La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Milano 21.05

Un pomeriggio passato in casa… Fa troppo caldo per uscire. Il termometro sull’insegna della farmacia sotto casa alle 15 segna 31 gradi, meno dei 34 di ieri a Bolzano, ma qui la giornata è notevolmente più afosa. Usciamo quindi verso le 18.30, recandoci in centro, affollatissimo. Bimbi, con i capelli che il sudore appiccica su nuca e tempie, che piagnucolano nel passeggini o sbadigliano, con l’aria stravolta, cercando di dormire. Quelli più grandicelli giocano con pistole di plastica che sparano bollicine di sapone iridescenti o si fermano ad osservare, incuriositi, quegli esseri strani che stanno immobili per ore con improbabili costumi da mummia egiziana o cicisbeo settecentesco (con quel caldo…).

Di fronte alla Rinascente un suono di sax … Un anziano seduto per terra con la custodia dello strumento aperta in attesa di ricevere monetine suona “!Summertime”.

Poco più avanti, in piazza Duomo un trio ungherese esegue una czarda con bandoneon, vibrafono e violino, mentre all’angolo di piazza Mercanti un ragazzo, avvolto in un mantello nero con tanto di cappuccio, suona “Moon river”. Da un lato, le consuete camionette delle forze dell’ordine che presidiano la piazza, però manca la solita limousine bianca e lunghissima che usano i cinesi per i loro matrimoni, che si concludono con le foto in Galleria. Dappertutto manifestini elettorali, stropicciati e calpestati, fin nella fontana di san Babila, dove galleggiano mestamente, assieme a tappi di bottiglia e lattine vuote.

Torniamo con la metro per cenare al solito ristorantino. Ressa di gente accalcata, accaldata e sudata… Come si dice, odore di “umanità”. Non vedo l’ora di tornare a casa per una doccia.


ancora da Milano

Ritorno a Milano anche se solo per due giorni. Ci accoglie via Padova, con una successione di manifesti che pubblicizzano il nuovo spettacolo di Maurizio Crozza, con il suo bel faccione in evidenza per non so quante volte. Mi viene istintivo pensare.. Ma quante belle teste di Crozza!


11 maggio – Palazzo Reale

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Arcimboldo

 http://www.comune.milano.it/palazzoreale/VisitaVirtuale/Tourviewer_Reale.html

Visita a Palazzo reale, dove, tra le varie mostre, c’è anche quella di Arcimboldo. Abbiamo scelto questa perché ne abbiamo visitate già parecchie sugli impressionisti e quella di Savinio era fin troppo frequentata (avremmo voluto riservarla ad un’altra giornata, ma il tempo era così bello che abbiamo preferito girare per la città).

Nelle prime sale erano esposti molti disegni a carboncino o sanguigna, di Leonardo da Vinci e di artisti suoi contemporanei, quali il Lomazzo, il Figino, Cesare da Sesto. Opere provenienti in gran parte dalla Pinacoteca Ambrosiana, che ritraggono per lo più teste cosiddette “grottesche”, con espressioni strane e visi a volte perfino paurosi, con nasi e labbra pendule, crani deformi e pelati, occhi infossati e via dicendo.

Di seguito una sala con vari manufatti in cristallo, metalli e pietre preziose che attestano la grande importanza che ebbe Milano in quel periodo (si parla del 1500), nella lavorazione di detti materiali: si possono ammirare inoltre scudi, spade ed armature semplicemente stupende, con elmi variamente istoriati con draghi ed altre figure mitologiche, provenienti per lo più dal Kunsthinstorisches Museum di Vienna, (che avevo già visitato tempo addietro). Nelle vetrinette ci sono inoltre esposti dei rari codici miniati, cammei e broccati intessuti con fili preziosi.

