La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Mi fa male

Mi fa male il mondo, mi fa male il mondo.
Mi fa male il mondo, mi fa male il mondo…
e non riesco a trovar le parole
per chiarire a me stesso
e anche al mondo
cos’è che fa male…

[parlato:] Mi fa male… mi fa male essere lasciato da una donna… non sempre.
Mi fa male l’amico che mi spiega perché mi ha lasciato.
Mi fanno male quelli che si credono di essere il centro del mondo e non sanno che il centro del mondo… sono io.
Mi fa male… quando mi guardo allo specchio.
Mi fa male anche quando mi dicono che mia figlia mi assomiglia molto fisicamente. Mi fa male per lei.
Mi fanno male quelli che sanno tutto, e prima o poi te lo dicono.
Mi fanno male gli uomini esageratamente educati, distaccati, formali. Ma mi fanno più male quelli che per essere autentici ti ruttano in faccia.
Mi fa male essere così delicato, e non solo di salute.
Mi fa male anche il fatto che basta che mi faccia male un dente… che non mi fa più male il mondo.
Mi fanno male gli architetti, gli avvocati, i commercialisti!
Mi fa male l’IVA, le trattenute, il 740, mamma mia come mi fa male il 740!
Mi fanno male le marche da bollo, gli sportelli, gli uffici, le code. Mi fa male quando perdo la patente e gli amici mi dicono ‘condoglianze’. E i funzionari… che quando vai lì e non alzano nemmeno la testa. E poi quando la alzano s’incazzano, certo, perché gli fai perdere tempo. Ti trattano male, giustamente, siamo noi che sbagliamo: l’ufficio è sempre un altro, un altro ancora, e poi le segretarie, i vicedirettori, i direttori, i direttori generali… Mi fa male l’apparato, la sua mentalità, la sua arroganza, la sua idiozia!
Come sono delicato!
Mi fa male il futuro dell’Italia, dell’Europa, del mondo.
Mi fa male l’immanente destino del pianeta Terra minacciato dal grande buco nell’ozono, dall’effetto serra, e da tutte quelle tragedie che al momento poi… a dir la verità… non mi fanno mica tanto male.
Mi fanno male gli spot.
Non è la pubblicità che mi fa male, in sé.
Mi fanno male, Dio bono, i culi nudi, le tette, le cosce, e tutti quei figoni sprecati per il Campari Soda!
Mi fanno male i fax, i telefonini, i computer, e la realtà virtuale… anche se non so cos’è.
Mi fa male l’ignoranza, sia quella di andata che quella di ritorno.
Mi fa male la carta stampata, gli editori… tutti.
Mi fa male che qualsiasi deficiente scriva un libro. E poi lo promuove, firma la copertina, entra in classifica: I°, 2°, 3°… Borges 37°!
Mi fanno male le edicole, i giornali, le riviste coi loro inserti: un regalino, un opuscolo, una cassetta, un gioco di società… “un cappuccino e una brioches”.
Mi fanno male quelli che comprano tutti i giornali.
Non mi fa male la libertà di stampa. Mi fa male la stampa!
Mi fa male che ci sia ancora qualcuno che crede che i giornalisti si occupino di informare la gente.
I giornalisti, che vergogna! L’etica professionale, il sacrosanto diritto all’informazione. Cosa mettiamo oggi in prima pagina. “Ma sì, i morti della Bosnia, è un po’ che non ne parla nessuno!” Tutto, tutto così, mica scelgono le notizie più importanti, no, quelle che funzionano, che rendono di più… per le loro carriere, per i loro meschini tornaconto, i loro padroni, padroncini… Mi fanno male le loro facce presuntuose e spudorate. Mi fa male che possano scrivere liberamente e indisturbati tutte le stronzate che vogliono! È questa libertà di stampa che mi fa vomitare.
Come sono delicato!
Mi fa male chi crede che ci sia ancora qualcuno che pensa agli altri.
Mi fanno male quelli che dicono che gli uomini sono tutti uguali.
