La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Casa, dolce casa.

Dopo tanto tempo, abbiamo trascorso tutto il mese di febbraio a Milano.

Non è stato un periodo bello.

Prima la certezza della scomparsa della mia amica Marina, poi il mio “mitico” Giuseppe, dal quale avevo acquistato molti libri, costretto ormai a stare rinchiuso nel suo appartamento causa l’età avanzata e una grave broncopatia, e con il timore di prendersi il contagio da coronavirus. Infine appunto questo nuovo flagello.

Se il primo periodo è trascorso abbastanza serenamente, tanto che abbiamo pranzato in un paio di ristoranti cinesi ed in uno coreano, l’ultimo è stato surreale: tram semivuoti, metropolitana senza il solito assembramento anche nelle ore di punta, pochi turisti dall’aspetto spaesato, tutti gli esercizi gestiti dai cinesi con le serrande abbassate ed un cartello che avvisava che, stante la situazione, sarebbero rimasti chiusi sino a che non fosse ritornata la normalità. Non parlo solo dei ristoranti, ma anche di bar, tabaccherie, cartolerie ed altre attività commerciali. A questo si sono aggiunte le disposizioni comunali con divieti per mio conto assurdi in quanto contrastanti: bar e pub chiusi alle 18, ma i ristoranti aperti. Chiusi i musei, ma non le sale cinematografiche, chiuse le chiese, ma non le scuole…come se il virus potesse scegliere i luoghi e gli orari nei quali scatenarsi. Poi qualcosa è cambiato, come le restrizioni ai bar che potevano servire i clienti purché fossero seduti ai tavoli e non al banco…mah. Noi comunque abbiamo preferito continuare a pranzare al nostro solito ristorantino, anche questo però con la clientela più che dimezzata. In compenso per strada si vedevano moltissimi rider che consegnavano i pasti nei vari uffici, segno che le persone preferivano uscire il meno possibile. Non parliamo delle farmacie, che esponevano i cartelli : “Amuchina e mascherine esaurite”, così sulla metro mi è capitato di vedere una persona che sul naso, sfoggiava una di quelle mascherine che servono a proteggere gli occhi dalla luce. L’importante però era stabilire se giocare le partite di calcio a porte aperte, chiuse o addirittura rimandarle!

L’unica nota buona, è stata la giornata trascorsa al lago Maggiore dalla nostra amica.

Questa volta non vedevo veramente l’ora di tornare. Spero solo che il virus non causi anche qui la psicosi notata a Milano.


Incoscienza

Il presidente della regione Toscana è più competente, in materia di sanità, dell’immunologo Roberto Burioni, quindi via libera ai 2500 cinesi rientrati in Toscana.
Del resto la sanità in Italia è quanto mai strana.
Si impedisce, secondo me giustamente, ai bimbi e ragazzi di accedere a scuola se non vaccinati in quanto potrebbero infettare altri coetanei non vaccinabili perché privi di adeguate difese immunitarie.
Però se qualcuno giunge dalla Cina (o, peggio, dall’Africa, dove certe misure di sicurezza non vengono applicate) è libero di scorrazzare ovunque e contagiare tranquillamente un sacco di persone  anche a sua insaputa, dato il tempo di incubazione piuttosto lungo o a casi di infezione asintomatica; però se qualcuno si azzarda a parlare di quarantena, ecco che automaticamente scatta l’accusa di razzismo condito di “fascioleghismo” (quest’ultima accusa ci sta sempre bene).  Il buonismo del “facciamo sbarcare tutti” si coniuga benissimo con le teorie dei genitori no-Vax e con l’ottimismo del  “Tanto, cosa vuoi che capiti proprio a noi?”.
Io sono per non drammatizzare la situazione, ma questa politica dell’accoglienza a tutti i costi e del non controllo significa proprio andare a cercarsi le rogne anche quando si potrebbero evitare.
Intanto in Lombardia siamo a 6 contagiati…