Poi , nelle sale seguenti, ci sono dei ritratti eseguiti in maniera tradizionale da ll’artista ed i disegni preparatori per le vetrate che Giuseppe Arcimboldo realizzò, unitamente al padre Biagio, per il Duomo di Milano, nonché quelli per dei Gonfaloni e un arazzo del Duomo di Como.

Un’intera sala è dedicata al “Nuovo Mondo”, l’America, con illustrazioni di piante ed animali sino a quel momento ancora sconosciuti, nonché una vetrina con corna e altri trofei animali. Inoltre era esposto i, quadro “La lepre” di Hoffmann, dove, cercando bene, si notano anche un sacco di insetti ed altri animaletti dei campi.

Si arriva finalmente alla sala principale, dove sono esposte le sue famose opere relative alle “Stagioni” ed agli “Elementi”, e qui c’è la vera sorpresa.

Infatti di ogni “Stagione” sono esposte ben tre differenti versioni, conservate in vari musei: quello già citato di Vienna, da Madrid, dal Louvre di Parigi e da Monaco di Baviera. Le versioni, di uguale grandezza, sono però differenti per piccoli particolari, e sembra quasi di dover fare il gioco della Settimana Enigmistica “Trova le differenze”. Qui si può veramente ammirare la perizia del pittore nell’assemblare fiori, frutta, animali formando le teste che sono ormai universalmente note. Lo stesso succede per gli “elementi” (Terra, fuoco aria ed acqua), dove pure di queste sono presentate varie versioni.

Segue un ritratto grottesco di Rodolfo II, sempre a base di frutta e fiori, messo a confronto con un ritratto tradizionale, e due ritratti ,di Bibliotecario e Giurista, formati assemblando libri ed altri strumenti tipici di quelle professioni.

 

Le ultime sale contengono i progetti di Arcimboldo per le feste di corte, bellissimi disegni di costuni e scenari ed una armatura, montata su un manichino a cavallo a grandezza naturale, già appartenuta all’arciduca Ferdinando II del Tirolo.

Nell’ultima sala, le teste reversibili, dove, con un gioco di specchi, si possono vedere le due prospettive. Tra queste, la “Canestra di Frutta”, dalla quale si dice che Caravaggio abbia tratto ispirazione per il suo “Canestro”, conservato alla Pinacoteca Ambrosiana.

Il tutto, accompagnato da un sottofondo di musiche d’epoca….


14 maggio- ultimo giorno

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Milano però non è solo quella degli angolini nascosti. Basta prendere la circolare (il filobus 91 o 92, tristemente noti per gli scippi ed I borseggi) o gli jumbotram, di colore verde o variamente decorati da pubblicità che percorrono tutta la città da una periferia all’altra…

Ed allora vedi la Barona, il Lorenteggio, la Bovisa, l’Ortica, Rozzano ed il Gratosoglio, con i loro immensi casermoni… Mi sgomentano e penso con un pizzico di malizia a cosa debbano sembrare le loro riunioni di condominio se, nel nostro, con solo 9 famiglie, a volte riusciamo a scannarci così bene!

La periferia poi è tutta un susseguirsi di centri commerciali: Saturn, Mediaword, Auchan, Ikea, Divani e Divani e via dicendo. Parcheggi enormi, traffico in entrata ed uscita ininterrotto fino a tarda sera. Un incubo.

La città si espande sempre di più, ed ha inglobato paesini come Gorla

e Precotto. Ormai anche Sesto San Giovanni “è” Milano, anche se ha una diversa amministrazione, e viale Monza è l’asse che collega queste realtà. Piano piano anche a sud i paesi come Corsico verranno raggiunti dalla metropoli.. E così pure nelle altre direzioni. Fortunatamente si sta facendo strada l’idea di altre soluzioni abitative, con tanto verde, parchi giochi e con collegamenti tramite i mezzi pubblici, tanto che la rete della metropolitana ogni volta si dirama e si allunga sempre più. Ma prima di raggiungere i livelli europei, ce ne vorrà ancora del tempo.