Mi fanno male anche quelli che dicono che ‘il pesce più grosso mangia il pesce più piccolo’. Mi farebbe bene metterli nella vaschetta delle balene.
Mi fa male la grande industria, la media industria mi fa malino, la piccola non mi fa praticamente niente.
Mi fa male non capire perché a parità di industriali stramiliardari, un operaio tedesco guadagna 2.800.000 lire al mese ed uno italiano 1.400.000. Ma l’altro 1.400.000, dov’è che va a finire?
Mi fanno male i ladri, quelli privati ma anche quelli di Stato. Mi fa bene quando li prendono, quando li arrestano, quando viene fuori tutto quello che sapevamo! Dopo un po’ però mi annoio.
Mi fa male che l’Italia, cioè noi, cioè io, abbiamo due milioni di miliardi di debito. Questo lo sappiamo tutti. Ce lo sentiamo ripetere continuamente. Sta cambiando la nostra vita per questo debito che abbiamo.
Ma con chi ce l’abbiamo? A chi li dobbiamo questi soldi? Questo non si sa. Questo non ce lo dicono. No, perché se li dobbiamo a qualcuno che non conta… va be’, gli abbiamo tirato un pacco ed è finita lì. Ma se li dobbiamo a qualcuno che conta… due milioni di miliardi! Prepariamoci a pagare in natura.
Mi fa male… mi fa male accendere la televisione, stare lì davanti e non riuscire a spegnerla, vedere fino a che punto… non c’è fondo, non c’è fondo. La gente che telefona, gli sponsor, i giochini demenziali, i presentatori che ridono. E le dentiere, gli assorbenti, preservativi, i Gabibbi, belli spigliati, spiritosi, tutti completamente a loro agio… che si infilano le dita nelle orecchie e che si grattano i coglìoni. Sì, tutti questi geniali opinionisti… che litigano, gridano, si insultano… questi coraggiosi leccaculo travestiti da ribelli!
Mi fa male, mi fa male che si parli fino alla nausea di quante reti… una a te, una a me…. pubbliche, private… e le commissioni, i garanti, i regolamenti… senza mai parlare di quella valanga di merda che ogni giorno mi entra in casa!
Che poi io sono anche delicato, l’ho già detto!
Mi fa male la violenza. Mi fa male la sopraffazione, la prepotenza, l’ingiustizia.
A dir la verità mi fa male anche la giustizia. Un paese che ha una giustizia come la nostra non sarà mai un paese civile. Una giustizia che fa talmente schifo che se una volta in cinquant’anni per caso, o per chissà quale magica ragione, i magistrati fanno il loro normale dovere diventano tutti… Giuseppe Garibaldi.
Mi fanno male anche i collaboratori di giustizia, i pentiti… gli infami, insomma… che dopo aver ammazzato uomini, donne e bambini fanno l’atto di dolore: tre Pater Ave e Gloria e chi s’è visto s’è visto.
Mi fa male la Sicilia. Magari mi facesse male solo la Sicilia. Mi fa male anche la Lombardia, il Piemonte, la Toscana, il Veneto. Roma!
Mi fa male che ‘tutto’ sia mafia.
Mi fa male non capire perché animali della stessa specie si ammazzino tra loro.
Mi fa male chi muore in Jugoslavia. Chi muore in Somalia, in Ruanda, in Palestina. Mi fa male chi muore.
Mi fa male chi dice che gli fa male chi muore e fa finta di niente sul traffico delle armi che è uno dei pilastri su cui si basa il nostro amato benessere.
Mi fa male la mafia bianca, quella dei dottori, delle medicine, degli ospedali, dei professori, dei primari.
Mi fa male chi specula sulla vita della gente. Sì, quelle brave persone che ti fanno fare le analisi, anche se non ne hai bisogno, e ti mandano dall’amico specialista, tutto un giro, uno scambio d’affari, una grande abbuffata di pazienti. Sì, tutti quegli avvoltoi che si buttano sui moribondi per tirargli fuori gli ultimi spiccioli: i chirurghi dal taglio facile e redditizio… quelli che tagliano tutto, gambe, braccia… e quando non ne hanno abbastanza… testicoli, ovaie, seni, uteri! Che gliene frega di un utero in più o in meno!
