La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Libertà – differenti opinioni

Gli uomini coraggiosi per conquistare il bene che desiderano non temono di affrontare il pericolo; la gente intraprendente non rifiuta la fatica.

Invece gli uomini deboli e pressoché storditi non sanno né sopportare il male, né

ricercare il bene, limitandosi a desiderarlo.

La debolezza del loro animo toglie loro l’energia per arrivare al bene; mantengono solo quel desiderio che è in sito nella natura umana.

Questa aspirazione è comune ai saggi e agli ignoranti, ai coraggiosi ed ai pusillanimi e fa sì che essi continuino ad avere il desiderio di tutte quelle cose

che potrebbero rendere felici. In una sola cosa, non so come mai, sembra che

la natura venga meno così che gli uomini non hanno la forza di desiderarla: si

tratta della libertà, un bene così grande e dolce che una volta perduto vengono

dietro tutti i mali, mentre tutti i beni che solitamente l’accompagnano, corrotti dalla servitù, non hanno più né gusto né sapore.

È così che gli uomini tutto desiderano eccetto la libertà forse perché l’otterrebbero semplicemente desiderandola; è come se si rifiutassero di fare questa conquista perché troppo facile.

Povera gente insensata, popoli ostinati nel male e ciechi nei confronti del vostro bene!

Vi lasciate portar via sotto gli occhi tutti i vostri migliori guadagni, permettete che saccheggino i vostri campi, rubino nelle vostre case, spogliandole dei vecchi mobili paterni.

Vivete in condizione di non poter più vantarvi di tenere una cosa che sia vostra; e vi sembrerebbe addirittura di ricevere un gran favore se vi si lasciasse la metà dei vostri beni, delle vostre famiglie, della vostra stessa vita.

E tutti questi danni, queste sventure, questa rovina vi vengono da non molti nemici ma da uno solo, da colui che voi stesso avete reso tanto potente; è per suo amore che andate così coraggiosamente in guerra, è per la sua vanità che non esitate ad affrontare la morte.

Costui che spadroneggia su di voi non ha che due occhi, due mani, un corpo e niente di più di quanto possiede l’ultimo abitante di tutte le vostre città.

Ciò che ha in più è la libertà di mano che gli lasciate nel fare oppressione su di voi fino ad annientarvi.

Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi se non glieli avete prestati voi?

Come può avere tante mani per prendervi se non è da voi che le ha ricevute?

E i piedi coi quali calpesta le vostre città non sono forse i vostri?

Come fa ad avere potere su di voi senza che voi stessi vi prestiate al gioco?

E come oserebbe balzarvi addosso se non fosse già d’accordo con voi? Che male potrebbe farvi se non foste complici del brigante che vi deruba, dell’assassino che vi uccide, se insomma non foste traditori di voi stessi?

Voi seminate i campi per farvi distruggere il raccolto, riempite di mobili e di vari oggetti le vostre case per lasciarveli derubare; allevate le vostre figlie per soddisfare le sue voglie e i vostri figli perché il meglio che loro possa capitare è di essere trascinati in guerra, condotti al macello, trasformati in servi dei suoi desideri e in esecutori delle sue vendette; vi ammazzate di fatica perché possa godersi le gioie della vita e darsi ai piaceri più turpi; vi indebolite per renderlo più forte e più duro nel tenervi corta la briglia.

Eppure da tutte queste infamie che le bestie stesse non riuscirebbero ad apprendere e che comunque non sopporterebbero, potreste liberarvi se provaste, non dico a scuotervele di dosso, ma semplicemente a desiderare di farlo.

Siate dunque decisi a non servire mai più e sarete liberi.

Non voglio che scacciate il tiranno e lo buttiate giù dal trono: basta che non lo sosteniate più e lo vedrete crollare a terra per il peso e andare in frantumi come un colosso a cui sia stato tolto il basamento.

Certo i medici dicono che è inutile tentare di guarire le piaghe incurabili e in questo senso ho forse torto a voler dare consigli al popolo che da molto tempo ha perso del tutto conoscenza riguardo al male che l’affligge e proprio perché non lo sente più dimostra ormai che la sua malattia è mortale.