Di Gorla ( che ha una tragica storia) e Sesto cercherò di parlare in seguito… ne vale veramente la pena.

 

E domani si ritorna a casa…

Ed ho già nostalgia.


13 maggio

Corso Como non è molto lungo, forse un centinaio di metri. Già da tempo era stato risistemato, pedonalizzato, con una nuova pavimentazione e l’installazione di una fontana (le fontane, anche se semplici, danno sempre un tocco di freschezza).

Se di sera è problematico frequentare la zona, tipica della movida milanese dei VIP e spesso zona di spaccio di cocaina, nell’ora della pausa pranzo acquista invece tutto un altro aspetto. Il centro del corso è infatti occupato da tavolini protetti da ombrelloni quadrati tutti uguali, dove è possibile mangiare e conversare piacevolmente, anche se la gente è numerosa: un quadro affollato ma nello stesso tempo molto ordinato. Mentre da una parte ci sono ancora cantieri per la costruzione di due nuovi grattacieli, ormai arrivati ad altezza considerevole e pannellati in cristallo,

sull’altro lato fa da cornice sullo sfondo la porta Garibaldi, con i suoi due caselli laterali, ormai riportata all’originario splendore, non più nera e fuligginosa, ma di un delicato color avorio.

 Ai lati però ci sono ancora le staccionate che nascondono i lavori di interramento della strada, che procedono a ritmo serrato. Passato il teatro Smeraldo (quante serate trascorse là….) si percorre il corso Garibaldi, anche quello parzialmente pedonalizzato. E così, pianino pianino, ci si avvia nuovamente verso il centro. Curiosità…una vecchia canzone milanese parla di via Broletto, al numero 34…però dicono che questo numero civico NON  ESISTa! Però ho dimenticato di verificare….


Pausa pranzo

Verso le ore 13 scatta la pausa pranzo.

Una pausa “mordi e fuggi”, perché il tempo è contato ed il lavoro deve riprendere al più presto.

Bar, pizzerie – classiche o al trancio – tavole calde e fredde, paninoteche, fast-foods, insalaterie, trattorie e ristoranti si riempiono di persone con il loro bel ticket in mano.

Anche i ristoranti si adeguano, proponendo menu a prezzo ridotto e senza l’aggiunta di quel balzello tipicamente italiano che è il coperto.

Non tutti però trovano posto. Allora, per necessità o per scelta, un sacco di persone mangiano direttamente per strada e nel contempo telefonano o leggono il giornale.

Vedi allora distinti signori e ragazze eleganti con un panino, un trancio di pizza o un kebab, o che pescano in un contenitore di cartone patatine fritte irrorate abbondantemente dal ketchup,

i più “salutisti” con yoghurt, frutta o contenitori di insalata già condita, stando ben attenti a non sbrodolarsi, estraendo infine dalla borsa, a volte firmata, l’immancabile mezzo litro di minerale, e si concedono una sosta al volo nel bar per un espresso.

Questo perché in città è pressocché impossibile tornare a casa per un pranzo tradizionale, dato che molti lavorano in posti molto distanti dall’abitazione ed hanno difficoltà a raggiungerla anche con i mezzi pubblici

ed inoltre per non appesantirsi troppo, riducendo così la produttività nell’ambito lavorativo.

Già, la prodittività…quella che condiziona la vita di questa città in ogni istante, costringendoti a mangiare in fretta e furia, senza un attimo di sosta, sospirando solo la fine del lavoro per poter tornare a casa tranquillamente (?) e finalmente gustarsi una cena in compagnia della famiglia….


La Madonnina

Ai milanesi, credenti o no, guai a chi gli tocca la Madonnina! Oltre alla canzone di Giovanni D’Anzi, è ricordata anche in altre opere come, ad esempio, quella che segue.

O Madonna indorata del Domm,

fina tant che te vedi a lusì

mi sto ben, sont alegher, foo i tomm.

