La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Articoli con tag “Dresda

Le madonne di Raffaello

 

Nonostante l’influenza ho avuto comunque  la possibilità di vedere la Madonna di Foligno, opera che comunque mi era già nota.

La prima volta che ho visto i quadri di Raffaello è stato in occasione di una gita scolastica a Firenze nel lontano 1978.

Ci avevano condotto alla Galleria Palatina, e là di Madonne ne erano esposte 3 o 4, alcune molto semplici strutturalmente, rappresentando solamente la Madonna col Bambino, come la cosiddetta madonna del Granduca, di dimensioni medie e con un semplicissimo sfondo scuro.

Madonna_dell_Granduca

Molto diversa invece la Madonna del Baldacchino, di grandi dimensioni che, lasciata incompleta dall’autore recatosi a Roma su richiesta di papa Giulio II, venne fatta terminare su commissione di Federico de’ Medici dai fratelli Cassana. Qui la struttura è molto articolata: Madonna e Figlio sono seduti sopra un alto trono, attorniati da vari santi (san Pietro, san Bernardo, san Giacomo maggiore e sant’Agostino). I drappi del baldacchino sono retti da due grandi angeli, mentre altri due più piccini sono alla base del trono.

Madonna_del_Baldacchino

C’è poi la mia preferita in assoluto, la famosissima Madonna della seggiola, un tondo di medie dimensioni, dove la posa della Madonna è quanto mai “umana”, anzi “popolare”: una madre che abbraccia teneramente il figlioletto, testa contro testa, quasi a cullarlo, mentre un piccolo san Giovanni osserva, defilato, la scena. Molto interessante anche il vestiario: non la solita tunica, azzurra oppure scura solitamente usata per rivestire la Vergine, ma uno scialle verde frangiato, con ricami rossi e dorati. Di un caldo color oro anche la vestina del piccolo. Il tutto completato da una sciarpa a righe che ricopre il capo della mamma, e non il solito velo. Anche la posa, con lo sguardo rivolto direttamente verso lo spettatore, e non verso il bimbo o i committenti,  è insolita.

Madonna_della_seggiola

Anni dopo, a Dresda, ho visto la “Madonna Sistina”, anche questa di grandi dimensioni, la Madonna, per intenderci, che ai suoi piedi ha i due famosissimi angioletti che si appoggiano alle nuvole.

Ne ho accennato sul blog in occasione del viaggio fatto in quel periodo.

https://ombradiunsorriso.wordpress.com/tag/raffaello/

A Budapest invece era esposta la Madonna Esterhazy: è un quadretto dalle dimensioni minuscole, dove c’è il solito terzetto di personaggi: Maria, Gesù seduto su di una roccia, e san Giovannino, sullo sfondo di un paesaggio collinare.

madonna_Esterhazy

La madonna di Foligno, che come ho prima scritto avevo già visto a Roma è l’opera di questo tipo più grande in assoluto che io ricordi. Un ex-voto commissionato a Raffaello da Sigismondo de’ Conti, che vide la propria casa salvarsi dopo essere stata colpita da un fenomeno atmosferico: chi dice un meteorite, chi un fulmine, ma più probabilmente un bolide, ossia quella palla infuocata che solca il cielo in basso a destra.
La Madonna appare seduta su un trono di nuvole formato da tanti piccoli serafini che formano un alone celeste su uno sfondo color oro. (Secondo Vittorio Sgarbi sono serafini in quanto di colore azzurro simboleggiante l’amore per Dio ispirato dalla luce della ragione, a differenza dei cherubini, solitamente con qualche dettaglio rosso, a dimostrare un amore meno ragionato ma più “infuocato”).

Sotto la Vergine stanno tre santi ed il committente dell’opera, in ginocchio, nonché un angelo recante un cartiglio sul quale avrebbe dovuto essere riportata la causale dell’ex-voto o il nome dell’ordinante, mentre sullo sfondo si notano la casa ed un arcobaleno a simboleggiare lo scampato pericolo.

