La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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da “Fatti vivo”

Hai detto:
il migliore degli uomini
è il samurai,
il migliore degli alberi
il ciliegio.
E ora sto sul crinale,
indecisa,
a chi assomigliare,
quale dei due splendori:
sobri vegliare e vegliare,
ebbri gettarsi 
in una nuova fioritura,
incendiare”.


Chandra Livia Candiani

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Senza titolo

Ti scrivo per dirti
qualcosa che non so,
un tocco,
qui nevica
la neve è evidente
nevica e te lo dico
neve sottile.
Ti regalo città bianca
di mollica
la neve vede tutti
ogni filo d’erba
contro i muri
ha un piccolo berretto
ghiaccioli al collo dei semafori
la neve vede tutti
ed è evidente
non so dirti nulla
quello che conta è il filo
questo filo di voce,
di scrittura
per dirti quello che non so,
ti voglio un bene
evidente.

Chandra Livia Candiani


Ti tengo

“Tu tienimi
e io mi trasformerò in meraviglia
tra le tue mani, 
al caldo,
quel caldo che di notte fa crescere il grano.
Porta
il corpo amato, 
come vita segreta – 
preservata –
sotto lo spesso ghiaccio
della memoria.
Tu tienimi
come guscio di noce
nel pugno 
fessura tra i mondi.
C’è silenzio tra te e me
c’è perla.
Ti tengo.”

Chandra Livia Candiani


Spopolata

Dopo di te
sono spopolata,
una nuvola senza popolo delle nuvole,
un’anima senza angoli,
spazzata da vento impetuoso.
Un nòcciolo senza frutto.
Respiro forte
sotto cielo duro.
sovraesposta
e schiusa,
mi aggiro appena nata
per la città fragorosa
e tocco muri con dita vegetali,
li conto,
come prove numeriche
di essere al mondo,
lo stesso mondo.

 

Chandra Livia Candiani


Come se io bruciassi

Come se io bruciassi.
Come luce frontale.
Come ghiaccio traditore.
Come mondo di polvere.
Come sbucciata.
Come goccia di sangue
sul palmo.
Come spina.

Mi tocchi.
Mi sbirci.
Non stringi.
Non tieni.
Sfiori.
Tremi.
Lasci.

Chandra Livia Candiani


Notturno

Di chi è la voce
che mi chiede di essere
asciutta risonanza
bucato steso al sole
umilmente in attesa
di laboriose mani.
Di chi è la voce
che mi spinge le spalle
al neutro disastro della notte
e senza culla alcuna
mi invita a un sonno di persona
abbracciata alla memoria
e non di bambino costretto
al nulla.
Di chi è la voce
che tace insieme
quando cado
e poi cado ancora
e nemmeno precipito
ma senza fare centro
resto sepolta
sotto il terriccio muto
del dentro me.
Di chi è la voce
che non fa cronaca
del presente
e non condanna
i guai ma conosce
il bruciore netto
delle guance.
Di chi è la voce
che attende
teneramente persa
nel bosco di parole
di chi parla
senza desiderio dell’altro.
Fate luce.

(Chandra Livia Candiani)


Immagina

Immagina un essere senza paesaggio,
nessuno sfondo, solo
vaghi contorni. Immagina
qualcuno senza parenti
né provenienza, non ha meta,
né valigia, solo cavi
d’alta tensione
dei nervi. Immagina
un corpo bambino senza
madre senza suolo,
l’improvvisazione delle ali,
uno squarcio inesperto
per sorriso,
un essere che non rapina fiato
e non ammucchia respiro,
una lieve accensione
nell’aria, il suono di cosa
che si spezza e si spezza
ancora, senza caduta a terra,
senza gravità. Immagina
quant’è leggero essere
niente, esserlo fino in fondo,
assumerlo su spalle scarne
di facchino. Se vuoi conoscere
come abita, copre un percorso,
si sfama, veglia anche nel sonno,
consegnati allo sciame
del firmamento
e lascia che ti sfili
pezzo a pezzo
faccia a faccia
il mondo.

(Chandra Livia Candiani)