La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Domenica maledetta domenica

Ritorna, grazie alla proposta di Luigi Di Maio, la solita questione del lavoro domenicale e naturalmente le due fazioni pro e contro si scontrano, assumendo a volte toni assai pesanti.
Ovviamente bisogna escludere i servizi essenziali: sanità, sicurezza, trasporti: è evidente che i loro addetti debbano lavorare.
E per gli altri?
Tutti parlano ESCLUSIVAMENTE dei dipendenti dei supermercati e dei centri commerciali, quali fossero le uniche categorie di lavoratori interessate al provvedimento, ma ci sono moltissime altre categorie che, pur non svolgendo attività essenziali, lavorano nei giorni festivi, anzi, per loro quelli sono i giorni più redditizi.
Forse nessuno nei giorni festivi va al ristorante, al bar, al Gardaland con i bambini, al cinema, in discoteca, allo stadio (ovviamente non parlo di giocatori ma di steward e addetti alla sicurezza)? E nessuno di loro legge il quotidiano o acquista le sigarette?
Quindi, perché favorire alcune categorie trascurando le altre delle quali ci fa comodo poter utilizzare i servizi?
Credo che la questione non vada IMPOSTA per legge, ma demandata alla contrattazione tra dipendenti e datori di lavoro.


La voce del padrone

Una settimana in Germania, girando tra Offenbach e Francoforte.

Pensavo, al ritorno, di trovare un governo bell’e fatto, invece mi toccherà aspettare, se va bene, fino a lunedì prossimo. Logico che mi tenessi comunque informata, tramite internet, delle vicende italiane e di tutto il resto, però non mi aspettavo tanti tira e molla.

L’unica cosa che mi ha fatto imbufalire è stato “il Giornale”.

Ovvio che tenga bordone a Berlusconi, ma una caduta di stile così grossolana non me la sarei proprio aspettata, con delle bassezze inimmaginabili per screditare Salvini a vantaggio del “padrone”.

Innanzitutto il titolo di ieri.

Primo flop del governo, l’imprenditore sfrattato”. Forse l’estensore dell’articolo non si è reso conto che al governo c’è ancora Gentiloni e che Salvini e Di Maio non è che potessero fare molto, in ogni caso. Naturalmente nell’articolo si spiega un pochino meglio come è andata la faccenda, ma il titolo resta comunque fuorviante.

Poi la prima pagina di oggi .

Premier nessuno. Al via il governo da Scherzi a parte”.

E giù con la macchina del fango, quella che lo stesso Berlusconi denunciava nei confronti di Repubblica, Il Fato quotidiano ed altre testate, ma che non si fa scrupolo di utilizzare contro chi non sostiene la sua leadership.

E con questo ho deciso di non comperare più tale quotidiano. Montanelli si rivolterebbe nella tomba.

Personalmente non sono contenta dell’accoppiata Salvini-Di Maio, con idee diametralmente opposte, e ritengo il M5S troppo statalista ed assistenzialista e reputo responsabile di questa situazione il presidente Mattarella: se avesse affidato l’incarico a Salvini quale rappresentante del partito di maggioranza nell’ambito della coalizione che ha vinto le elezioni, il problema della paura per i “populismi” non si sarebbe presentato, in quanto alcune derive leghiste sarebbero state mitigate da Forza Italia e Fratelli d’Italia. Però, guarda caso, tutto il fango che il Giornale sta gettando su Salvini è iniziato dal momento in cui Berlusconi è stato riabilitato, ridiventando candidabile proponendosi addiritura quale premier. La riabilitazione è giunta in un momento assai strano, fatto apposta per dividere il CDX nel momento in cui anche il PD sta passando una crisi non da poco. E sembra anche assai strano che i poteri forti europei che tanto hanno fatto per affossare a suo tempo il leader di FI, ora lo cerchino e lo appoggino, in quanto filoeuropeista ed amico di Frau Merkel, pur di non avere al governo italiano elementi come Salvini.

