La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Articoli con tag “Palestina

Quando…

 

Quando provochi l’assassinio di tre adolescenti innocenti;

Quando attacchi uno stato e sai che militarmente non sei in grado di batterlo;

Quando ti propongono una tregua e la rifiuti;

Quando le madri inneggiano ai figli martiri, incitandoli a farsi uccidere;

Quando obblighi la tua gente a restare nelle case, sapendo che queste saranno bombardate e utilizzi i civili come scudo;

Quando sai che certamente in questo conflitto avrai dei morti;

Allora sei responsabile di queste vittime anche se materialmente le ha uccise il tuo nemico.

 


Conflitto arabo-israeliano

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Risposta a Lezapp

Allora mettiamola così: per gli ebrei (ma solo per loro) è ANCHE una questione religiosa, in quanto la Palestina è la terra a loro destinata da Dio. Per questo motivo, alcuni coloni decisero di ACQUISTARE le prime terre ancora alla fine del 1800. Uno dei primi insediamenti, un quartiere ebraico a Gerusalemme, fu opera di Moses Montefiore, ebreo di origini livornesi.

Il pogrom in Russia conseguente all’assassinio dello zar Alessandro II costrinse molti ebrei ad emigrare in quelle terre acquistando con il denaro del Fondo nazionale ebraico molti terreni INCOLTI. Il primo kibbutz data infatti dal 1909 (Deganya), stesso anno della fondazione di Tel Aviv. All’atto dello scoppio della prima guerra mondiale, in Palestina c’erano già 85mila ebrei, molti dei quali si arruolarono nella Legione ebraica combattendo a fianco degli inglesi contro l’impero ottomano. In seguito a ciò la dichiarazione di Balfour sancì il diritto degli ebrei di avere una patria e questo scatenò l’ira araba. Notare che le prime cose che facevano gli ebrei era quella di bonificare i terreni incolti, irrigandoli e rendendoli coltivabili. Ovvio che questo ingolosiva i palestinesi che si trovavano così a vedere dei campi fertili e produttivi.

Altri ebrei giunsero tra il 1919 ed il 1922, fino a che la Società delle Nazioni affidò il mandato della Palestina alla Gran Bretagna che nell’anno seguente staccò dalla Palestina la Transgiordania, consegnandola agli arabi.

Gli arrivi di ebrei intanto si susseguirono, specie con l’avvento di Hitler , finché il Governatorato inglese (Commissione Peel), per evitare tensioni, decise di suddividere la Palestina in due territori, ma questo provvedimento non incontrò il favore arabo.

A proposito di Hitler, la soluzione iniziale, prima del genocidio, era quella di caricare su una nave tutti gli ebrei residenti in Germania (naturalmente dopo la spoliazione dei loro beni) e deportarli in Israele (Haavara). Poi sappiamo come andò a finire.

Dall’ascesa di Hitler arrivarono in Palestina oltre 160mila ebrei, la maggior parte intellettuali, professionisti e studiosi, che costituirono la futura classe dirigente dello stato. Gli inglesi vollero limitare il numero dei nuovi arrivi a 15mila annui, ma gli ebrei si organizzarono creando reti clandestine armate per combattere gli inglesi. Dopo la fine della guerra (nella quale un’altra Legione ebraica affiancò gli Alleati contro i Gran Muftì di Gerusalemme che sosteneva la Germania), un’altra ondata di profughi si riversò in Palestina, spesso respinti dal blocco navale inglese che li dirottava a Cipro o addirittura li rimandava in Germania, come nel caso della Exodus.

Nel 1947 le Nazioni Unite approvarono la suddivisione della Palestina in due stati: opzione accettata dagli ebrei ma osteggiata dai palestinesi. Finito il mandato britannico nel 1948, il giorno seguente (15 maggio) fu proclamata la nascita dello stato di Israele, ma subito dopo Giordania, Egitto, Irak, Siria ed un contingente saudita invasero il nuovo stato, mentre molti palestinesi lasciavano le loro terre per approdare nei campi profughi con la promessa che le terre sarebbero state riconsegnate loro. Israele riuscì comunque a stipulare trattati d’armistizio con i vari stati, separatamente. In questi accordi veniva riconosciuta l’appartenenza del Negev e della Galilea ad Israele, della Cisgiordania alla Giordania e la striscia di Gaza all’Egitto.

Con la “Legge del ritorno” Israele aprì le sue frontiere a tutti gli ebrei che volevano ritornare dalla Diaspora, concedendo loro subito lo status di cittadini israeliani.

