La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Epifania…tutte le feste porta via.

E così anche queste feste sono terminate.

Basta con le abbuffate di pandoro e panettone, basta sgranocchiare torrone, basta caffè corretto con l’anice – una tradizione tramandatami da mio padre – basta con i film di Natale.

Nell’ordine, abbiamo visto, per l’ennesima volta, Miracolo nella 34^ strada (l’originale del 1947), La vita è meravigliosa, Bianco Natale, National Lampoon’s Christmas Vacation, Bufera in Paradiso, Natale in affitto, Polar Express, L’appartamento (questo è dedicato alla fine dell’anno per via della scena finale) SOS fantasmi, Canto di Natale di Topolino, La più bella storia di Dickens, Fuga dal Natale, Babbo bastardo e, questa sera, c’è in programma La banda dei babbi Natale.

Poi ritorneremo a guardare i “soliti” film (abbiamo una sfilza di horror per smaltire il miele 🙂 )

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La stella di Natale

Era inverno.
Soffiava il vento dalla steppa
E aveva freddo il Bambino nella grotta
Sul pendio della collina.

Lo scaldava l’alito del bue.
Gli animali domestici
stavano nell’antro,
Sulla mangiatoia aleggiava un tiepido vapore.

Scossisi dalle pelli la paglia del giaciglio
E i grani di miglio,
I pastori assonnati
Guardavano alla lontananza di mezzanotte.

Lontano c’era un campo innevato e un cimitero,
Staccionate, pietre tombali,
Stanghe di carri nella neve,
E il cielo sul cimitero pieno di stelle.

Ma vicino, ignota fino allora,
Più timida di un lumino
Alla finestrina di un capanno
Baluginava la stella sulla via di Betlemme.

Ardeva come un pagliaio, in disparte
Da cielo e da Dio,
Come il riverbero di un incendio,
Come masseria in fiamme e fuoco in un granaio.

Si alzava come un covone ardente
Di paglia e di fieno
In mezzo all’universo intero,
Allarmato da questa nuova stella.

La sovrastava un bagliore sempre più acceso
E qualcosa significava,
E i tre scrutatori di stelle
Accorrevano al richiamo di fuochi mai visti.

Li seguivano i doni sui cammelli.
E gli asinelli bardati, uno più piccolo
Dell’altro, scendevano la montagna a piccoli passi.

E, come strana visione di tempi futuri,
si alzò in lontananza tutto ciò che avvenne poi.
Tutti i pensieri dei secoli, tutti i sogni, tutti i mondi,
Tutto l’avvenire di gallerie e musei,
Tutte le burle delle fate, tutte le opere dei maghi,
Tutti gli alberi di Natale del mondo, tutti i sogni dei bambini.

Tutto il tremolio delle candele accese, tutti i festoni,
Tutto lo sfarzo del luccichio colorato…
… Sempre più cattivo e furioso soffiava il vento dalla steppa…

Parte dello stagno era nascosta dalle cime degli ontani,
Ma l’altra si vedeva benissimo anche da qui.
Attraverso i nidi dei corvi e gli apici degli alberi.
I pastori riuscivano a distinguere bene
Come sull’argine andavano gli asini e i cammelli.
“Andiamo con tutti, inchiniamoci al miracolo”
Dissero allacciandosi le pelli.

Avevano caldo per la camminata nella neve.
Orme di piedi scalzi portavano alla capanna
Sulla radura chiara come fogli di mica.
A quelle orme, come a fiamma di moccolo,
Ringhiavano i cani sotto la luce della stella.

La notte di gelo pareva di fiaba,
E qualcuno dai monti nevosi di tormenta
Continuava a unirsi non visto a loro.
I cani si trascinavano guardandosi in giro inquieti,
E si stringevano al pastore e attendevano sventure.

Proprio per quella strada, proprio per quel luogo
passò qualche angelo nel folto della folla.
L’incorporeità li rendeva invisibili,
Ma il passo lasciava l’impronta del piede.

La gente in frotta s’affollava alla rupe.
Albeggiava. Si profilavano i tronchi dei cedri.
“E voi chi siete?” chiese Maria.
“Siamo stirpe di pastori e inviati dal cielo.
Siamo venuti a dar lode a entrambi voialtri.”
“Non si può tutti insieme. Aspettate all’ingresso.”

Grigia come cenere la foschia del mattino,
Battevano i piedi mulattieri e pecorai,
Chi era a piedi litigava con chi era a cavallo,
Presso il tronco cavo dell’abbeveratoio,
Mugghiavano i cammelli, scalpicciavano gli asini.

Albeggiava. L’alba spazzava dalla volta celeste
le ultime stelle, come granelli di cenere.
E di tutta l’innumerevole folla solo i Magi
Maria fece entrare nella fenditura della roccia.

Lui dormiva, tutto raggiante, nella mangiatoia di quercia,
come raggio di luna nelle profondità di un albero cavo.
Invece che pellicce di pecora
aveva labbra di asino e nari di bue.

