La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Bruges – seconda parte

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Pur non avendo l’incanto di Venezia, città non paragonabile a nessun’altra al mondo (spesso l’ho definita “un sogno appoggiato sul mare), Bruges ha comunque molto fascino al pari di altre città, quali Amburgo e Amsterdam, attraversate dai canali. Un fascino accresciuto dalle sue case che fiancheggiano i corsi d’acqua. Edifici per la maggior parte del 1500/1600, ma alcune case sono addirittura della seconda metà del 1200. Tutte rigorosamente in mattoni pieni, dalle varie sfumature dell’ocra che variano dal giallino all’arancio ed ancora al rosso scuro. Alcune facciate sono state dipinte in bianco o marrone scuro, tutte sono abbastanza basse, un piano terra, uno rialzato e sopra un abbaino inserito nel tetto triangolare a gradini (à pignons), sormontati da comignoli. I muri, vecchissimi, sono tenuti insieme da tiranti di ferro a volte molto semplici a volte decorati. Altra bellezza della città sono i ponti: alcuni sono relativamente recenti, però sono stati costruiti rigorosamente in stile dell’epoca: piuttosto bassi, consentono appena il passaggio di barconi ad idrogetto carichi di turisti.

Nei canali si specchiano le vecchie case, con bovindi, terrazzini, giardinetti verdi dove salgono le papere a riposarsi, salendo tramite assi di legno appositamente collocate.

Il centro della città è la piazza del Markt, che denota l’antica vocazione commerciale di Bruges. È da lì che si dipartono tutti gli itinerari turistici. La piazza molto ampia è di forma rettangolare, dominata dalla torre alta 83 metri (in origine erano molti di più, ma un incendio nel 1741 distrusse la cuspide) , sulla quale si può salire a piedi, ma i gradini sono ben 366, un pochino troppi per noi, pur allenati a camminare. La torre non è simbolo né del municipio né della chiesa: simboleggia semplicemente la libertà del comune e la sua ricchezza e fu costruita, innalzandola sempre più, in tre differenti epoche: la parte inferiore nel XIII secolo, la mediana nel XIV e la superiore, di forma ottagonale, nel XV secolo, dove si trovano le 47 campane del carillon per un peso di circa 27mila chili. Il carillon suona ogni quarto d’ora, variando sempre la melodia, interrompendo solo dalle 21 alle 7 del mattino seguente per consentire il riposo notturno. Una delle campane, che si trova nella sezione mediana della torre, è la cosiddetta “Campana della vittoria”, pesante circa 5 tonnellate, che suona solo in occasiobi speciali: feste nazionali, la Processione del Santo Sangue o la conquista dello scudetto da parte della locale squadra di calcio :-). Come avevo detto, c’era anche una cuspide bruciata però nel 1741, ma che è riprodotta in questa illustrazione di Jan Baptiste van Meunninxhove.

 

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Sulla sinistra della piazza, guardando la torre, c’è il Palazzo Provinciale, dove risiede il governatore delle Fiandre, che rappresenta il re. A destra invece la casa Cranenburg,

File:. Postcard - Bruges Cranenburg (. Excelsior Series 11, No. 51, Albert Sugg a Gand, ca 1905) jpg

 

ove fu fatto prigioniero Massimiliano d’Austria che, dalle finestre, fu costretto ad assistere all’esecuzione dei suoi fedelissimi, tra i quali Pieter Langhals (Lungocollo) che aveva per stemma un cigno. Quando Massimiliano riacquistò la libertà, obbligò per punizione la città di Bruges a tenere dei cigni in tutti i canali in ricordo del suo seguace.

Nel centro della piazza una statua raffigurante due personaggi: Jan Breydel (capo dei macellai) e Pieter de Conink (capo dei tessitori), artefici della rivolta contro la Francia di Filippo  il Bello nel 1302. I due personaggi sono nominati nel libro “Il Leone delle Fiandre”, ma è accertata solo l’esistenza del secondo, mentre quella del primo è solo leggendaria.

Sempre nella piazza, la stazione di partenza delle vetture a cavallo: un giro è sempre consigliabile, anche perché costa solo 39 euro.

 

La torre è anche utile per orientarsi: visto il dedalo di vie e viuzze tra i canali, essendo le case assai basse, ogni tanto l’edificio spunta da qualche parte ed indica la direzione giusta: particolarmente apprezzata da noi che alloggiavamo a circa trenta metri da essa.  

 


Bruges – prima parte

Confesso che il Belgio non ci aveva mai attirato più di tanto, finché un paio di anni fa abbiamo visto un film, un thriller interessante e psicologico, (In Bruges – La coscienza dell’assassino, con Colin Farrell e Brendan Gleeson) in cui veniva mostrata la città di Bruges, anzi Brugge, come la chiamano i locali in lingua olandese.

Film Title: In Bruges

 

È nata così l’idea di visitare questa città. Contrariamente alle nostre abitudini, abbiamo alloggiato proprio in centro città, a pochi metri di distanza dal Markt, da quale ci separava solo una stretta stradina. Anzi, la torre che sovrastava i tetti era visibilissima dalla nostra stanza, situata proprio in una mansarda all’ultimo piano e con un magnifico sguardo sui tetti delle case circostanti.

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Un pizzico di storia  

 

Per conoscere meglio la città è bene sapere anche qualcosa sulla sua storia.

