La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Marco Pannella

Pannella-dovrebbe-interrompere-lo-sciopero-della-fame-per-le-troppe-patologieLa notizia di oggi è ovviamente la morte di Marco Pannella. Era nell’aria da giorni, da quando cioè le sue condizioni si erano aggravate. L’ultima sua apparizione sugli schermi, il 2 maggio scorso, in occasione del suo ottantaseiesimo compleanno: il viso scavato, i lunghi capelli bianchi lo facevano rassomigliare ad un vecchio indiano delle riserve.

Ammalato di tumore ai polmoni, ma sempre con il sigaro tra le labbra.

Personaggio contraddittorio, egocentrico, libertario ed allo stesso tempo statalista, cui dobbiamo comunque molto.

Ho apprezzato molte sue battaglie, come quella sul divorzio, altre invece non le ho condivise, come quella sulla depenalizzazione dell’uso delle droghe. Bisogna però considerare anche il contesto in cui le sue battaglie sono nate. L’Italia, da sempre, era uno stato “confessionale”, soggetto, anche se velatamente, più alle leggi ecclesiastiche che a quelle civili; parlare di divorzio, aborto, omosessualità, droghe in quel periodo era ritenuto indecoroso e blasfemo. Lui ha avuto il coraggio di mettersi in gioco, mettendoci anche la faccia, per affermare le sue idee, giuste o sbagliate che fossero, mentre tanti altri baciapile nostrani, frequentatori di chiese e monsignori, predicavano bene ma razzolavano molto male. Nel bene o nel male, anzi, nel meglio e nel peggio è stato un personaggio del nostro tempo: ha portato la laicità in questa nostra nazione, cambiando il modo di vedere e di pensare di quanti sono della mia generazione, ci ha fatto riflettere sui diritti civili, ci ha smarcati in un certo senso dal Vaticano, da una certa morale ipocrita: molti lo giudicavano un folle. Prima lo ho definito libertario e statalista. Libertario per le campagne da lui lanciate, “abituandoci” all’istituto del referendum, anche se poi, abusandone troppo, la gente si è disamorata di questo istituto. Statalista, perché per lui ad ogni DIRITTO deve corrispondere una LEGGE che lo istituisca e lo regolamenti: secondo il mio modo di pensare, la libertà è garantita abrogando le leggi che la ostacolano, e non mediante la creazione di nuove, secondo l’assunto “tutto ciò che non è esplicitamente proibito, è concesso”.

Se ne va un protagonista degli ultimi 50 anni della nostra politica. E qui, la canzone che Francesco De Gregori gli aveva dedicato.