La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Eravamo sette sorelle

VEDDER ELIHU e66b85ed54d0b474d7a0dd4ee046ceddEravamo sette sorelle,
Ci specchiammo alle fontane:
eravamo tutte belle.
Fiore di giunco non fa pane,
mora di macchia non fa vino,
filo d’erba non fa panno lino –
la madre disse alle sorelle.
Ci specchiammo alle fontane:
eravamo tutte belle.
La prima per filare
e voleva i fusi d’oro;
la seconda per tramare
e voleva le spole d’oro;
la terza per cucire
e voleva gli aghi d’oro;
la quarta per imbandire
e voleva le coppe d’oro;
la quinta per dormire
e voleva le coltri d’oro;
la sesta per sognare
e voleva i sogni d’oro;
l’ultima per cantare,
per cantare solamente
e non voleva niente.
Fiore di giunco non fa pane,
mora di macchia non fa vino,
filo d’erba non fa panno lino
la madre disse alle sorelle.
Ci specchiammo alle fontane:
eravamo tutte belle.
E la prima filò
torcendo il suo fuso e il suo cuore,
e la seconda tramò
una tela di dolore,
e la terza cuci
una camicia attossicata,
e la quarta imbandì
una mensa affatturata,
e la quinta dormi
nella coltre della morte,
e la sesta sognò
nelle braccia della morte.
Pianse la madre dolente,
pianse la mala sorte.
Ma l’ultima cantò
per cantare per cantare
per cantare solamente
ebbe la sorte bella.
Le sirene del mare
la vollero per sorella.


Gabriele D’Annunzio.

Dipinto di Elihu Vedder


San Giovanni

Tutta di verde mi voglio vestire,

tutta di verde per santo Giovanni,

ché in mezzo al verde mi venne a fedire.

Oilì, oilì, oilà!

Gabriele D’annunzio

Immagine di Corrado Alderucci


Rimani

Rimani! Riposati accanto a me.

Non te ne andare.

Io ti veglierò. Io ti proteggerò.

Ti pentirai di tutto fuorché d’essere venuto a me, liberamente, fieramente.

Ti amo. Non ho nessun pensiero che non sia tuo;

non ho nel sangue nessun desiderio che non sia per te.

Lo sai. Non vedo nella mia vita altro compagno, non vedo altra gioia

Rimani.

Riposati. Non temere di nulla.

Dormi stanotte sul mio cuore…

Gabriele d’Annunzio


I pastori

Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare. 
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori 
lascian gli stazzi e vanno verso il mare: 
scendono all’Adriatico selvaggio 
che verde è come i pascoli dei monti. 

Han bevuto profondamente ai fonti 
alpestri, che sapor d’acqua natìa 
rimanga ne’ cuori esuli a conforto, 
che lungo illuda la lor sete in via. 
Rinnovato hanno verga d’avellano. 

E vanno pel tratturo antico al piano, 
quasi per un erbal fiume silente, 
su le vestigia degli antichi padri. 
O voce di colui che primamente 
conosce il tremolar della marina! 

Ora lungh’esso il litoral cammina 
la greggia. Senza mutamento è l’aria. 
Il sole imbionda sì la viva lana 
che quasi dalla sabbia non divaria. 
Isciacquìo, calpestìo, dolci romori. 

Ah perché non son io co’ miei pastori?

(Gabriele D’Annunzio)