Però Berlusconi ormai politicamente conta poco: il suo partito è in caduta libera, e Renzi, sul quale contava neppure troppo velatamente, è in fase discendente pure lui. In Germania la Merkel non è più tanto ben vista, ed ha faticato per formare un governo (molto più di quello che stiamo faticando noi). Berlusconi e Renzi sono i rappresentanti di un potere morente e in disgregazione e sferrano gli ultimi colpi di coda di una corrente che ha concluso il suo ciclo politico che sta per essere cancellata dal panorama parlamentare.

Quasi mi aspetto che Mattarella rifiuti il nominativo proposto congiuntamente dalla Lega e dal M5S, magari affidando l’incarico al solo Di Maio, ritenuto, non so a quale titolo, più affidabile di Salvini, che quest’ultimo rifiuti e che si vada a nuove elezioni.


il “golpe”

Certuni criticano Matteo Salvini asserendo che il vero “padrone” sarebbe Silvio Berlusconi, il che non corrisponde al vero.
Pensino piuttosto a Di Maio, sempre in contatto con Beppe Grillo e Davide Casaleggio (a che titolo, poi?), per seguirne i “consigli” o, meglio, i diktat.
Casaleggio infatti è PROPRIETARIO, tramite la sua agenzia di comunicazione ereditata dal padre Gianroberto,  del M5S  con cui i parlamentari eletti hanno dovuto firmare un contratto (non si sa di quale valenza giuridica).
Sempre tramite la suddetta agenzia, proprietaria anche della piattaforma Rousseau, Casaleggio controlla anche l’eventuale “contratto di governo” con la Lega, che verrà sottoposto all’approvazione o meno degli iscritti al M5S. Piattaforma soggetta a varie falle di sicurezza e ad hakeraggi, senza alcun controllo sulla regolarità delle votazioni e sulla veridicità dei risultati.
Tutto questo in dispregio dell’unica istituzione delegata a concedere la fiducia al governo, ossia il Parlamento. 
Non è immaginabile che un governo possa essere soggetto ad approvazione tramite un sondaggio sul web, tanto più che non tutti possono accedere alla suddetta piattaforma: la democrazia non si attua tramite dei click, ma nelle forme appositamente stabilite dalla costituzione. Hanno un bel coraggio a chiamarla “democrazia diretta”, quando invece si tratta della sottrazione di finalità pubbliche da parte di un’agenzia  privata.
E se i pentastellati vogliono escludere dall’eleggibilità i possessori di mass media (con chiaro riferimento a Berlusconi), a maggior ragione la stessa misura dovrebbe essere applicata a chi possiede agenzie di comunicazione, in quanto capaci di manipolare sensibilmente l’opinione pubblica.

Dio ce ne scampi se ad attuare una cosa simile fosse stato il Centrodestra: Rai 3, la 7, Sky, i vari giornalisti capitanati da Travaglio e Gomez, vari magistrati, i partiti di sinistra sarebbero insorti congiuntamente contro il “golpe fascista”, definendolo degno della dittatura di Pinochet,

Però lo fanno loro, i pentastellati, quindi tranquilli: tutto va bene.


Benevolenza…

Sicuri che sia così? 
Altro che benevolenza. 
Per mio conto il marpione resta nell’ombra sperando che Salvini si bruci e che FI risalga nei sondaggi, riprendendosi in tal modo la leadership del centrodestra. 
Poi bisogna vedere chi farà il PdC.
Inoltre non è detto che Mattarella approvi i nominativi proposti per i vari ministeri. 

Infine c’è lo scoglio della fiducia del Parlamento (ma per quello è quasi assodato che venga accordata…troppo bello per molti novizi percepire le prime indennità  😀 ).


Vola Gigino…

Sto cercando di capirci qualcosa, ma è davvero difficile.

Di Maio che dice, dopo aver demonizzato tutti i partiti e rispettivi leader di ogni ordine e grado “ “Se rimaniamo ognuno sulle proprie posizioni non si va da nessuna parte”, poi apre al PD, incluso Renzi (!) (il quale  rifiuta apparentamenti), però mantiene lo sbarramento contro Berlusconi, il quale Berlusconi, per ora, è  ineleggibile, e Di Maio lo sa benissimo. Quali preclusioni ha allora verso il resto di Forza Italia?

