La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Labirinto

labirinto 9ae7fc73821b97dbad8460db6f431e6eIn me ti perdo, notturna apparizione,

nel bosco degl’inganni, nell’assenza,

nel nebbioso grigior della distanza,

nel lungo corridoio di porte false.

Dal tutto si fa il nulla, e questo nulla

di un corpo vivo subito si popola,

come isole che fluttuano nel sogno,

brumose, nel ricordo rinnovato.

In me ti perdo, dico, se la notte

sulla mia bocca colloca il suggello

dell’enigma che, detto, si ravviva

e s’avvolge in spire di segreto.

Nei giri e nei rigiri che m’adombrano,

nell’andare a tentoni a occhi aperti,

qual è del labirinto l’ampia porta,

dove il raggio di sole, i passi certi?

In me ti perdo, insisto, in me ti sfuggo,

in me fonde il cristallo e si frantuma,

ma quando il corpo cede alla stanchezza

in te mi vinco e salvo, in te mi trovo.

José Saramago


Labirinto

E ora qualche passo
da parete a parete,
su per questi gradini
o giù per quelli,
e poi un po’ a sinistra,
se non a destra,
dal muro in fondo al muro
fino alla settima soglia,
da ovunque, verso ovunque
fino al crocevia,
dove convergono,
per poi disperdersi
le tue speranze, errori, dolori,
sforzi, propositi e nuove speranze.
Una via dopo l’altra,
ma senza ritorno.
Accessibile soltanto
ciò che sta davanti a te,
e laggiù, a mo’ di conforto,
curva dopo curva,
e stupore su stupore,
e veduta su veduta.
Puoi decidere
dove essere o non essere,
saltare, svoltare
pur di non farsi sfuggire.
Quindi di qui o di qua,
magari per di lì,
per istinto, intuizione,
per ragione, di sbieco,
alla cieca,
per scorciatoie intricate.
Attraversi infilate di file
di corridoi, di portoni,
in fretta, perché nel tempo
hai poco tempo,
da luogo a luogo
fino a moli ancora aperti,
dove c’è buio e incertezza
ma insieme chiarore, incanto
dove c’è gioia, benché il dolore
sia pressoché lì accanto
e altrove, qua e là,
in un altro luogo e ovunque
felicità nell’infelicità
come parentesi dentro parentesi,
e così sia
e d’improvviso un dirupo,
un dirupo, ma un ponticello,
un ponticello, ma traballante,
traballante, ma solo quello,
perché un altro non c’è.
Deve pur esserci un’uscita,
è più che certo.
Ma non tu la cerchi,
è lei che ti cerca,
è lei fin dall’inizio
che ti insegue,
e il labirinto
altro non è
se non la tua, finché è possibile,
la tua, finché è tua,
fuga, fuga.

Wisława Szymborska – Labirinto

Dipinto di Mautits Cornelis Escher