Tutta la pala era racchiusa in una enorme teca ad atmosfera e temperatura controllata per una conservazione ottimale, mentre la sala Alessi di palazzo Marino era abbellita da video rappresentanti il cielo (filmati dal piazzale Michelangelo di Firenze), mentre venivano diffuse, in sottofondo, musiche di Mahler e Strauss.

MadonnaDiFoligno

 

 

Immagini tratte dal sito di Wikipedia


Così è la vita…riflessione su Kurt Vonnegut e il suo libro

 

Sono curiosa, specie di carta stampata. Per farla breve, se qualcuno seduto accanto a me, in tram, sulla metro o dal dentista, legge qualcosa, non ho pace fino a quando non mi rendo conto di cosa stia leggendo. Così ho raccolto l’invito del Masticone, ho comprato Mattatoio N.5 ed ho iniziato a leggerlo anche se con un po’ di sospetto.

Avevo già letto Ghiaccio 9 e non mi era piaciuto. Diverso dal solito lo stile, diversa l’impostazione, non da romanzo tradizionale. Sapevo quindi quello che mi aspettava. Però ho deciso di sgombrare la mente dai pregiudizi ed ho iniziato.

Libro strano, e questo l’avevo messo in conto, destrutturato, scandito dai passaggi spazio-temporali del protagonista, un succedersi di eventi apparentemente senza alcun nesso logico.

Non è una denuncia contro la guerra in se stessa, ma contro l’assurdità della guerra. E’ anche una visione particolare dello spazio e del tempo, ridotti a meri concetti. Ciò che è ora, è stato e sarà sempre, la vita è un cerchio infinito, non ha inizio, non ha fine. Anche chi muore, non è morto, perché vive altrove, in un’altra dimensione. E’ anche una riflessione sulla nostra capacità di scelta, che non esiste, non può esistere perché tutto è già preordinato, ed è inutile cercare di cambiare quello che è e che sarà, siamo solo spettatori e non fautori degli eventi che si succedono.

Un protagonista che più antieroe non si può, partendo dall’aspetto fisico, alto, gracile, goffo, vestito – durante la prigionia – in maniera perfino pagliaccesca, concludendo con la sua vita piatta ed uniforme, senza emozioni, apatico nei confronti di quanto gli succede intorno, per quanto strano possa essere (o apparire), perché consapevole dell’ineluttabilità del destino e dell’impossibilità di cambiare quello che sarà anche se ne è preventivamente informato, grazie ai suoi “salti” temporali nel futuro (sempre che questi “viaggi” non siano frutto di allucinazioni conseguenti all’incidente di cui è rimasto vittima). Vita piatta, monotona, dunque, tranne per il periodo trascorso durante la guerra. Quei personaggi di contorno, i compagni di prigionia, i familiari… Tutti piatti, tutti assurdi nella loro normalità. Quell’accenno fantascientifico ad un altro mondo, con altre dimensioni, che noi non siamo in grado di percepire e l’invito degli alieni a ricordare solo le cose belle dell’esistenza, tralasciando il resto. Quei paradossali viaggi nel tempo che alternano episodi importanti, la guerra, il matrimonio, l’incidente in cui resta ferito, il bombardamento, con altri episodi insignificanti, senza nessuna valenza.

E la distruzione di Dresda.

Nel febbraio del 1945, la notte tra il 13 ed il 14, inglesi ed americani effettuarono congiuntamente un bombardamento a tappeto della città con bombe sia tradizionali che incendiarie, causando un numero altissimo di vittime tra i civili. Venticinquemila case distrutte su un’area di 15 chilometri quadrati. Per lungo tempo non si poté accertare l’esatto numero dei morti, (Vonnegut ne accredita 135mila, ma successive indagini ridussero la cifra a 22/25mila) molti dei quali arsi vivi dalla cosiddetta “tempesta di fuoco”, fenomeno causato dallo scontrarsi dell’aria fredda con quella calda. Molte immagini infatti riportano corpi anneriti dalle fiamme e carbonizzati, più simili a tronchi che ad esseri una volta umani.Un massacro oltretutto inutile, perché la città, a differenza di Amburgo e Duesseldorf non ospitava fabbriche ed opifici, ma anzi era stata dichiarata “città aperta” per il suo alto valore artistico. 

