La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Articoli con tag “Francesco De Gregori

Santa Lucia

Santa Lucia, per
tutti quelli che hanno occhi
e gli occhi e un cuore che non basta agli occhi
e per la tranquillità di chi va per mare
e per ogni lacrima sul tuo vestito,
per chi non ha capito.
Santa Lucia per chi beve di notte
e di notte muore e di notte legge
e cade sul suo ultimo metro,
per gli amici che vanno e ritornano indietro
e hanno perduto l’anima e le ali.
Per chi vive all’incrocio dei venti
ed è bruciato vivo,
per le persone facili che non hanno dubbi mai,
per la nostra corona di stelle e di spine,
per la nostra paura del buio e della fantasia.
Santa Lucia, il violino dei poveri è una barca sfondata
e un ragazzino al secondo piano che canta,
ride e stona perchè vada lontano,
fa che gli sia dolce anche la pioggia delle scarpe,
anche la solitudine.

 


Mezzaluna

La luna cammina sull’acqua
Com’è tranquillo il cielo!
Va segando lentamente
Il tremore vecchio del fiume
mentre un ramo giovane
lo prende per uno specchio.


(F. Garcia Lorca)

Spensieratamente sbocconcello
e da vicino ammiro la tua mano e c’è di peggio
Fuori dalla finestra c’è un parcheggio e nel parcheggio un deltaplano
ma che bel viaggio
E come è bello andare alla deriva
c’è l’amore in prospettiva,
c’è l’amore in prospettiva
Due cuori con la freccia
scolpiti sulla roccia
in prospettiva c’è l’amore, l’amore
Dopo l’amore, la doccia
Sarà la tua lanterna, Socrate, la tua filosofia
la via d’uscita in questo ginepraio
La risposta misteriosa dell’oracolo, stasera
sono la tua paga marinaio
sono la tua paga marinaio
Spensieratamente mi arrovello
e finalmente chiedo la tua mano, c’è di peggio
Fuori dalla finestra c’è un miraggio
e un’onda anomala che arriva
Ci vuol coraggio
Ti piacerebbe andare sulla luna?
Sei mai stata sulla luna?
Sei mai stata sulla luna?
Sarà la tua promessa, Socrate, la tua filosofia
la via d’uscita in questo ginepraio
l’esperienza terrena di un miracolo, stasera
Sono una tua stella marinaio
sono una tua stella marinaio


Marco Pannella

Pannella-dovrebbe-interrompere-lo-sciopero-della-fame-per-le-troppe-patologieLa notizia di oggi è ovviamente la morte di Marco Pannella. Era nell’aria da giorni, da quando cioè le sue condizioni si erano aggravate. L’ultima sua apparizione sugli schermi, il 2 maggio scorso, in occasione del suo ottantaseiesimo compleanno: il viso scavato, i lunghi capelli bianchi lo facevano rassomigliare ad un vecchio indiano delle riserve.

Ammalato di tumore ai polmoni, ma sempre con il sigaro tra le labbra.

Personaggio contraddittorio, egocentrico, libertario ed allo stesso tempo statalista, cui dobbiamo comunque molto.

Ho apprezzato molte sue battaglie, come quella sul divorzio, altre invece non le ho condivise, come quella sulla depenalizzazione dell’uso delle droghe. Bisogna però considerare anche il contesto in cui le sue battaglie sono nate. L’Italia, da sempre, era uno stato “confessionale”, soggetto, anche se velatamente, più alle leggi ecclesiastiche che a quelle civili; parlare di divorzio, aborto, omosessualità, droghe in quel periodo era ritenuto indecoroso e blasfemo. Lui ha avuto il coraggio di mettersi in gioco, mettendoci anche la faccia, per affermare le sue idee, giuste o sbagliate che fossero, mentre tanti altri baciapile nostrani, frequentatori di chiese e monsignori, predicavano bene ma razzolavano molto male. Nel bene o nel male, anzi, nel meglio e nel peggio è stato un personaggio del nostro tempo: ha portato la laicità in questa nostra nazione, cambiando il modo di vedere e di pensare di quanti sono della mia generazione, ci ha fatto riflettere sui diritti civili, ci ha smarcati in un certo senso dal Vaticano, da una certa morale ipocrita: molti lo giudicavano un folle. Prima lo ho definito libertario e statalista. Libertario per le campagne da lui lanciate, “abituandoci” all’istituto del referendum, anche se poi, abusandone troppo, la gente si è disamorata di questo istituto. Statalista, perché per lui ad ogni DIRITTO deve corrispondere una LEGGE che lo istituisca e lo regolamenti: secondo il mio modo di pensare, la libertà è garantita abrogando le leggi che la ostacolano, e non mediante la creazione di nuove, secondo l’assunto “tutto ciò che non è esplicitamente proibito, è concesso”.

Se ne va un protagonista degli ultimi 50 anni della nostra politica. E qui, la canzone che Francesco De Gregori gli aveva dedicato.


Francesco de Gregori – L’amore comunque

Che tu ne faccia meraviglia
o spettacolo banale
lacrime a rendere o scherzo di carnevale
neve di ferragosto, macchina per sognare
musica per i tuoi occhi
o parole da conservare…
O come un ladro da quattro soldi
lo butti giù per le scale
perché nel buio non l’avevi visto
ma lo sentivi respirare,
e ti teneva sveglia per ore….
Perché nel buio non lo volevi,
ma ti teneva sveglia per ore…

Regina del tempo
della sabbia e del vetro
della fine di tutti i numeri
e dell’inizio dell’alfabeto,
dimmelo adesso, dimmelo ora
dove posso lasciare il vestito
come posso asciugare la pioggia
che bagna il tappeto.

E guarda l’amore che non ha commenti
da fare.
L’amore comunque che non ha paura del mare
da attraversare…

Che si trasforma in colore
per la notte che resta,
e il viola diventa rosa e
illumina la tua finestra,
come una medicina o un
dolore da rinnovare o un
desiderio spietato che non
puoi rifiutare,
ed è così che ti lasci guardare
è così che ti piace, così che
ti fai immaginare…

Regina del tempo
della sabbia e del vetro
della fine di tutti i numeri
e dell’inizio dell’alfabeto,
dimmelo adesso, dimmelo ora,
dove posso lasciare il vestito,
come posso asciugare la pioggia
che bagna il tappeto.