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Madri – Ieri ed oggi

Dal web

Qualcuno sostiene che certi tristi fenomeni cui stiamo assistendo, e che coinvolgono anche madri, dipendono dagli “stress” cui è esposta la donna d’oggi. Cerchiamo d’immaginare la vita di una madre contadina dell’anteguerra: miseria, prole numerosa, preoccupazioni e dispiaceri continui (c’era una mortalità infantile che arrivava al 50%), una casa cui badare, necessità di dare il suo contributo ai lavori nei campi. Tutto questo comportava meno “stress” di quelli odierni? Io dico che non sono aumentati gli stress, ma è diminuita la capacità di affrontarli; questo in gran parte per la maggiore fragilità interiore delle persone, non più sostenute da valori credibili. “

Trovo questa affermazione (anche se fatta da persona competente che stimo molto) assai fuorviante, anzi mi meraviglio che con i titoli che ha non sappia che c’è l’amnesia dissociativa.

Non si può paragonare la vita di allora con quella odierna. In quel tempo le “madri contadine” avevano una famiglia allargata, case e masserie in cui coabitavano vari nuclei familiari, genitori, suoceri, fratelli, sorelle, cognati, zii e zie, le classiche famiglie patriarcali. C’era più collaborazione, quindi più appoggio, e le tragedie avvenivano comunque. Di altro tipo, certamente, ma avvenivano e componevano parte di quel 50% della mortalità infantile: bimbi ustionati dall’acqua bollente o dalla polenta del paiolo, caduti nei pozzi, calpestati o calciati dalle bestie nelle stalle, infilzati dai forconi nei fienili, solo che non c’erano i mass media a bombardarci di notizie, e questi avvenimenti venivano percepiti come “naturali” quindi accettati, non certo causati da disattenzione o da poco amore per i figli (in proposito, tra i tanti commenti che ritengo “osceni” ho letto che la madre in questione nel subconscio avrebbe voluto abortire e che quindi c’era un nascosto “rifiuto del figlio”…praticamente chi ha espresso questo concetto ha scritto una bestialità).

Oggi c’è lo stress, e ne sono soggette in particolar modo proprio le donne: non coadiuvate dai servizi pubblici, con nonni che non le possono aiutare perché l’età lavorativa si allunga sempre di più, molte volte non supportate nemmeno dal coniuge, si sbattono tra figli, casa, lavoro e spesso più fanno, più viene loro richiesto. Poi ci sono le “perfezioniste” che mirano a fare tutto e bene e quelle con incarichi di responsabilità e sono quelle più soggette allo stress se qualcosa non va per il verso giusto. E che lo stress sia una conseguenza di ciò è un dato di fatto, in quanto le donne DEVONO lavorare per contribuire al bilancio familiare anche perché le esigenze attuali sono aumentate: non si vive più solo di pane, polenta ed abiti rivoltati, e pure allevare uno o più figli è un esborso considerevole.

Idealizzare il periodo di anteguerra quasi fosse un paradiso perduto non credo sia corretto: ogni epoca ha i suoi pregi ed i suoi difetti, forse però allora c’era più umanità quando succedevano queste tragedie. E la mancanza di umanità di talune persone rappresenta appunto la mancanza di “valori credibili”.