La città l’ho visitata nel maggio 2009, scrivendone anche sul blog (categoria Viaggi – vari interventi), ho visto le chiese e i palazzi ricostruiti, utilizzando in parte i ruderi anneriti, con uno strano effetto a scacchiera. Ancora oggi è un immenso cantiere, (dopo anni di inerzia sotto il regime comunista) con scavi profondi, impalcature, operai. Lavori eterni per farla ritornare la “Firenze sull’Elba”. E questo nulla toglie non solo all’atrocità ma anche all’inutilità della guerra, allo sterminio di civili, ma anche di militari che combattono in nome di cosa? E noi, che a conflitto terminato, come pazienti formiche, riprendiamo a costruire un qualcosa che, in un altro tempo, verrà nuovamente distrutto senza accorgersi che siamo solo “insetti intrappolati nell’ambra”.

Nota al filmato da You tube”… Vonnegut trovò nella casa degli ospiti un’atmosfera meno accogliente del previsto. La moglie dell’amico non sembrava affatto entusiasta del suo progetto di scrivere un libro sul bombardamento di Dresda e sulla guerra. ” Fingerà che eravate degli uomini “, disse,” anziché dei bambini, e poi ne tireranno fuori un film recitato da Frank Sinatra e da John Wayne o da qualcun altro di quegli sporchi vecchioni che vanno pazzi per la guerra. E la guerra sembrerà qualcosa di meraviglioso, e così ne avremo ancora un bel po’. E a combatterle saranno dei bambini”” Dall’introduzione di Vincenzo Mantovani del romanzo Mattatoio n. 5 o La crociata dei Bambini (Slaughterhouse-Five; or, The Children’s Crusade: A Duty-Dance With Death) di Kurt Vonnegut del 1969.
Nel 1972 è stato fatto un adattamento cinematografico del libro, il film Mattatoio 5 per la regia di George Roy Hill, ricordato anche per la colonna sonora d’eccezione: Glenn Gould che esegue musiche di Johann Sebastian Bach. In questo spezzone Glenn Gould suona al piano forte, il 3. movimento del Concerto per clavicembalo no. 3 in Re maggiore, BWV 1054.


c’è arte ed arte

Colloquio con un amico…"Ma tu che non sei credente, giri sempre per chiese"…La frase era riferita agli interventi del blog relativi alle visite alla Frauenkirche e Hofkirche di Dresda. Ho replicato dicendo che le chiese sono veri musei d’arte (e gratuiti per giunta) dove si conservano capolavori incommensurabili. Quando ad Assisi, due anni fa, visitai la Basilica, restai commossa dalla drammaticità dell’affresco della Crocefissione di Cimabue.
Nessuna opera moderna può trasmettere quanto è riuscito a comunicare il pittore toscano.
Ricordo la "Documenta" di Kassel…una serie di infinite schifezze spacciate per arte, ad esempio una serie di 12 sedie, una differente dall’altra, tutte dipinte di bianco…(cosa c’è di artistico in ciò?), oppure una mostra a Palazzo Reale a Milano dove, tra le tante opere (?) esposte, troneggiava un enorme posacenere di circa due metri di diametro, con annesse cicche, tutto in PVC oppure un water (sì, proprio un water) sempre in PVC bianco con uno strato blu a simulare l’acqua. Ah, c’era anche uno scaffale vetrato con ben 4 aspirapolvere Vorwerk Folletto… Al Museion di Bolzano poi, non so se ricordate l’orrenda "Rana crocefissa", che suscitò tante polemiche…
Se questa è arte…siamo messi bene.
 

Dresda 12-15 maggio/10 in giro per la città

In giro per la città.
 
