La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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il “golpe”

Certuni criticano Matteo Salvini asserendo che il vero “padrone” sarebbe Silvio Berlusconi, il che non corrisponde al vero.
Pensino piuttosto a Di Maio, sempre in contatto con Beppe Grillo e Davide Casaleggio (a che titolo, poi?), per seguirne i “consigli” o, meglio, i diktat.
Casaleggio infatti è PROPRIETARIO, tramite la sua agenzia di comunicazione ereditata dal padre Gianroberto,  del M5S  con cui i parlamentari eletti hanno dovuto firmare un contratto (non si sa di quale valenza giuridica).
Sempre tramite la suddetta agenzia, proprietaria anche della piattaforma Rousseau, Casaleggio controlla anche l’eventuale “contratto di governo” con la Lega, che verrà sottoposto all’approvazione o meno degli iscritti al M5S. Piattaforma soggetta a varie falle di sicurezza e ad hakeraggi, senza alcun controllo sulla regolarità delle votazioni e sulla veridicità dei risultati.
Tutto questo in dispregio dell’unica istituzione delegata a concedere la fiducia al governo, ossia il Parlamento. 
Non è immaginabile che un governo possa essere soggetto ad approvazione tramite un sondaggio sul web, tanto più che non tutti possono accedere alla suddetta piattaforma: la democrazia non si attua tramite dei click, ma nelle forme appositamente stabilite dalla costituzione. Hanno un bel coraggio a chiamarla “democrazia diretta”, quando invece si tratta della sottrazione di finalità pubbliche da parte di un’agenzia  privata.
E se i pentastellati vogliono escludere dall’eleggibilità i possessori di mass media (con chiaro riferimento a Berlusconi), a maggior ragione la stessa misura dovrebbe essere applicata a chi possiede agenzie di comunicazione, in quanto capaci di manipolare sensibilmente l’opinione pubblica.

Dio ce ne scampi se ad attuare una cosa simile fosse stato il Centrodestra: Rai 3, la 7, Sky, i vari giornalisti capitanati da Travaglio e Gomez, vari magistrati, i partiti di sinistra sarebbero insorti congiuntamente contro il “golpe fascista”, definendolo degno della dittatura di Pinochet,

Però lo fanno loro, i pentastellati, quindi tranquilli: tutto va bene.

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Un piatto di lenticchie.

Ho qualche grillino tra i miei contatti, persone che, in buona fede, credevano nell’onestà e, soprattutto, nel cambiamento.
Altri invece hanno votato il M5S per protesta.

Ora molti si sono resi conto di essere stati ingannati da quanti cambiano continuamente le carte in tavola, però una buona parte dello zoccolo duro segue pedissequamente le giravolte dei capoccia del movimento, e sono quelli che agli argomenti rispondono solamente con insulti senza accettare il confronto (e sono quelli che ho eliminato senza remore dai miei contatti).


Ora i pentastellati si ritroverebbero aggregati al PD che hanno tanto esecrato, ed i loro rappresentanti voterebbero a fianco di Renzi e della Boschi…
E i programmi, come ha tenuto a precisare in maniera soft Martina, dovrebbero essere naturalmente quelli del PD, altrimenti addio poltrone. E tutto questo dopo aver spalato escrementi a iosa sul PD.


Programmi PD da sempre aborriti da Grillo e compagnia cantante, quando Grillo “vaffanculeggiava” l’Europa dei banchieri, la Nato, i privilegi della casta, l’euro, le lobby politiche-finanziarie, lo Job act, la legge Fornero … Tutti temi ripresi inizialmente da Di Maio, il quale un poco alla volta si è avvicinato sempre più all’Europa per ottenere appoggio e consenso presso gli interlocutori stranieri, rassicurandoli che con lui PdC nulla sarebbe cambiato, rinnegando quanto promesso in campagna elettorale.
Ormai tutti hanno capito che l’unico scopo dei grillini è governare, non importa con chi e con quale programma, anche a costo di abbandonare i propositi con i quali si erano presentati. Tutti hanno compreso che rifiutare Berlusconi, che persistendo l’ostracismo dovuto alla legge Severino non è candidabile e non può nemmeno ricoprire incarichi di governo, è solo una scusante per staccare Salvini dal resto della coalizione per poter dettare legge forte del suo 32% contro il 17% della Lega, anziché il 37% dell’intera coalizione.


Ed ora che Salvini ha ribadito la sua lealtà a FI e FdI soprattutto per non tradire il mandato degli elettori, Di Maio rigetta su di lui la responsabilità, anzi la colpa, di non voler formare il governo e si rivolge all’avversario di sempre.
Gente che presenta un “contratto” per governare pieno di ovvietà e che sarebbe stato stilato da una delle teste pensanti del partito!
M5S, un contenitore vuoto da riempire in qualunque modo e che si vende per un piatto di lenticchie.


