La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Via Stilicone

Via Stilicone è a Milano una
Fra le vie più tristi che io conosca
Una fila di case e quasi niente
A confortarle dalla parte opposta

Dove vaneggiano alle notti
Di uno scalo e di un cimitero
Le luci delle sue finestre
Occhi di fatiscente impero

Come la fronte di chi stando
A un nudo tavolo altra fronte
Cerca a cui stringersi posarsi
Ma nessuna gli risponde

E giù si piega e si abbatte
Si fa cuscino delle braccia
Vuole scappare da se stesso
Sparire alla propria faccia

Strada uguale a dove sbando
Più ogni giorno o amica mia
Al Senzafondo al nome Morte
Che ha per compagna Follìa

Via Stilicone è a Milano la via
Più vulnerabile che io conosca
Una fila di case con paura
Del buio dalla fronte opposta.

Giovanni Giudici

 

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La vita in versi

Metti in versi la vita, trascrivi
Fedelmente, senza tacere
Particolare alcuno, l’evidenza dei vivi.
Ma non dimenticare che vedere non è
Sapere, né potere, bensì ridicolo
un altro voler essere che te.
Nel sotto e nel soprammondo s’allacciano
Complicità di visceri, saettando occhiate
D’accordi. E gli astanti s’affacciano
Al limbo delle intermedie balaustre:
Applaudono, compiangono entrambi i sensi
Del sublime – l’infame, l’illustre.
Inoltre metti in versi che morire
E’ possibile più che nascere
E in ogni caso l’essere è più del dire.

Giovanni Giudici

 


L’amore dei vecchi

In una gloria di sole occidentale

vaneggi, mente stanca:

inseguito prodigio non s’adempie

nell’aldiquà del fiore che s’imbianca

ma tu, distanza, torna a ricolmarti

tu a farti terra in questa ferma fuga

mare di nuda promessa

ai nostri balbettanti passi tardi

e tu, voce, rimani

persuàdici – un poco, un poco ancora

nostro non più domani,

   usignolo dell’aurora.

Giovanni Giudici


Questo caro sgomento

CPARCHIVEPHOTO PUBLIC NOTFORRESALE The interior of of a classroom of St. Joseph’s Residential School in Cross Lake, Man., is seen in this 1951 photo. (CP PHOTO/HO-University of Manitoba)

L’infanzia dalle lunghe calze nere
logorate ai ginocchi sugli spigoli
dei banchi, l’infanzia delle preghiere
assonnate ogni sera, delle nere

albe dei morti, della litania
di zoccoli cristiani sul selciato,
l’infanzia che m’ha dato
questo caro sgomento mio d’esistere…

 

Giovanni Giudici

 


10 anni dopo…..

Dedicato ai 343 vigili del fuoco di New York morti eroicamente nell’attentato.

Bambini in trecento son morti

Bambini che prima di ieri

Erano giovani e forti

A loro nei vostri pensieri

Tenetevi stretti un minuto

Quando giocate ai pompieri

Il vostro gentile saluto

(Giovanni Giudici)

Ho voluto così ricordare anche le “altre” vittime di quel vile attentato di 10 anni fa, gli eroici vigili del fuoco della città di New York che, coscientemente, hanno combattuto e lottato per salvare le vite di quanti erano rimasti intrappolati nelle Torri, e purtroppo molti di essi hanno dovuto soccombere alla furia del fuoco e dei crolli.