Non siamo sempre andate per musei, nel tempo libero si girava anche per il centro città. Non ricordo se ho detto che Dresda è ancora in ricostruzione, c’è ancora tanto da rifare…
 
La cosa più strana che ci è capitata però è stata vicino al cantiere nei pressi della Frauenkirche, dove, tra gli scavi del mercato, si aggirava una volpe, magrissima.  Al momento ho pensato che fosse un cane, data la disinvoltura con cui si muoveva, nonostante la gente, poi osservandola meglio ho visto che era proprio una volpe e molto giovane per giunta..Chissà che fine avrà fatto.
 
Col tram arrivavamo alla Albert Platz, dove c’erano due bellissime fontane contrapposte simili una all’altra, una è la "Stuermiche Wogen" e l’altra è la "Stilles Wasser", ossia "Onde tempestose" ed "Acqua silente"
 
una visione notturna di una delle due fontane
 
 
 Sempre nella piazza , ma un po’ defilato, c’è un chioscodi acqua minerale risalente al 1911, molto grazioso, in stile liberty.
Dall’Albert Platz, attraverso la Haupstrasse, si arriva alla Neumarktstrasse, dove campeggia la statua equestre dorata di Alberto il Forte
 
 
 e si imbocca poi il Ponte Augusto che porta alla città vecchia.
 
 
Ma dalla Albert Platz si dirama anche la Koenig Strasse,ricca di edifici barocchi, ed in fondo alla quale si scorge in Japanisches Palais, dove ha sede il Museo etnologico.
 
 
Passato il ponte Augusto, subito dietro alla Hofkirche, si trova la Semperoper, ossia il teatro dell’opera (la cui acustica è considerata una tra le migliori al mondo), sormontata da una quadriga  di bronzo trainata da pantere.
 
 
 
 
Nella piazza antistante campeggia il monumento equestre al re Giovanni, cui tanto piaceva la cultura italiana da tradurre personalmente la Divina Commedia.
 
 
L’ultima passeggiata infine lungo la riva dell’Elba, dove sono ancorati i battelli per le gite fluviali. Sempre partendo dal ponte Augusto, sulla sinistra sorge la scalinata che porta alla Bruelsche Terrasse. Sulla scalinata si ergono quattro grossi complessi bronzei, rappresentanti le fasi della giornata, mentre dalla terrazza, chiamata anche il "balcone d’Europa",secondo la definizione di Goethe,  si ha una visione completa della Neustadt. Anche la passeggiata è fiancheggiata da numerosi palazzi, tra i quali il più importante è quello della "Secondogenitura".
 
 
Lo shopping invece si fa nella movimentata Pragerstrasse, che si diparte invece dalla stazione.
Ci sarebbero state ancora numerose cose da visitare, ma il tempo era davvero poco, e non è detto che a breve non ci ritorni…
 
 
 
 
 
 

dresda 12-15 maggio/9 Museo della porcellana

Museo della Porcellana

L’ultimo giorno avremmo dovuto partire di mattina presto, ma c’erano ancora tante cose da vedere. Abbiamo optato per il Museo della porcellana, sempre sito presso lo Zwinger, in un padiglione laterale. La Porcellana, un tipo speciale di ceramica, è stata invntata in Cina, e si differenzia dalla comune ceramica per l’alto contenuto di caolino e felsdpato, che consentono di raggiungere temperature di cottura notevolmente più elevate. La tecnica fu poi adottata anche dai giapponesi. Solo verso il 1700 si iniziò, proprio a Dresda, a produrre la prima porcellana. L’ormai noto Augusto il Forte infatti ospitò nei suoi palazzi, l’alchimista Johann Friedrich Boettger, ritenendo che fosse in grado di trasformare metalli vari in oro. Questi però assieme ad un maestro vetraio trovò  la formula per produrre la porcellana, che ancora oggi è prodotta nella città di Meissen, nei pressi di Dresda. Conscio di questa importante scoperta, il principe praticamente imprigionò  Boettger, che morì ancora giovane nel castello.

La Manifattura di Meissen detenne il monopolio della produzione di porcellana dura per vari anni e si ispirò inizialmente come stile agli originali orientali per forme e decori. Successivamente lo stile adeguò alle mode barocche,  specie per i decori.