I manipolatori

Foto Roberto Monaldo / LaPresse
03-07-2017 Roma
Politica
“The italian public debt in the eurozone”, convegno organizzato dal M5S
Nella foto Beppe Grillo, Davide Casaleggio
Photo Roberto Monaldo / LaPresse
03-07-2017 Rome (Italy)
Conference “The italian public debt in the eurozone”, organized by M5S
In the photo Beppe Grillo, Davide Casaleggio

Sono stata giovane anch’io, e capisco quindi i giovani e la loro voglia di cambiamento, di rinnovamento.

Ricordo la ventata di novità che aveva portato il decennio degli anni ’70: nuove musiche, nuove fogge di vestiti, nuovi colori, l’abbandono di tanti tabù e regole ormai sorpassate. Si veniva da un periodo “ingessato”, quindi anche ogni piccolo cambiamento sembrava rivoluzionario. Solo che non tutto quel che luccicava era oro: ad esempio molte cose, come le libertà civili, sono state ottime conquiste, ma ad esse si sono purtroppo accompagnate tra l’altro l’uso di droghe ed un’eccessiva promiscuità sessuale.

Dicevo che capisco quindi la voglia di cambiamento dei giovani, quindi non mi stupisco se molti di essi si sono avvicinati al MoVimento 5 Stelle. Solamente, data appunto la loro giovane età, non si accorgono di venire manipolati da un marpione furbo e scafato quale Beppe Grillo e dalla ditta Casaleggio ed associati.

Già, perché la ditta Casaleggio è esperta di marketing e strategie web, sa come far presa sulle menti delle persone, come controllarle e manipolarle, anche se con la scusa della “democrazia del web”, APPARENTEMENTE sembra che sia la gente a scegliere, mentre invece viene accortamente indirizzata secondo la volontà del figlio del fondatore e del suo compare.

Però è inutile dire ai seguaci della “setta” (non è un partito, non avendo un programma ben definito, anzi spesso le idee proposte sono in antitesi con quelle affermate poco tempo prima) che vengono accortamente manovrati come burattini: non lo crederanno MAI e persevereranno nella loro convinzione che spesso rasenta l’ottusità.

Però mi chiedo: passi per i giovani…ma quelli che hanno una certa maturità? L’età avrebbe dovuto portare loro un minimo di saggezza, invece sembra che si sia giunti ad un inebetimento totale… Dovrebbero aver fatto tesoro delle esperienze passate, invece pendono pure loro dalle labbra di un paio di furbacchioni.


L’incubo

Non so se ridere, piangere o incazzarmi.
Abbiamo fatto di tutto per andare a votare anzitempo ma non ce l’abbiamo fatta. Abbiamo pazientato fino alla fine della legittima (?) legislatura, votando per mandare a casa un governo di sinistra che ha praticamente rovinato l’Italia ed in questo ci siamo riusciti, penalizzando il PD precipitato ai minimi storici.
Ed ora i pentastellati, banda di incapaci e di incoerenti, si rivolgono al PD ed allo stesso Renzi che hanno denigrato e demonizzato fino a ieri per poter formare un governo.


Il vecchietto stizzoso

Berlusconi non ha ancora digerito il sorpasso della Lega Nord su Forza Italia e per far vedere che “comanda” ancora lui, voleva imporre forzatamente la nomina di Paolo Romani alla presidenza del Senato, pur consapevole che il MoVimento5Stelle  non lo avrebbe mai accettato.
Avrebbe invece dovuto essere grato a Salvini che aveva votato e fatto votare la Bernini.

Grazie alla mediazione di Giorgia Meloni (almeno così ho letto), le divergenze si sono appianate, facendo convergere tutta la coalizione sul nome di Maria Elisabetta Alberti Casellati (ed a tal proposito, si tornerà ad usare il termine Presidente). Giorgia Meloni ha fatto capire che incaponirsi sul nome di Romani era solo una impuntatura infantile. (Qui dissento, era chiaramente un’impuntatura SENILE, da vecchietto stizzoso che freme perché non ha più il seguito di una volta).

Del resto i risultati elettorali hanno evidenziato chiaramente la volontà degli italiani di voltare pagina, eliminando tutto il vecchiume che permeava la politica italiana da decenni.

Gli italiani sono stufi di provvedimenti “vuoti” che non rispondono alle loro esigenze: vogliono lavoro, sicurezza, certezza della pena, tassazione equa. Non so ancora se queste richieste verranno soddisfatte, anche perché molti punti programmatici divergono tra i due maggiori rappresentanti. Aspetto la composizione del governo anche per vedere quali saranno i primi provvedimenti che verranno presi.

