralascio volutamente le connivenze tra i nostri partigiani e gli infoibatori iugoslavi.
E per terminare, ritengo i partigiani responsabili anche dell’eccidio di via Rasella, dove furono così vigliacchi da non presentarsi, causando la strage per rappresaglia (ammessa dalle leggi di guerra) delle Fosse Ardeatine.
Qualcuno fu eroico, certo, forse tra i più idealisti, ma molti furono efferati assassini purtroppo glorificati in nome di una resistenza molto di nome e poco di fatto perché,  se non fosse stato per le forze alleate, i partigiani certo non sarebbero riusciti a liberarci.  Ed a quegli idealisti va il mio ringraziamento, non certo a quanti volevano sostituire una dittatura con un’altra ancora più brutale e violenta. Questi ultimi non li ritengo eroi e tanto meno meritevoli di ricordo e glorificazione.

A seguire, alcuni link.


http://stragipartigiane.blogspot.it/

http://www.qelsi.it/2012/non-chiamateli-eroi-lelenco-delle-ausiliarie-uccise-dai-partigiani-dopo-che-si-erano-arrese-2/
https://dietrolequintee.wordpress.com/2013/08/21/storie-di-ordinaria-follia-partigiana/amp/
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Eccidio_di_Argelato

https://ricordare.wordpress.com/perche-ricordare/041-ancora-violenze-partigiane/



Canzoni per Milano – Ma mì

Una delle canzoni interpretate dalla regina delle canzoni della mala milanese, scritta nientemeno che da Giorgio Strehler su musica di Fiorenzo Carpi de Resmini. Il canto di un partigiano caduto in mano ai tedeschi a causa di una imboscata e che resiste alle torture pur di non tradire i suoi compagni.

La mitica Ornella Vanoni quest’anno compirà ottant’anni, ed ha iniziato la sua carriera proprio interpretando le canzoni della mala in collaborazione appunto con il regista Strehler, passando poi a un genere più romantico, forse in contemporanea con la sua relazione con Gino Paoli che le dedicò “Senza fine”, una delle sue più belle interpretazioni.

La canzone seguente è i dialetto, ma non credo che serva una traduzione (e spero che Isabella sia contenta di questa mia scelta).

Serom in quatter col Padola, 
el Rodolfo, el Gaina e poeu mi: 
quatter amis, quatter malnatt, 
vegnu su insemma compagn di gatt. 
Emm fa la guera in Albania, 
poeu su in montagna a ciapà i ratt: 
negher Todesch del la Wermacht, 
mi fan morire domaa a pensagh! 
Poeu m’hann cataa in d’una imboscada: 
pugnn e pesciad e ‘na fusilada… 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
A San Vittur a ciapaa i bott, 
dormì de can, pien de malann!… 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
sbattuu de su, sbattuu de giò: 
mi sont de quei che parlen no! 
El Commissari ‘na mattina 
el me manda a ciamà lì per lì: 
“Noi siamo qui, non sente alcun- 
el me diseva ‘sto brutt terron! 
El me diseva – i tuoi compari 
nui li pigliasse senza di te… 
ma se parlasse ti firmo accà 
il tuo condono: la libertà! 
Fesso sì tu se resti contento 
d’essere solo chiuso qua ddentro…” 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
A San Vittur a ciapaa i bott, 
dormì de can, pien de malann!… 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
sbattuu de su, sbattuu de giò: 
mi sont de quei che parlen no! 
Sont saraa su in ‘sta ratera 
piena de nebbia, de fregg e de scur, 
sotta a ‘sti mur passen i tramm, 
frecass e vita del me Milan… 
El coeur se streng, venn giò la sira, 
me senti mal, e stoo minga in pee, 
cucciaa in sul lett in d’on canton 
me par de vess propri nissun! 
L’è pegg che in guera staa su la tera: 
la libertà la var ‘na spiada! 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
A San Vittur a ciapaa i bott, 
dormì de can, pien de malann!… 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
sbattuu de su, sbattuu de giò: 
mi sont de quei che parlen no! 
(gridando) Mi parli no!


Il giorno dopo

Volutamente ho tralasciato di commentare o commemorare la ricorrenza del 25 aprile. Innanzitutto perché la sinistra si è appropriata di questa ricorrenza, dimenticando ad esempio le brigate “bianche” di ispirazione cattolica, molti componenti delle quali caddero vittime (come ad esempio a Porzus) dei loro stessi “compagni”. Poi perché viene spesso sminuito se non proprio tralasciato l’apporto degli alleati anglo-americani, visti ancora oggi come nemici con intenti “militaristi”, (come definire allora i russi che invasero gran parte dell’Europa orientale, inglobandola nel blocco comunista?).

Infine volevo attendere le dichiarazioni dei nostri politici, che sono puntualmente arrivate. Tra queste, le parole della neo Presidente della Camera, Boldrini, che ha prima tacciato di fascismo il governissimo, poi ha concluso con la frase che non esiste un fascismo buono ed uno cattivo. Premesso che mi stanno sulle scatole quei sinistroidi che, se non la pensi come loro, automaticamente sei fascista, vorrei rinfrescare la memoria della Boldrini con le seguenti parole.

