La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Il candidato


Berlusconi allora si ricandida alle europee, ufficialmente per “senso di responsabilità CONTRO i populisti”.
Ciò fa pensare allora che si candida PER l’Europa della Merkel, di Junker e di Macron, PER Bruxelles e Strasburgo, PER la banca europea con sede a Francoforte.
Si dichiara a favore di un’Europa che sta disfacendosi, sotto le spinte della Brexit e delle rivolte dei Gilets gialli, un’Europa dell’austerità, che perfino Junker ha recentemente disconosciuto.
Pur non avendolo mai votato, gli riconoscevo comunque una valenza politica, incrinata poi non tanto dalle vicende personali, quanto dalla scelta di persone assolutamente non idonee a ricoprire i ruoli cui erano stati designati, persone che non si sono fatte scrupolo di voltargli le spalle.
Una persona incapace di “preparare” politicamente un proprio successore, ritenendosi unico ed ineguagliabile, tanto da provocare la disfatta del partito da lui creato.
Però, ritornando al personaggio, se inizialmente la sua era una linea dichiaratamente anti PD (“scendo in campo per salvare l’Italia dai comunisti”), ora lo vediamo fianco a fianco a Renzi e compagnia bella.
Colui che era per un reddito minimo per tutti di 1000 euro, adesso aborre il reddito di cittadinanza.
Se inizialmente era contro questa Europa, ora è diventato europeista convinto, se non addirittura fanatico. tanto da chiedersi quale dei due sia il vero Berlusconi: quello di allora o quello di oggi? Quanto incide sulla sua decisione di ricandidarsi l’interesse personale, e quanto invece l’età, con il suo inevitabile declino, fisico e mentale?
Non si rende conto di essersi avviato, tristemente, sul viale del tramonto, e che i fasti e la notorietà di un tempo non li potrà più raggiungere?
O forse se ne rende conto, e riversa tutto l’astio e il rancore verso quello che sta diventando il nuovo punto di riferimento in Italia,


Piccole note

Una levata generale di scudi contro l’euro. Pochi si rendono conto che la causa principale del dissesto delle nostre finanze, la radice di tutti i nostri guai non sta nell’introduzione dell’euro (per quanto il cambio fosse palesemente a nostro sfavore), ma negli sperperi antecedenti l’entrata nella moneta unica, nelle pensioni baby elargite con troppa facilità con chiari intenti clientelari ed elettorali, nelle spese folli per opere faraoniche spesso nemmeno portate a termine e paragonate alle cattedrali nel deserto, nei privilegi delle caste ritenuti intoccabili. Molti allora hanno visto una convergenza tra il referendum veneto e l’esito delle votazioni comunali recentemente tenutesi in Francia e vinte dal Fronte Nazionale di Marina LePen. Niente di più sbagliato: i Veneti protestano, più che per l’euro, per una tassazione giunta ormai a limiti insopportabili e che sta deprimendo sempre di più l’economia e chiedono per questo di rendersi autonomi dallo Stato centrale. Marina LePen invece è statalista al massimo, centralista oltre ogni dire, antiliberale ed assistenzialista, tutto l’opposto dell’autonomia che richiedono nella regione veneta. L’unica cosa che potrebbero avere in comune semmai è la posizione contraria all’immigrazione incontrollata ed indiscriminata che sta creando sempre più problemi ai cittadini, sia in termini di disoccupazione che di aumento della criminalità.

 

Renzi si sta rendendo conto che il suo compito è sempre più difficile anche perché molti del suo partito gli remano contro. Poi la coperta è sempre troppo corta: come farà a pagare i debiti della Pubblica amministrazione come promesso (in modo da dare un po’ di respiro alle aziende)? Dove troverà i fondi? Ovvio, dalle nostre tasche, perché fino ad ora non si sono visti tagli nelle spese. Quindi con una mano dà (poco) e con l’altra prenderà (molto). Come nel gioco del 15, sposti le tessere, ma un tassello rimarrà sempre vuoto…

 

Chi sente più parlare dello spread? Nessuno! Molti penseranno che non se ne parla in quanto è diminuito, ma come ho detto tempo addietro lo spread è un parametro relativo, è solo un differenziale tra i tassi applicati ai nostri titoli di stato (nello specifico i BTP a 10 anni) e quelli applicati da un altro stato (la Germania) per dei titoli equipollenti. Ciò che incide sui nostri bilanci sono gli interessi passivi sul nostro debito. Quindi se paradossalmente la Germania diminuisse il tasso di interesse sui propri titoli lo spread aumenterebbe, ma il nostro deficit non cambierebbe, ma se ambedue le nazioni (Italia e Germania) decidessero di aumentare di un solo punto il tasso di interesse, lo spread resterebbe inalterato ma il nostro debito aumenterebbe in maniera consistente. È palese che tempo addietro lo spauracchio dello spread sia stato additato come causa di tutti i nostri mali e che sia stato causato anche da pure manovre speculative con compravendite forzose di titoli di stato da parte delle banche centrali, ed è per questo motivo che, raggiunto lo scopo che si volevano prefiggere le grandi potenze, nessuno parli più di questa faccenda… Sembra impossibile che, ritenendo lo spread un indice di affidabilità di una Nazione, (in quanto lo stato è debitore per l’importo dei titoli) non si guardi invece al suo deficit di bilancio che aumenta sempre di più nonostante le tasse imposteci. A che serve avere uno spread basso indice di maggiore affidabilità se il disavanzo statale aumenta sempre di più? Mistero…

 

Tra poco ci saranno le elezioni europee: un sacco di gente che ci costa fiumi di denaro a fronte di pochissimi giorni di lavoro nei quali spesso si perde tempo per varare norme semplicemente assurde…

 

Berlusconi sta cercando di riorganizzare i suoi, anche in vista di possibili future elezioni qui in Italia. Se parlasse di più di misure concrete da attuare in materia finanziaria anziché della riforma della giustizia, che lui mette sempre al primo posto, forse otterrebbe maggior credito. Non dico che le questioni giudiziarie non siano importanti, dato che la gustizia da noi è quello che è, ma è chiaro che queste siano solo questioni personali, ed in questo momento in cui l’economia soffre, la disoccupazione aumenta, le tasse ci massacrano, i problemi giudiziari personali di Berlusconi passano in secondo piano…ma lui non la vuol capire.