La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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La città che cambia

Manco da Milano da nemmeno 2 mesi, e già ci sono molti cambiamenti in viale Monza.
L’ultima trattoria milanese ha ceduto il posto all’ennesimo ristorante cinese. Sempre cinese un altro grande emporio (Supermercato? Grande magazzino? Devo ancora verificare). Poco distante, forse un 20 metri, c’è invece un PAM, e quello potrebbe tornarmi utile per la spesa. Di fronte ha aperto un ristorante coreano, mentre la Gelateria Etnica è stata sostituita da un ristorante, credo filippino.
Come rimpiango il vecchio viale Monza con le sue bottegucce dove ci si fermava a chiacchierare con il proprietario.
Per ora tengono duro le farmacie, una cartoleria, un negozio di giocattoli, anche se l’insegna è ormai a pezzi e pochi altri esercizi, ma l’ondata extracomunitaria avanza sempre di più: bar, ristoranti, ortofrutta, sartorie, parrucchieri, fast food, accessori per computer e cellulari… Tutto in mano a loro.
Anche una grande concessionaria di auto sta chiudendo ed ha già tolto l’insegna: vedremo chi verrà al suo posto.
Leggo che la zona in cui risiedo ha il pomposo nome di No.Lo. e che sarebbe anche ben valutata.
No.Lo. è l’acronimo di “Nord di Loreto” , e precisamente quella zona compresa tra Turro e Rovereto, (due fermate della M1, “la rossa”).
Beh, io sto a Rovereto, ma non mi sembra proprio che ci siano stati grandi miglioramenti: qualcosa è stato fatto in piazza Morbegno e da qualche altra parte, ma nulla di più.
E la zona sembra peggiorare di giorno in giorno.


Cambiamenti

Le persone cambiano.

Le città pure.

Così negli anni ho perso molti punti di riferimento.

Penso a Milano…quante cose sparite, anche se nell’arco di soli 25 anni, cioè da quanto ho iniziato a frequentarla regolarmente.

In piazza Duomo non c’è più Galtrucco con le sue stoffe da sogno e le sue vetrine eleganti, sostituita da Benetton; in via Meravigli ha chiuso anche il negozio di dolciumi dove comperavamo dei favolosi Cuneesi; lo storico ferramenta Collini, per il quale avevo anche partecipato alla raccolta firme per evitarne la chiusura, si è trasferito: è sempre in Corso Buones Aires, ma non più nella sede storica che occupava da più di un secolo. Le cose che più ci mancano sono però i negozi che frequentavamo abitualmente.

Le Messaggerie Musicali, in corso Vittorio Emanuele, ad esempio, poi cedute alla Mondadori ed infine da questa vendute alla catena di vestiario Mango. Oppure la FNAC di via Torino – che già aveva sostituito una storica Standa – acquisita poi da Trony e che ora ha le serrande mestamente abbassate, in quanto a breve arriverà l’ennesimo negozio di H&M. Per non parlare poi delle UPIM, molte delle quali sostituite dalla catena Oviesse.

Anche sotto casa i negozi hanno avuto una vera e propria rivoluzione.

Dove prima c’era la Vodafone, ora c’è un servizio di decorazione unghie gestite da cinesi. Le vecchie botteghe quali la merceria, la pasticceria artigianale, il calzolaio, la panetteria, la pizzeria al taglio…scomparse: al loro posto una gelateria “etnica”, un negozio di accessori per telefonia e pc (sempre gestito da cinesi), un barbiere, un ristorante, naturalmente cinese….

E come cambiano le botteghe, cambiano pure gli avventori, anche se la natura del negozio è sempre la stessa: il bar dove spesso facevamo colazione, assieme a parecchie anziane sciure milanesi, ora è gestito da cinesi e le vecchie sciure non ci vanno più, perché il loro posto è stato preso da vari extracomunitari. Il fruttivendolo già da tempo ritiratosi in pensione, ha ceduto il negozio ad un pachistano. Resiste ancora l’alimentarista all’angolo, che vende di tutto: carne, formaggi, salumi, pane, acqua minerale, biscotti vari, ed è sempre un piacere ritrovarlo ogni volta che torniamo…ma fino a quando?


Cambiamenti

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Non frequento molto l’UPIM, ma a Milano è ormai un punto fermo. Prima aveva chiuso quella in piazza san Babila, sostituita da un Temporary store, poi quella di via Torino, diventata OVIESSE. Ma quando lo scorso anno aveva abbassato le serrande anche quella di piazzale Loreto, dove ogni tanto mi servivo (perché qualche volta dimenticavo di mettere in valigia un pettine oppure le ciabattine o qualche altra cosa) ero rimasta sconcertata. Poi all’inizio di quest’anno la sorpresa: il punto vendita italiano era stato sostituito da una grande catena cinese, l’AUMAI.

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Allora ho pensato a quanti cambiamenti sono avvenuti in un tempo relativamente breve da quando ci rechiamo in via Rovereto.

Hanno chiuso una merceria, il negozio della Vodafone, una gelateria artigianale, un paio di pasticcerie e panetterie, altre piccole botteghe artigianali come la sartoria, il calzolaio, il macellaio, il lavaggio a secco, sostituiti da negozi di accessori per computer, gestiti da cinesi, macellerie halal, kebabberie, rivendite oro, sala giochi, distributore automatico di bevande e tramezzini, parrucchieri cinesi e nordafricani… Lo stesso per il mercatino rionale: gli stand, una volta occupati da italiani, sono quasi tutti in mano a stranieri, forse l’unica eccezione è quella del banco del fruttivendolo.

Tutto un mondo che cambia.

L’ultimo a chiudere (sulla vetrina c’è il cartello “affittasi”) è un negozio di scarpe e borse…chissà la prossima volta chi troveremo al suo posto.