La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Il “pezzo di carta”

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Cavolo, ora sembra che tutti vogliano “apparire” come laureati.

Iniziò il Trota, cui venne attribuita una laurea albanese (non ricordo in quale disciplina). Tecnicamente, avendola pagata, la possedeva…

Poi fu la volta di Oscar Giannino che, per questo, fu costretto a dimettersi dalla presidenza del partito da lui stesso fondato per aver millantato il possesso di un titolo conseguito negli Stati Uniti.

Adesso è la volta del nuovo ministro della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli (*) che ha scritto di essere laureata in Scienze sociali, ma è solamente in possesso del diploma di assistente sociale, come recentemente ha corretto sul suo sito ufficiale.

Sembra che una laurea sia il passaporto per l’intelligenza e la capacità, cosa invece del tutto inesatta.

Ho conosciuto persone laureate totalmente inette e persone con la sola licenza elementare o al massimo il diploma di scuola media inferiore che univano l’intelligenza alla volontà di migliorarsi e di accrescere le proprie cognizioni. Non è certo una laurea a “formare” la persona, ma quello che è insito nella persona stessa. Una laurea si può anche conseguire a “calci in culo” con il minimo dei voti necessari, l’intelligenza e la voglia di migliorarsi NO, tanto che in alcuni stati esteri la laurea non ha l’importanza di cui gode in Italia, ma rappresenta un accrescimento della propria cultura. Ovvio che per determinate discipline, come medicina e materie tecnico-scientifiche, il percorso che porta alla laurea sia indispensabile, ma non è detto che, ad esempio, un laureato in medicina sia anche un bravo medico.  Poi consideriamo anche il fatto che molte delle nuove  facoltà sono perfettamente inutili. Inoltre le specializzazioni così richieste al giorno d’oggi producono laureati competentissimi nei loro campi ma assolutamente ignoranti in altri. Per non parlare della lingua italiana: moltissimi laureati (mi viene in mente un noto magistrato già in politica) si esprimevano in maniera sconclusionata e sgrammaticata, e questo dipende esclusivamente dalla persona, che nulla ha fatto per migliorare la sua conoscenza linguistica. Quindi non è il pezzo di carta in sé ad avere valore, ma la persona che lo possiede e che deve valorizzarlo.

 

(*) non me ne voglia IL PRESIDENTE della Camera, onorevole Boldrini: io continuerò ad usare il sostantivo maschile che si riferisce alla carica e non alla persona).


Contestazioni

(La) Fornero non mi è mai piaciuta. Non mi aveva convinto all’inizio del suo mandato, con le lacrime versate per i sacrifici dei poveri pensionati e tantomeno mi convince ora, con la sua ultima sparata, per cui destiniamo più investimenti per la casa che per gli studi. Allora, caro ministro (o cara?), lo Stato mi deve garantire un paio di cose:

Primo: una casa in affitto con un canone davvero equo e dignitoso, in poche parole, dell’edilizia popolare da dare ai cittadini (e non ai soliti che ben conosciamo).

Secondo: degli ottimi insegnanti (oggi più rari delle mosche bianche) che formino studenti preparati e non laureati come lei che, anche dovesse andare a casa nessuno rimpiangerebbe.

Terzo: delle tasse universitarie “sostenibili” e delle borse di studio congrue per chi è meno abbiente.

La “maestrina” vuole educare gli italiani, anzi rieducare, dice che bisogna lavorare tutti insieme, e non si accorge che il lavoro manca sempre di più e che i lavoratori in Cassa Integrazione sono sempre più numerosi. E tenga pure presente che la laurea non sempre assicura un posto di lavoro…

Fischi ed uova? Non mi piacciono le manifestazini violente, ma il ministro si faccia un serio esame di coscienza.