Certo, mi fa male il cancro. Ma mi fa più male che il cancro sia il più grosso affare economico del secolo.
Mi fa male chi crede che ci sia ancora qualcuno che pensa agli altri.
Mi fa male qualsiasi tipo di potere, quello conosciuto, ma anche quello sconosciuto, sotterraneo, che poi è il vero potere. Mi fanno male le oscillazioni e i rovesci dell’alta finanza. Più che male mi fanno paura, perché mi sento nel buio, non vedo le facce. Nessuno ne parla, nessuno sa niente: sono gli intoccabili. Personaggi misteriosi che tirano le fila di un meccanismo invisibile, talmente al di sopra di noi da farci sentire legittimamente esclusi. È lì, in chissà quali magici e ovattati saloni che, a voce bassa e con modi raffinati, si decidono le sorti del nostro mondo: dalle guerre di liberazione, ai grandi monopoli, dalle crisi economiche, alle cadute dei muri, ai massacri più efferati.
Mi fa male quando mi portano il certificato elettorale.
Mi fa male la democrazia, questa democrazia che è l’unica che io conosco.
Mi fa male la prima repubblica, la seconda, la terza, la quarta.
Mi fanno male i politici, più che altro… tutti, sempre più viscidi, sempre più brutti. Mi fanno male gli imbecilli, i ruffiani. E come sono vicini a noi elettori, come ci ringraziano, come ci amano. Ma sì, io vorrei anche dei bacini, dei morsi sul collo… per capire bene che lo sto prendendo nel culo. Tutti, tutti, l’abbiamo sempre preso nel culo… da quelli di prima, da quelli di ora, da tutti quelli che fanno il mestiere della politica.
E mi fa male che ci sia qualcuno che crede ancora che ‘loro’ facciano qualcosa per noi, per le nostre famiglie, per il nostro futuro. No, non c’è una scelta, una scelta politica che sia fatta pensando a cosa serve al Paese. No, solo quello che conviene di più al gruppo, al partito… Per contare di più, per avere più potere. Certo, lo fanno solo per se stessi, per il loro schifosissimo interesse personale. Farebbero qualsiasi cosa, venderebbero i colleghi, gli amici, i figli. Cambierebbero colore, nome, nazionalità, darebbero delle coltellate ai compagni di partito pur di fottergli il posto. Non c’è più niente che assomigli all’esilio, alle lotte, alla galera. C’è solo l’egoismo incontrollato, la smania di affermarsi, il denaro, il potere, l’avidità più schifosa!
E voi credete ancora che contino le idee? Ma quali idee…
La cosa che mi fa più male è vedere i nostri figli con la stanchezza anticipata di ciò che non troveranno.
E mi fa ancora più male sentire che la colpa è anche nostra. Sì, abbiamo lasciato in eredità forse un normale benessere, ma non abbiamo potuto lasciare quello che abbiamo dimenticato di combattere e quello che abbiamo dimenticato di sognare.
Una sconfitta definitiva?… No, non credo proprio. Se è vero che questa è la nostra realtà, guardarla in faccia non può far male a nessuno. Basta non farsi prendere dalla stupidità dello sconforto. È la non consapevolezza che crea malesseri nascosti e uccide per delega. Se un uomo conosce con chiarezza il suo male, qualsiasi esso sia, ha anche la forza per combatterlo.
Bisogna assolutamente trovare il coraggio di abbandonare i nostri meschini egoismi e cercare un nuovo slancio collettivo, magari scaturito proprio dalle cose che ci fanno male, dalle insofferenza comuni, dal nostro rifiuto. Perché un uomo solo che grida il suo no, è un pazzo. Milioni di uomini che gridano lo stesso no, avrebbero la possibilità di cambiare veramente il mondo.