Cerchiamo allora di scoprire per tentativi come questa ostinata volontà di servire ha potuto radicarsi a tal punto che lo stesso amore per la libertà non sembra più essere tanto naturale.

Etienne de la Boetie, scritto tra il 1549 ed il 1552

 

“Siccome tutti gli uomini per natura sono liberi, ne consegue che ogni potere sovrano – sia che tale potere, con cui si costringono i sudditi ad abbandonare le opere cattive e si dirige la loro libertà verso il bene con la minaccia delle pene, si esprima nella legge scritta oppure nella legge vivente del principe – si fonda soltanto sull’accordo e sul consenso espresso nella volontaria sottomissione.

Niccolò Cusano, De concordantia catholica (1433), libro II, cap. XIV, tr. it. a cura di P. Gaia, La concordanza universale, in Niccolò Cusano, Opere religiose p. 255.

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Libertà

“La servitù è per molti l’unico fine e l’unico piacere, ed essi gustano molto di più l’ubbidire ad un padrone, buono o malvagio, che disporre di una libertà di cui non sanno fare uso”.

(Elsa Morante, Menzogna e Sortilegio)

freedom


Considerazione personale

Non sono una moralista, quindi certe dichiarazioni sull’assassinio dell’americana (*) a Firenze da parte di un immigrato irregolare senegalese mi hanno fatto rizzare i capelli in testa.
Piantiamola col dire che “una se l’è cercata”.
Avere un atteggiamento “libero” e spregiudicato, non autorizza certo l’altro ad ammazzarti, altrimenti con questo metro si giustificano anche i fatti di Colonia.
Sempre secondo questi criteri una donna non potrebbe mai uscire da sola, men che meno di sera: e chi ci dice che vada in cerca di avventure erotiche oppure che debba fare la notte al capezzale del nonno moribondo?
A parte che pur considerando la prima ipotesi, sarebbero esclusivamente fatti suoi, perché maggiorenni e consenzienti sono liberissimi di fare quello che vogliono…
E sempre in virtù del ragionamento di cui sopra, ciascuno sarebbe quindi libero di uccidere una prostituta per il solo fatto di esercitare il suo mestiere…
Ribaltiamo invece il concetto: se per ipotesi fosse stata lei ad uccidere il senegalese, staremmo ancora qui a fare simili considerazioni… a dire che “lui se l’era cercata” e fesserie simili?

(*) Molti la definiscono “ragazza”. A 35 anni o si è donne, o non si matura più. Forse questo è dovuto al mondo tipo Bohème in cui viveva Ashley, ma in ogni caso il termine “ragazza” lo ritengo improprio.


Inviato dal Veloce promemoria


Libertà

marianneLibertà

Sui miei quaderni di scolaro
Sui miei banchi e sugli alberi
Sulla sabbia e sulla neve
Io scrivo il tuo nome

Su tutte le pagine lette
Su tutte le pagine bianche
Pietra sangue carta cenere
Io scrivo il tuo nome

Sulle dorate immagini
Sulle armi dei guerrieri
Sulla corona dei re
Io scrivo il tuo nome

Sulla giungla e sul deserto
Sui nidi sulle ginestre
Sull’eco della mia infanzia
Io scrivo il tuo nome

Sui prodigi della notte
Sul pane bianco dei giorni
Sulle stagioni promesse
Io scrivo il tuo nome

Su tutti i miei squarci d’azzurro
Sullo stagno sole disfatto
Sul lago luna viva
Io scrivo il tuo nome

Sui campi sull’orizzonte
Sulle ali degli uccelli
Sul mulino delle ombre
Io scrivo il tuo nome

Su ogni soffio d’aurora
Sul mare sulle barche
Sulla montagna demente
Io scrivo il tuo nome

Sulla schiuma delle nuvole
Sui sudori dell’uragano
Sulla pioggia fitta e smorta
Io scrivo il tuo nome

Sulle forme scintillanti
Sulle campane dei colori
Sulla verità fisica
Io scrivo il tuo nome

