La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Bruges – quinta ed ultima parte

Il tour ormai volge al termine.

L’immagine posta per ultima nel quarto post è quella del ponte San Bonifacio che, pur sembrando molto antico, data invece dal 1910: un falso storico molto ben riuscito, in pieno stile medievale. Là siamo nei pressi di un altro punto molto interessante, ossia il Gruuthuse, comprendente sia il museo ominimo che il Gruuthusehof. Il nome è quello di una facoltosa famiglia locale il cui patronimico deriva dal “gruut”, ossia una miscela di spezie ed erbe usate per insaporire la birra. Il museo è collocato un un palazzo alto e possente, con torri e pinnacoli,   Gruuthuse_12052014038mentre il Gruuthusehof è una casetta piccola e bassa situata all’estremità di un bivio. Gruuthusehof_14052014062

Nelle vicinanze c’è la chiesa di Nostra Signora, con il campanile più alto della città, 122 metri,

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nota soprattutto perché all’interno conserva la madonna con il Bambino di Michelangelo, acquistata in Italia da un commerciante che la donò alla propria diocesi. Questa è l’unica opera di Michelangelo esportata dall’Italia quando l’artista era ancora in vita.

Lungo il canale, si vedono le stanze dell’antico ospedale di san Giovanni che danno direttamente sull’acqua.

Ritornando ancora nei pressi del Markt c’è il nucleo originario di Bruges, ossia il palazzo della Fortezza. Qui infatti sorgeva la fortezza fatta erigere a difesa delle coste per difendere il territorio dalle invasioni normanne, e da lì si sviluppò quindi il borgo. Ora nella piazza di possono notare il Municipio e la vecchia Cancelleria (Oude Griffe), recentemente restaurata e ritornata all’antico splendore con i suoi ornamenti dorati. Ma ci sono anche altri edifici importanti, come la prepositura, sede del preposto della cattedrale di san Donato e la vecchia corte di giustizia.

Infine una curiosità: le cosiddette Case di Dio, tipiche di altre zone del Nord Europa. Erano casette fatte costruire da una parrocchia o anche da un privato che venivano concesse in affitto simbolico ad anziani indigenti a patto che ogni sera pregassero per il fondatore di queste case. Ogni quartierino era quindi affiancato da una cappella.

Ma la cosa più bella non si può descrivere, ed è l’atmosfera di questa città: le colazioni fatte al bar con le gaufres

appena sfornate ricoperte di zucchero a velo, o in latteria con i croissants, le cene a base di quiches, di omelettes o di crepes ripiene di verdure, nei ristorantini lungo i canali, sempre accompagnati dalla birra (*), il rumore degli zoccoli dei cavalli sull’acciottolato, o il silenzio in certe stradine rotto solo dallo sciabordio delle acque lambite dagli alberi, mentre anatre e cigni navigano lentamente…

(*)Già, la birra, perché a conti fatti costava molto meno dell’acqua: un litro di minerale san Pellegrino 7 euro, mezzo litro 4,50 euro, quando con una cifra da 2 a 3,65 euro si beveva un’ottima birra da 33 cl…

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E, qui di seguito una breve carrellata di immagini. Nell’Ultima, un piatto un po’ speciale, direi perfino internazionale 🙂

 

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