Qui alcune delle sale dedicate alle raccolte di porcellane orientali, cinesi e giapponesi, dai decori raffinati, con peonie, fiori di loto, scene di vita.

ed una statuina in dettaglio

Qui sotto invece alcune opere della manifattura di Meissen

La morte di San Saverio

 

 

Un dettaglio di un centrotavola

 

ed un magnifico mazzo di fiori in vaso, tutto in porcellana, anche i fiori che sono oltre 400, tra grandi e piccoli


Dresda 12_15 maggio/8 Gemaelde Galerie-altri pittori

 
Gemaelde Galerie
Altri pittori
 
Nella galleria sono conservati anche dipinti di Rembrandt, come l’"Autoritratto con la moglie Saskia"
 
 
ed il "Ratto di Ganimede"
 
 
 tele di Rubens, come "L’Ercole ubriaco", questa è una delle due versioni presenti, purtroppo molto piccola sul blog..in realtà è un quadro enorme
 
 
e la "Leda con il cigno"
 
 
La "Guarigione del cieco" di El Greco
 
 
 
 o di Liotard, la cui "Cioccolataia" è un po’ il logo del museo
 
 
 Ma quello che più ho ammirato è uno dei due Vermeer presenti, "La ragazza che legge una lettrera davanti alla finestra"…è incredibile, dall’originale, vedere il riflesso  nel vetro
 
 
l’altro Vermeer è "La mezzana"
 
 
 
 

Dresda 12_15 maggio/7 Gemaelde Galerie – Canaletto

 
Gemaelde Galerie
Bellotto e Canaletto
 
Fra tutte le tele che mi sono piaciute di più ci sono però le tele dei due Canaletto. Il più conosciuto è Giovanni Antonio Canal, celebre per le sue vedute di Venezia, ma a Dresda prestò la sua opera il nipote, Bernardo Bellotto, non inferiore allo zio per la tecnica pittorica e la nitidezza  dei suoi paesaggi, di una precisione quasi fotografica, qui sotto rappresentati.
 
Qui sotto la Frauenkirche con il nuovo mercato
 
 
 
la Hofkirche e il ponte Augusto
 
 
sempre la Frauenkirche, da un’altra angolazione
 
 
una veduta di Pirna, alle porte di Dresda
 
 
La Kreuzkirche prima del crollo
 
 
e dopo, con le rovine
 
 
Non mancano però altre vedute, specie di Verona e dell’Adige, come quella seguente
 
 
 
o dei palazzi
 
 
 

 
 
Qui di seguito invece un paio di vedute di Venezia dipinte dal Canaletto (lo zio)
 
 
 
 
 
 


Dresda 12-15 maggio/6 Gemaelde galerie-sez.Italiana

Gemaelde Galerie
sezione pittori italiani
 
Molti sono gli  altri importanti pittori italiani presenti nella galleria. Di seguito alcuni loro dipinti.
 
La "Venere allo specchio" di Tiziano
 
 
il "Cristo" di Guido Reni
 
 
la "Presentazione al tempio" di Tiepolo
 
 
il "Ritratto di giovane" del Pinturicchio
 
 
una Madonna del Botticelli
 
 
ed una del Bellini
 
 
 
il "San Sebastiano" del Domenichino
 
 
e quello di Antonello da Messina
 
 
 
e le "Donne musicanti" del Tintoretto
 
 
e la natività del Correggio
 
 
(continua…)
 