Il resto è storia “quasi” odierna. Il blocco del canale di Suez che provocò la guerra del Sinai è del 1956, ed i territori conquistati furono restituiti l’anno seguente in cambio di un accordo bilaterale.Ma nel 1967 l’Egitto provò nuovamente a chiudere il canale, provocando la “guerra dei sei giorni” impadronendosi della striscia di Gaza. Questo inasprì i rapporti diplomatici che dichiararono di non voler più accettare nessun negoziato con Israele, e nel 1973 scatenarono la guerra del Kippur, venendo sconfitti per l’ennesima volta. Ci furono poi i negoziati con la mediazione di Kissinger, e gli accordi di Camp David. Si chiudeva un fronte e se ne apriva un altro. Questa volta contro il Libano, il che portò le truppe israeliane alle porte di Damasco. Nel corso di questa guerra si verificò il massacro di Sabra e Chatila ad opera di falangisti libanesi, massacro che portò alle dimissioni di Ariel Sharon, ministro della difesa. Intanto era nata l’Intifada: donne, bambini e ragazzi che lanciavano pietre e molotov contro l’esercito regolare israeliano che non poteva certo rispondere con le armi convenzionali.

Dopo la guerra del Golfo, Israele (sotto la presidenza di Rabin) iniziò a negoziare con l’OLP, ed in seguito all’accordo di Oslo, Yasser Arafat ritornò a Gaza ed in Cisgiordania.

Le tensioni però continuarono: ci furono le stragi di coloni ad opera di Hamas, l’uccisione di 30 palestinesi ad Hebron (Tombe dei Patriarchi) ed infine l’attentato a Rabin, ucciso a Tel Aviv , poi tutta una serie di attentati terroristici ad opera di Hamas, cui seguiva puntualmente la rappresaglia israeliana.

E la storia continua: l’odio ormai è troppo radicato e difficile da estirpare.

Come vedi, la religione non c’entra per nulla…almeno a mio parere.

 


Vittime

 

Dedicato a chi mi ha scritto di non dispiacersi per la morte dei tre ragazzi ebrei, perché al mondo ci sono tante altre vittime per tutte le guerre scatenate da “noi” occidentali, in Siria, in Ucraina e da altre parti del mondo e dice che a nessuno frega nulla di questi morti, quindi nemmeno a lui frega che tre ragazzi siano stati uccisi e fatti letteralmente a pezzi.

Invece a me dispiace per tutte le vittime indistintamente, ed a queste aggiungo le ragazze indiane stuprate ed impiccate, le pachistane lapidate, le afgane vessate dai talebani, i ragazzini africani considerati carne da macello e mandati a combattere, i bambini imbottiti di tritolo per trasformarli in bombe umane.

Non hai colto la differenza tra queste vittime ed i tre ragazzi: le prime SUBISCONO, e a loro favore ci sono solo marce, fiaccolate, selfie su Facebook col cartello al collo “basta violenza”.

Per i tre ragazzi come per le altre vittime israeliane invece, i palestinesi non aspettano altro che la rappresaglia, per poi dimostrare al mondo quanto Israele sia cattiva e violenta. E pure questa è un’azione vigliacca, al pari di chi addirittura presume che gli stessi israeliani abbiano ucciso gli studenti, anzi a loro ebrei non interessa affatto perché l’importante è distruggere la Palestina.

Finché in giro ci saranno certi cervelli bacati ogni azione sarà inutile. Ps. Dire che non te ne importa un tubo non fa onore alla tua intelligenza. Non farti imbrigliare dai pregiudizi.

E qui di seguito, come vengono addestrati adolescenti e pure bambini per farne dei futuri terroristi.

 

http://youmedia.fanpage.it/video/aa/UXaICuSwVdIRhKRG

 


Arrigoni

La morte dovrebbe passare sopra a tutte le miserie umane, piccole o grandi che siano. La morte dovrebbe insegnarci qualcosa. Non sempre è così.

La madre di Vittorio Arrigoni, cui va tutta la mia commiserazione per il modo incivile in cui è stato ucciso il figlio, si è rifiutata di far transitare il feretro dello stesso attraverso il territorio di Israele, – giustificando l’azione come conseguenza delle idee del ragazzo – e continuando così una spirale di odio.

Israele avrà i suoi torti, certamente, ma non è che i Palestinesi siano innocenti, attuando un terrorismo estremo contro i civili, vedi il recente attentato ad Itamar, in cui i terroristi hanno “coraggiosamente” massacrato  cinque persone, padre, madre e tre bambini, di undici e di tre anni e l’ultimo dei quali di due mesi appena.

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 Alla luce di questi fatti non posso che chiamare “attivista” Vittorio Arrigoni, e non certo “pacifista”, perché quest’ultimo appellativo spetta solamente a coloro che NON parteggiano per nessuna delle due fazioni in causa, ma si prodigano perché venga raggiunto un accordo tra esse.

Ritengo quindi sbagliata l’azione della madre di Vittorio il quale, per avversione della sorte, è stato ucciso proprio da uno della parte che egli sosteneva.