La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Mitizzazioni

La morte di Fidel Castro mi ha dato modo di ripensare al personaggio di Che Guevara, ancor oggi idealizzato (assolutamente a torto) come non pochi..

Il vero Che Guevara è lontano anni luce dal mito propagandistico creato dalla sinistra, il buon guerrigliero che si faceva ritrarre con aria sorridente in mezzo ai bambini, ma si sa, l’uomo a volte è un bimbo credulone, magari non crede a divinità e santi, però poi ha bisogno comunque di crearsi dei miti in terra, personaggi puri ed immacolati alla pari dei cavalieri medievali o di san Giorgio che combatte il drago, però i meccanismi della mente umana sono incomprensibili e misteriosi!

Il tanto mitizzato Che Guevara era il più ortodosso filosovietico.

Seguiva pari pari le orme di Stalin ed il modello totalitario da questi instaurato, tanto da scrivere di appartenere alla classe di coloro che credono che la soluzione dei problemi del mondo risieda dietro la cortina di ferro.

Dopo la defenestrazione di Fulgencio Batista nel 1959, ristabilita la…libertà (!) a Cuba, Fidel decise che bisognava “curare” i cubani malati di anticomunismo. Chi meglio era adatto allo scopo del “Che” Ernesto Guevara, che era pure medico? Ed il bravo Che prese l’incarico molto sul serio e mise su immediatamente un bel campo di concentramento, dove “ricoverava” i “pazzi ” che non erano comunisti, e già che c’era, anche omosessuali di tutte le età, cattolici, protestanti e testimoni di Geova! Era talmente bravo Ernesto Guevara,che subito si meritò il soprannome di “macellaio del campo di Cabana ” per le torture e le sevizie a cui sottoponeva anche ragazzi adolescenti. Praticamente iniziò una grande opera di irreggimentazione dei giovani con la creazione di campi di concentramento per prigionieri politici, anzi “campi di rieducazione” sul modello dei gulag sovietici nella penisola di Guanaha, tra i quali Hoja de Cabana sopra nominata; si occupò personalmente della fucilazione di seicento oppositori del regime, tra i quali Carrera, che da rivoluzionario del 1959 diventò un oppositore della politica castrista. A Lloma de Coches vennero trucidati 1000 prigionieri in pochi giorni; a Santa Clara fucilarono 381 “banditi” in una sola giornata; Luis Boitel, che aveva guidato la rivolta studentesca contro Batista e divenuto poi anticastrista si lasciò morire di fame dopo 53 giorni di digiuno nel carcere di Boniato, dichiarando “Faccio lo sciopero per ottenere i diritti riservati ai prigionieri politici; quegli stessi diritti che voi chiedete per gli altri Paesi dell’America Latina e negate al vostro”.

Ma Cuba, ora che finalmente era stata “pacificata”, non gli bastava più, allora via, verso nuove terre da conquistare alla “libertà ed alla democrazia” (!), finché qualcuno liberò lui (e noi) da questa valle di lacrime il 9 ottobre 1967, a nemmeno 40 anni di età. 

Così uno dei più efferati criminali comunisti divenne “el libertador”, una delle più grandi truffe perpetrate dai comunisti, tanto che la sua fama dura ancora, anche se molti ormai lo hanno sgamato per quello che veramente era. Oggi sarebbe considerato nient’altro che un terrorista e ricercato dalle polizie di mezzo mondo.

Ma si sa, si dice che “è gradito agli dei chi muore giovane”, era fotogenico, molto del suo “fascino” lo si deve anche alla bella canzone “Hasta la victoria siempre”, specie nell’interpretazione di Joan Baez, la sua immagine stava assai bene sulle magliette, però ho il sospetto che con quel barbone e i capelli bisunti non si lavasse poi molto, anche perché un guerrigliero non poteva mostrarsi lindo e pinto come una femminuccia e doveva mostrare anche nell’aspetto la propria mascolinità.

Ancora voglia di glorificare un simile personaggio?

Io non molta, anzi per nulla.,

 

 


un sogno…

Molto è stato fatto, da quel 28 agosto del 1963 in cui Martin Luther King pronunciò il suo celebre discorso, ma molto resta ancora da fare.

Il razzismo negli Stati Uniti d’America era molto radicato, specialmente negli stati del sud, Alabama e Georgia specialmente, dove imperava il Klu Klux Klan.

Tutti ricordano il caso di Rosa Parks, la sarta afroamericana che, seduta su un autobus in un settore riservato ai “bianchi”, rifiutò di cedere il suo posto ad un passeggero bianco. Arrestata per questa sua improntitudine, con l’accusa di aver trasgredito alle leggi sulla segregazione, si rivolse direttamente all’attivista per i diritti civili Edgard Nixon che promosse il boicottaggio di tutti i mezzi pubblici da parte della popolazione nera. Il boicottaggio che causò gravi danni economici alla compagnia degli autobus – si parla di 40 milioni di dollari del 1955 – assunse tali proporzioni e durò per vari mesi, fino a che la Corte Suprema decretò l’incostituzionalità delle leggi sulla segregazione.

Ma la prima a ribellarsi alle norme che relegavano i neri in una posizione di inferiorità fu, qualche mese prima di Rosa Parks, la studentessa quindicenne Claudette Colvin, che invitata a cedere il proprio posto ad un passeggero bianco si rifiutò di aderire all’ordine impartitole dall’autista dell’autobus e per questo venne arrestata pure lei. In quel frangente, lo stesso attivista che più tardi prese le difese della Parks, decise di non prendere alcuna iniziativa.