Le conquiste sociali fatte sotto il fascismo oggi ce le sogniamo, il che è tutto dire. Non si trattava solo dei treni in orario. Assegni familiari per i figli a carico, borse di studio per dare opportunità anche ai meno abbienti, bonifiche dei territori, edilizia sociale. Questo perché solo dieci anni prima Mussolini era socialista marxista e massimalista che si portò con sé il senso del sociale, del popolo. In un certo senso il fascismo modernizzò il paese. Nei confronti del nazismo fu dittatura all’acqua di rose: se Mussolini non avesse firmato le infamanti leggi razziali, sarebbe morto di morte naturale come Franco. Resta una dittatura, ma anche espressione di italianità. Bisognerebbe fare un’analisi meno ideologica su questo.”

Chi le ha dette? Qualcuno fascista o, più genericamente, qualcuno di destra? No, le ha pronunciate Margherita Hack, della quale tutto si può dire, tranne che abbia simpatie fasciste, ma che, per fortuna, non ha ancora aderito alla massificazione dei cervelli ed è ancora capace di pensare con la propria testa.

E allora il 25 aprile, per l’ideologia che la permea, resta una “festa” che divide anziché unire. Si dimenticano gli “altri” morti, quelli ricordati e descritti da Giampaolo Pansa nei suoi libri (guarda caso aborriti dalla sinistra più “pura”). Quei morti della parte avversa, combattenti di una causa che ritenevano giusta e per salvaguardare l’onore italiano che il loro Re aveva malamente tradito, abbandonandoli al proprio destino. Quei morti uccisi dai partigiani, (dei quali non voglio affatto sminuire le gesta), ma nelle cui fila militarono anche fior di deliquenti che utilizzarono l’essere partigiani per compiere vendette personali o, ancor peggio, per dare sfogo ai loro istinti più perversi e bestiali.

giuseppina ghersi

Allora aboliamola, questa festa. Dopo tanti anni sarebbe finalmente ora della riconciliazione.


25 aprile

Ed oggi si festeggia la Liberazione…Solita retorica, solite contrapposizioni, nonostante siano passati 67 anni.

Bene, tranne che per una cosa: la festa sembra essere quella di una sola parte della popolazione, di quei comunisti e loro successori, molti dei quali riciclati dell’ultimo momento, che certamente contribuirono a liberare l’Italia dai nazifascisti, dimenticando però l’apporto sia degli Alleati che quello dei partigiani “bianchi”, che anzi, a volte, furono oggetto di ritorsioni, se non eccidi (vedi Porzus).

Allora istituirei un’altra festa, per commemorare quel 18 aprile del 1948 in cui gli Italiani scelsero la democrazia, senza cadere nella trappola del Fronte Popolare

che avrebbe consegnato la nostra nazione alla Russia, facendola diventare un paese satellite dell’Unione Sovietica, sostituendo una dittatura con un’altra, dove il gulag sostituiva il lager, dove comunque mancava del tutto la libertà , ma il tutto veniva spacciato come il paradiso del lavoratori.

Non disconosco i valori della Resistenza, ma vorrei che si trovasse il coraggio di ammettere gli errori commessi, cominciando dagli eccidi di ex nemici politici, iniziando da quella barbarie di piazzale Loreto, dove Mussolini fu appeso come una bestia macellata assieme alla Petacci , che di colpe non ne aveva.

E qui a Milano i partigiani marciarono fieramente, rendendosi simili agli ex avversari, negando un equo processo (che senza dubbio si sarebbe concluso con la pena capitale) al dittatore fascista, esecuzione sommaria disposta allora da vari “comandanti” partigiani, quali Audisio,Pertini, Valiani e Longo.

Tutti commemorano i sette fratelli Cervi,

uccisi per rappresaglia, ma nessuno spende una parola per i sette fratelli Govoni,

trucidati a guerra ormai finita solo perché fascisti. E di porcate simili nel “triangolo rosso” ne avvennero parecchie.

Ma sarebbe comunque ora di stendere un velo su tutti questi avvenimenti, e celebrare solo la festa della democrazia senza distintinzione di colore politico.

Ed ora mi permetto una cattiveria: una volta morti tutti per vecchiaia gli anziani “padri della Patria”, chi eleggeranno come Presidente della Repubblica?

Immagine di piazzale Loreto tratta da

http://itacultura.forumfree.it/?t=52474354


Ricorrenze

Ed eccoci nel 2011, l’anno in cui si festeggia il 150^ dell’Unità d’Italia. Per me altoatesina non ha alcun significato, perché la mia regione fu annessa all’Italia solo alla fine della Grande guerra. Anche Trieste è in una situazione analoga, anzi,la sua annessione definitiva si verificò addirittura solo dopo la seconda Guerra mondiale… Ed oggi tutti a festeggiare il Tricolore, anche quelli che anni addietro lo bruciavano in piazza, ritenendolo un simbolo fascista e sostituivano l’Inno di Mameli (bruttarello assai a dire il vero), con “Bella ciao” e non profferirono parola alla soppressione di alcune feste nazionali quali il 4 novembre ed il 2 giugno, gli stessi che su “l’Unità” titolarono che Trieste era libera all’entrata delle truppe titine, dimenticando eccidi, foibe e l’assassinio dei cosiddetti “partigiani bianchi”, cattolici ed azionisti, quindi non comunisti, additati come traditori!

Ed ora queste stesse persone che prima osannavano l’Unità (giornale) come strumento di divulgazione politica, inneggiano ora all’Unità d’Italia… Belle facce di tolla.