La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Canzoni per Milano – Ma mì

Una delle canzoni interpretate dalla regina delle canzoni della mala milanese, scritta nientemeno che da Giorgio Strehler su musica di Fiorenzo Carpi de Resmini. Il canto di un partigiano caduto in mano ai tedeschi a causa di una imboscata e che resiste alle torture pur di non tradire i suoi compagni.

La mitica Ornella Vanoni quest’anno compirà ottant’anni, ed ha iniziato la sua carriera proprio interpretando le canzoni della mala in collaborazione appunto con il regista Strehler, passando poi a un genere più romantico, forse in contemporanea con la sua relazione con Gino Paoli che le dedicò “Senza fine”, una delle sue più belle interpretazioni.

La canzone seguente è i dialetto, ma non credo che serva una traduzione (e spero che Isabella sia contenta di questa mia scelta).

Serom in quatter col Padola, 
el Rodolfo, el Gaina e poeu mi: 
quatter amis, quatter malnatt, 
vegnu su insemma compagn di gatt. 
Emm fa la guera in Albania, 
poeu su in montagna a ciapà i ratt: 
negher Todesch del la Wermacht, 
mi fan morire domaa a pensagh! 
Poeu m’hann cataa in d’una imboscada: 
pugnn e pesciad e ‘na fusilada… 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
A San Vittur a ciapaa i bott, 
dormì de can, pien de malann!… 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
sbattuu de su, sbattuu de giò: 
mi sont de quei che parlen no! 
El Commissari ‘na mattina 
el me manda a ciamà lì per lì: 
“Noi siamo qui, non sente alcun- 
el me diseva ‘sto brutt terron! 
El me diseva – i tuoi compari 
nui li pigliasse senza di te… 
ma se parlasse ti firmo accà 
il tuo condono: la libertà! 
Fesso sì tu se resti contento 
d’essere solo chiuso qua ddentro…” 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
A San Vittur a ciapaa i bott, 
dormì de can, pien de malann!… 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
sbattuu de su, sbattuu de giò: 
mi sont de quei che parlen no! 
Sont saraa su in ‘sta ratera 
piena de nebbia, de fregg e de scur, 
sotta a ‘sti mur passen i tramm, 
frecass e vita del me Milan… 
El coeur se streng, venn giò la sira, 
me senti mal, e stoo minga in pee, 
cucciaa in sul lett in d’on canton 
me par de vess propri nissun! 
L’è pegg che in guera staa su la tera: 
la libertà la var ‘na spiada! 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
A San Vittur a ciapaa i bott, 
dormì de can, pien de malann!… 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
sbattuu de su, sbattuu de giò: 
mi sont de quei che parlen no! 
(gridando) Mi parli no!


La grande magia

Quante volte preferiamo fuggire da una realtà che temiamo trovando invece rifugio nelle illusioni?

Questo è il tema del pezzo teatrale “La grande magia”, di Eduardo De Filippo, un DVD acquistato qualche tempo fa a Milano e che ho guardato di recente.

La grande magia”, scritta nel 1948,  non è propriamente una commedia, forse è meglio definirla una commedia “amara” e per questa ragione, a suo tempo, non fu particolarmente apprezzata dal pubblico, abituato a spettacoli più divertenti, con una vena di comicità e di umorismo. Enorme successo riscosse invece, molti anni più tardi, lo spettacolo la cui regia fu curata da Giorgio Strehler.

L’allestimento in mio possesso è quello trasmesso nel  1964  dalla Televisione Italiana dove Eduardo interpreta  il protagonista Otto Marvuglia, un illusionista fallito che, unitamente a sua  moglie Zaira, campa fortunosamente allestendo spettacoli di prestigio presso gli alberghi contando, per i suoi trucchi, sulla collaborazione di un paio di ospiti.

Tra i villeggianti c’è  il coprotagonista, Calogero Di Spelta, –  uno straordinario Giancarlo Sbragia –  gelosissimo della moglie Marta e per questa ragione oggetto di derisione da parte degli ospiti dell’albergo. Marta, propostasi durante lo spettacolo per uno dei soliti trucchi, improvvisamente scompare, apparentemente per magia, dentro un sarcofago egiziano. Quando la donna alla fine dell’esperimento di magia non ricompare in quanto, esasperata dalle continue scenate di gelosia del marito, è fuggita con l’amante,  il prestigiatore convince Calogero che  Marta è rinchiusa in una scatola che, se dovesse essere aperta, la farebbe scomparire definitivamente in quanto Calogero avrebbe dubitato della sua fedeltà.

Calogero allora, pur di non ammettere di essere stato abbandonato da Marta e conseguentemente di essere stato da lei tradito, passa quattro anni tenendosi stretto a quella scatola, tanto che, al riapparire di lei, abbandonata dall’amante e desiderosa di tornare, pentita, dal marito, non la riconosce , continuando a stringere al petto la scatola nella quale ormai è convinto che sia rinchiusa la donna amata che gli è sempre rimasta fedele.

E’ una serie di considerazioni amare che ci fanno capire come a volte le persone, di fronte alla realtà, la rifiutino, preferendo cullarsi nell’illusione che tutto vada secondo i propri desideri,ma è anche un grande esercizio di teatro da parte di Eduardo, esercizio nel quale molti hanno riconosciuto una vena “pirandelliana”.  

Il pezzo fa parte della “Cantata dei giorni dispari”, i giorni in cui tutto va a rovescio,  ossia quel periodo della vita, che volge al termine, in cui si palesano tutte le amarezze e le disillusioni dell’esistenza, una raccolta che, tra l’altro, comprende opere come “Napoli milionaria”, “Filumena Marturano”, “Le voci di dentro”, “Gli esami non finiscono mai”.

LA GRANDE MAGIA (commedia in tre atti di Eduardo De Filippo, 1948)

Regia: Eduardo De Filippo Regista collaboratore: Stefano De Stefani Scenografia: Maurizio Mammì Arredamento: Alberico Badaloni Costumi: Maria Teresa Stella Musica: Romolo Grano Fotografia: Salvatore Occhipinti Segretaria di produzione: Rossana Mattioli Produzione: RAI Luogo delle riprese: Centro di produzione RAI di Roma Modalità di trasmissione: Differita da studio Data di trasmissione: 19 febbraio 1964 (R2) Replica: 18 novembre 1969 Registrazione videomagnetica B/N Durata: 113′ Personaggi ed interpreti: la signora Locascio (Luisa Conte); la signora Zampa (Nina De Padova); la signora Marino (Maria Hilde Renzi); la signorina Zampa (Elena Tilena); Calogero Di Spelta (Giancarlo Sbragia); Maria Di Spelta (Luisa Rossi); Mariano D’Albino (Antonio Casagrande); Gervasio Penna (Pietro Carloni); Arturo Recchia (Ugo D’Alessio); Amelia (Carla Comaschi); il cameriere (Gennarino Palumbo); Otto Marvuglia (Eduardo); Zaira (Lina Mattera); il brigadiere (Lando Buzzanca); Roberto Magliano (Rino Genovese); Gennarino Fucecchia (Enzo Cannavale); Gregorio Di Spelta (Carlo Lima); Matilde (Evole Gargano); Oreste Intrugli (Salvatore Gioielli); Rosa Intrugli (Maria Teresa Lauri); i clienti (Liù Bosisio, Franco Castellani, Alfredo Dari, Laura Faina, Lucia Guzzardi, Alina Moradei, Pietro Recanatesi, Giacomo Ricci).