La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Un grande personaggio

Quando Sergio Marchionne prese in mano le redini della FIAT, subito dopo la morte di Umberto Agnelli, questa era un’azienda decotta, piena di debiti e con modelli non in grado di reggere il confronto con la concorrenza estera. E lui si mise subito al lavoro, con professionalità e competenza, stravolgendo tutto il sistema.

Ebbe il coraggio di uscire da Confindustria e di mettersi contro il potentato della CGIL-FIOM per far funzionare le cose secondo il disegno che aveva in mente. Lo scontro con il sindacato fu durissimo, però ne uscì vincitore.

In questo modo riuscì a salvare numerosi posti di lavoro, 4700 a Pomigliano d’Arco, 3800 a Mirafiori, 7500 a Melfi, 4300 a Cassino e 3000 a Grugliasco, per non parlare dell’indotto. La sua ricetta fu semplice: aumenti salariali svincolati dall’inflazione e legati alla produttività. A Pomigliano gli operai venivano da 3 anni di cassa integrazione, e Marchionne propose loro di guadagnare di più a fronte di una maggiorazione dell’orario di lavoro con la riduzione delle pause. Il sindacato ritenne provocatoria questa richiesta indicendo un referendum per la sua approvazione, ma venne sconfitto, registrando un’adesione positiva alla proposta del manager del 63%. Nel 2015 la fabbrica di Pomigliano, che aveva fatto da battistrada per tutto il gruppo FIAT, risultò la più efficiente in Italia.

Merito non solo degli aumenti salariali, ma anche delle migliori condizioni di lavoro: lo stesso Marchionne disse che nei giorni di chiusura girava per gli stabilimenti per rendersi conto di persona di come fossero strutturate le mense, le docce, le officine, gli spogliatoi, i gabinetti, perché un ambiente di lavoro gradevole migliora l’efficienza del lavoro.

La sua è stata una visione completamente opposta a quella della FIOM e della politica assistenzialista di sinistra: il sindacato richiedeva nazionalizzazione e il ripianamento delle perdite – ovviamente a carico della collettività, come era sempre stato fatto in passato – lui invece internazionalizza tutto il gruppo e lo porta in attivo. La FIAT, da azienda decotta che poteva essere acquistata per quattro soldi, diventa anche grazie all’acquisizione di Chrysler, (ripianando anche i debiti della fabbrica americana) uno dei più forti gruppi sul mercato mondiale. E tutto questo in un periodo in cui il mercato automobilistico registrava una pesantissima crisi.

Abruzzese per nascita….Canadese, per studi ed educazione… Americano per visione. Svizzero, per cittadinanza. Ed a questa sua cittadinanza si è attaccato meschiamente Enrico Rossi, governatore piddino della Toscana. Vorrei solo rammentargli che la medesima cittadinanza ce l’ha la tessera n.1 del PD, quel Carlo De Benedetti, manager pure lui che però, a differenza di Marchionne, è ricordato maggiormente per questioni fallimentari. Ed a Rossi dedico questa massima

Non provare pietà per i morti. Prova pietà per i vivi e soprattutto per coloro che vivono senza amore”

[J.K. Rowling]

Le sue frasi

La leadership non è anarchia. In una grande azienda chi comanda è solo. La collective guilt, la responsabilità condivisa, non esiste.

I leader, i grandi leader, sono persone che hanno una capacità fenomenale di disegnare e ridisegnare relazioni di collaborazione creativa all’interno dei loro team.

Siate come i giardinieri, investite le vostre energie e i vostri talenti in modo tale che qualsiasi cosa fate duri una vita intera o perfino più a lungo.

Il diritto a guidare l’azienda è un privilegio e come tale è concesso soltanto a coloro che hanno dimostrato o dimostrano il potenziale a essere leader e che producono risultati concreti di prestazioni di business

Il carisma non è tutto. Come la bellezza nelle donne: alla lunga non basta.

Quello che ho imparato da tutte le esperienze di amministratore delegato negli ultimi dieci anni è che la cultura aziendale non è solo un elemento della partita, ma è la partita stessa. Le organizzazioni, in sintesi, non sono null’altro che l’insieme della volontà collettiva e delle aspirazioni delle persone coinvolte. 

Se ho un metodo è un metodo che si ispira a una flessibilità bestiale con una sola caratteristica destinata alla concorrenza: essere disegnato per rispondere alle esigenze del mercato. Se viene meno a questa regola è un metodo che non vale un tubo.