Sui sentieri ridestati
Sulle strade aperte
Sulle piazze dilaganti
Io scrivo il tuo nome

Sul lume che s’accende
Sul lume che si spegne
Sulle mie case raccolte
Io scrivo il tuo nome

Sul frutto spaccato in due
Dello specchio e della mia stanza
Sul mio letto conchiglia vuota
Io scrivo il tuo nome

Sul mio cane goloso e tenero
Sulle sue orecchie ritte
Sulla sua zampa maldestra
Io scrivo il tuo nome

Sul trampolino della mia porta
Sugli oggetti di famiglia
Sull’onda del fuoco benedetto
Io scrivo il tuo nome

Su ogni carne consentita
Sulla fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Io scrivo il tuo nome

Sui vetri degli stupori
Sulle labbra intente
Al di sopra del silenzio
Io scrivo il tuo nome

Su ogni mio infranto rifugio
Su ogni mio crollato faro
Sui muri della mia noia
Io scrivo il tuo nome

Sull’assenza che non desidera
Sulla nuda solitudine
Sui sentieri della morte
Io scrivo il tuo nome

Sul rinnovato vigore
Sullo scomparso pericolo
Sulla speranza senza ricordo
Io scrivo il tuo nome

e per la forza di una parola
io ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
per nominarti

Libertà

(Paul Eluard)
nato a Saint Denis


Inviato dal Veloce promemoria


Viva la libertà

Libertà di parola, di opinione, di scrittura, di pensiero: quella insomma garantita dall’articolo 21 della costituzione italiana, certo, la più bella del mondo.

Invece sui socialnetwork è meglio non manifestare idee se vanno in contrasto con il “comune pensare” catto-buonista-comunista. È pericoloso esprimere liberamente il proprio pensiero, palesare convinzioni personali diverse, insomma uscire dal gregge.

Non solo: ma è pure rischioso postare un “like” a chi ha espresso dissenso contro questo “comune pensare”, perché nel migliore dei casi si rischia il blocco del profilo, in altri casi le conseguenze potrebbero essere addirittura peggiori, quali sospensioni dal servizio, sanzioni disciplinari, processi penali, interrogazioni parlamentari, persecuzioni di tipo politico.

In poche parole,ha vinto il pensiero unico: adeguarsi o soccombere.

Viva la libertà (se mai è esistita)!


Amore e libertà

Szabadság, szerelem!
E kettő kell nekem.
Szerelmemért föláldozom
Az életet,
Szabadságért föláldozom
Szerelmemet.

La libertà, l’amore!

Di questi due ho bisogno.

Per l’amore io sacrifico la vita,

Per la libertà sacrifico l’amore.

                                                        Petőfi Sándor

Libertà

 

Non è vero, come lamentava Jonathan Swift, che non ci si guadagna nulla a difendere la libertà. Ci si guadagna sempre qualcosa: se non altro quella coscienza della propria schiavitù, per cui l’uomo libero si riconosce dagli altri. Poiché “il proprio dell’uomo” come scrivevo nel 1936 “non è di vivere libero in libertà, ma libero in una prigione”.

Curzio Malaparte
Parigi maggio 1948
Dalla prefazione a ” Tecnica del colpo di stato”


Inviato dal Veloce promemoria


Libertà va cercando…

Esiste la libertà?

Personalmente ritengo che la libertà non esista e sia solamente un’utopia. Siamo tutti soggetti a qualcuno o a qualche cosa. Siamo schiavi delle cose che possediamo, schiavi delle convenzioni, dei preconcetti, dei pregiudizi, delle idee precostituite. schiavi anche delle mode e delle responsabilità. Ragioniamo spesso per sentito dire o per aver letto. Siamo manovrati, ma anche chi ci manovra non è libero, perché è schiavo della sua stessa finalità.

Siamo schiavi dei nostri istinti, delle abitudini e della routine, anche se a volte riusciamo a sottrarci ad essa.

La libertà implica una scelta, ma anche la libertà di non scegliere.