Bruges è una cittadina relativamente recente. Non ha infatti radici romane, come Treviri, Colonia, Aquisgrana. Due millenni fa non era conosciuta affatto, essendo probabilmente solo un piccolo insediamento di poca importanza. Ma nella prima metà del IX secolo si verificò una scorreria normanna tramite il braccio di mare dello Zwin arrivando fino all’interno del paese, e gli invasori chiamarono questo posto Bryghia, che nella loro lingua significava “approdo”.

Il conte Baldovino 1° (detto “dal Braccio di Ferro”)

fece costruire una fortezza entro le mura della quale si rifugiarono gli abitanti conservando il nome datole dai Normanni. Intorno a questa fortezza si sviluppò piano piano tutta la città. Con il passare del tempo Bryghia divenne Brugge e divenne un centro fiorente per il commercio tra le vie del Nord e de Sud, ma specialmente tra i commercianti dell’Ovest e dell’Est (Oesterlingen), ai quali è dedicata una piazza, in quanto furono i promotori della Lega Anseatica. Il periodo di maggior splendore fu il XV secolo, quando le manifatture tessili e le ditte commerciali incrementarono molto la ricchezza della città, tanto che essa diventò, grazie anche ai grandi banchieri italiani che vi si insediarono, specialmente della famiglia Medici, l’equivalente dell’odierna Francoforte. Non per altro l’etimologia della parola “Borsa” deriva dalla famiglia van den Bursen, di Bruges, che sul frontone della casa aveva tre borse scolpite.

 

Nella piazza antistante alla dimora si tenevano le contrattazioni dei commercianti, molti dei quali veneziani, così il luogo del mercato e delle contrattazioni divenne “la Borsa”. Nel contempo si svilupparono anche le arti, con i pittori della corrente dei “Fiamminghi Primitivi” che, unitamente alla pittura italiana, rappresentarono una delle più importanti scuole pittoriche di quell’epoca.. Tanto importante allora la città che perfino Dante la cita nel XV canto dell’Inferno

Quali Fiamminghi tra Guizzante e Bruggia,

temendo ‘l fiotto che ‘nver lor s’avventa,

fanno lo schermo perché ‘l mar si fuggia;

Purtroppo alla fine dello stesso secolo iniziò il lento declino della città. Un poco le vicende politiche e sociali, ma in principal modo l’insabbiamento del canale che collegava la città al mare, costituirono la causa del suo decadimento. Piano piano tutte le attività si spostarono verso le altre città anseatiche, specialmente ad Anversa che iniziò a fiorire. Questo periodo nero durò per circa quattro secoli. Non essendoci più nessuna attività, gli abitanti cercarono semplicemente di sopravvivere, lasciando tutto inalterato, anche per mancanza di denaro; paradossalmente la miseria di allora è diventata la ricchezza odierna di Bruges, in quanto il centro medievale si è conservato inalterato, diventando così patrimonio dell’Unesco.

La rinascita però è merito degli inglesi. Molti di loro si recavano in una sorta di pellegrinaggio per visitare Waterloo dove Napoleone era stato sconfitto e si fermavano a Bruges, dove il costo della vita, data la condizione miseranda della città, era meno cara.

 

Molti di loro decisero così di trasferirsi definitamente a Bruges dove, con la loro piccola pensione, potevano comunque vivere bene. Furono loro a riscoprire e valorizzare le bellezze della città e a far conoscere i primitivi Fiamminghi al mondo dell’arte. Un’altra corrente di turisti fu stimolata dal romanzo “Bruges la morta” di Georges Rodenbach, un romanzo simbolista che oggi sarebbe etichettato come un “noir”, dove viene evidenziato l’aspetto tetro e lugubre della città.

Verso il 1900 re Leopoldo II di Sassonia-Coburgo decise di costruire un porto (Zeebrugge) aprendo contemporaneamente un canale che arrivava fino in città. Sempre in quel periodo Brugge venne gemellata con Norimberga, anch’essa con un centro storico magnificamente conservato, gemellaggio ancora molto attivo ai giorni nostri.

La prima guerra Mondiale non arrecò particolari danni a Bruges, tranne la chiusura dei canali da parte degli inglesi per impedirne l’utilizzo ai sottomarini tedeschi.

Ci fu infine la seconda guerra mondiale e qui si può dire che una santa mano salvò la città per ben due volte. La prima volta fu progettata una linea difensiva lungo il canale che da Zeebrugge arrivava fino in città, per fermare un eventuale sbarco degli alleato lungo la costa. Il comandante tedesco però, vista l’inutilità di una Battaglia per Brugge, convocò il sindaco dicendo che qualora lo sbarco fosse avvenuto i tedeschi si sarebbero ritirati per evitare di finire accerchiati. Naturalmente sapeva che il borgomastro avrebbe avvertito gli americani, che invece si diressero qualche chilometro più a sud della città, risparmiando così quelle antichissime abitazioni. Ancora più eccezionale invece fu il secondo avvenimento. Immo Hopman, il comandante al quale era stato ordinato di distruggere a cannonate la città, si rifiutò di eseguire l’ordine, con la scusante che Bruges non aveva nessuna importanza strategica…e fortunatamente i suoi superiori gli dettero ragione, salvando così la città dalla distruzione.   Così oggi possiamo ammirare questa cittadina dove, almeno entro “l’uovo”,

 

2013_bruges piantinail tempo sembra essersi fermato, passeggiare lungo i suoi canali e riacquistare un’altra dimensione.