La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Appena cala il crepuscolo

donald tegue beb124dbf0840e964404447387bede6fAppena cala il crepuscolo ce ne andremo fuori

a sedere sul gradino di pietra, sulle rocce 

a sentire il vento dello stretto che ci batte,

alleviandoci con una goccia, noi già così lievi, 

a riposarci dal non avere più nulla da fare, 

a dimenticare, noi dimenticate,

che tutto abbiamo già dimenticato.

Ghiannis Ritsos

dipinto di Donald Tegue


Da “Molto tardi nella notte”

868fae12fa7f108b57c5bcf0cac58776Tutto il giorno piove.

Bambini fradici aspettano

alle fermate degli autobus.

E tu,

dietro i vetri della finestra,

ti sforzi

di trasformare una goccia di pioggia

in un diamante.

Ghiannis Ritsos


Le vecchie

vecchie unnamedSi legano basso sugli occhi il fazzoletto nero.

Hanno una madia, una pignatta; i figli non li hanno.

La sera cenano da sole. Non parlano.

Sentono il vento che agita il granoturco secco

o l’acqua che scava buche nel campo abbandonato

risciacquando le ossa dei morti. Sentono anche la luna

che tutta notte abbaia alla civetta antica

e ogni cosa è così docile come se mancasse da secoli.

Ghiannis Ritsos


Anche le parole

chagall 67d67b862fb8463efdd60e11f818584fAnche le parole

vene sono

dentro di esse

sangue scorre

quando le parole si uniscono

la pelle della carta

s’accende di rosso

come

nell’ora dell’amore

la pelle dell’uomo

e della donna.

Ghiannis Ritsos

Dipinto di Marc Chagall


195

Tutte le parole

non ti bastano

per dire il niente.


Ghiannis Ritsos


Tramonto sul mare

Piccola casa di pescatori sulla strada. Alla finestra

una tendina di cretonne a fiorami. I vasi di gerani

li avevano fuori, contro il muro. Dalla porta semiaperta

si vedevano le sedie, il tavolo, la lampada, la madia,

il crocifisso ricamato, i panieri, la brocca, il letto matrimoniale,

le stuoie di stracci multicolori. Sul divano, la donna grassa,

pesante, sudata, immobile, con gli occhi chiusi,

arrotolava un gomitolo – un grande gomitolo nero di lana –

un gesto cieco, secolare, indipendente. E fuori

c’era il mare, il tramonto dorato, molte rondini.

 

 Ghiannis Ritsos

(illustrazione di Damiano Messina)


Senza titolo

Che farmene delle stelle,

di questo vento leggero che mi accarezza la sera;

che farmene di una finestra spalancata sul mondo,

sull’orizzonte, se tu non ci sei?

Tutto ha una luce diversa se sei qui con me.

Tutto ha senso solo se posso raccontartelo.

Ghiannis Ritsos


Sei tornata ridendo

Sei tornata ridendo dal mercato, carica
di pane, frutta e un’infinità di fiori. Sui tuoi capelli, vedo,
ha passato le dita il vento. Non lo amo il vento;
te lo ripeto. E poi, che te ne fai di tanti fiori? Quali fra tutti,
tra l’altro, ti regalò il fiorista? E magari nello specchio
del suo negozio è rimasta la tua immagine illuminata di lato
con una macchia blu sul mento. Non li amo i fiori. Sul tuo seno
un fiore grande quanto un giorno intero. Siedi dunque di fronte a me;
voglio guardare tutto solo come pieghi il ginocchio, e star lì a fumare
finché cada la notte misteriosa e s’alzi magnetica sul nostro letto
una luna popolare da sabato sera, col violino, il salterio e un clarinetto.

Ghiannis Ritsos


La disperazione di Penelope


Non è che non lo riconobbe alla luce del focolare;
non erano
gli stracci da mendicante, il travestimento – no;
segni evidenti:
la cicatrice sul ginocchio, il vigore, l’astuzia nello
sguardo. Spaventata,
la schiena appoggiata alla parete, cercava una scusa,
un rinvio, ancora un po’ di tempo, per non rispondere,
per non tradirsi. Per lui, dunque, aveva speso vent’anni,
vent’anni di attesa e di sogni, per questo miserabile
lordo di sangue e dalla barba bianca? Si accasciò muta
su una sedia,
guardò lentamente i pretendenti uccisi al suolo, come
se guardasse
morti i suoi stessi desideri. E “Benvenuto” disse,
sentendo estranea, lontana la propria voce. Nell’angolo
il suo telaio
proiettava ombre di sbarre sul soffitto; e tutti gli uccelli
che aveva tessuto
con fili vermigli tra il fogliame verde, a un tratto,
in quella notte del ritorno, diventarono grigi e neri
e volarono bassi sul cielo piatto della sua ultima rassegnazione.

Ghiannis Ritsos

Una Penelope molto diversa da quella che la mitologia ci rimanda, che si aspetta di ritrovare Ulisse tale e quale a quando la lasciò, ma dopo venti anni di attesa se lo ritrova davanti enormemente cambiato, però accetta quello che il destino le ha riservato.


Elena

Ah, sì, quante battaglie, eroismi, ambizioni, superbie
senza senso,
sacrifici e sconfitte e sconfitte, e altre battaglie, per cose
che erano state già decise da altri in nostra assenza. E
gli uomini, innocenti,
a infilarsi le forcine negli occhi a sbattere la testa
contro il muro altissimo, ben sapendo che il muro non
cede
né men si fende, per consentirgli di vedere almeno da
una fessura
un po’ di azzurro non offuscato dalla loro ombra e dal
tempo. Eppure – chissà –
là dove qualcuno resiste senza speranza, è forse là che
inizia
la storia umana, come la chiamiamo, e la bellezza
dell’uomo
tra ferri arrugginiti e ossi di tori e di cavalli,
tra antichissimi tripodi su cui arde ancora un po’
d’alloro
e il fumo sale nel tramonto sfilacciandosi come un vello
d’oro.
 

Ghiannis Ritsos