La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Entra e in breve parla

Io sono il boccio pressato in un libro,

ritrovato dopo duecento anni…

 Sono l’artefice, l’amante, il guardiano…

 Quando la giovinetta affamata

siede alla tavola

siede proprio accanto a me…

 Sono cibo nel piatto del prigioniero…

 Sono acqua che scorre veloce alla sorgente,

e riempie la brocca fino a che trabocca…

 Sono il paziente giardiniere

di un arso e trascurato giardino…

 Sono il gradino di pietra,

il chiavistello, e il cardine efficiente…

 Sono il cuore contratto dalla gioia…

i capelli più lunghi, bianchi

prima del riposo…

 Sono là, nel cesto di frutta

offerto in dono alla vedova…

 Sono la rosa muschiata che s’apre

inattesa, la felce sulla cima paludosa…

 Sono colei il cui amore

ti sovrasta e già ti è accanto

proprio quando tu pensi di chiamarmi…

 

 Jane Kenyon


Tre piccole arance

La mia vecchia camicia di flanella, coi gomiti lisi,

una spalla strappata…Invece di metterla via

col bucato pulito, ne ho fatto

stracci, ne ho tolto le braccia aprendo le loro

cuciture, sforbiciando attraverso il petto

e sopra il dorso, poi lacerando il sottile

tessuto del busto in lunghi rettangoli.

Una immensa tristezza d’improvviso…

 

Mentre facevo cena, ascoltavo notizie

dalla guerra, di tortura dove l’aria

a mezzogiorno è nera di petrolio in fiamme,

e d’un mercato a Baghdad, colpito

per errore, dove ieri un vecchio

portava  nel suo cesto un po’ di pesce

avvolto nei giornali legati con lo spago

e tre piccole acerbe arance verdi.

 

Jane Kenyon

(foto Elena Tatulyan)