La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Eccetto l’amore

EDVARD MUNCH 71dNqJMiR+L._AC_SX450_Non amavo, ma piangevo. No, non amavo, tuttavia
solo a te ho indicato nell’ombra il volto adorato.
Tutto nel nostro sogno non assomigliava all’amore:
né ragioni, né indizi.

Solo noi ha salutato questa immagine dalla sala serale,
solo noi – tu ed io – le abbiamo portato un verso lamentoso.
Il filo dell’adorazione ci ha legati più forte
dell’innamoramento – degli altri.

Ma l’impeto è passato e dolcemente qualcuno si è avvicinato
che non poteva pregare, ma amava. Non affrettarti a condannare!
Ti ricorderò come la più tenera nota
nel risveglio dell’anima.

Tu vagavi in questo animo triste come in una casa non chiusa.
( nella nostra casa, in primavera…)non definirmi quella che ha dimenticato!
Io ho riempito di te tutti i minuti tranne
il più triste – quello dell’amore .

Marina Ivanovna Cvetaeva


Leggerezza

LEGGEREZZA bc2287cf6877e8983ec4c46a408410c3Io voglio invece leggerezza,
libertà, comprensione,
non trattenere nessuno,
e che nessuno mi trattenga.
Tutta la mia vita
è una storia d’amore con la mia anima,
con la città in cui vivo,
con l’ albero al bordo della strada,
con l’aria.
E sono infinitamente felice.

Marina Ivanovna Cvetaeva


Mare

Qualsiasi vento è vento di mare, e qualsiasi città, anche la più continentale, nelle ore di vento – è marittima. C’è odor di mare, no, ma: c’è aria di mare, l’odore lo aggiungiamo noi. Anche il vento del deserto è di mare, anche quello della steppa è di mare. Giacché al di là di ogni steppa e di ogni deserto – c’è il mare, l’oltredeserto, l’oltresteppa… Ogni viuzza in cui tira vento è la viuzza di un porto.

 

Marina Cvetaeva

 

Dipinto di Andrea Patrisi


Con leggerezza pensami, con leggerezza dimenticami

Cammini, a me somigliante,
gli occhi puntando in basso.
Io li ho abbassati anche!
… Passante, fermati!
Leggi – di ranuncoli
e di papaveri colto un mazzetto
– che io mi chiamavo Marina
e quanti anni avevo.
Non credere che qui sia una tomba,
che io ti apparirò minacciando…
A me stessa troppo piaceva
ridere quando non si può!
E il sangue fluiva alla pelle,
e i miei riccioli s’arrotolavano…
Anch’io esistevo, passante!
Passante, fermati!
Strappa uno stelo selvatico per te
e una bacca – subito dopo.
Niente è più grosso e più dolce
d’una fragola di cimitero.
Solo non stare così tetro,
la testa chinata sul petto.
Con leggerezza pensami,
con leggerezza dimenticami.
Come t’investe il raggio di sole!
Sei tutto in un polverio dorato…
E che almeno però non ti turbi
la mia voce di sottoterra.

Marina Cvetaeva

(In ricordo dell’amica Teresa, scomparsa prematuramente)

 


Il tuo nome

Il tuo nome è una rondine nella mano,

il tuo nome è un ghiacciolo sulla lingua.

Un solo unico movimento delle labbra.

Il tuo nome sono cinque lettere.

Una pallina afferrata al volo,

un sonaglio d’argento nella bocca.

 Un sasso gettato in un quieto stagno

singhiozza come il tuo nome suona.

Nel leggero schiocco degli zoccoli notturni

il tuo nome rumoroso rimbomba.

E ce lo nomina lo scatto sonoro

del grilletto contro la tempia.

 Il tuo nome – ah, non si può! –

il tuo nome è un bacio sugli occhi,

sul tenero freddo delle palpebre immobili.

Il tuo nome è un bacio dato alla neve.

Un sorso di fonte, gelato, turchino.

Con il tuo nome il sonno è profondo.

Marina Cvetaeva

dipinto di Edvard Munch 

 

 


I poeti

Ci sono al mondo esseri superflui,

creature in più, aggiunte senza peso.

(assenti dagli elenchi e dai prontuari,

inquilini dei pozzi più neri.)

Ci sono al mondo esseri cavi, esseri presi

a spinte, muti: letame

e chiodo per gli strascichi di seta.

Ripugnano anche al fango delle ruote.

Ci sono al mondo diafani, invisibili:

(screziati dal marchio della lebbra!)

Ci sono Giobbe che potrebbero invidiare

Giobbe… ma ai poeti, a noi poeti,

noi paria e pari a Dio –

è dato, straripando dalle rive,

rotti gli argini, rubare

anche le vergini agli dei!

Marina Ivanovna Cvetaeva


Madri e figli

FB_IMG_1470310447268Nessuna madre dirà di se stessa che ama il suo bambino.

Perché il suo è più che amore.

Lei è il suo bambino.”

Marina Cvetaeva