Non credo assolutamente alla regola che più sono giovani più sono bravi. Anzi. Sono per il riconoscimento delle capacità delle persone, che abbiano trenta o sessant’anni.

Ai miei collaboratori, al gruppo di ragazzi che sta rilanciando la Fiat, raccomando sempre di non seguire linee prevedibili, perché al traguardo della prevedibilità arriveranno prevedibilmente anche i concorrenti. E magari arriveranno prima di noi.


(Non) passa lo straniero

Devo purtroppo aggiornare i marchi italiani passati recentemente in mano straniera: Pernigotti, Loro Piana, Gallo Nero, Pasticceria Cova, Berloni, Sergio Tacchini…acquistati chi da turchi, chi da cinesi, chi dagli immancabili francesi che stanno facendo man bassa delle nostre aziende, specie del tipo manifatturiero.

Ad essi si aggiunge la ventilata possibilità di Alfa Romeo che potrebbe delocalizzare la produzione delle automobili all’estero. Già mi piangeva il cuore passando nei pressi di Arese, davanti a quella fabbrica grande quanto una piccola città in palese abbandono, vuota, silenziosa, morta…piena solo dei fantasmi di una gloriosa epoca passata.

Giovannini critica Marchionne, dicendo che i segnali di ripresa ci sono, ma come dar torto all’amministratore delegato di FIAT? Bisogna renderci conto che è davvero l’ora di ricontrattare il costo del lavoro, opponendosi seriamente ai diktat di certe sigle sindacali, FIOM in prima linea, per la quale non è importante salvare i posti di lavoro degli operai, ma quelli dei suoi rappresentanti…. e per giunta ci si mette anche la Consulta che ha stabilito che deve esserci pluralità di rappresentanza anche per le sigle sindacali non firmatarie degli accordi. Aggiungiamoci il costo energetico, che è il più alto in assoluto in Europa, aggravato inoltre dai sovrapprezzi per le fonti rinnovabili che costano tanto e producono poco. Poi la tassazione arrivata a livelli insostenibili che penalizzano chi vuole fare impresa, le banche sempre più restie a concedere credito, la burocrazia che ostacola ogni azione con la sua lentezza e farraginosità… Con queste premesse, come può una persona sana di mente concepire l’idea di investire in Italia? Se può vende o se ne fugge lontano….


Ma chi glie lo fa fare…

… A Marchionne:

1 – di continuare ad investire in Italia, visto che lo strapotere dei giudici, a fronte di soli 19 ricorsi, vorrebbe obbligarlo ad assumere 145 iscritti alla FIOM, sindacato che a suo tempo non aveva nemmeno sottoscritto il contratto;

2 – di dover pagare le  innumerevoli ed esose tasse di Monti;

3 – di avere una legge sul lavoro alquanto sfavorevole rispetto all’Europa ed un costo del lavoro alquanto più alto.

… A Pizzarotti:

nell’insistere a governare Parma, visto che in oltre un mese non è ancora riuscito a formare una giunta, nominando solo 3 assessori, uno dei quali è dovuto dimettersi perché alle spalle ha dei precedenti per fallimento… Slow politics o immobilismo? Quando anche il web serve a poco per SAPER governare una città…

… A Berlusconi:

nel voler rientrare in politica attiva, quando è chiaro che anche nel suo schieramento che una sua eventuale rentrée è malvista anche dai suoi sostenitori.


FIAT

Fabbrica Internazionale Automobili Toronto

Questo è quello che si prospetta in caso di vittoria della FIOM al referendum che si terrà tra un paio di giorni. Anche gli idioti che scribacchiano a caratteri cubitali sui muri che non dobbiamo diventare come i cinesi, non si rendono conto che la produzione non verrebbe spostata nei paesi emergenti, dove le norme di sicurezza e i diritti dei lavoratori vengono spesso disattesi, ma nel civilissimo Canada, dove evidentemente gli operai danno la precedenza al mantenimento del posto di lavoro? (ma gli idioti lo sanno benissimo, solo rimestano nel malumore…). E’ il colmo che una sigla sindacale, per pure motivazioni POLITICHE, privi dell’occupazione 5.500 lavoratori con relative famiglie, “consigliando” loro di votare NO, quasi in fabbrica li debbano obbligare a lavorare a suon di frustate, con orari impossibili e sottopagati!