Il fatto è che alleandosi con il PD, quest’ultimo, avendo meno voti, sarebbe in posizione subordinata ai pentastellati, cosa invece non possibile con TUTTA la coalizione di centrodestra: per questo Gigino vuole “scorporare” Forza Italia per mantenere una posizione di predominio.

Le alleanze si prospettano difficili, principalmente per via del pensiero ondivago del M5S. Euro sì? Euro no? Migranti sì? Migranti no? Ius soli sì? Ius soli no? E così via…

L’unica cosa che compattava tutti i simpatizzanti era (forse) il reddito di cittadinanza che si è dimostrata una vera sòla, per il resto, lasciamo perdere.

Arroganti come pochi i pentastellati, forti del loro 32% (il che significa che il restante 68% non li vuole), vogliono imporre le loro condizioni, guida del governo e pure la composizione della maggioranza, imponendo veti e condizioni ai possibili alleati, il che comporta uno stallo nel varo del nuovo governo. La politica è anche mediazione, e per adesso gli unici che si sono dimostrati adatti a questo scopo sono Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Berlusconi pure resta al palo, dato che ogni tanto cerca di farsi sentire, ma con toni non troppo accomodanti.

Se il PD non si divide e se il centrodestra resta compatto, Gigino dovrà abbassare la cresta.

Il mio pensiero è che pur di diventare premier Di Maio sarebbe pronto a rimangiarsi tutto quello che ha promesso in campagna elettorale, ma un’alleanza col PD non resisterebbe a lungo, e questo pure Di Maio lo sa: probabilmente l’ostracismo a Berlusconi serve solamente per potersi rimangiare le promesse elettorali per poter formare un governo con la Lega e passare per la persona “ragionevole” che fa tutto questo per il bene dell’Italia.

E per quel che riguarda il pensiero del movimento relativamente al PD, riporto qui quanto scritto da Mattia Feltri su “La Stampa”:

Di Maio 1: «Il Movimento è nato in reazione al Pd, al loro modo di fare politica. E oggi offre uno stile nuovo».

Di Maio 2: «Il Pd ha un’idea perversa del concetto di democrazia».

Di Maio 3: «Il Pd è un partito di miserabili che vogliono soltanto la poltrona».

Di Maio 4: «Il Pd si fa pagare da Mafia Capitale».

Di Maio 5: «Il Pd profana la democrazia».

Di Maio 6. «Nel Pd hanno una questione morale grande come tutto il Pd».

Di Maio 7. «Nel Pd sono ladri di democrazia».

Di Maio 8: «Il Pd è il simbolo del voto di scambio e del malaffare».

Di Maio 9: «Nel Pd ci sono gli assassini politici della mia terra, sono criminali politici».

Di Maio 10: «Il Pd fa politiche che favoriscono i mafiosi».

Di Maio 11: «Il Pd è da mandare via a calci».

Di Maio 12: «Il Pd ha i mesi contati, mandiamoli a casa».

Di Maio 13: «Il Pd è il partito dei privilegi, della corruzione e delle ruberie. A casa».

Di Maio 14: «Il Pd sta con le banche, manda sul lastrico i risparmiatori».

Di Maio 15: «Il Pd è responsabile di questo schifo».

Di Maio 16: «Il Pd è il male dell’Italia».

Di Maio 17: «Le misure economiche del Pd sono infami».

Di Maio 18: «Siamo noi l’unica alternativa al Pd».

Di Maio 19: «L’unica cosa che possiamo fare è invitare i cittadini a liberare l’Italia dal Pd».

Di Maio 20: «Non ci fidiamo del Pd».

Di Maio 21: «Parlare con il Pd è un suicidio».

Di Maio 22: «Escludo categoricamente qualsiasi alleanza col Pd». 


