La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Articoli con tag “Gino Paoli

Il nome dei gatti

17 febbraio…giorno del gatto…

gatto alla finestra 

Dare un nome a un gatto è una faccenda particolare,
Tutt’altro che uno sport da incompetenti;
Penserete che io sia matto da legare
Se vi dico che un gatto ha TRE NOMI DIFFERENTI.
Primo, il nome che la famiglia usa di solito,
Come Pietro, Augusto, Gianni o Alonzo,
Come Vittorio o Giona, Baffo o Ippolito:
Tutti nomi comuni d’ogni giorno.
Ci sono nomi più ricercati, con un suono più fine,
Come Platone, Admeto, Elettra, Astolfo,
Sia per i signori che per le signorine:
Però tutti nomi comuni d’ogni giorno.
Ma un gatto ha bisogno di un nome speciale,
Un nome esclusivo, più meritorio,
Altrimenti come potrà la coda inalberare
O sollevare i baffi o compiacere il suo orgoglio?
Di questo tipo di nomi ve ne cito qualcuno,
Come Munkustrap, Quaxo o Caricopatto,
Come Bombalorina, o Jelliloruno:
Nomi che appartengono sempre a un solo gatto.
Ma al di là di questi c’è un nome sottile,
E si tratta del nome che non indovinerete mai;
Il nome che nessuna indagine umana può scoprire:
MA IL GATTO STESSO LO SA, e non rivelerà mai,
Quando vedete un gatto in profonda meditazione,
È sempre, sappiate, per la stessa ragione:
La sua mente è rapita in estatica contemplazione
Del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome:
Il suo ineffabile effabile
E ffineffabile
Profondo e inscrutabile singolo Nome.

(T.S.Eliot)

(traduzione di Massimo Bacigalupo)

gatto alla finestra

The Naming of Cats is a difficult matter,
It isn’t just one of your holiday games;

You may think at first I’m as mad as a hatter
When I tell you, a cat must have THREE DIFFERENT NAMES.

First of all, there’s the name that the family use daily,
Such as Peter, Augustus, Alonzo or James,

Such as Victor or Jonathan, George or Bill Bailey –
All of them sensible everyday names.

There are fancier names if you think they sound sweeter,
Some for the gentlemen, some for the dames:

Such as Plato, Admetus, Electra, Demeter –
But all of them sensible everyday names.

But I tell you, a cat needs a name that’s particular,
A name that’s peculiar, and more dignified,

Else how can he keep up his tail perpendicular,
Or spread out his whiskers, or cherish his pride?

Of names of this kind, I can give you a quorum,
Such as Munkustrap, Quaxo, or Coricopat,

Such as Bombalurina, or else Jellylorum –
Names that never belong to more than one cat.

But above and beyond there’s still one name left over,
And that is the name that you never will guess;

The name that no human research can discover –
But THE CAT HIMSELF KNOWS, and will never confess.

When you notice a cat in profound meditation,
The reason, I tell you, is always the same:

His mind is engaged in a rapt contemplation
Of the thought, of the thought, of the thought of his name:
His ineffable effable
Effanineffable

Deep and inscrutable singular Name.

gatto_12049164_1193567407343270_420893164143861649_n


Canzoni per Milano – Ma mì

Una delle canzoni interpretate dalla regina delle canzoni della mala milanese, scritta nientemeno che da Giorgio Strehler su musica di Fiorenzo Carpi de Resmini. Il canto di un partigiano caduto in mano ai tedeschi a causa di una imboscata e che resiste alle torture pur di non tradire i suoi compagni.

La mitica Ornella Vanoni quest’anno compirà ottant’anni, ed ha iniziato la sua carriera proprio interpretando le canzoni della mala in collaborazione appunto con il regista Strehler, passando poi a un genere più romantico, forse in contemporanea con la sua relazione con Gino Paoli che le dedicò “Senza fine”, una delle sue più belle interpretazioni.

La canzone seguente è i dialetto, ma non credo che serva una traduzione (e spero che Isabella sia contenta di questa mia scelta).

Serom in quatter col Padola, 
el Rodolfo, el Gaina e poeu mi: 
quatter amis, quatter malnatt, 
vegnu su insemma compagn di gatt. 
Emm fa la guera in Albania, 
poeu su in montagna a ciapà i ratt: 
negher Todesch del la Wermacht, 
mi fan morire domaa a pensagh! 
Poeu m’hann cataa in d’una imboscada: 
pugnn e pesciad e ‘na fusilada… 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
A San Vittur a ciapaa i bott, 
dormì de can, pien de malann!… 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
sbattuu de su, sbattuu de giò: 
mi sont de quei che parlen no! 
El Commissari ‘na mattina 
el me manda a ciamà lì per lì: 
“Noi siamo qui, non sente alcun- 
el me diseva ‘sto brutt terron! 
El me diseva – i tuoi compari 
nui li pigliasse senza di te… 
ma se parlasse ti firmo accà 
il tuo condono: la libertà! 
Fesso sì tu se resti contento 
d’essere solo chiuso qua ddentro…” 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
A San Vittur a ciapaa i bott, 
dormì de can, pien de malann!… 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
sbattuu de su, sbattuu de giò: 
mi sont de quei che parlen no! 
Sont saraa su in ‘sta ratera 
piena de nebbia, de fregg e de scur, 
sotta a ‘sti mur passen i tramm, 
frecass e vita del me Milan… 
El coeur se streng, venn giò la sira, 
me senti mal, e stoo minga in pee, 
cucciaa in sul lett in d’on canton 
me par de vess propri nissun! 
L’è pegg che in guera staa su la tera: 
la libertà la var ‘na spiada! 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
A San Vittur a ciapaa i bott, 
dormì de can, pien de malann!… 
Ma mi, ma mi, ma mi, 
quaranta dì, quaranta nott, 
sbattuu de su, sbattuu de giò: 
mi sont de quei che parlen no! 
(gridando) Mi parli no!


indignazione – 2

Ed ora siamo all’apologia dello stupro e della pedofilia…Sentite il testo dell’ultima canzone di Gino Paoli..
 
Aveva gli occhi rossi come un pettirosso.
Era una donna di undici anni e mezzo
Si alzò la gonna per saltare il fosso
Aveva addosso un vestitino rosso
Mentre passava in mezzo a quel giardino
di settant’anni incontrò un bambino.
Voleva ancora afferrare tutto
e non sapeva cos’è bello e cos’è brutto
e l’afferrò con cattiveria.
Lei si trovò con le gambe in aria
Lui che cercava cosa fare
C’era paura e c’era male.
E il male l’afferrò proprio nel cuore
Come succede con il primo amore.
E lei allora lo prese fra le braccia
con le manine gli accarezzò la faccia
Così per sempre si addormentò per riposare
come un bambino stanco di giocare.
 
A parte che non riesco ad immaginare una bimba appena violentata che cerca di consolare il suo stupratore che le sta morendo addosso,  ma qui si rasenta un tasto molto pericoloso, provando pietà per l’assalitore, considerato un “bambino” di 70 anni invece che per la piccola vittima,  raffigurata quasi come “donna tentatrice”. No, da Gino Paoli proprio non me l’aspettavo…che grande delusione.