La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Tutto sommato, Di Maio aveva torto nel parlare del franco CFA, del colonialismo e che tutto ciò è la causa delle massicce migrazioni….ma non del tutto.

L’unica cosa certa è che le migrazioni avvengono in minima parte dalle ex colonie francesi.

Per quel che concerne la valuta invece…

Innanzitutto il CFA è chiamato anche Franco coloniale…qualcosa vorrà ben dire!

Certamente nessuno ha obbligato gli stati africani ad adottare questa valuta, e dicono che le ex colonie ne traggono vantaggio e possono uscirne in qualsiasi momento.

Possono?

Per poter utilizzare il CFA, il tesoro francese richiede in garanzia il 65% delle riserve auree del paese, e se ne ne esce, l’inflazione sale talmente che le esportazioni diventano pressoché impossibili, in quanto il CFA è una valuta forte che penalizza paesi con settori agricoli ed industriali ancora in fase embrionale.

Il CFA non rappresenta altro che un forte legame ombelicale (in realtà di vera sudditanza) tra la Francia e le sue ex colonie, che fa di tutto per tenere sotto il suo controllo fin dal 1945, anche militarmente, in quanto è presente in 10 paesi con missioni militari per un totale di circa 5mila uomini.

Che il CFA tarpi l’economia delle ex colonie è stato espresso anche da Koko Nubupko, ex ministro del Togo, in una intervista rilasciata a Le Monde. Il deposito del 65% delle riserve valutarie dovrebbe fungere da camera di compensazione, ma in effetti vincola la capacità di investimento e fissa le transazioni relative alle materie prime. Come riportato ad esempio da una recente inchiesta di Deutschlandfunk (una radio germanica) “la repubblica del Gabon si impegna a garantire risorse naturali per gli armamenti dell’esercito francese, mentre l’export di determinate materie prime verso altre nazioni è vietato”. Lo stesso sta accadendo in Niger, nazione poverissima, dove la Francia si sta accaparrando tutte le riserve di uranio, corrispondendo alla ex colonia un prezzo di circa un terzo del valore di mercato. Ora però si sta facendo avanti la Cina, che offre in più infrastrutture ed aiuti diretti, come ha già fatto in Congo. Ma anche questo non consentirà alle nazioni africane di decollare.

Poi ci sono alcune stranissime “coincidenze”.

1963 Sylvanus Olympio, primo presidente del Toogo, si rifiutò di sottoscrivere la convenzione monetaria ed iniziò a stampare una moneta nazionale il 10 gennaio 1963. Tre giorni dopo ci fu un colpo di stato condotto da ex militari dell’esercito coloniale francese, venne deposto e poi assassinato.

1968 Modiba Keita, primo presidente del Mali, voleva uscire dal CFA, ritenendolo un onere troppo gravoso per il proprio paese; pure lui fu vittima di un golpe capitanato da un ex legionario francese.

1973 Thomas Sankara, primo presidente del Burkina Faso, riconosciuto come eroe panafricanista, subì la stessa sorte dei precedenti due. Anche lui voleva liberarsi dal giogo del CFA, e pure qui il colpo di stato fu appoggiato dalla Francia.

2011 Laurent Gbagbo, presidente della Costa d’Avorio, voleva abbandonare il CFA per usare il MIR (Moneta Ivoriana di Resistenza). La solita Francia bombardò il palazzo presidenziale e Gbagbo fu fatto prigioniero.

Molte perplessità ci sono anche sulla morte di Gheddafi, che voleva istituire una valuta panafricana legata al dinaro, garantita dalle riserve auree libiche: è storia recente il bombardamento della Libia ed il successivo assassinio di Gheddafi.

Non dimentichiamo che i flussi di denaro derivanti dall’uso forzato del CFA alimentano la corruzione, imperante in quei paesi, ingrossano (ed ingrassano) le casse delle banche occidentali, depauperando l’economia reale locale. Ed a proposito di corruzione…se ne parlava anche ai tempi dell’elezione di Sarcozy, con ingenti finanziamenti per la sua campagna elettorale.

Quindi se si può parlare di libera adesione al CFA, vediamo che non è poi così semplice uscirne…