Mi fa male il mondo
mi fa male il mondo.
Mi fa male il mondo
mi fa male il mondo…

Mi fa bene comunque credere
che la fiducia non sia mai scomparsa
e che d’un tratto ci svegli un bel sogno
e rinasca il bisogno di una vita diversa.

Mi fa male il mondo, mi fa male il mondo…

Mi fa bene comunque illudermi
che la risposta sia un rifiuto vero
e che lo sfogo dell’intolleranza
prenda consistenza e ridiventi un coro.

Mi fa male il mondo, mi fa male il mondo.

Ma la rabbia che portiamo addosso
è la prova che non siamo annientati
da un destino così disumano
che non possiamo lasciare ai figli e ai nipoti.

Mi fa male il mondo, mi fa male…
Mi fa male il mondo, mi fa male il mondo… 

Mi fa bene soltanto l’idea
che si trovi una nuova utopia…
litigando col mondo.

Grande Giorgio Gaber, che ci dà uno specchio dell’Italia che purtroppo non cambia.


Eutanasia

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Discussione con un’amica su Facebook.
Premetto: sono favorevole all’eutanasia, a patto che sia una libera scelta dell’individuo.
L’amica, di professione medico, invece è contraria, forse indotta dal giuramento d’Ippocrate, e mi spiega che l’importante è sedare il dolore e che nel solo ospedale di Aviano si eroga la medesima quantità di morfina che viene usata in TUTTI gli ospedali del resto d’Italia .
Certamente, ribatto io, eliminare il dolore è un’ottima soluzione, ma se ad un certo punto le dosi di morfina mi dovessero ridurre come una larva , incapace di intendere e volere, distesa su un letto, estraniata  dal mondo circostante, al puro stato vegetativo… la chiamiamo vita questa?
Sotto l’effetto della morfina, mi si obietta, se non sei cosciente che t’importa se sei vivo o morto? M’importa certamente, perché  così evito lunghe trafile per cure, pratiche sanitarie ed igieniche che possono essere invece destinate a chi invece ne abbisogna maggiormente.
Mi si risponde, (lei ed un altro contatto) che esiste sempre il suicidio, anzi l’altra mi invita caldamente e con molta gentilezza, a gettarmi da un cavalcavia. Al di là del conoscere o meno l’etimologia della parola “eutanasia”
quest’ultima persona forse non ha presente l’espressione “dignità della morte “. Perché impedire a chi vuole  (e sceglie questa via in modo consapevole ) di evitare una morte così violenta quando può farlo nel suo letto (ospedale, clinica o casa non ha importanza )?
Io non voglio impedire a te di soffrire o di ridurti ad una larva, se questo è il tuo pensiero,  ma tu non devi permetterti di impedire a me di pensare diversamente, tanto più che non danneggerei nessuno con questo mio atto e addirittura nemmeno il giuramento di Ippocrate verrebbe intaccato,
(GIURO
…di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;

di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di una persona)

in quanto viene preparato un beverone che il malato deve bere personalmente,  libero quindi di tirarsi indietro anche all’ultimo istante. Quindi resterebbe sempre salvo il giuramento d’Ippocrate, senza tramutarsi nel giuramento d’Ipocrita, come invece accade talvolta in certi ospedali dove, si mormora, l’eutanasia viene comunque praticata, ma senza renderlo noto.

E mi vengono in mente scene terrificanti.

Io ad esempio non avrei il coraggio di Rossana Benzi, che trascorse la maggior parte della sua vita – 29 anni – imprigionata in un polmone d’acciaio, vedendo le persone solo attraverso il riflesso in uno specchio…

Io non sarei capace di trascorrere il resto della mia vita come l’indimenticabile Ambrogio Fogar, tetraplegico, accudito in tutto e per tutto, anche nelle necessità più intime, da persone a volte estranee.

Davanti a me si prospetterebbero giornate sempre uguali, monotone, piatte… non resisterei, non sarebbe vivere, per mio conto, anzi mantenermi in vita sarebbe solo un atto di estrema crudeltà.

Questo nel caso di malattie altamente invalidanti, ma per malattie terminali? Cercherei di resistere finché posso, poi domanderei senza dubbio di morire… Chi si credono di essere coloro che vorrebbero negarmi una simile scelta?


Canzoni per Milano – Il ragazzo della via Gluck

Non poteva mancare, nella carrellata delle canzoni per Milano, quella relativa alla via Gluck cantata da Adriano Celentano, che vi ha abitato al civico 14. Non ho mai visto la strada come era una volta: adesso è una piccola via anonima, piena di automobili parcheggiate su ambedue i lati del marciapiede. E non riesco proprio ad immaginarla fiancheggiata dal verde dei campi… E qui di seguito invece il link della risposta che gli diede Giorgio Gaber.

https://ombradiunsorriso.wordpress.com/2012/10/10/rock-economy-che-cavolo-vuol-dire/


