La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Schiavi

Dal nostro inno, musicalmente bruttino, a tutt’oggi ancora provvisorio:


“schiava di Roma”


Schiavi dovrebbero essere gli altri popoli, invece schiavi di Roma – e non cittadini – siamo noi italiani, dalle Alpi alla Sicilia. Schiavi di un governo ormai morente e che sta tirando le sue ultime frecciate, che rimanda sempre più il momento della propria scomparsa. Schiavi di un parlamento dove i cambi di casacca e le scissioni ormai non si contano più. Schiavi, perché questi personaggi non ci rappresentano in quanto eletti in uno schieramento e transitati da tutt’altra parte e perché non considerano minimamente il volere e le necessità della popolazione, ma tesi solo a mantenere fino all’ultimo i privilegi di cui godono.
Ed i peggiori sono proprio gli anziani che siedono su quei seggi da maggior tempo, avidi come vecchi usurai, certamente non un bell’esempio per i più giovani.


Inno

 

 

Ieri sera alle 22, partita di calcio della Germania.

Ogni volta che sento l’inno tedesco, ripenso a quando Schumacher correva per la Ferrari ed alla fine della corsa venivano suonati sia l’inno tedesco in onore del pilota che quello italiano per celebrare la casa costruttrice, ed ovviamente il nostro inno ne usciva perdente. Il primo solenne e coinvolgente, l’altro tutto sembra meno che un inno: è piuttosto una marcetta da banda di paese.

E dire che abbiamo avuto i migliori musicisti del mondo… Verdi, Puccini, Rossini, Donizetti, Leoncavallo, Scarlatti, Pergolesi, Paisiello, Giordano e tanti altri.

Non me ne vogliate, però il nostro inno non mi emoziona.

Mi hanno contestato che bisogna amare il nostro inno ed essere nazionalisti: quello che certe persone non hanno capito è che io non contesto l’inno in sé, per quello che rappresenta, ma lo giudico solo dal punto musicale: è brutto.

Stop.

Non che non ci siano “marce” belle: moltissime marce militari sono davvero emozionanti, ma questa, ribadisco, non lo è.

Mi hanno contestato anche il fatto per cui bisogna collocarlo nell’epoca in cui è stato scritto e collegarlo al testo: ebbene, la musica dell’Inno di Mameli, diventato poi chissà perché “Il canto degli Italiani”, fu composta nel 1875 (il testo invece è del 1824), proprio nel periodo di maggior splendore dell’operistica italiana. Penso ad un inno con musiche di Verdi, simile alla Marcia trionfale dell’Aida, o da Puccini, come “All’alba vincerò”… sarebbe tutt’altra cosa.

Non parliamo del testo: pura retorica, ma questo è logico: analizzando anche i testi degli altri inni esteri la retorica abbonda pure lì, anche perché risalgono tutti ad epoche passate, quando le parolone abbondavano e proliferavano. In questo caso, il più bello e poetico è forse Say Can You See, l’inno statunitense.

E che il nostro inno sia brutto, lo dimostra forse anche il fatto che è rimasto “provvisorio” dal 1946, quando sostituì la Marcia Reale (quella sì, bella), fino alla definitiva consacrazione e legittimazione nel 2012.

 


Il pollaio

Come un maestro vecchio stampo, Napolitano ha rimproverato tutti. Gli argomenti che ha apportato sono ovvi, quali la collaborazione tra i vari partiti – specialmente i maggiori -, prescindendo dalle ideologie, ed iniziando dalle cose che accomunano e dagli argomenti più urgenti per il bene del paese, quali l’occupazione ed il rilancio dell’economia (che sono poi tra i punti segnalati dai dieci “saggi”).

Tutti al momento applaudono, tranne i soliti grillini, ma già poco dopo iniziano i paletti… La Lega, tramite Maroni, avrebbe posto il veto su Amato, memore dello scippo attuato sui conti bancari, anche se Amato ha dichiarato che non avrebbe più proposto una simile manovra; il Sel è restio ad un qualsiasi governo di larghe intese se questo prevede la partecipazione del PdL. Lo stesso ha fatto Fratelli d’Italia, restio ad un governo Amato per le sue passate militanze nelle fila craxiane, anche se sarebbe disposto ad appoggiare un’eventuale guida di Renzi… E difficile sarà anche mettere d’accordo le due anime del PD, la vecchia e la nuova.

Intanto Grillo annuncia sfracelli e la bancarotta dell’Italia entro l’autunno, incurante che le sue dichiarazioni possano affossare la Borsa. Ricorda tanto il “muoia Sansone con tutti i Filistei”, crollerò io (come è successo ieri in Friuli Venezia Giulia), ma nessuno sopravviverà. Davvero un alto senso dello stato!

E nel frattempo, nel PD si sta giungendo alla resa dei conti…fratelli coltelli. E mi fa specie vedere che danno ancora la parola alla Bindi…

Il pollaio è tutto in movimento.