Speriamo solo che non si verifichi il solito gattopardismo all’italiana “Cambiare tutto, affinché nulla cambi”.


M. & M.

M&M (Merkel e Macron) si sono detti preoccupati per l’esito delle elezioni in Italia per la vittoria dei partiti populisti. 
Fanno comunque un parziale mea culpa (?) per via della recessione economica e del problema gestione immigrazione, però consiglierei loro di non guardare solo all’Italia, ma anche al resto dell’Europa (Austria, Olanda, Finlandia, Belgio, Grecia, Danimarca e gruppo Visegrad), iniziando magari da casa loro, dove AfD e il Front National, che di recente ha cambiato nome, vanno alla grande.
Ora però sono allarmati per la tenuta di questa Europa che non piace a nessuno, e disposti perfino ad appoggiare Di Maio. (*)
Naturalmente, per non smentirsi, i due leader si propongono quali leader ed esempi per l’Europa intera e stanno studiando comuni linee guida in materia di immigrazione, accoglienza, difesa che verranno proposte ( =imposte) agli altri paesi al vertice di giugno.


(*) Non mi interessa affatto se Di Maio sia o meno gay, come ha recentemente sparato Sgarbi (però Grillo l’aveva già detto tempo addietro). 
Mi preoccupa invece il fatto che sia incompetente e che l’Europa si stia facendo abbindolare da lui.


Del resto, chissà se i grillini nostrani hanno capito perché il movimento da loro votato si è espresso contro il trasferimento di EMA a Milano.
Per me le ipotesi sono due: o è una ritorsione verso il nord che non li ha votati massicciamente come al sud, oppure (più probabile) è un atteggiamento di asservimento all’UE, tanto più grave in quanto i loro voti non erano determinanti.


I panda

(Foto da Il populista)

Il mio parere sulle parlamentarie dei pentastellati?
Una farsa.
In pratica sembra un concorso statale dove, per un centinaio di posti, si presentano in migliaia. Solo che vengono scelti apposta candidati senza competenza alcuna per poterli manovrare a piacimento (i famosi utili idioti),  ma per un buon compenso possono fare questo ed altro.
E Grillo guarda amorevolmente questi suoi “figli” (guardate quanto sono belli!), o meglio questo gregge di pecore disposto a seguirlo, anzi panda, cui il buon Di Maio voleva far mangiare carne, ma che è stato riportato dal suo guru sulla retta via dei germogli di bambù perché, diciamolo:

Gigi propone,
ma chi dispone
è sempre Beppone.

Ed a detta di quest’ultimo, il MoVimento adesso è passato ad una fase adulta, ossia dall’infantilismo direttamente alla fase arteriosclerotica.

L’esempio lampante è quello di un certo Domenico Impagliatelli, in arte Costantino Strapmen* di professione spogliarellista che, per sua stessa ammissione, di politica ne capisce poco e che, come curriculum, ha mandato solo nome, cognome, età e lavoro svolto, ma che è stato preferito a persone laureate e con professioni di prestigio (medici, avvocati etc). Non che.le professioni significhino qualcosa, basti vedere i flop della Raggi e dell’Appendino…

* per meglio conoscere il personaggio, ho visitato il sito facebook del candidato, tutto serate in discoteca dove lavora, e tanto padre Pio. Mah.


i furbacchioni

Da ieri è scattato il privilegio…opps, il diritto al vitalizio dei parlamentari, che hanno maturato ben 4 anni 6 mesi ed un giorno di “lavoro”, anche se è da verificare quante volte si siano realmente recati in Parlamento, e che percepiranno mille euro al mese al compimento del sessantacinquesimo anno di età.

I furbacchioni del M5S subito hanno sbandierato ai quattro venti che loro rinunceranno a questo privilegio e, a tale scopo, hanno scritto una lettera firmata in calce da tutti loro, che verrà inviata a Pietro Grasso e Laura Boldrini nella loro qualità di presidenti delle due Camere. In pratica una scrittura privata di nessunissimo valore, in quanto non si può rinunciare a tale privilegio – e loro lo sanno benissimo – ma il gesto è sicuramente d’effetto sulle menti ottenebrate dall’ideologia. Se proprio avessero voluto rinunciare effettivamente al vitalizio, sarebbe bastato presentare le dimissioni entro il 14 settembre, però loro non lo hanno fatto.

La coerenza non sta di casa presso il M5S, basti pensare a quante volte hanno combattuto su fronti opposti, iniziando dall’immigrazione e finendo con l’ultima proprio di questi giorni quando, per consentire a Di Maio di presentarsi quale candidato premier alle future elezioni, improvvisamente è stato deciso che possono candidarsi anche coloro che, per il momento, sono soltanto indagati, contravvenendo alle precedenti regole. Finiti i giorni del Vaffa – Day, del comportamento forcaiolo, delle offese agli avversari che prendevano di mira anche i difetti fisici delle persone: ora non sono più un movimento, ma un partito a tutti gli effetti, con maggiori difetti degli altri.