Canzoni per Milano – Porta Romana bella

Il viaggio “musicale” prosegue con una bellissima canzone di Giorgio Gaber dedicata ad una delle zone che, a quei tempi, era tra le più popolari di Milano. Una volta porta Romana era parte integrante delle mura spagnole che costituivano anche la cinta daziaria della città. L’arco, simile a quelli dell’età imperiale romana, venne eretto nel 1598 in onore di Maria Margherita d’Austria che partiva dalla città con il suo corteo per andare sposa a Filippo III di Spagna. Delle mura spagnole, smantellate quasi interamente dal 1899 sino all’ultimo dopoguerra, al giorno d’oggi resta ben poco.


Dieci anni fa..

Oggi sono dieci anni, dieci anni che ci manca, con la sua ironia e la sua dissacrazione. Lui aveva previsto tutto, tanto, tanto tempo fa. Riascoltando le sue canzoni ed i suoi monologhi, ci si rende conto di come avesse già precorso i tempi.

Qualcuno era comunista 

Io non mi sento italiano 

Destra – Sinistra 

Non insegnate ai bambini 

La libertà

…tutti concetti trasportati in musica e permeati da un pessimismo colmo di disillusione. Una visione di come si era evoluto, in peggio, il mondo (involuto, allora), e come, purtroppo, continua a peggiorare. Naturalmente ogni riferimento all’attuale situazione politica è assolutamente voluto… Chissà cosa ci canterebbe oggi il signor G., che direbbe dei dinosauri che ritornano e di quelli che non mollano, dei magistrati “imparziali” che si buttano in politica… Irriderebbe tutto e tutti, noi, polli di allevamento, con il suo stile inconfondibile, con la sua voce particolare, con la sua faccia strana, la sua chitarra. Vorrei che fosse qui, di nuovo tra noi, questo cantastorie moderno dei nostri tempi… ci manchi, signor G.

http://www.giorgiogaber.org/index.php?page=biblio-vedilib&codArt=29


Italiani…

Ha ancora un senso essere orgogliosi di essere italiani? Io lo sono, ma del nostro passato.

Del presente no di certo.

Al giorno d’oggi appena apri i giornali leggi di malversazioni di furti, di concussioni, di reati patrimoniali vari perpetrati da chi abbiamo preposto a rappresentarci e che dovrebbe quindi esserci d’esempio.

Siamo un popolo litigioso, ed anche con le prossime elezioni se riusciremo a formare una maggioranza stabile sarà grazie al famigerato porcellum, che tutti aborrono ma nessuno vuole abolire per poter beneficiare di un sostanzioso premio di maggioranza.

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Tanto litigiosi da presentare un sacco di liste e listine senza validi programmi nate col solo scopo di far salire in parlamento il piccolo ras di turno, ma comunque con un piccolo seguito di utili idioti che lo voteranno.

E così assistiamo al balletto di alcuni politici…mi candido, non mi candido più..lo faccio, ma sono pronto a ritirarmi se.. Mentre altri, grazie alle deroghe, ripresentano sempre le solite vecchie facce che speravo di non rivedere.

E tutti quanti, dopo aver criticato Monti pur appoggiandolo, adesso lo tirano per la giacchetta.

Tanto poco italiani da doverci fare spiegare la Costituzione dal comico di turno invece di farla studiare a scuola, al posto di far imparare obbligatoriamente e pappagallescamente il testo dell’inno, francamente bruttino, anche se da rispettare.

Centocinquant’anni fa, purtroppo, hanno fatto l’Italia, ma gli Italiani sono ancora un’utopia. Anche perché tra i voltagabbana che oggi sono tutti Tricolore e Costituzione, ce ne sono molti che preferivano sventolare un vessillo rosso e giudicavano reazionari e fascisti tutti gli altri.


la legge

Calcolando che la canzone è stata scritta nel 1999, diciamo che il signor G aveva già capito tutto…

[parlato:] La legge italiana è assai educativa
è dolce e paterna, è un po’ permissiva
ma quando abbandona le buone maniere
a volte fa piangere e a volte…. godere.

[parlato:] Le legge italiana che è ricca e abbondante
è molto distratta e assai tollerante
ma quando si sveglia colpisce a piacere
si dà un gran da fare e diventa…. potere.