M. & M.

M&M (Merkel e Macron) si sono detti preoccupati per l’esito delle elezioni in Italia per la vittoria dei partiti populisti. 
Fanno comunque un parziale mea culpa (?) per via della recessione economica e del problema gestione immigrazione, però consiglierei loro di non guardare solo all’Italia, ma anche al resto dell’Europa (Austria, Olanda, Finlandia, Belgio, Grecia, Danimarca e gruppo Visegrad), iniziando magari da casa loro, dove AfD e il Front National, che di recente ha cambiato nome, vanno alla grande.
Ora però sono allarmati per la tenuta di questa Europa che non piace a nessuno, e disposti perfino ad appoggiare Di Maio. (*)
Naturalmente, per non smentirsi, i due leader si propongono quali leader ed esempi per l’Europa intera e stanno studiando comuni linee guida in materia di immigrazione, accoglienza, difesa che verranno proposte ( =imposte) agli altri paesi al vertice di giugno.


(*) Non mi interessa affatto se Di Maio sia o meno gay, come ha recentemente sparato Sgarbi (però Grillo l’aveva già detto tempo addietro). 
Mi preoccupa invece il fatto che sia incompetente e che l’Europa si stia facendo abbindolare da lui.


Del resto, chissà se i grillini nostrani hanno capito perché il movimento da loro votato si è espresso contro il trasferimento di EMA a Milano.
Per me le ipotesi sono due: o è una ritorsione verso il nord che non li ha votati massicciamente come al sud, oppure (più probabile) è un atteggiamento di asservimento all’UE, tanto più grave in quanto i loro voti non erano determinanti.


Noterella

C’è la responsabilità e responsabilità: c’è quella di chi spara a casaccio sulla gente, tentando di colpire extracomunitari, ed è chiaramente una responsabilità di tipo penale che Traini pagherà sicuramente, e c’è una responsabilità di tipo politico, di chi ha fatto sì che questo caso si verificasse e che rimarrà esente da condanna.

La gente comune si sente in qualche modo minacciata da questa invasione, che vogliono farci credere sia solo “percepita” e non reale. Ci hanno convinto che accogliere tutti sia stato inevitabile, che questo sia il futuro ineludibile, ma forse gli autori di tutto ciò non vedono come le nostre città siano cambiate, sfregiate dal degrado, con l’insicurezza che diventa giorno per giorno sempre più manifesta e tangibile.

Ci vengono a dire che dobbiamo costruire ponti e non muri e che il terrorismo – fortunatamente non ancora arrivato in Italia, chissà perché – non deve in alcun modo cambiare il nostro stile di vita. Però nel frattempo le città vengono blindate con blocchi di cemento, specie nei posti sensibili, come mercatini, centri commerciali, chiese importanti, aeroporti, stazioni… Io non vorrei muri, nelle nostre città: vorrei solo che ci fossero luoghi dove vivere tranquillamente perché chi entra è stato preventivamente controllato. Ci dicono pure che i rimpatri costano troppo, quando basterebbe utilizzare buona parte dei soldi che destiniamo all’accoglienza, e saremmo ancora in credito…

Ascolto Di Maio e non so se ridere o piangere quando attribuisce la colpa dell’immigrazione a Berlusconi per aver firmato il trattato di Dublino (sorvolo sul fatto che il grillino abbia invece detto trattato di Berlino, ma come già sappiamo i pentastellati in geografia non sono molto ferrati, basti leggere come Grillo abbia paragonato Lagos – che NON è la capitale della Nigeria – a Las Vegas, con mare, spiagge e palme ignorando che Las Vegas è situata in pieno deserto): mi chiedo allora perché il M5S abbia firmato a favore dell’abolizione del reato di clandestinità e per l’accoglienza senza alcun limite ai minori non accompagnati. Senza contare poi che per conoscere la storia del trattato di Dublino basta consultare Wikipedia.