Ma on moment che no t’abbia pu ti

sott i oeucc, o Madonna del Domm

sent on voeui, gh’hoo on magon de no dì.

Sberlusiss, o Madonna del Domm!

(Vespasiano Bignami)

 

Costruita tra il 1769 ed il 1774 da Antignani, intagliatore, Perego, scultore, Preda e Bini, orefici, De Giorgi, pittore, mentre lo scheletro interno di ferro è di Varino, fabbro.

Alta 4,16 metri, pesa circa 3 quintali, ed è stata ridorata più volte, mentre nel 1967 si è provveduto a rifare l’intero scheletro metallico, ridotto a pura ruggine e sostituito con un’intelaiatura d’acciaio. L’altezza da terra raggiunge metri 108,50 e per anni è stato proibito di costruire edifici più alti di questa misura, proprio per la simbologia della protezione sulla città. Ma quando per la prima volta il grattacielo Pirelli superò questa misura, si trovò un escamotage… Una riproduzione in piccolo della statua della Madonna proprio sulla sommità della costruzione, ora spostata sulla cima del Palazzo Lombardia.

(acci…mi sono accorta in ritardo che questa è una Madonnina INTERISTA!!!! nOOOOO!!!!)


10 maggio – Il Naviglio

Il Naviglio Grande fluisce, lento e placido, verso la darsena. Color verde giada, trasparente da far intravedere il fondo, la superficie cosparsa di petali di robinia che indicano il dolce flusso della corrente. E’ abitato da numerose papere, alcune con i pulcini, che si lanciano richiami pigolanti.

Lungo le rive, una delle quali è l’Alzaia, si susseguono ateliers di pittori, ristorantini, osterie, negozi di cose vecchie (definirle antiquariato è forse un po’ troppo), con vestiti usati, vecchi giocattoli, apparecchi radio di tanto tempo fa ed altre cose…

C’è il famoso vicolo delle lavandaie, con le pietre sopra le quali le donne inginocchiate lavavano a mano i panni…

Quasi di fronte la casa dove abitò la grande, indimenticata Alda Merini, dove è stata apposta una lapide in suo ricordo …

E, sbirciando nei portoni, tante case di ringhiera rimesse a posto, con I,loro cortiletti ed androni.

Si arriva poi alla darsena. una volta cloaca maleodorante, ora fiancheggiata da un viale con panchine ed illuminazione…

E pure qui papere a iosa, alcune che sguazzano nell’acqua, altre, in un angolo ombreggiato, che dormono con la testa sotto l’ala….

Mi domando se questa è la grande Milano…sì, Milano è anche questa, degli angolini nascosti agli occhi dei più….

(le foto sono quelle che sono, ma le ho scattate con il cellulare…)


9 maggio…La Cina è vicina…

 

Avevo promesso a mio marito di regalargli l’ennesimo Stetson. Dopo il cappello nero e quello nocciola, ora è la volta di quello color panna. E dove acquistarlo se non da Melegari? Così piano piano, dalla via Farini siamo arrivati in via Paolo Sarpi…in piena Chinatown. E qui una gradevolissima sorpresa. Ci mancavamo da circa un anno, e la ricordavamo con un traffico caotico e piena di botteghe cinesi tipo discount, con merci accatastate disordinatamente in grossi scatoloni di cartone.

 

Adesso è completamente trasformata. Innanzitutto è diventata zona pedonale, con un bel passeggio di gente; poi è stata creata pure qui una ciclabile e, aboliti completamente i marciapiedi, sono state create delle aiuole verdi intervallate da filari di piante. Le botteghe disordinate, anche se sempre cinesi, sono diventati negozi piacevoli a vedersi. Tutto un altro mondo, in così poco tempo, anche se la zona è rimasta prettamente orientale… In più, da una parte all’altra della via, tantissimi fili dove sono appesi moltissime bandierine tricolori.