La legge in un paese antico
in cui allo Stato ci si crede poco
dove esplodono i valori nazionali
soltanto in occasione dei mondiali
dove si avverte la coscienza vaga
del “vivi”, del “godi”, del “chissenefrega”
*che è l’invenzione degli italiani
ma sempre nel rispetto del valori cristiani.

Ne ha parlato anche Scalfaro.

La legge in un paese amato
dà per scontato il furto al supermercato
e cerca anche di non disturbare
l’onesto lavoro del contrabbandiere
e non metter le cinture è un grave errore
soltanto se il vigile ha voglia di scherzare.

La legge c’è, la legge non c’è.
La legge c’è, la legge non c’è.

La legge in un paese da capire
con tante coste e con tanto mare
dove arrivano persino coi pattini
milioni e milioni di clandestini
dove i nostri operai sono poco pagati
grazie al buon lavoro dei sindacati
dove il geniale impegno del governo
è sviluppare il non-lavoro nel Mezzogiorno.

Ne ha parlato anche Scalfaro. 

La legge c’è, la legge non c’è.
La legge c’è, la legge non c’è.

La legge in un paese poco serio
dove non manca niente tranne il necessario
e l’idea del vero non ci sfiora affatto
e sui giornali si può scrivere di tutto
*dove si cerca da sempre il mandante vero
delle stragi di Stato e del delitto Moro.

Ne ha parlato anche Scalfaro.  

La legge in un paese birichino
in cui ultimamente si vota di meno
dove ci sono i giochi del gran capitale
che è una specie di mafia però è più legale
che noi senza perdere neanche una guerra
potremmo un giorno trovarci col culo per terra.

La legge c’è, la legge non c’è.
La legge c’è, la legge non c’è.

La legge in un paese solidale
dove s’è ingorgato lo stato sociale
dove i diritti del pensionato e del malato
non li sa né il funzionario né l’impiegato
figuriamoci l’interessato
dove le carceri son così accoglienti
che non c’è più posto per altri delinquenti
dove si indaga con coraggio anche in caserma
purché sia salvo l’onore dell’Arma.

Ne ha parlato anche Scalfaro. 

La legge in un paese alla deriva
fa sì che la giustizia sia un po’ riflessiva
e se vuoi far valere le tue ragioni
dovrai aspettare due o tre generazioni
e nei tribunali in archivi segreti
c’è la storia d’Italia di tutti i partiti
e siccome nessuno è senza peccato
si può ricattare tutto lo Stato.

Di questo Scalfaro non han parlato. 

Lo Stato c’è, lo Stato non c’è.
Lo Stato c’è, lo Stato non c’è.
Lo Stato c’è, lo Stato non c’è.
Lo Stato c’è, lo Stato non c’è.




cittadini o sudditi?

Caro cittadino, non so se tu te ne sia reso conto, ma non conti un accidente!

Questo perché, alla faccia degli ultimi referendum, il governo Monti si appresta a varare anche la liberalizzazione dell’acqua. A me personalmente sta bene, perché a differenza di quanti, a suo tempo favorevoli, avevano frainteso, non si trattava di liberalizzare l’elemento acqua, ma il servizio in se stesso, cioè l’erogazione. Ma il punto è che fare referendum in questo paese non serve assolutamente a nulla se non a sprecare tempo e denaro pubblico. Questa sì che sarebbe una vera liberalizzazione, non quella di edicole, taxi e farmacie…

Parlando di governo tecnico…

Da “La presa del potere” di Giorgio Gaber

Ora si possono vedere

sono una razza superiore

sono bellissimi e hitleriani.

Chi sono? Chi sono?

Sono i tecnocrati italiani.

Ein, zwei, drei. Alles kaputt!

E se il signor G avesse già previsto tutto già quarant’anni fa…nel 1972? Il governo tecnico e quel volerci far diventare tutti tedeschi?

E a proposito, visto che l’Italia parlava di calcio…quando si retrocede in serie B, solitamente si cambia allenatore… ma noi cittadini contiamo poco o nulla!


destra-sinistra

Lo confesso, una volta votavo a sinistra. Poi, quando si verificano i “tradimenti”, le prese in giro, anche i grandi amori finiscono e, come quando si smette di fumare,ti dà fastidio perfino la vicinanza di chi fuma.