Il “sistema di Dublino” fu istituito dalla omonima Convenzione di Dublino, firmata a Dublino (Irlanda) il 15 giugno 1990, ed è entrato in vigore il successivo 1º settembre 1997 per i primi dodici stati firmatari. (…) Il regolamento di Dublino II (regolamento 2003/343/CE) fu adottato nel 2003 e sostituì la convenzione di Dublino in tutti gli Stati membri dell’UE”

Nel 1990 al governo c’era Andreotti. La firma nel 1997, quando il trattato entrò a regime, fu quella di Prodi. Nel 2003 il trattato, su richiesta della Danimarca, venne commutato nella “convenzione di Dublino”: Berlusconi chiese allora che ai richiedenti asilo venissero prese le impronte digitali per l’identificazione, ma tutte le nazioni europee si opposero, per non parlare dei nostri politicanti di sinistra…Nel 2003 poi la situazione era molto differente da ora, situazione precipitata nel 2011 con l’attacco alla Libia, voluta dalla Francia e caldeggiata da Napolitano, che costrinse Berlusconi ad intervenire. Oggi, dopo tanti anni, tutto è peggiorato, però si assiste alla sparata della Bonino che auspica un ingresso di 500mila immigrati all’anno, giudicandoli adatti SOLO alla raccolta dei pomodori (lei, quella che NON si considera razzista), e lo stesso dicasi di Massimo D’Alema, che continua a ripetere come un mantra la frase che gli immigrati ci pagheranno le pensioni, che fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare (badanti le donne e i soliti raccoglitori di pomodori gli uomini) e cita ad esempio la Germania che ha accolto un milione di siriani istruiti (e nonostante ciò pure i tedeschi hanno avuto grossi problemi) ricollocandoli nel mondo del lavoro; poi, contraddicendosi, ci invita a fare altrettanto, perché se scegliamo i più istruiti, chi mai raccoglierà i pomodori nei nostri campi?


I panda

(Foto da Il populista)

Il mio parere sulle parlamentarie dei pentastellati?
Una farsa.
In pratica sembra un concorso statale dove, per un centinaio di posti, si presentano in migliaia. Solo che vengono scelti apposta candidati senza competenza alcuna per poterli manovrare a piacimento (i famosi utili idioti),  ma per un buon compenso possono fare questo ed altro.
E Grillo guarda amorevolmente questi suoi “figli” (guardate quanto sono belli!), o meglio questo gregge di pecore disposto a seguirlo, anzi panda, cui il buon Di Maio voleva far mangiare carne, ma che è stato riportato dal suo guru sulla retta via dei germogli di bambù perché, diciamolo:

Gigi propone,
ma chi dispone
è sempre Beppone.

Ed a detta di quest’ultimo, il MoVimento adesso è passato ad una fase adulta, ossia dall’infantilismo direttamente alla fase arteriosclerotica.

L’esempio lampante è quello di un certo Domenico Impagliatelli, in arte Costantino Strapmen* di professione spogliarellista che, per sua stessa ammissione, di politica ne capisce poco e che, come curriculum, ha mandato solo nome, cognome, età e lavoro svolto, ma che è stato preferito a persone laureate e con professioni di prestigio (medici, avvocati etc). Non che.le professioni significhino qualcosa, basti vedere i flop della Raggi e dell’Appendino…

* per meglio conoscere il personaggio, ho visitato il sito facebook del candidato, tutto serate in discoteca dove lavora, e tanto padre Pio. Mah.


I nodi al pettine

nodi

Chi ha preso una solenne batosta è stato Luigi Di Maio, forse l’unico capace di attrarre quegli indecisi che mal sopportavano i “vaffanculo day” e le altre volgarità e violenze verbali dei pentastellati.

Bella presenza, faccia pulita, buon eloquio, sapeva reggere bene anche i contraddittori… poi va a cascare su una mail che “non aveva capito”, la sua prima gaffe a memoria mia.

Avanza così Alessandro di Battista, il mitico “Dibba” che di gaffes ne ha commesse a iosa e gira l’Italia in scooter munito di casco (nemmeno la soddisfazione di riallineargli le rotelle con una pacca ben assestata sulla zucca!), che invece se ne sta bene al caldo nella manica di Beppe.