La “fede”

Bene, dopo l’ultima tornata amministrativa il M5S è stato ridimensionato, ed era abbastanza prevedibile dopo i disastri a Roma della Raggi e la figuraccia dell’Appendino a Torino. Aggiungiamoci le doppie “comunarie” di Genova, dove la prima candidata è stata sconfessata da Grillo che ha poi fatto scegliere un altro candidato, l’allontanamento a suo tempo di personaggi validi come Pizzarotti – che si è preso la sua rivincita -, ed il quadro è fatto. Per non parlare delle posizioni ambigue in altri campi, come le vaccinazioni e l’immigrazione, che hanno sconcertato non poco le persone che avevano votato precedentemente per il movimento.
Quello che non capisco è la tenuta del PD.
Dissidi e scissioni interne, scandalo MPS, ritardi nella gestione del terremoto dello scorso anno, truffe delle cooperative non hanno scalfito la granitica ideologia del suo elettorato che ancora una volta, pur masticando amaro, lo ha ancora premiato.
Già, perché “essere di sinistra” rappresenta una “fede” che non può essere in alcun modo essere messa in discussione.


La ghigliottina


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È da decenni che c’è il “giustizialismo forcaiolo”, e tra gli ultimi a cavalcare questo teorema per cui i giudici hanno sempre e comunque ragione c’è stato il Movimento 5 Stelle.

Questo teorema portato all’eccesso comportava il fatto che anche un semplice avviso di garanzia determinasse automaticamente il decadimento da qualsiasi carica e l’espulsione automatica dal movimento, equiparandolo in pratica ad una condanna, avvalendosi di una magistratura altamente politicizzata, auto-controllata ed autoreferenziale, alla faccia di quanti ritenevano che andavano garantiti anche i diritti della difesa. Ora la “punizione” scatterebbe solamente dopo una condanna anche in primo grado.

Per lungo tempo i pentastellati hanno aggredito a colpi di insulti quanti non concordavano con il loro giacobinismo, ed ora che una loro creatura rischia di finire sotto la scure della magistratura, ecco che improvvisamente diventano “garantisti”.

Tutte le pecore che prima avevano aderito al programma stabilito dal manovratore, adesso che questo ha cambiato rotta, si affrettano ad andargli dietro votando per dei non meglio definiti “comitati di salute pubblica”… e qui mi viene in mente la Rivoluzione Francese, la ghigliottina, le tricoteuse che sferruzzavano sotto il patibolo. Già, perché i primi a stabilire chi dovesse posare la testa sul ceppo, furono anche i primi a dovercela perdere.

Non li sento più gridare “Onestà, onestà”: i canoni dogmatici vengono riscritti, adeguandoli alla nuova situazione e, come fanno “gli altri”, ribaltano la verità: i cattivi, gli immorali, siamo noi che non ci siamo mai piegati alle loro regole illiberali.

Anche le invettive lanciate contro la stampa lasciano il tempo che trovano: è noto che i conduttori di telegiornali e trasmissioni varie dovevano accettare le condizioni poste dal comico: temi concordati antecedentemente, nessun altro ospite in studio, nessuna domanda oltre a quelle pattuite.

Come Giano, Grillo è bifronte: un giorno dice una cosa, salvo affermare esattamente l’opposto quando gli convenga.

Il fatto stesso che a decidere comunque sulle sanzioni da comminare in casi di avviso di garanzia sia affidata al garante del movimento (lo stesso Grillo) ed al collegio dei probiviri “in totale autonomia in virtù e nell’ambito delle funzioni attribuite dal regolamento del M5S, nel pieno rispetto del lavoro della magistratura” è comunque l’indice della pochissima autonomia degli eletti e degli elettori, affidando tutto alla discrezionalità di poche persone in totale assenza di democrazia, checché ne dica Beppe, che per autonomia intende solamente: “O la pensate come me, altrimenti fuori”. Il caso più eclatante, dopo quello di Pizzarotti a Parma, è quello del sindaco di Quarto Flegreo, Rosa Capuozzo, espulsa dal movimento in quanto aveva rifiutato di dimettersi pur non essendo stata raggiunta da un avviso di garanzia.

Quindi è meglio che Grillo stia ben attento con i tribunali popolari (spesso influenzati da simpatie ed antipatie personali o da interessi economici): ci può sempre essere qualcuno “più realista del re” che potrebbe mandarlo, anche se solo mediaticamente, alla ghigliottina.

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Solo due anni fa…