Votavo a sinistra per liberarmi dall’ingombrante presenza della balena bianca che fagocitava di tutto (per poi suddividersi in correnti e sottocorrenti), o in contrapposizione al rampantismo craxiano che cancellava quell’Italia laboriosa che nell’armadio conservava un solo vestito buono.

Ho votato a sinistra sull’onda emozionale della morte di Enrico Berlinguer, ma, con l’avanzare dell’età, è un errore che non commetterei più. Mi sono ricreduta quando ho visto che tanti, come si dice comunemente, hanno il cuore a sinistra ma il portafoglio a destra. I Marzotto, ad esempio, ma non mi risulta che nelle loro fabbriche si stesse gran che meglio che altrove, a differenza di quelle di Adriano Olivetti, che gestiva le sue con un illuminismo “paternalistico”. Poi… a rivinare l’Olivetti arrivò De Benedetti, con i suoi intrallazzi politici, col suo cuore a sinistra ed il portafoglio talmente a destra da farlo diventare perfino cittadino svizzero. Già, gli svizzeri xenofobi, che se lavori una vita per loro alla fine ti danno sì un’ottima pensione, ma poi “foeura di ball… Torna a cà tua…” Ma se sei pieno di soldi, la cittadinanza te la porgono su un piatto d’argento.

Ritornando al discorso, ero una di quelle che, ancora studentessa, leggeva “Repubblica”, molto agile nel formato e nell’informazione, con un indirizzo “lib-lab” che faceva tanto chic, così differente dall’informazione ingessata del “Corriere”, che pure contava le migliori firme. Ora, degli anni, di “Repubblica” se permettete il gioco di parole, ne ho D’Avanzo…

Ho votato a sinistra fino a che mi sono accorta che “loro” non erano per nulla migliori degli “altri”, anzi, sotto sotto erano pure peggio. Quel proteggere i “compagni che sbagliano” fu la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E l’abitudine non l’hanno persa. Ci sono certi ideologi che mi fanno paura. Per evitargli la galera, i radicali candidarono Toni Negri nelle loro file, per potergli consentire di rientrare in Italia dalla Francia dove se ne stava ben protetto (e non c’era ancora madame Carlà)… Ma nessuno propose la candidatura al povero Bepin Segato, dei “Serenissimi”, che per molto meno del Negri si sobbarcò tre anni e sette mesi di galera, fino a morirne, (morte naturale’ dicono le fonti ufficiali, come per Enzo Tortora), condotto dalla galera all’ospedale ammanettato alla lettiga, manco fosse un efferato assassino. Adesso c’è lo storico ed ideologo Asor Rosa che auspica addirittura un golpe, utilizzando perfino Carabinieri e Polizia di Stato… A quando l’esercito con i carri armati in puro stile soviet?

Tutti questi personaggi che sputano livore per le sconfitte elettorali, dicendo che chi non li ha votati non capisce nulla (proprio perché vi ho capito che non vi voto più…felice di essere cretina, allora), quelle aggressioni in piazza, come quelle dei viola e dell’IDV alla Santanchè l’altro giorno, perfino le frasi, una settimana fa, del solito don Giorgio de Capitani (sul quale avevo già scritto un post a suo tempo), che si augura che a Berlusconi venga un ictus che lo faccia secco. Ottimo esempio di carità cristiana! Oppure quelli che ricominciano a gambizzare chi non la pensa come loro, come, a Roma, Antonini di Casa Pound: iniziarono così pure le Brigate Rosse, poi si sa come finì… O le esternazioni della Rosetta Bindi che ha diretto con manifesta parzialità i lavori della Camera (al posto di Fini), tanto da imbarazzare la sua stessa corrente politica, Veltroni in primis. Ma sono avversari questi? O sono NEMICI di una guerra sotterranea? Quell’arroganza tipica di certi personaggi come D’Alema che non sopporto più, ritenendosi quasi un inviato dal cielo mandato a convincerci della bontà delle sue idee senza tollerare alcuna contraddizione.