Rimasero nell’ombra, in quel buio di stalla,
Sussurravano, trovando a stento le parole.
D’un tratto qualcuno nell’oscurità con la mano scostò
dalla mangiatoia un Mago verso sinistra,
E quello si voltò: dalla soglia alla Vergine
come un ospite guardava la Stella di Natale.

Boris Pasternak


Adeste fideles

Questa, per me, è la più bella melodia natalizia. E su queste note, lascio a tutti i migliori auguri per queste feste. ❤


Natale

È Natale da fine ottobre.

Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti.

Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese.

Charles Bukowski

 

 

(Fotografia di ieri a Merano)


Adeste fideles


Luci

​25 dicembre, ore 17.30

Dopo una bella giornata passata presso Padova in famiglia arriva purtroppo l’ora di tornare a casa.  Ormai è buio, data la stagione, rotto solo dalle luci.

Ci sono i serpenti luminosi in autostrada,  rosso quello delle luci di posizione delle auto  davanti a noi e bianco quello dei fari dei veicoli sulle corsie opposte.

Poi le solite insegne delle ditte e dei distributori, i fanali giallastri delle strade, che si infittiscono in prossimità degli svincoli. In questo periodo però tutto è più sfavillante. I grandi centri commerciali risplendono da lontano, con figure fantasmagoriche che si accendono ad intermittenza con un effetto psichedelico, ma le cose più belle si scorgono in lontananza.

Luci di paesetti distanti che sembrano tanti presepi, ogni tanto una chiesetta illuminata debolmente con un campanile snello e dalla punta aguzza come quello della poesia di Rio Bo. Sulle colline, tra Verona e Trento, ogni tanto una cometa: per essere visibile da lontano immagino debba essere davvero enorme. Ogni tanto, sempre su quel tratto di strada, anche dei presepi luminosi: capanne con le effigi di Maria, Giuseppe ed il Bambino: pure questi debbono essere di dimensioni considerevoli. 

E poi alberi, per lo più abeti, ricchi di luci e scintillanti, pieni di globi colorati o di minuscoli LED simili a brillantini Swarowsky. Anche in città – dopo l’aberrazione falsamente risparmiatrice protrattasi per qualche anno – è ritornata l’usanza di un tempo e sulle strade è tutto un fiorire di stelle, cerchi luminosi, piogge di luce. La magia del Natale è anche qui,  in questa luminosità che sembra voler diradare le tenebre in cui la cattiveria di pochi vuole gettarci.


Pace agli uomini di buona volontà

 

 

 

berlino-attentato-camion21-1000x600Si avvicina Natale…L’ambasciatore russo è stato assassinato in diretta in Turchia. Un TIR ha compiuto una strage nel mercatino natalizio di Berlino, accanto alla Gedaechtniskirche: le luci natalizie delle bancarelle mescolate a quelle dei mezzi di soccorso.

Qualche giorno prima un dodicenne indottrinato per bene ha cercato di farsi saltare assieme al proprio zainetto imbottito di esplosivo e chiodi. A Zurigo c’è stata una sparatoria nel centro islamico.

Qual è il periodo migliore per compiere attentati, se non questo che stiamo vivendo? Giorni che dovrebbero essere di pace e tranquillità, insanguinati dagli adepti di una “religione di pace” che invece seminano il terrore.

L’odio aumenta, da parte di chi compie gli attentati, ma anche da chi li subisce, però il mio odio ed il mio disprezzo sono rivolti a coloro che hanno permesso che si arrivasse a questo: politici, giornalisti, religiosi, intellettuali e pseudo-intellettuali, ossia i cattivi maestri che da anni ci tacciano di razzismo e predicano un’accoglienza indiscriminata. I migranti che arrivano sui nostri territori sono tutte indistintamente brave persone che con gli attentati non c’entrano per nulla, e dobbiamo esser loro grati perché sono quelli che ci pagheranno le pensioni e ripopoleranno i nostri paesi.

E come al solito, i mezzi di informazione esitano molto prima di pronunciare la parola TERRORISMO. I meno cauti parlano di “probabile attacco di matrice terroristica”, e non sia mai che venga fuori la parola “matrice islamica”. Se si ha paura di pronunciare questi termini, la battaglia contro il nemico è già persa.

Anzi, inizia la solita solfa: non sono veri islamici, sono depressi o squilibrati, colpa di chi vende le armi (anche di chi vende i TIR?) ed amenità del genere. L’Europol aveva già avvisato dell’eventualità di attentati nei mercatini, ma la Merkel ed i suoi hanno preferito minimizzare il pericolo per celare i legami tra il terrorismo e l’accoglienza senza alcun controllo.

Sono stanca di leggere e vedere persone uccise, violentate, distrutte, di vedere la nostra civiltà soccombere senza che nessuno faccia nulla per fermare questo scempio. In parte è anche colpa nostra, di quanti continuano a sostenere questi governi scellerati ed a votare personaggi che agiscono in quanto siamo noi che concediamo loro questo potere.

E chi si ribella a questo stato di cose, viene additato come razzista, guerrafondaio ed è lui la persona da combattere, non “gli altri”.


A Natale siamo tutti più buoni


parenti

A Natale si diventa tutti più buoni.

Sicuri?