Dresda 12-15 maggio/5 Gemaelde Galerie

 
Gemaelde Galerie Alte Meister
 
Presso lo Zwinger hanno sede prestigiose collezioni. La maggiore è la Gemaelde Galerie "Alte Meister" (Pinacoteca dei vecchi maestri), una delle gallerie più importanti d’Europa per il numero e la qualità dei dipinti  in essa esposti. Il primo piano è quasi interamente occupato da quadri di personaggi illustri della Sassonia, ritratti per lo più dai pittori di corte, uno dei quali fu Louis de Silvestre. Tra questi spiccano vari quadri dei principi di Sassonia, tra cui molti di Augusto il Forte in cui appare con l’intera sua famiglia o in visita presso altri nobili dell’epoca. C’è perfino un ritratto in cui si vede Luigi XIV inchinarsi davanti a lui, cosa abbastanza improbabile, data la differenza di rango tra i due personaggi. Il secondo piano è invece dedicato in gran parte alla pittura italiana.
Tra tutti i quadri spicca la famosa Madonna Sistina di Raffaello, acquistata per l’esorbitante cifra di 60mila talleri.
 

 
e varie copie di dipinti di Raffaello, tra cui quello della Madonna della seggiola
 
 
 

 e la Venere del Giorgione, terminata da Tiziano
 
 
Il San Matteo del Guercino…
 
 
 Tanti dipinti di Rosalba Carriera tra cui "L’aria"
 
 
ed una delle tante Madonne dipinte dal Botticelli
 
 
  Qui sotto il link tedesco della Pinacoteca
 
Alte Meister&catalogID=1&recordView=SearchResult_DetailsView&searchtype=museum
 
 
(continua…)
 

Dresda 12-15 maggio/4 Lo Zwinger

 
LO ZWINGER
La giornata più interessante però l’abbiamo passata allo Zwinger. Già la struttura, per quanto sia molto annerita pur se in fase di ripulitura, merita la visita.
 
 
 
 
 
Qui sotto la Kronentor, con la corona dorata sostenuta da 4 aquile polacche.
 
 
Questa invece è una veduta dall’alto delle terrazze, da dove si possono ammirare i giardini sottostanti con  le fontane.
 
 
 
 
  e qui invece alcune delle statue che ornano le suddette terrazze (quelle già ripulite, moltissime infatti sono ancora molto nere).
 
 
 Lo Zwinger fu voluto da Augusto il Forte, che voleva erigere una Orangerie (aranceto) alle spalle delle fortificazioni, e ne diede l’incarico a Matthaeus Daniel Poeppelmann, che ne iniziò la costruzione con l’aiuto dello scultore Balthasar Permoser, suo stretto collaboratore.
 
(continua…)

 
 

Dresda 12-15 maggio/3 la Gruenes Gewoelbe

 
 
La Gruenes Gewoelbe
 
Il Georgenbau, ossia la Residenza, è sede di magnifiche raccolte d’arte. Sia Augusto il Forte che suo figlio Augusto III erano infatti appassionati collezionisti. Le cose più belle sono conservate nella Gruenes Gewoelbe (stanza a volta verde)..E’ senza dubbio un insieme di opere preziose di ogni tipo, che può senza dubbio essere definita "favolosa", ed è la maggiore esposizione europea di questo genere, visitata da milioni di appassionati. Molti oggetti sono opera dell’orafo di corte Dinglinger, come il servizio  da caffè (altro che un vassoietto con il caffè della moka Bialetti…)
 
  
o la splendida "Corte di Dehli" con tantissimi personaggi magnificamente vestiti, ed animali delle più svariate specie (cavalli, elefanti, scimmie, leopardi….) istoriati con migliaia di pietre preziose (diamanti, zaffiri, rubini, smeraldi e topazi)
 
oppure l’"altare di Api"
 
 
Anche qui ci sono opere di italiani, come il fiorentino Baccio Cappelli che ha creato composizioni con varie pietre, talmente ben fatte da sembrare quadri, in quanto rispettava perfino le sfumature di colore.
 
 
o il milanese Giovanni Battista Metellino (purtroppo non ho trovato immagini delle opere dell’artista).
Non mancano le curiosità, tra le quali dei noccioli di ciliegia finemente intagliati(per osservarli meglio il vetro della bacheca è provvisto di una lente d’ingrandimento). Ogni protuberanza è una testina finemente cesellata..un lavoro di precisione e pazienza.
 