 

 

Negozi di abiti si alternano a quelli di articoli in pelle e di bigiotteria. Non mancano, naturalmente, i ristoranti, ma anche lavori di fine oreficeria o di suppellettili in giada ed avorio, lavorati con pazienza davvero cinese!

Melegari è sempre lo stesso, da non so quanti anni, mi sembra dati addirittura dal 1914. Un negozio dallo stile vecchiotto, su vari piani, scaffalature di legno, forme sempre di legno per la fabbricazione di cappelli artigianali in feltro e poi i reparti dei Borsalino e degli Stetson, passione del consorte, e che tra l’altro gli stanno pure bene e si integrano perfettamente con il pizzetto alla Kit Carson.


8 maggio

Oggi corso Buones Aires è chiuso al traffico. C’è infatti una serie di bancarelle di prodotti regionali: olio e funghi toscani, coppa piacentina, fiocchetto di Parma, pane carasau e formaggi sardi, dolci siciliani, soppressa calabra, speck, wuerstel e canederli delle mie parti, focaccia e pesto genovese, nocciole e tartufi piemontesi, taralli pugliesi, in poche parole una sfilza di bontà da accontentare tutti i gusti. Inoltre vini di ogni regione…

Dappertutto poi sventolio di bandiere rossonere. Ieri sera in Piazza Duomo grande festa per lo scudetto nr.18, con caroselli di auto fino a notte inoltrata… Ed il mio cuore bianconero sanguina assai…


6 maggio

Il tram numero 4 porta a Niguarda. Passato l’Ospedale, bianco ed immenso, finite le stradone ampie e diritte, succede una piccola magia: il tram si avvia verso un dedalo di viuzze piccole, tortuose e strette, leggermente in salita. Là Milano non è più città, ma diventa paese… Case basse, non palazzoni; botteghe artigiane e non boutiques; trattorie e non ristoranti o fast food; pochi stranieri per strada, una prevalenza di gente anziana che discute prevalentemente in dialetto, gli uomini quasi con una divisa, gilet chiaro multitasche da pescatore e l’immancabile Gazzetta, le donne con carrellini portaspesa in fantasia scozzese. Poco prima del capolinea (che si trova quasi in aperta campagna) c’è la fermata California. Nome strano, per un posto così isolato, ma c’è un perché. A poca distanza da quella fermata esiste l’omonima cascina, nella quale è situata una trattoria con cucina familiare che, a suo tempo, fu acquistata (udite udite) nientepopodimeno che da… Sì sì, proprio da lui, il grande Buffalo Bill, che era venuto a Milano con il suo Circo itinerante e si era invaghito di una bella milanesina, almeno così racconta la leggenda, ma probabilmente si trattava di un cowboy facente parte del suo spettacolo. E allora, sull’onda del romanticismo, abbiamo fatto un giro fino a lì (lunghetto, neh…) e già che c’eravamo abbiamo pure pranzato. Prezzo fisso, ambiente molto proletario, ma “vero”, sala strapiena, molti sono imbianchini o muratori ed hanno tute o salopettes costellate di macchie di calcina. Poca scelta nel menu, recitato a voce, non scritto, ma consistente in piatti tipici milanesi o tutt’al più lombardi, cucinati bene, in maniera casalinga, porzioni abbondanti, data la clientela, ed un vinello frizzante che li accompagna… Cosa vuoi di più dalla vita? Ci mancava solo il coro, ma probabilmente quello lo faranno alla sera dopo la cena!