Un corno!

Ed è ben evidenziato nel film di Mario Monicelli “Parenti serpenti”, in cui recitano Paolo Panelli (il suo ultimo film), Pia Velsi, Cinzia Leone, Alessandro Haber, Marina Confalone.

Un film sull’ipocrisia del buonismo natalizio e sulla falsa facciata del perbenismo anche tra consanguinei, che evidenzia la mediocrità di certi personaggi.

Saverio, un appuntato dei carabinieri in congedo, e sua moglie Trieste, ormai anziani, festeggiano il periodo natalizio in casa propria a Sulmona invitando i loro quattro figli con le rispettive famiglie.

All’inizio le giornate trascorrono piacevolmente, ma un giorno a pranzo Trieste annuncia che lei ed il marito non se la sentono più di restare da soli ma nemmeno vogliono ritirarsi in una casa di riposo: avrebbero quindi deciso di lasciare la casa con tutti i suoi arredi a quello dei figli che si occuperà di loro durante la vecchiaia.

I figli allora iniziano a litigare tra di loro. Nessuno di essi vuole rinunciare alla vita che ha condotto fino a quel momento per occuparsi dei due vecchi, ma nemmeno vuole rinunciare alla quota della casa che spetta loro. Una guerra fratricida dove vengono scoperchiati molti segreti: l’omosessualità di uno dei figli, il professore Alfredo, l’unico celibe (Haber) che confessa di convivere da un decennio con un vigilante, o la relazione segreta tra i due cognati, Michele e Gina, sposati con due dei figli dei due anziani; l’impossibilità di avere figli dell’altra coppia, Milena e Flippo; l’aspirazione a diventare ballerina in “Fantastico” della figlia di Alessandro e Gina. L’unico “normale” sembra essere il piccolo Mauro, che fa anche da voce narrante del film.

Così tra litigi e rinfacci vari, di comune accordo,i familiari decidono cinicamente di sopprimere i genitori simulando un incidente domestico, ma tutto verrà scoperto nel modo più banale:la lettura in classe del tema del nipotino che descrive in quale maniera ha trascorso le vacanze di Natale.

Un modo neppure troppo velato di denuncia di una certa provincia italiana, con i suoi scheletri nell’armadio, la grettezza, le gelosie, l’ipocrisia imperante che si evidenzia nel finale tipico di una tragicommedia.


pranzo di Natale

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Ancor prima  di sederci a tavola – eravamo stati invitati a pranzo da parenti – mio marito si è  sentito male.
Avevo avuto appena il tempo di togliermi il giaccone, fare un filmatino col cellulare al presepe e consegnare i regali, che è diventato pallido come uno straccio, accusando nausea e crampi allo stomaco ed ai muscoli dorsali.
Per un po’ ha cercato di resistere,  poi, per non guastare il pranzo ai parenti, abbiamo preferito farci accompagnare  a casa.
Visto che non stava meglio, anzi peggiorava, ho chiamato un taxi (la macchina nostra è in un garage piuttosto distante) e l’ho accompagnato al pronto soccorso di un noto ospedale.
Devo dire che già anni addietro – sempre in occasione di un malore di mio marito – ho avuto modo di verificare la professionalità dei medici di questo ospedale, e pure questa volta l’hanno subito visitato facendogli pure varie analisi.
Mentre stavano effettuando gli esami, un assistente è uscito per avvisarmi che le cose andavano un po’ per le lunghe, ma che con tutta probabilità  era un virus di natura intestinale e che avrebbe potuto essere rilasciato subito dopo.
Non mi è  rimasto che attendere in sala d’aspetto che dimettessero mio marito. Avrei voluto mangiare almeno un toast, ma il bar interno non era agibile.
Così il mio favoloso pranzo di Natale è  constato nel mangiare una barretta al mousli ed un caffè al distributore automatico all’ingresso; per “commensale” – medesimo menu – un simpatico signore ultraottantenne che aveva accompagnato lì la moglie, ed aspettava pure lui.
Sempre durante l’attesa, gli auguri di mio figlio via Skipe dalla casa dei suoi suoceri con visione della tavola imbandita.
Dopo oltre due ore finalmente mio marito è uscito: una flebo gli aveva calmato i dolori, poi una ricetta per un paio di medicinali antispastici e la ricerca di una farmacia di turno. Il che,  spostandoci in taxi, è  costato quanto un pranzo luculliano in un locale alla moda.
Ieri, santo Stefano, abbiamo passato in casa l’intera giornata, lui è rimasto quasi del tutto a digiuno, ma almeno i crampi si erano molto attenuati.
Oggi, finalmente, è riuscito a mangiare qualcosa, in compenso credo di star covando qualcosa io, dato che ho un fortissimo mal di gola.

Un Natale da dimenticare.


finalmente Natale…

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Natale
Né qui, né ora.
Inutile promessa d’altro calore e di nuova scoperta
sotto l’ora che annotta viene meno.
Brillan le luci in cielo ? Brillan da sempre.
Questa vecchia illusione abbandoniamo.
Oggi è Natale. E proprio niente avviene.

José Saramago

auguri