 
 Ma il pezzo forte è il diamante verde, non ricordo di quanti carati sia, è semplicemente enorme, ed è incastonato in un gioiello con innumerevoli diamanti.
 
 

Dresda 12-15 maggio/2 -la Hofkirche

La Hofkirche
 
 
Una seconda chiesa molto importante è la cattedrale di rito cattolico, che sorge subito dopo il ponte Augusto a fianco del Georgenbau (di stile rinascimentale), con la porta d’ingresso alla Altstadt (Città vecchia).
Fu costruita in quanto per poter accedere alla corona polacca Augusto il Forte doveva necessariamente convertirsi al cattolicesimo. Per tale motivo è anche chiamata Hofkirche, ossia "Chiesa di Corte". Anche questa fu pesantemente danneggiata durante la guerra e ricostruita integralmente. Il progetto e la costruzione originale sono interamente di matrice italiana: fu infatti ideata dall’architetto Gaetano Chiaveri che per la costruzione impiegò esclusivamente manodopera italiana.
 
La chiesa è unita alla Residenza (ancora in ristrutturazione) con un passaggio interamente di bronzo.
 
L’interno della chiesa è stupendo. Interamente stile barocco, vanta uno splendido pulpito in porcellana bianca di Meissen finemente lavorato, ed il famoso organo di Gottfried Silbermann.
 
  
 
Di seguito invece la pala dell’altare.
Un particolare curioso. I cittadini di religione protestante negarono per circa un secolo il permesso di suonare le campane alla chiesa cattolica. Solo con l’avvento di Napoleone fu permesso loro di usarle.

Dresda 12-15 maggio/1- la Frauenkirche

DR E S D A
 
La Frauenkircke
 
 
Dopo trent’anni, ho fatto qualche giorno di ferie senza marito, ma solo con un’amica (eccettuato lo scorso anno quando con Britta abbiamo preceduto i rispettivi consorti di un paio di giorni per il viaggio a Kassel).
Tanto per cambiare, la meta era la Germania, una nazione che più la visito e più la apprezzo. Dresda, una città che ho sempre desiderato di visitare per tutte le bellezze artistiche che possiede, non per nulla è chiamata la Firenze sull’Elba. Firenze è medievale e rinascimentale, Dresda è barocca, ma ambedue hanno dei musei da fare invidia al mondo intero.
Noi si abitava nei pressi dell’areoporto, quindi a circa 8 chilometri dal centro, non in quelle squallide periferie con casermoni di stile sovietico tipiche delle città dell’Est, ma in una villetta fine 1800 adibita a pensione, e con il tram si arrivava comunque in centro in circa 10 minuti. Già nel pomeriggio, appena arrivate abbiamo fatto un giro esplorativo.
 
Quello che  mi ha fatto impressione però è stato vedere i monumenti nerissimi, poi ho avuto spiegazioni. Il bombardamento di Dresda nel febbraio del 1945 è stato tremendo, non a caso oltre che con Firenze per via delle bellezze artistiche, è gemellata anche con Coventry a causa delle distruzioni subite. Il tragico è che le bombe erano al fosforo, ed hanno causato innumerevoli incendi che hanno quasi completamente sgretolato l’arenaria in cui erano costruiti i palazzi. Inoltre moltissime persone (il numero non è mai stato accertato con sicurezza) sono morte orrendamente bruciate.
Per anni, durante il regime sovietico, le rovine sono rimaste accumulate senza mai essere spostate. Questa ad esempio era lo stato della Frauenkirche fini al 1993, anno in cui venne iniziata la sua ricostruzione.
 
Questo invece è l’esterno della stessa chiesa (di rito protestante-luterano) come si presenta oggi, dopo essere stata fedelmente ricostruita.
 
Le poche parti scure sono quelle che si è riusciti a recuperare, integrandole con pietre sempre in arenaria come le originali e rispettando rigorosamente il progetto originale. L’interno anche è molto caratteristico e sempre ricostruito fedelmente.
 
Questo è l’altare con l’organo
 
 
 
e questo un dettaglio dell’interno con il gineceo.
 
 
 
 (continua)