Nel rattempo Martin Luther King si batteva per i diritti civili degli afroamericani, entrando ed uscendo dalle carceri, arrestato per i più futili motivi. Ciononostante promosse varie iniziative, quali, il 2 maggio 1963, la marcia dei bambini di Birmingham dove i dimostranti, al massimo diciottenni che marciavano pacificamente cantando “Whe shall overcome” (riusciremo a superarlo), furono caricati con gli idranti e contro di loro furono aizzati i cani poliziotto, rendendosi invisi al mondo intero che li seguiva sulla televisione. Quest’ultimo fatto decise finalmente il Governo statunitense a dichiarare illegale la segregazione ed a parificare le assunzioni tra neri e bianchi.

Il 28 agosto dello stesso anno, durante la marcia di Washingston, il famoso discorso….

Frasi di Martin Luther King

1956 dal carcere

«Eccomi qui – prega – mi batto per ciò che credo giusto. Ma ho paura. Mi chiedono di guidarli, ma se mi presento loro senza forza e senza coraggio anch’essi vacilleranno. Ho esaurito le mie forze. Non mi rimane nulla».

1963, dal carcere

«E facile dire: “aspettate”. Ma quando avete visto una plebaglia inferocita linciare a volontà le vostre madri e i vostri padri… e i poliziotti pieni d’odio maledetto colpire e perfino uccidere impunemente i vostri fratelli e le vostre sorelle… quando sentite la vostra lingua torcersi se cercate di spiegare alla vostra bambina di sei anni perché non può andare al luna- park, e vedete spuntarle le lacrime quando sente che è chiuso ai bambini neri… quando vi perseguita notte e giorno il fatto di essere nero, non sapendo mai che cosa vi può accadere; allora voi comprendete perché per noi è tanto difficile aspettare».

http://www.focus.it/cultura/storia/i-have-a-dream-la-storia-del-discorso-di-martin-luther-king_C12.aspx


Diamanti e ruggine

In questi giorni in cui a causa del caldo e delle notti in bianco tutto sembra andare al rallentatore, l’unica alternativa è rifugiarsi in montagna. Niente camminate, solo riposo all’ombra dei pini, con le bevande, rigorosamente analcoliche (acqua, chinotto e gazosa), al fresco nel torrente. E là , seduta su una sdraio, l’immancabile libro sotto mano, nessun campo per il cellulare, resta solo il tempo per poltrire e pensare. Accomuno alcune cose: un post di Giaros con la mia relativa replica sul tempo che fugge e la prevalenza dei ricordi sui sogni e la risposta che Mario ha dato al mio post “San Francisco”, perché collegate tra loro all’aforisma di Jim Morrison: non è importante raggiungere le stelle, ma è importante avere stelle da raggiungere. (importante, Mario, non utile…). L’epoca beat non l’ho vissuta se non di riflesso, è a quel periodo che si deve l’esplosione del colore, l’uscita da tanti beceri conformismi, la speranza di un mondo migliore, con più pace e con una maggior attenzione alla natura. E’ in quel periodo che nasce “Give Peace a Chance”, di John Lennon, colonna sonora di un vecchio film del 1970, mai più rivisto, come ” Fragole e sangue”, simboleggiante la resa dei giovani di fronte al potere, niente di particolare come canzone, assai diversa da “Imagine”… Era il periodo in cui ero di sinistra pure io, trascinata da tanti ideali, miseramente caduti come birilli.

E fa parte della colonna sonora di quel film anche “The circle game”, di Joni Mitchell

Quell’epoca ha portato molti sogni, molte illusioni che si potesse davvero cambiare qualcosa, ma nulla resta di quel movimento, tanto che, invecchiando, anche gli ex “ragazzi dei fiori” si sono adeguati al sistema, nel senso che i giovani di allora non hanno messo a frutto i loro sogni, hanno preferito una vita agiata e monotona alla rivoluzione che sognavano. Ed anche i cantori di quella libertà tanto teorizzata, hanno fatto soldi a palate! Dov’é il Bob Dylan di Blowing in the wind?

 

o la Joan Baez di “Diamonds and Rust”… diamanti e ruggine, questo è quanto ci lascia il passato, ricordi belli e ricordi brutti.

Ma il sessantotto ha portato anche una certa disgregazione sociale, con l’uso di sostanze stupefacenti (Marcuse, con la sua celebre frase “l’immaginazione al potere” teorizzò l’uso di LSD e marijuana, seguendo Burroghs) ed una esagerata promiscuità sessuale, passando da un puritanesimo bacchettone all’esatto opposto. Ed altri semi velenosi furono quelli che, da una ribellione per certi versi legittima, portarono ad un periodo di violenza e quindi al terrorismo. Sia Mario che Giaros parlano di disillusione e sogni traditi. Ho detto che, passata la boa di una certa età, è naturale avere più ricordi che sogni, e che i ricordi sono ciò che costituisce il nostro passato, quindi la nostra esperienza. Anche se tutti noi, per un verso o per l’altro, di sogni traditi ne abbiamo cassetti se non addirittura valige piene ognuno DEVE conservare almeno un sogno, deve credere che qualcosa possa davvero cambiare o per lo meno migliorare, davanti a noi, anche se l’età avanza, c’è sempre un futuro, se non per noi, per chi ci segue.