La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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salto nel buio

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

(Cesare Pavese)

Masticone, dal suo blog, mi aveva domandato qualche tempo fa se avevo mai scritto nulla sulla morte. Ho risposto di no, forse perché è una forma per esorcizzare quel momento che tutti temiamo. Lo temiamo perché il più delle volte arriva inaspettato ed accompagnato dal dolore che è quello, più che la morte in se stessa, che ci fa maggiormente paura, oltre al fatto che non sappiamo cosa avviene “dopo”.

E qui inizia il bello, perché il concetto del dopo-morte implica uno stretto legame con la religione, anzi le religioni anche se, parere mio personale da agnostica qual sono, qualora davvero ci fosse un qualcosa di soprannaturale la religione dovrebbe essere unica.

Senza pensare alla classica iconografia dei paradisi dei vari culti, con nuvole, angioletti, arpe che suonano o, per i mussulmani, un sacco di vergini (e per noi femminucce?), dato che nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma, mi piacerebbe rigenerarmi in qualcosa o qualcuno di utile, ma in cosa esattamente non lo so.

Le religioni ce le siamo ideate noi, all’inizio dei tempi, dapprima per timore di fenomeni atmosferici ed astrali (fulmini, terremoti, eclissi, carestie), in seguito per dare una speranza a chi, in tempi andati, conduceva un’esistenza assai grama e poteva quindi sperare in un’eternità colma di quello che non aveva avuto in vita.

Coloro che credono sanno quindi che nell’aldilà avranno la ricompensa o la punizione che si meritano, e di questa loro fede ho perfino un poco di invidia, perché dà loro una speranza che a me, più materialista, manca del tutto, traducendosi quindi la morte in un vero salto nel buio.

Si dice però che si vive fino a che restiamo nella memoria altrui. Fino a che si ricorda qualcuno, fino a quando rammentiamo le sue parole, il suo sorriso, la sua vicinanza… questa persona, non più presente fisicamente, è comunque vicina a noi e continua a far parte del nostro vissuto, della nostra esistenza, e quindi non è scomparsa del tutto.

Ecco perché nel tempo si è sviluppato il culto della morte, un po’ per ricordare chi ci ha lasciato, un po’ per collegare questa esistenza reale, terrena a quella ipotetica e futura; e si è concretizzato, nei tempi remoti, nella conservazione del corpo mediante la mummificazione e con la sepoltura accanto all’estinto di oggetti di uso quotidiano, mentre ai giorni nostri si onorano i defunti con l’offerta di fiori e l’accensione di lumini, quasi ad illuminare il percorso nel mondo dell’Adilà, mentre in epoca recentissima, si moltiplicano le pagine sui network, primo fra tutti FB, dove parenti ed amici ricordano la persona scomparsa.

La morte è un distacco dalle cose terrene, dalle persone che amiamo e che ci amano, dalle nostre abitudini. I funerali, che celebrano questo rito hanno quindi una connotazione triste, consona allo stato d’animo di chi resta (o per lo meno, consono a quello che si suppone sia lo stato d’animo). Per me invece sognerei una cerimonia simile ai funerali di New Orleans, gente allegra, bella musica, bei ricordi, o almeno quel poco di bello che posso aver lasciato nel ricordo altrui.

 

Ed alla fine, come saluto, un

“ARRIVEDERCI”,

perché la speranza in un mondo migliore è sempre l’ultima a morire, magari accompagnati dalla classica “When the Saints Go Marching In”  

🙂