Dice bene Raffaele De Dominicis, l’ultimo epurato dalla giunta capitolina senza neppure averci messo piede, in quanto presumibilmente indagato per abuso di ufficio anche se non gli è mai stato notificato l’avviso di garanzia. (*).

Il magistrato, che avrebbe dovuto diventare assessore al bilancio, avendone pieno titolo in quanto proviene dalla Corte dei Conti, ha testualmente definito il M5S un “asilo infantile”, ed ha pure bollato il minidirettorio che avrebbe dovuto controllare la Raggi  come “quattro che nemmeno hanno finito le scuole”.

Semplicemente i nodi stanno venendo al pettine: i pentastellati sono solo chiacchiere e distintivo, nessuna esperienza e solo una grandissima presunzione.

(*) In Italia un avviso di garanzia non si nega a nessuno, (come il titolo di cavaliere…)  ed il più delle volte si risolve in un nulla di fatto.


Bicicletta senza Raggi

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Non sempre quando si possiede una bicicletta si è poi in grado di pedalare.

È quello che sta succedendo a Virginia Raggi. Ostaggio di Grillo e della Casaleggio & c. (con la quale ha stipulato un contratto in caso avesse vinto le elezioni), non riesce a formare la giunta.

Prima l’importo di € 67.000 è ritenuto troppo basso per l’incarico da ricoprire e quindi nessuno si propone (mi immagino i 5stelle se avesse vinto Giachetti ed i suoi assessori avessero detto la medesima frase: dai banchi del Consiglio si sarebbe levato l’urlo dei pentastellati “Tagliatevi lo stipendio).

L’altra difficoltà nella scelta della giunta potrebbe essere appunto il famoso “contratto” che i consiglieri e il sindaco del Movimento 5 Stelle sono stati costretti a firmare. In pratica, Grillo ed il suo staff hanno facoltà di decidere sulle nomine e sulle dimissioni dei vari collaboratori, e consente pure loro di mettere becco su qualsiasi decisione amministrativa di una certa rilevanza. Chi disattende il contratto è tenuto a versare una penale da 150 mila euro.

Grillo, pur avendo tolto il proprio nome dallo stemma del Movimento, ne rimane comunque proprietario, ed agisce di conseguenza, in vera democrazia!

Infatti le uniche due nomine che Virginia ha proposto ( Frongia e Marra) non sono gradite al Direttorio, ma alla base di tutto c’è lo spazio che, piano piano, Di Maio (dal look accattivante da politico nato, i toni convincenti ma soprattutto sponsor della Raggi) sta sottraendo a Beppe Grillo, che gli preferisce il “guerriero” Di Battista (che ogni tanto spara cavolate galattiche).

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Di Maio era anche quello che più volte ha contestato Grillo, dicendogli che fa “battute da comico”, specie quando Beppe aveva proposto un algoritmo per espellere i militanti supposti traditori del movimento.

Roma si è quindi rivelata una grossa trappola per la neo eletta Raggi, e questo probabilmente si ripercuoterà sul futuro del M5S quando verrà dimostrato che, con la sua inesperienza, non è in grado di governare una città. E la Raggi ha già commesso la prima gaffe, chiedendo i curricola dei dirigenti ai vertici dell’ACEA. Solo che la società energetica della capitale è appunto una società della quale il Comune detiene il 51% ed un azionista, per quanto di maggioranza, non può prendere decisioni sulla gestione, ma solo convocare un’assemblea degli azionisti per cambiare eventualmente gli amministratori ai quali solamente spetta la gestione dei dirigenti (nomine, promozioni, licenziamenti). Questo passo sembra assai strano, in quanto la Raggi è pure avvocato.

Nel frattempo, il nostro “caro leader “ ha toppato alla grande, prendendo per buona una bufala che gira su internet, secondo la quale l’Appendino (nuovo sindaco di Torino), avrebbe licenziato 3200 dipendenti 🙂 .

Siamo messi bene…