La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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C’era una volta la tassa di circolazione. Si pagava per quadrimestri solamente nel caso venisse utilizzata l’auto. Così, se qualcuno durante l’inverno non avesse ritenuto opportuno utilizzare il veicolo poteva esimersi dal pagare l’importo relativo a quel periodo. In seguito è diventata tassa di proprietà, ossia si viene tassati per il solo fatto di possedere un veicolo.

C’era una volta il canone, e pure questo è diventato una tassa di possesso: anche nel caso uno possieda un televisore ma non ritenga opportuno guardare i programmi forniti da mamma RAI, è tenuto comunque al pagamento della relativa tassa.

Se la RAI fosse davvero un’azienda seria dovrebbe fare come le reti private.

Vuoi vedere i miei programmi? All’atto del pagamento del canone ti invio una scheda tipo Mediaset premium, oppure ti fornisci di decoder atto a ricevere i miei programmi. Perché una persona dovrebbe essere obbligata a pagare per il solo fatto di possedere un apparecchio televisivo, se poi non intende usufruire del servizio? (Come nel mio caso). E perché tutti questi soldi? Per foraggiare personaggi alla Fazio o alla Littizzetto? Eh no, non mi sta bene…

 

 

 

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Però la RAI non è un’azienda seria, ma solo un “carrozzone.”, come spesso viene denominata

Dal sito stesso della RAI si evince che, essendo il servizio “pubblico”, l’Ente è tenuto a fornire informazione ed a trattare argomenti di attualità a carattere istituzionale nonché programmi di approfindimento. Il canone serve appunto a coprire le spese sostenute per tali servizi, come pure ad aggiudicarsi i diritti per la trasmissione di eventi sportivi. E qui casca l’asino. Infatti da tempo le partite di calcio del campionato italiano vengono trasmesse unicamente da canali privati; lo stesso dicasi per le gare di Formula uno. Qualche partita la si riesce a vedere se gioca la nostra nazionale oppure, come in occasione di questo Mondiale, l’Ente è riuscito ad ottenere i diritti di ALCUNE (ma non tutte) le partite… e per giunta con dei commentatori assolutamente non all’altezza.

Adesso poi è scoppiata la “grana” del canone richiesto a chi è possessore di un computer, notebook, tablet o altro mezzo idoneo a ricevere programmi televisivi se si è in possesso di una partita IVA…e qui si è raggiunta la demenzialità. Perché un artigiano, un commerciante, un libero professionista utilizza il computer per lavoro e non certo per guardarsi la televisione mentre è al lavoro. Il paradosso inoltre è quello del doppio canone richiesto a chi esercita l’attività in casa propria: un canone “normale” per il possesso dell’apparecchio televisivo casalingo (€ 113.50) ed il canone “speciale” di € 407.35 per il computer. Già anni addietro la RAI ci aveva provato, ma dopo qualche tempo era arrivato un parere opposto da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Le partite IVA sono sul piede di guerra, e molti stanno valutando l’ipotesi di una class-action contro l’azienda.

Vedremo come andrà a finire.