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Responsabilità

Ammettiamo che a Roma un grande edificio vada a fuoco e che venga interamente distrutto e che l’incendio provochi un considerevole numero di vittime: forse gli italiani protesterebbero contro il premier Gentiloni?
Non credo proprio, in quanto le responsabilità non ricadrebbero certamente su di lui.
Invece in Inghilterra sta succedendo proprio questo.
Le responsabilità sono invece di tutti, tranne di Theresa May.
Innanzitutto degli ambientalisti che hanno imposto demenziali norme di tutela ambientale.
Della proprietà della Torre (gestita da un’azienda COMUNALE) e delle ditte che hanno eseguito i lavori utilizzando quei materiali per la coibentazione che le sopraddette norme imponevano loro.
Del sindaco il quale, pur avendo ricevuto ben 19 segnalazioni per problemi all’impianto elettrico, non ha provveduto a rivedere gli ordini esecutivi dei lavori, emanando le necessarie delibere, ed è responsabile della struttura.
Infine delle inconcepibili regole di evacuazione che consigliavano di NON abbandonare l’edificio.
Così le vittime sono state uccise più volte:
Con l’ambientalismo, perché il materiale coibentante era altamente infiammabile, però non disperdeva calore e non generava CO2; e con la normativa assurda che stabiliva che il posto migliore per attendere i soccorsi fosse chiudersi negli appartamenti. A ciò, aggiungiamo il ritardo nei soccorsi stessi.
Però gettare la croce sulla May per pure ragioni politiche, nelle quali è evidente lo zampino di Corbyn, è la via più facile.


violenze

Da qualche parte ho letto che è stato azzardato un paragone tra le rivolte scoppiate in Nordafrica e Medio Oriente e quanto sta accadendo nel Regno Unito in questi giorni. Accostamento del tutto inesatto, perché la rivolta dei paesi nordafricani ha avuto come causa scatenante il rincaro dei beni di prima necessità, come è successo in Tunisia, e, successivamente, la richiesta di maggiori libertà civili, dato che molti di questi stati hanno regimi dittatoriali o monarchie assolute. Rivolta che si è estesa poi ad altri paesi, quali la Siria, dove la primavera araba si sta tramutando in un triste autunno bagnato di sangue.

Nel Regno Unito invece si palesa il fallimento di una politica di multiculturalismo “imposto”, grazie ad un’accoglienza indiscriminata di etnie che si sono autoemarginate, rifiutando ogni tipo di integrazione, a partire dall’istruzione e dal lavoro, e che ritengono la civiltà una dimostrazione di debolezza della quale approfittare. Il tutto fomentato da gruppi anarcoidi che, con un tamtam mediatico sui socialnetwork, in particolare il BBM (messenger di Blackberry, meno identificabike di Twitter), hanno scatenato saccheggi che nulla avevano a che vedere con l’uccisione del pregiudicato di colore, (preso esclusivamente a pretesto) e tantomeno nulla con un problema di “povertà”. Non sono state saccheggiati i negozi di alimentari, com’era successo tempo addietro negli Stati Uniti, bensì quelli di vestiario di marca e di prodotti elettronici: cellulari, computers, smartphone, nonché alla rapina di portafogli e gioielli di clienti di ristoranti d’élite. . Se fosse stata una rivolta dovuta alla fame, vi si sarebbero aggiunti anche gli appartenenti al sottoproletariato bianco, cosa che invece non si è verificata. Da Londra, le sommosse ed i saccheggi si sono esteri a Birmingham Manchester e Liverpool. Il fatto curioso è che questa massa di sbandati violenti è stata respinta non solo dai londinesi, scesi a ripulire le strade dal lordume lasciato da questa massa facinorosa, ma anche, nei cd quartieri poveri, dagli immigrati di ultima generazione.Il timore che simili dimostrazioni di sopruso e brutalità possano estendersi anche alle altre parti d’Europa, Italia inclusa, non è del tutto infondato. L’unica speranza è che IN AMBITO EUROPEO, vengano presi seri provvedimenti e stabiliti dei parametri comuni per poter arginare fenomeni di violenza.