La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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A Seppl piace la cucina italiana…

Vado per ordine. Abito in un quartiere che una volta era periferico. La casa dei miei era una di quelle dell’edilizia popolare e, di fronte, sorgeva un maso di contadini sudtirolesi che possedevano anche una vasta vigna. I masi adesso sembrano delle villette, ma allora erano davvero rustici, con pareti esterne di legno grezzo, l’immancabile crocifisso sulla parete esterna e, a fianco, un piccolo pollaio.

La famiglia che ci abitava aveva una bambina della mia stessa età che frequentava la mia stessa classe, Dorothea, la classica tedeschina con le trecce ed il grembiulino blu, e con lei ho trascorso molti pomeriggi estivi sotto i pergolati dell’uva a giocare al “Mensch, aergere dich nicht” ossia il “non t’arrabbiare”,

un tipico gioco tedesco, con il tabellone disegnato artigianalmente su un pezzo di cartone e, per pedine, dei bottoni colorati. I genitori di lei erano contenti se giocavamo assieme, così la piccola imparava bene l’italiano. A volte, da un paese vicino, arrivava anche Seppl (Giuseppe), suo cugino di un anno più giovane, che si arrampicava sugli alberi per riempirci i grembiuli di mele (dolcissime, succose, dalla polpa crocchiante..altro che quelle che troviamo nei supermercati)…o, per farci dispetto e paura, ci agitava davanti alla faccia delle serpi d’acqua che andava a prendere nelle rogge di irrigazione dei campi al di là della strada.

Allora i meli erano alti 4 o 5 metri, e la raccolta si faceva arrampicandosi con le scale a pioli, e non quei rametti striminziti, ma carichi di frutti che vedo adesso nei campi che fiancheggiano le strade.

Erano i tempi in cui nelle sere estive si potevano ancora vedere le lucciole volare con la loro luce tremula nel buio dei campi,

o sentir gracidare le rane e frinire i grilli. E ricordo i temporali estivi: allora si correva tutti al piano più alto del mio giroscala, dove dalla finestrina del pianerottolo che conduceva alle soffitte ammiravamo il doppio spettacolo dei fulmini e dei razzi antigrandine sparati dai contadini, nemmeno fossero stati fuochi artificiali.

Poi il maso è stato buttato giù, e per demolirlo era stato usata una grossa palla di ferro collegata ad una catena, in quanto non era fatto di mattoni, ma di pietre e sassi…

Al suo posto è stato costruito il condominio in cui abito a tutt’oggi e la vigna dall’altra parte della via espiantata per fare posto ad un nuovo quartiere, Dorothea si è sposata e trasferita in Germania. E Seppl? Lui ha ereditato il maso dei genitori, appena fuori città, ma spesso andiamo a trovarlo, specialmente in periodo di vendemmia. E’ divertente, per un giorno, “giocare” a fare il contadino, passare tra le vigne per raccogliere i grappoli d’uva, ed infine fare merenda all’ombra dei meli, sulle tavolate rustiche, con canederli, crauti, pane di segale, speck

e graukaese, serviti sui taglieri di legno ed accompagnati da vinello o birra.

Però, come ho detto, a Seppl piace la cucina italiana, per la quale la moglie è del tutto negata. Ed allora, quando ci invita, ricambio con una teglia di pasta al forno ed una di melanzane alla parmigiana.

Già, la pasta… Ci sono vari modi per farla. Uno, il più svelto, usando la Pastamatic,

che fa tutto da sola: immetto gli ingredienti, scelgo la trafila giusta, e lei ti prepara tutto, basta solo tagliare le larghe sfoglie nella lunghezza voluta. comodissima quando lavoravo e avevo poco tempo.

Poi c’è un metodo “intermedio”, con l’impasto preparato a mano, passato poi più volte nell’Imperia,

quella vecchia macchinetta (che apparteneva a mia madre) a manovella, ma che è ancora validissima.

Ma tirare la sfoglia a mano, col matterello, è la cosa che dà più soddisfazione. La classica ricetta di un uovo per ogni etto di farina, impasto e poi giù a lavorare di olio di gomito ed infine la rotellina per tagliare le larghe sfoglie per il pasticcio….

Dà allegria, magari non sarò maestra come la mamma del nostro amico bolognese, però il risultato ha sempre ottenuto il consenso di tutti. Figuriamoci se proprio Seppl si tira indietro davanti alla teglia di pasta condita con sugo di pomodoro e minuscole polpettine di carne e tanto, tanto parmigiano!