http://www.url.it/muvi/bacheca/buffalo.htm

Via Settembrini, tra piazza Caiazzzo e la via Vitruvio, è un susseguirsi di negozi di bigiotteria gestiti in gran parte da pachistani e da qualche cinese. Le vetrine sono un trionfo di pietre dure, sciolte o già infilate, di tutti i colori e dimensioni, lavorate o semigrezze, e di collane in argento con ciondoli e campanellini, tipici dell’artigianato indiano … Ogni tanto qualche ragazza con il velo entra e sceglie qualcosa. Sono donne giovani, ma già con un paio di figli al seguito, in carrozzina o per mano.. I futuri milanesi di domani? Non è razzismo, ma i milanesi veri sono ormai una razza in via di estinzione. Del resto quanti milanesi hanno lontane origini derivanti dalle successive dominazioni cui Milano è stata assoggettata, tra spagnoli, francesi e tedeschi. In Paolo Sarpi ho sentito cinesini parlare con tipico accento di qui: sono ormai di seconda o terza generazione e solo il colore li distingue dai loro coetanei…


5 maggio

 

 

Stamattina siamo usciti presto per andare a fare una breve visita ad un anziano parente che sta dall’altra parte della città, in via Brusuglio. Con la linea 3 (gialla) siamo arrivati a piazzale Maciachini e di là, con il 70 fino ad Affori. Ci siamo accorti poi che la gialla, da poco, prosegue fino alla Comasina e che sarebbe bastato proseguire con la metropolitana. Via Imbonati, pur frequentata da varie etnie, viene pian piano riqualificata. Oltre alle nuove fermate della metropolitana, c’è un nuovo centro polifunzionale e una serie di bellissimi edifici con vetrate variopinte. In piazzetta Pasolini (non Pierpaolo, ma Giuseppe, e non chiedetemi chi sia perché roprio non lo so), c’è un profumo di cibi speziati, mentre fuori da una bottega ci sono varie donne di colore, una con un foulard color smeraldo annodato in un modo fantasioso che le trattiene i capelli ed un vestito dalle tinte sgargianti. Sembra una statua, da tanto è alta.

Finita la visita, una bella passeggiata verso l’Isola, quella parte di Milano che, a mio parere, meglio ha conservato la sua milanesità, anche perché è relativamente separata dal resto della città, dato che è incuneata tra lo scalo ferroviario e raggiungibile solo dal ponte di via Farini.

Dal ponte una volta si scorgevano i due grattacieli ideati da Gae Aulenti.

  

Uno adesso è stato completamente ristrutturato per renderlo simile agli altri che stanno sorgendo in vista di Expo 2015, l’altro è ricoperto da impalcature e, a lavori finiti, diverrà il gemello dell’altro.Via Borsieri, dove ci siamo fermati per una sosta, è cambiata molto dall’ultima volta, perché è stata completamente alberata…Poi, sempre con i mezzi pubblici, di nuovo verso il centro, verso via Larga, con una sosta al Santa Tecla, dove abbiamo bevuto qualcosa e con ‘occasione ho scattato qualche foto per un amico, e poi nuovamente piazza Fontana e Corso Vittorio Emanuele, con un salutino al sciur Carera, una specie di Pasquino, cui si rivolgevano i milanesi per denunciare le  ingiustizie. Il nome deriva dall’iscrizione sotto la statua : “Carere debet omni vitio qui in alterum dicere paratus est”

e quindi a San Babila, che era piena di gazebo elettorali,  e si faceva fatica a schivare la gente che ci voleva riempire di manifestini vari, ma con varie gimcane ce l’abbiamo fatta.


Ancora a Milano

E domattina si riparte…

Milano mi manca, ed ho già una lista di cose da comperare e di mostre da vedere a Palazzo Reale , quali quelle dedicate ad Arcimboldo, agli Impressionisti e ad Alberto Savinio. Non so se le vedremo tutte, ma almeno un paio ci staranno senza dubbio. Intanto, sempre là, ho già segnato che il 4 maggio uscirà l’ultimo libro di Giampaolo Pansa.. proprio non me lo voglio perdere. La valigia è pronta, manca solo da sistemare il mio vecchio pc soprannominato affettuosamente “lo scassone”, una scelta di libri e CD da portare dietro…non manca altro.