Sognavo una sinistra liberale, capace di fare un buon governo o una buona opposizione, e mi ritrovo una massa schizofrenica e rancorosa ma soprattutto incapace di proposte concrete, che raduna dei piazzaioli capaci solo di urlare slogan, una coalizione di gente tenuta assieme solo dall’antiberlusconismo e null’altro e non si rende conto che più lo attaccano più lo rendono forte.

Ed allora da tempo, molto tempo, sono passata sull’altra sponda, senza nemmeno turarmi troppo il naso come indicava il compianto Montanelli…


Italiani….

 

 

Come premessa, a scanso di equivoci, dico subito che sono italiana e contenta di esserlo.

Fiera un poco meno, per varie ragioni, almeno di questi tempi.

Non c’è dubbio che noi italiani abbiamo grandi doti: inventiva, senso artistico, pure in campo letterario e musicale ci siamo distinti, abbiamo capacità riconosciuteci universalmente.

Però..già, c’è un però.

Per mio conto viviamo un po’ troppo sugli allori passati. Ci crogioliamo nel ricordo di un trascorso storico che è stato grande fino alla caduta dell’impero romano, con le conquiste di Giulio Cesare, Augusto ed a seguire… ci ricordiamo degli scrittori, degli scultori degli architetti e dei pittori che hanno contribuito a costituire il nostro patrimonio artistico, rammentiamo le innumerevoli invenzioni di Leonardo, Meucci, Marconi e tanti altri…e poi?

Ci riteniamo uniti, però siamo il paese non delle Regioni, ma dei cento comuni, ognuno con una propria individualità, il proprio dialetto…guai a confondere l’uno con l’altro. Siamo il paese dei mille conflitti: guelfi e ghibellini una volta, fascisti e comunisti anni fa, berlusconiani ed antiberlusconiani adesso.

Il nostro patrimonio artistico è spesso negletto. Se confronto i nostri musei, ricchissimi di opere, ma a volte esposte in modo raffazzonato, con i musei esteri, dove le opere sono esposte con razionalità…mi viene una rabbia da non dire. Se vedo certi palazzi rinascimentali o barocchi, scrostati e cadenti o, ancora peggio, imbrattati da disegni e scritte spray, mi viene un’immensa tristezza….. E quello che mi indigna ancora di più è quando vedo che ad essere imbrattate sono le sedi universitarie….Non so adesso, ma anni fa i portici che portavano all’Università di Bologna facevano letteralmente schifo da tanto erano deturpati da graffiti e scritte oscene. C’è poca educazione nel nostro paese, c’è poco rispetto per quello che i nostri antenati hanno costruito, non lo sappiamo conservare al meglio, e tutto si sta lentamente distruggendo. La scuola non insegna più queste cose, le famiglie nemmeno, ed i ragazzi crescono con il mito dei bulli e dei più furbi, che riescono sempre a cavarsela.

Abbiamo dei panorami stupendi, e per anni li abbiamo rovinati con casermoni di cemento, per abbattere i quali debbono passare decenni, tra cause e controcause.

Lo stesso dicasi dei nostri cervelloni… Per farsi valere, al giorno d’oggi devono andare all’estero, dove vengono riconosciute le loro qualità, perché qui in Italia pochissimi trovano sbocchi lavorativi consoni alla loro preparazione. Formiamo i cervelli, che poi vanno all’estero a portare la conoscenza acquisita qui da noi.

Siamo gente refrattaria alle regole, anche perché ce ne impongono troppe, ma forse ce le impongono perché sperano che di cento, almeno una ventina vengano rispettate…

Abbiamo un’amministrazione obsoleta, farraginosa, a volte soggetta a corruzione , molto differente da quella anglosassone, molto più agile.

Siamo stati la culla del diritto, ma il diritto romano è stato acquisito dai paesi anglosassoni, mentre noi abbiamo ereditato il diritto bizantino…il che è tutto dire!

Insomma, sarebbe ora che ci dessimo una scossa, per modernizzarci, per entrare davvero nel novero delle nazioni più evolute, perché nonostante tutte le nostre arie di superiorità, non vogliamo renderci conto che in Europa siamo tra gli ultimi, o forse lo sappiamo però ci riteniamo comunque superiori, con molta presunzione. Invece sarebbe ora di mostrare un poco più di umiltà, riconoscendo le nostre manchevolezze, pur non dimenticando le nostre origini.