La libertà inoltre non è UNA, ma è composta da tante libertà, tante quanti siamo noi, ciascuna delle quali finisce dove hanno inizio le altre.

La libertà quindi presuppone l’individualismo, non è e non potrà mai essere “collettiva”. La stessa concezione dell0 Stato è, per sua natura, l’antitesi della libertà, ponendo dei confini e codificando ogni nostro comportamento; ciascuna norma, ciascuna regolamentazione è una gabbia imposta alla libertà.

Gaber cantava “Libertà è partecipazione”, ed in un periodo in cui tutti parlano di primarie (che dovrebbero rappresentare la massima espressione della partecipazione), mi viene solo da sogghignare. Primarie? Per cosa? Per far scegliere magari il candidato che ha saputo comprare il maggior numero di voti alla faccia di altri candidati onesti, come nel caso dei cinesi che votarono alle primarie di Napoli? 


Libertà di espressione

 

Da “il Giornale” di oggi, cronaca di Milano….

Scusatemi, i compagni non vogliono che parli con voi. È con un certo imbarazzo che Piero Sansonetti (ex direttore di Liberazione, ex condirettore dell’Unità) scrive ai militanti di Forza Nuova per declinare l’invito a partecipare al loro dibattito. Il giornalista avrebbe dovuto prendere parte a un confronto su fascismo e antifascismo, programmato per stasera, assieme al leader del movimento di estrema destra, Roberto Fiore. Ma ieri, alla vigila della conferenza, ha inviato una lettera, per chiedere scusa e comunicare la sua assenza. «Scusate per la decisione tardiva – scrive – ma è inevitabile. Per me è una sconfitta». In sostanza, i suoi gli hanno dato contro. Addirittura il «Fatto quotidiano», nella sezione blog, se ne è uscito con un appello dal titolo: «Forza Nuova no! Sansonetti ripensaci». Insomma, proprio i «compagni» che chiedono confronto, tolleranza, libertà di pensiero e di parola a ogni manifestazione spronano il giornalista a non mischiarsi «con i fasci». Come a dire: va bene il dibattito, ma solo tra noi che la pensiamo alla stessa maniera. Non certo nella tana del nemico.
Il sottotitolo della conferenza organizzata da Forza Nuova nella sede di piazza Aspromonte è «solo per chi non ha pregiudizi, per chi non teme il confronto e per chi non ha paura delle idee». Un invito declinato all’ultimo momento suona come un pregiudizio. E invece l’incontro, senza dubbio controcorrente, sarebbe stato l’occasione per un dibattito politico, magari costruttivo. «La libertà di pensiero è un valore assoluto – si legge nel blog del Fatto Quotidiano -. A Piero Sansonetti però forse è sfuggita la situazione di mano perché parteciperà a un incontro con il neo fascista Roberto Fiore».

Carissimi,
mi dispiace molto, ma non sarò alla vostra iniziativa di venerdì. Anche se so benissimo che l’avevamo concordata insieme.
Non ci sarò per una ragione molto semplice: tutti i miei amici, i miei compagni, i miei fratelli – tutti, proprio tutti – mi hanno detto in queste ultime ore che non devo andare. Sapete, a me piace fare le battaglie minoritarie. Non sono mai stato in maggioranza in vita mia. Però, una cosa è essere minoranza, anche piccola minoranza, una cosa diversa è sentirsi assolutamente solo. Penso che talvolta bisogna avere l’umiltà di pensare: «Forse sono io che sbaglio». E di considerare l’ipotesi che l’anticonformismo, quando è assolutamente isolato, diventa goliardia.

Carissimi, mi dispiace per i danni che vi creo con questa mia decisione così tardiva. Ma è inevitabile. Per me è una sconfitta: in politica esistono le sconfitte, anche se in genere le si nega. Resto convinto che il dialogo sia l’unica forma civile di rapporto tra esseri umani. Il dialogo con tutti. Tutti. Penso che prima o poi riusciremo a riprendere il dialogo anche con Voi.
Vi faccio gli auguri di buon lavoro. In bocca al lupo.
Piero Sansonetti