La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Articoli con tag “Costituzione Italiana

le ragioni del NO

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Con un’unica domanda, si vogliono modificare ben 47 articoli della Costituzione, nella quale sono sancite la democrazia e la tutela delle minoranze, oltre ai diritti civili e sociali.

Questa riforma è pessima, in quanto promuove l’accentramento di tutti i poteri allo stato, depotenziando le autonomie regionali, anche (anzi, sopratutto) quelle delle regioni a statuto speciale.

Come altoatesina, sono consapevole che ben 20 competenze, molte delle quali assai importanti quali la tutela della salute, la sicurezza e le politiche sul lavoro, l’istruzione e la formazione professionale, la disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, la tutela del territorio, la costruzione e manutenzione delle strade, conquiste che la Provincia Autonoma è riuscita ad ottenere dopo anni di trattative tramite la riforma costituzionale del 2001, ricadranno sotto la competenza legislativa dello Stato, vanificando quanto ottenuto in precedenza. Dall’efficienza della nostra Provincia in moltissimi campi si ritornerebbe al parassitismo centralista ed alle sue lungaggini.

La cosiddetta “clausola di salvaguardia” (art.39, comma 13) non è abbastanza forte per garantire la tutela dell’autonomia: è infatti una disposizione transitoria con una validità temporalmente limitata. In pratica si produrranno moltissime controversie che, portate davanti alla Corte costituzionale, verranno senza alcun dubbio interpretate restrittivamente a favore di uno stato centralista.

Questo per quel che concerne l’autonomia ed un probabile passo verso il federalismo regionale, spesso auspicato.

Per quel che invece concerne la democrazia si arriverebbe certamente ad una governabilità del paese, ma senza alcuno spazio per le opposizioni.

La riforma infatti comporterebbe tagli evidenti alla nostra democrazia, con una legge elettorale per nulla rappresentativa della volontà di noi cittadine e cittadini: se la lista più votata dovesse ottenere almeno il 40% dei voti otterrà un premio di maggioranza ovvero l’assegnazione di 340 seggi su 617: si tratta del 55% dei seggi! Se invece nessun partito dovesse arrivare al 40% dei voti, scatterebbe un secondo turno elettorale per assegnare il premio di maggioranza. Accederebbero al secondo turno le due liste più votate al primo turno, e il vincente otterrà un premio di maggioranza tale da arrivare 340 seggi ovvero il 55%, ciò anche se dovesse vincere per un solo voto e comunque non avrebbe ottenuto effettivamente il 55% dei voti. E questa è democrazia?


articolo 11

 

Art.11

L’Italia ripudia la guerra…etc etc.

Ripudiamo la guerra, però non ci tiriamo indietro se sono gli altri a chiedercelo, in virtù dei trattati internazionali. (Però anche con Gheddafi c’era un accordo, grazie al quale si era drasticamente ridotto il numero degli sbarchi clandestini). Prima concediamo le nostre basi e gli aerei per il solo pattugliamento, poi consentiamo che detti aerei vengano usati in ruoli attivi, e mandiamo inoltre istruttori militari per addestrare i ribelli. Premesso che mi sembra uno scambio “mercenario” tra Berlusconi e Sarkozy… Io ti affianco nelle operazioni militari e tu sostieni la candidatura di Draghi a capo della BCE…

Ma tutto questo interesse bellico per cosa? Per far parte di chi si spartirà la torta a conflitto finito.

Personalmente ero contraria all’entrata in guerra dell’Italia, non per i motivi economici illustrati da Bossi, ma perché sono questioni interne della Libia e Gheddafi, volente o nolente, pur detestabile com’è, ha ancora un forte consenso popolare.

Però adesso, come si dice, siamo in ballo… E balliamo, al suono di tintinnanti monetine! Alla faccia del succitato articolo 11 che viene usato a seconda del nemico da combattere e delle risorse che da quest’ultimo si possono ottenere. Già, perché anche in Siria si registra un alto numero di morti, ma nessuno si sogna di intervenire… I morti non sono tutti uguali… Quelli siriani non portano soldi.

 


art.1

 

Art.1

“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”.

E se per una qualsiasi ragione una persona non lavora, perché disoccupata, in cassa integrazione, in età scolare o pensionistica, totalmente inabile o casalinga…può ancora considerare sua questa Italia?

Avrei preferito che il nostro primo articolo avesse recitato ” L’Italia è una Nazione fondata sulla libertà”, una libertà conquistata a caro prezzo, anche a costo di lotte fratricide, ma ora patrimonio di tutti. Quel termine “Nazione” che fa degli Italiani un popolo, prescindendo quindi da divisioni, anche se si verificherà il federalismo.

Quella parola “Repubblica”, utilizzata a suo tempo solo in contrapposizione a “Monarchia” e “Dittatura”, e che, essendo ovvia, non ha ragione di esistere, in quanto la forma repubblicana è consolidata.

Libertà, allora, di idee, di opinioni, di decidere del proprio destino denza tante intromissioni di uno Stato padre-padrone che regola ogni nostra azione. E questo può essere attuato solo con un sano liberismo, dei quali molti hanno paura perché, essendo di matrice “destra”, molti lo associano al fascismo che tutto era meno che liberista. Libertà di impresa, soprattutto, perché se una persona ha delle idee e voglia di rischiare, dev’essere in grado di farlo, senza tanti vincoli e legacci, utilizzando i mezzi (strutture e persone) senza che lo Stato si frapponga più di tanto tra lei ed il suo “sogno”.

Credo che solo in questo modo ci si possa realizzare, creando posti di lavoro e premiando chi ha le idee migliori e più solide, destinando il surplus a chi veramente ne ha bisogno, e non ai soliti furbetti che campano di imbrogli e false pensioni di invalidità.

Tanti vedono nel liberismo e nel capitalismo un demone da combattere, non considerando che per sostenere le fasce deboli bisogna prima creare la “ricchezza”, perché il capitalismo è da considerare come se fosse la motrice trainante i vagoni che seguon: senza la motrice, i vagoni restano fermi ad arrugginire sui binari.